Con Paolo…
“Frattanto Saulo, sempre fremente minaccia e strage
contro i discepoli del Signore…”
Il nostro cammino con Paolo inizia dall’incontro
inaspettato con il Signore. Questi versetti nella nostra
bibbia stanno sotto il titolo di vocazione o conversione
di Paolo. Si vuole sottolineare il suo cambiamento da
discepolo della Legge a discepolo del Signore Gesù. È
un testo però, che non usa mai questo linguaggio
religioso, mentre sottolinea termini di movimento:
viaggiare, camminare, strada, andare, venire. Potremo
dire che quello che noi chiamiamo con termine tecnico
“vocazione” riguarda il nostro fare strada: il vero
viaggio del cristiano si chiama vocazione. La vocazione
cristiana è esattamene il percorso con cui ognuno di
noi compie il proprio viaggio come risposta al suo
essere profondamente più vivo, senza cercare di
fermarsi e inaridire. L’incontro con Gesù cambia il
viaggio di Paolo, esso diventa un invito e una verifica
del nostro viaggio. Questo episodio ci annuncia che
Gesù può invitarci ad un cambiamento di crescita solo
se ci trova lungo la strada in cammino. Ed ecco alcune
caratteristiche della proposta di Gesù:
1. Gesù ci appassiona.
Il punto di partenza di ogni viaggio è una passione…
positiva o negativa che sia. Pensate alla delusione che
mette in viaggio i discepoli di Emmaus, o lo scrutare
dei cieli da parte dei Magi… Questo indica che c’è
sempre un motivo per viaggiare. Senza motivo
nessuno si muove. Non tutti i cambiamenti sono
“vocazione”, dipende da ciò che ti appassiona: cos’è
che ti rende cieco? Ci fa impressione “Saulo fremente
minaccia e strage”, eppure proprio perché egli è un
uomo capace di scaldarsi tanto che Gesù potrà
chiedergli di diventare l’appassionato apostolo delle
Genti.
2. Chiede di diventare suoi discepoli
progressivamente.
Come scrisse San Giovanni Crisostomo: “Poiché Paolo
vedeva male, Dio lo rese cieco a fin di bene… eppure
non furono le tenebre ad accecarlo, ma fu un eccesso
di luce che l’accecò”. Il testo della Scrittura ci mostra,
attraverso i verbi, che l’itinerario di Paolo verso Cristo
è progressivo. Dapprima “fremente”, poi “atterrito”,
quindi “si alza”, “non vede nulla”, è “guidato per mano
e condotto”, “rimase”… Il cammino di trasformazione
in testimone, non più di una Legge ma dell’Amore del
Cristo, chiede un percorso personale che va al di là del
confine della sua appartenenza ai farisei o ad un
popolo. Anche noi siamo chiamati a questa pazienza:
nella nostra vita di credenti ci sono tempi nei quali
può venire alla luce un aspetto rimasto oscuro,
oppure un blocco si scioglie, o superiamo la pretesa e
la concentrazione su noi stessi, accettiamo di non
poter avere tutto sotto controllo per accogliere
un’insicurezza nel cammino. Il dubbio è il luogo della
fede, non è ciò che fa morire la fede. Le certezze più
che alimentare la fede spesso alimentano ideologie.
Quando tutto è chiaro, per tutto abbiamo la risposta,
una spiegazione, si sa come fare ogni cosa, questo si
chiama ideologia, o se vogliamo, fede farisaica contro
la quale Gesù se la prende molto nel Vangelo.
3. Chiama a camminare in una comunità.
Nell’imprevedibilità della vita il Signore ci dona
l’áncora della sua Parola e una comunità che si
raduna per ascoltarlo. La fede evangelica chiede
affidamento: a Dio e ai fratelli che condividono le tue
domande e le tue fragilità, ai fratelli che non fanno i
maestri ma i condiscepoli, come Anania mosso ad
aiutare Paolo dalla stessa Parola ascoltata. La fede
molto spesso non è risposta ma nasce con una
domanda. La domanda di Gesù a Pietro: “Mi ami tu?”.
Quella alla Samaritana: “Dammi da bere”.
La “nuova fede” di Paolo nasce da una domanda che lo
provoca a vedere Gesù il Vivente nelle sue membra
sofferenti, che Saulo stesso perseguitava: “Saulo,
Saulo perché mi perseguiti?”.
È come se Gesù gli dicesse: “Guarda io ho diritto di
intromettermi nella tua vita perché tu te la stai
prendendo con me”. Che cosa stai facendo della tua
passione?
L’incontro con Anania mostra come l’incontro
personale con Cristo passa attraverso una comunità.
Una comunità che ti viene incontro e oltrepassa i
confini del già conosciuto – Paolo è un persecutore –
per aprirsi all’inedito che Dio può operare. Saulo può
diventare Paolo perché accolto da una comunità in
stato di conversione!!! Nella comunità avviene un
reciproco riconoscimento.
a cura delleClarisse - Monastero Immacolata Concezione
ne, il
Postulatore, La segreteria, il WebMaster, e i collabotaroei
della rivista