Giovanni Paolo II

Lectio: Giovani in ascolto della parola - 2008

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Albano Laziale,
venerdì, 14 novembre 2008

 

Spunti di riflessione …
 

Con Paolo …

 

La volta scorsa, abbiamo iniziato il cammino con Paolo e abbiamo compreso che all’inizio del “santo viaggio” bisogna giungere alla consapevolezza che non sempre vediamo bene! Nell’ oscurità Paolo si apre al dono della fede. Nelle tenebre del dubbio, accetta di non contare più sulla “Legge”, e per certi versi in se stesso. Cambia il suo modo di dare fiducia a Dio, “accogliendo” la buona notizia che gli converte la vita! (cioè cambia la direzione del suo viaggiare) v.3 “Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto.” Prima di tutto Paolo è stato colto da un annuncio, e solo dopo è divenuto l’apostolo infaticabile delle genti. All’inizio non c’è qualcosa di suo! Non c’è la trasmissione di una scoperta fatta dalla sua ricerca intelligente delle Sacre Scritture, né una sapienza nata dall’aver messo in pratica perfettamente tutti i precetti della Legge. Ciò che Paolo ha ottenuto da queste due strade potrebbe, a buon ragione, chiamarlo “suo”. “Anzitutto” c’è un annuncio che lo ha fermato, qualcosa che Paolo con passione reputa degno di fede. La fede che nasce in lui - la fede che è nata e\o può nascere in noi - dipende dall’aver ricevuto e poi aderito a questo messaggio. v.4 “Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture.” Questo messaggio, presentato come vincolante per dirsi cristiani ed universalmente valido in qualsiasi cultura, è il Vangelo da cui si riceve la salvezza (v.2). Gesù di Nazareth che morì e risorse secondo le Scritture è “l’essenziale” da accogliere, affinché la fede diventi operante in noi: ? Secondo le Scritture: è affermare e credere contro le forze che sembrano decidere il destino dell’umanità, che Dio porta avanti, verso il compimento, il suo progetto, a dispetto degli intrighi e degli sbagli dell’uomo. ? Morì per i nostri peccati: ecco perché questa morte non solo ci interessa ma assume un significato centrale per noi: è una morte a favore nostro! La passione d’amore di Gesù, che l’ha portato fino alla croce, non è un incidente di percorso… non è indifferente per la pienezza della mia vita. Quest’amore crocifisso per i miei peccati è quello salvifico per me. ? Risorse: a differenza degli altri verbi presenti in questo annuncio di salvezza. In italiano traduciamo solo parzialmente il significato di questo verbo coniugato da Paolo al “perfetto greco”: il tempo scelto indica un’azione puntualmente avvenuta in un determinato momento nel passato ma che rimane aperta e continua nel presente. Questo è centrale da capire: la risurrezione non è un semplice ritorno alla vita di prima. I corinzi infatti, non mettevano in discussione la vita eterna. Sbagliavano nell’interpretazione di questo evento. Alcuni studi sembrano chiarire che le deviazioni erano soprattutto due. Per alcuni la risurrezione era un evento già tutto compiuto e i doni carismatici che molti della comunità avevano, venivano intesi come possibilità di vivere già in pienezza la vita da risorti nel momento presente: è esclusa l’attesa di una vita in pienezza, l’attesa della Sua Venuta. Senza questa attesa la vita presente si rilassa in se stessa, e la sofferenza degli uomini nel mondo è spesso evasa. Per altri la vita eterna significava niente di più che l’immortalità dell’anima. La risurrezione non è così un evento che riguarda l’uomo nella sua integrità, ma solo una parte…, con conseguenze negative sul vissuto del corpo nel mondo. v.10 “Per grazia di Dio, però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana” La fede nella “morte (per noi) e nella risurrezione” di Gesù, è invece “dar fiducia e spazio” all’opera della Grazia in noi; è aderire vitalmente a questo evento e alla persona di Gesù. È credere che nel regno della morte può fare irruzione la Presenza Salvifica di Dio. La fede ci permette di rimanere all’interno delle sofferenze, difficoltà, gioie, successi e tentazioni del mondo, accogliendo nella fede la forza della risurrezione. Ciò permette a noi di assumere la presenza vitale del seme: come il chicco di grano, che morendo si apre alla novità di vita, l’unica che produce frutto. Questa è la nuova fatica del santo viaggio: quella della Grazia in noi.


a cura del Monastero Clarisse Immacolata Concezione


ne, il Postulatore, La segreteria, il WebMaster,  e i collabotaroei della rivista

 

 

 

 

 

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