La volta scorsa, abbiamo iniziato il cammino con
Paolo e abbiamo compreso che all’inizio del “santo
viaggio” bisogna giungere alla consapevolezza che
non sempre vediamo bene! Nell’ oscurità Paolo si apre
al dono della fede. Nelle tenebre del dubbio, accetta
di non contare più sulla “Legge”, e per certi versi in
se stesso. Cambia il suo modo di dare fiducia a Dio,
“accogliendo” la buona notizia che gli converte la vita!
(cioè cambia la direzione del suo viaggiare)
v.3 “Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello
che anch’io ho ricevuto.”
Prima di tutto Paolo è stato colto da un annuncio, e
solo dopo è divenuto l’apostolo infaticabile delle genti.
All’inizio non c’è qualcosa di suo! Non c’è la
trasmissione di una scoperta fatta dalla sua ricerca
intelligente delle Sacre Scritture, né una sapienza
nata dall’aver messo in pratica perfettamente tutti i
precetti della Legge. Ciò che Paolo ha ottenuto da
queste due strade potrebbe, a buon ragione,
chiamarlo “suo”.
“Anzitutto” c’è un annuncio che lo ha fermato,
qualcosa che Paolo con passione reputa degno di
fede. La fede che nasce in lui - la fede che è nata e\o
può nascere in noi - dipende dall’aver ricevuto e poi
aderito a questo messaggio.
v.4 “Cristo morì per i nostri peccati secondo le
Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo
giorno secondo le Scritture.”
Questo messaggio, presentato come vincolante per
dirsi cristiani ed universalmente valido in qualsiasi
cultura, è il Vangelo da cui si riceve la salvezza (v.2).
Gesù di Nazareth che morì e risorse secondo le
Scritture è “l’essenziale” da accogliere, affinché la
fede diventi operante in noi:
? Secondo le Scritture: è affermare e credere
contro le forze che sembrano decidere il destino
dell’umanità, che Dio porta avanti, verso il
compimento, il suo progetto, a dispetto degli
intrighi e degli sbagli dell’uomo.
? Morì per i nostri peccati: ecco perché questa
morte non solo ci interessa ma assume un
significato centrale per noi: è una morte a
favore nostro! La passione d’amore di Gesù,
che l’ha portato fino alla croce, non è un
incidente di percorso… non è indifferente per la
pienezza della mia vita. Quest’amore crocifisso
per i miei peccati è quello salvifico per me.
? Risorse: a differenza degli altri verbi presenti in
questo annuncio di salvezza. In italiano
traduciamo solo parzialmente il significato di
questo verbo coniugato da Paolo al “perfetto
greco”: il tempo scelto indica un’azione
puntualmente avvenuta in un determinato
momento nel passato ma che rimane aperta e
continua nel presente. Questo è centrale da
capire: la risurrezione non è un semplice
ritorno alla vita di prima. I corinzi infatti, non
mettevano in discussione la vita eterna.
Sbagliavano nell’interpretazione di questo
evento. Alcuni studi sembrano chiarire che le
deviazioni erano soprattutto due. Per alcuni la
risurrezione era un evento già tutto compiuto e i
doni carismatici che molti della comunità
avevano, venivano intesi come possibilità di
vivere già in pienezza la vita da risorti nel
momento presente: è esclusa l’attesa di una vita in pienezza, l’attesa della Sua Venuta.
Senza questa attesa la vita presente si rilassa
in se stessa, e la sofferenza degli uomini nel
mondo è spesso evasa.
Per altri la vita eterna significava niente di più
che l’immortalità dell’anima. La risurrezione
non è così un evento che riguarda l’uomo nella
sua integrità, ma solo una parte…, con
conseguenze negative sul vissuto del corpo nel
mondo.
v.10 “Per grazia di Dio, però sono quello che
sono, e la sua grazia in me non è stata vana”
La fede nella “morte (per noi) e nella risurrezione” di
Gesù, è invece “dar fiducia e spazio” all’opera della
Grazia in noi; è aderire vitalmente a questo evento e
alla persona di Gesù. È credere che nel regno della
morte può fare irruzione la Presenza Salvifica di Dio.
La fede ci permette di rimanere all’interno delle
sofferenze, difficoltà, gioie, successi e tentazioni del
mondo, accogliendo nella fede la forza della
risurrezione. Ciò permette a noi di assumere la
presenza vitale del seme: come il chicco di grano, che
morendo si apre alla novità di vita, l’unica che
produce frutto. Questa è la nuova fatica del santo
viaggio: quella della Grazia in noi.
a cura delMonastero Clarisse Immacolata Concezione
ne, il
Postulatore, La segreteria, il WebMaster, e i collabotaroei
della rivista