Don Santoro ci ricorda di «non abituarci a una ormai fiacca cristianità»

    Si è concluso ieri, domenica 10 febbraio, il pellegrinaggio di un piccolo gruppo di fedeli della diocesi di Roma, guidati dal vescovo ausiliare per il settore Sud monsignor Paolo Lojudice, in Turchia. Sono stati a Trabzon, nella chiesa di Santa Maria (nella foto), proprio dove, tredici anni fa, fu assassinato don Andrea Santoro. Il sacerdote fidei donum, lo ricordiamo, fu ucciso da un fanatico mentre pregava, con la Bibbia tra le mani. Era il 5 febbraio del 2006.

    «Essere a Trabzon in questi giorni significa, per me e per la diocesi di Roma – ha commentato il vescovo Lojudice – porre un segno di grande responsabilità. Significa essere vicini a quei fratelli che vivono in situazione di minoranza, nel continuo rischio di emarginazione ed esclusione sociale e nel pericolo per la propria incolumità che nasce dal professare una fede “minoritaria”; significa ripercorrere le orme del “martirio” non cercato ma mai escluso da don Andrea, che con la sua silenziosa testimonianza ci ricorda che seguire Cristo è un impegno serio e radicale; significa cercare di ravvivare nei cristiani che vivono a Roma una fede che deve lasciarci inquieti, che deve crescere e maturare sempre, senza mai fermarsi, addormentarsi o diventare insipida, rischio ormai ricorrente nel nostro occidente troppo abituato alla sua ormai fiacca cristianità».

    11 febbraio 2019