Le fede è il fondamento della speranza: la lettera del cardinale vicario ai fidei donum e quella del vescovo Libanori

    «Sappiamo bene che il Signore non ci abbandona mai. Intuiamo nel discernimento dello Spirito Santo che in questo momento si sta realizzando una purificazione profonda, non solo in noi stessi ma nell’intera comunità cristiana, e che questo passaggio ha a che fare con la Pasqua di Gesù. Stiamo attraversando una Quaresima che ci segnerà profondamente, perché ci spinge ad entrare, attraverso la vita, nella Sapientia Crucis». Nella lettera che invia ai sacerdoti fidei donum, il cardinale vicario Angelo De Donatis fa una profonda riflessione su questi «giorni di prova che stiamo attraversando». E annuncia le novità di quest’anno, dettate dalla pandemia da coronavirus, per quanto riguarda le celebrazioni della Settimana Santa: «A Roma ci atterremo agli orientamenti della Cei, rinviando la Messa Crismale e la celebrazione dei Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana degli adulti durante la Veglia di Pasqua».

    Anche il vescovo Daniele Libanori, ausiliare del settore Centro, ha scritto nei giorni scorsi ai sacerdoti affidati alla sua cura pastorale. Una lettera che il vicario allega ai fidei donum, condividendone il contenuto. «Quello che sta accadendo – sono le riflessioni del vescovo Libanori – ci porta a ridare più spazio a un aspetto del nostro ministero che è stato sempre presente, ma che oggi forse viviamo con una consapevolezza rinnovata: pregare e intercedere per il popolo che ci è stato affidato. Specie per le condizioni in cui ci troviamo, questo appare come il ministero più prezioso, il primo e fondamentale, dal quale trae forza ogni altro. Le circostanze ci spingono a tornare al posto che ci spetta, preferendo a tutto il resto la preghiera e l’annuncio della Buona Notizia».

    «Tutti noi, cresciuti in una cultura che ha bandito il dolore e la morte, oggi ci troviamo confrontati all’improvviso con la fragilità e l’impotenza dinanzi al dramma che ognuno dovrà interpretare da protagonista – scrive ancora il vescovo del settore Centro –. L’impossibilità di trovare un rifugio sicuro da un nemico invisibile, l’ansia, la paura, sono i modi in cui prende forma il dolore che scuote l’anima e la mente, per mutarsi in rabbia o in disperata immobile rassegnazione, se non riesce a fluire nell’alveo della carità. Il Signore senza tanti riguardi ci ha riportati davanti alla morte». Ancora, prosegue, «la paura della morte è all’origine del male che avvelena la vita; è la forza malvagia che porta l’uomo ad accettare la limitazione della libertà e perfino la sua rinuncia. La fede in una vita che continua oltre la soglia fatale è il fondamento della speranza, del coraggio, del perdono; la vita che sarà data e sarà piena è la meta da raggiungere, il tesoro prezioso per il quale si trova la capacità di sopportare tutto: la fede nella risurrezione è la forza creatrice che dà vita a una società nuova e più giusta».

    Leggi la lettera del cardinale vicario ai sacerdoti fidei donum

    Lettera del vescovo Daniele Libanori