{"id":440,"date":"2017-12-06T07:00:41","date_gmt":"2017-12-06T06:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/diaconidiroma.com\/?p=440"},"modified":"2018-11-15T22:28:17","modified_gmt":"2018-11-15T21:28:17","slug":"il-ripristino-del-diaconato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/diaconato\/index.php\/il-ripristino-del-diaconato\/","title":{"rendered":"IL  RIPRISTINO  DEL  DIACONATO"},"content":{"rendered":"<p>IL\u00a0 RIPRISTINO\u00a0 DEL\u00a0 DIACONATO\u00a0 PERMANENTE\u00a0 NELLA\u00a0 CHIESA\u00a0 LOCALE\u00a0 DI\u00a0 ROMA<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<ol>\n<li><em>Introduzione<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1.1. In comunione con tutte le Chiese che sono in Italia e secondo lo spirito e le indicazioni del documento \u201cComunione e comunit\u00e0\u201d, pubblicato recentemente dalla CEI, la nostra Chiesa locale sta portando avanti ormai da alcuni anni il suo piano pastorale. Esso mira a fare di Roma una \u201cautentica Chiesa locale, viva ed operante in comunione con il suo Vescovo e con tutte le sue membra, nelle dimensioni che le sono proprie, inserita nel contesto sociale della citt\u00e0\u201d, per realizzarvi <!--more-->una rinnovata presenza di evangelizzazione e di integrale promozione umana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1.2. In questa prospettiva sono nate e stanno crescendo, sotto l&#8217;impulso dello Spirito e con la buona volont\u00e0 e l&#8217;impegno di pastori e fedeli, diverse iniziative che favoriscono nella nostra comunit\u00e0 diocesana una graduale maturazione nella coscienza e nel senso di appartenenza alla Chiesa, come pure una pi\u00f9 profonda consapevolezza dei compiti che a ciascuno sono richiesti per vivere la comunione ecclesiale e assumersi pi\u00f9 precise responsabilit\u00e0 in ordine alla missione che la Chiesa ha nel mondo per realizzare il progetto divino della salvezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1.3. Molteplici e consolanti sono i segni di questo cammino, indubbiamente lento e faticoso ma che si rivela gi\u00e0 positivo e ricco di promettenti prospettive. Tra questi baster\u00e0 ricordarne alcuni: la pubblicazione di diversi sussidi teologico-pastorali da parte del Vicariato per orientare e sostenere questo cammino; la partecipazione sempre pi\u00f9 ampia e convinta da parte di sacerdoti e fedeli alle iniziative di formazione promosse a vari livelli e un po&#8217; dappertutto dai Centri e Uffici del Vicariato e dai responsabili dell&#8217;azione pastorale; la creazione e la diffusione degli organismi di partecipazione nei quali preti, religiosi e laici, crescono insieme nella comunione e si fanno carico della missione della Chiesa e che hanno sfociato recentemente nella costituzione del Consiglio pastorale diocesano; la promozione sempre pi\u00f9 ampia dei ministeri affidati ai laici, siano essi \u201cdi fatto\u201d come \u201cdi diritto\u201d o istituiti, con l&#8217;intento di porre in atto una corresponsabilit\u00e0 differenziata nel servizio che la Chiesa \u00e8 chiamata a compiere sia al suo interno sia nei confronti del mondo, per portare a tutti l&#8217;annuncio del vangelo di Cristo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1.4. In questo contesto \u00e8 venuta emergendo con sempre maggiore chiarezza e insistenza, .anche nella nostra Chiesa locale, l&#8217;esigenza di affrontare concretamente il problema del ripristino del <em>diaconato permanente, <\/em>con la conseguente richiesta al Consiglio episcopale di indicazioni e direttive per la realizzazione di un progetto formativo e operativo a questo riguardo.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 gi\u00e0 nel 1972-73 sono nate nella nostra diocesi alcune iniziative, anche se di carattere personale e ristretto nell&#8217;ambito di istituzioni e gruppi particolari, con lo scopo di dare una prima risposta alla questione. Nonostante i meriti e lo sforzo messo in atto, esse sono andate inevitabilmente incontro a delle difficolt\u00e0 e hanno suscitato qualche perplessit\u00e0 soprattutto circa l&#8217;\u201cecclesialit\u00e0\u201d delle proposte e dei mezzi adottati per la realizzazione. per questi motivi nel maggio 1976 il Consiglio episcopale, con un apposito decreto, avoc\u00f2 a se il problema con l&#8217;intento di determinare \u201ci modi pi\u00f9 opportuni per giungere a detta attuazione, in rapporto alla situazione e alle esigenze della diocesi di Roma\u201d.<\/p>\n<p>La via scelta per una graduale realizzazione del ripristino del diaconato permanente \u00e8 stata di avviare e favorire intanto una riflessione teologica che consentisse il formarsi di una nuova mentalit\u00e0 circa la ministerialit\u00e0 della Chiesa nel suo insieme. Un particolare riconoscimento va alla specializzazione ecclesiologica della Facolt\u00e0 di Teologia e all&#8217;istituto di scienze religiose della pontificia Universit\u00e0 Lateranense, che dall&#8217;anno accademico 1981-82 ha previsto uno speciale indirizzo per la formazione teologico-pastorale dei candidati al Diaconato. Contemporaneamente si \u00e8 cercato di promuovere i ministeri istituiti (lettorato, accolitato e ministero straordinario dell&#8217;Eucaristia). Da tutto ci\u00f2, come pure dalla messa in atto di una partecipazione pi\u00f9 qualificata dei laici alla missione ecclesiale, sarebbe stato pi\u00f9 facile giungere ad un chiarimento circa il significato e i compiti del ministero diaconale nella nostra situazione socio-pastorale e sarebbero emerse con pi\u00f9 chiarezza le \u201cvocazioni\u201d a questo servizio. Di fatto cos\u00ec sta avvenendo, perci\u00f2 sembra venuto il momento per dare alcuni orientamenti e norme pi\u00f9 precisi per l&#8217;attuazione di un piano organico relativo alla promozione del diaconato permanente nella nostra Diocesi.<\/p>\n<p>Siamo sollecitati a ci\u00f2 anche dal fatto che, dopo un periodo di sperimentazione si \u00e8 giunti recentemente alla prima ordinazione di un diacono permanente, mentre altre se ne possono gi\u00e0 prevedere nel prossimo futuro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><em>Alcuni principi e orientamenti di carattere generale<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2.1. Non \u00e8 nostro intento richiamare i dati storici, biblico-teologici, con le conseguenti implicazioni ed esigenze pastorali, riguardanti il diaconato nella Chiesa e il suo ripristino, come grado permanente della gerarchia, sancito dal Concilio Vaticano II. Essi sono stati approfonditi e precisati da importanti documenti del magistero pontificio e della CEI.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 sufficiente, in questa sede, mettere a fuoco alcune questioni e determinare alcuni punti concreti che hanno pi\u00f9 diretto riferimento alla situazione della nostra Chiesa locale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2.2. Sono note la splendida fioritura e lo sviluppo che il diaconato ha avuto a Roma, nei primi secoli, connessi con quelli delle \u201cdiaconie\u201d, la cui attivit\u00e0 liturgica e soprattutto caritativa \u00e8 dato conoscere da molti documenti antichi e recenti.<\/p>\n<p>Due sembrano, a giudizio degli studiosi, le circostanze di carattere squisitamente pastorale che, sulla scia dei dati del N.T. e soprattutto degli Atti (cfr. 6, 1-11), determinarono nella nostra citt\u00e0 l&#8217;istituzione del diaconato e delle diaconie, da mettere in relazione ambedue con l&#8217;accrescimento numerico dei credenti e l&#8217;estensione territoriale della comunit\u00e0 cristiana.<\/p>\n<p>Innanzitutto l&#8217;esigenza di un decentramento dell&#8217;attivit\u00e0 pastorale, in modo che l&#8217;evangelizzazione e il servizio liturgico potessero raggiungere tutti i credenti e quanti man mano giungevano alla fede. il <em>Liber pontificalis, <\/em>infatti, attesta che gi\u00e0 nel sec. III, sotto il pontificato di papa Fabiano, si sent\u00ec il bisogno di dividere la citt\u00e0 in sette regioni, alle quali fu preposto un diacono; articolazione questa che, qualche tempo dopo, divenne pi\u00f9 complessa ed estesa, con la costituzione di diversi \u201ctituli\u201d, affidati alla cura pastorale di un presbitero. Tale suddivisione, tuttavia, non ostacol\u00f2 l&#8217;unit\u00e0 e la comunione con il vescovo di Roma; tanto \u00e8 vero che fedeli e rappresentanti qualificati delle diverse comunit\u00e0 prendevano parte alla liturgia stazionale che il papa celebrava nelle basiliche e in altre chiese, in particolari occasioni.<\/p>\n<p>A suggerire poi l&#8217;istituzione delle diaconie e a valorizzare il ministero del diacono contribu\u00ec non poco l&#8217;urgenza di dare strutturazione concreta all&#8217;assistenza e al servizio di carit\u00e0 nei confronti dei molti poveri e bisognosi della citt\u00e0. Le diaconie, sotto la guida e l&#8217;impulso dei diaconi, vennero cos\u00ec a rispondere ad una esigenza e ad un bisogno di primaria importanza della comunit\u00e0 cristiana, divenendo luoghi di incontro e di irradiazione di carit\u00e0, anche per le generose elargizioni di papi, di chierici e di laici facoltosi particolarmente sensibili al problema. Come i primi sette di cui attestano gli Atti, anche i diaconi romani non esaurirono per\u00f2 la loro attivit\u00e0 nel settore caritativo e assistenziale; anch&#8217;essi furono preziosi collaboratori dei vescovi, successori degli apostoli. Come afferma la <em>Didascalia<\/em><em> apostolorum, <\/em>essi erano l&#8217;occhio del vescovo: vigilavano sulla disciplina; erano il suo orecchio, per fargli giungere le domande e le attese dei fedeli; la sua mano, per fare l&#8217;elemosina ai poveri; il suo cuore, per prendersi cura dei malati e dei poveri.<\/p>\n<p>La splendida testimonianza data dal diacono romano Lorenzo ne \u00e8 una prova eloquente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2.3. La situazione socio-pastorale della nostra citt\u00e0, oggi, pone problemi analoghi a quelli che s&#8217;imposero alla comunit\u00e0 cristiana dei primi secoli, e per di pi\u00f9 in dimensioni e forme assai pi\u00f9 gravi e complesse. Anche per questi motivi &#8211; come diremo appresso &#8211; il ripristino del diaconato permanente, sanzionato dal Vaticano ii, costituisce una risposta alle attese di carit\u00e0 e di evangelizzazione che salgono, pi\u00f9 o meno consapevolmente, dai credenti e dagli uomini di buona volont\u00e0 di questa nostra citt\u00e0.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 questo fatto non appaia suggerito da preoccupazioni di tipo efficientistico e organizzativo e non risulti una semplice attuazione del dettato conciliare, vorremmo richiamare brevemente le motivazioni profonde che sono alla base della decisione di ripristinare il diaconato permanente nella nostra Chiesa locale. Ci\u00f2 servir\u00e0 anche a dissipare le incertezze e le perplessit\u00e0 di alcuni &#8211; pastori e fedeli &#8211; che non riescono a rendersi conto dell&#8217;importanza di questo ministero e ad individuare gli \u201cspazi\u201d concreti del loro servizio.<\/p>\n<p>Due serie di motivi di ordine generale ci hanno sollecitato a prendere seriamente in considerazione il problema della restaurazione del diaconato anche nella nostra comunit\u00e0 ecclesiale. Sono gli stessi che i Vescovi d&#8217;Italia hanno espresso nel documento <em>Evangelizzazione <\/em>e <em>ministeri, <\/em>pubblicato nel 1977: \u201cil diaconato permanente concorre &#8211; affermano i Vescovi italiani -a costituire la Chiesa e a darne un&#8217;immagine pi\u00f9 completa e rispondente al disegno di Cristo e pi\u00f9 in grado, per interna e spirituale potenza, di adeguarsi a una societ\u00e0 che ha bisogno di fermentazione evangelica e caritativa. Si tratta dunque di una ragione di ordine teologico e una di carattere pastorale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2.4. Anzitutto la motivazione ecclesiologica. Con la restaurazione del diaconato permanente lo Spirito Santo offre il dono del ripristino di una struttura sacramentale della Chiesa, la quale &#8211; secondo S. Ignazio -\u201dnon pu\u00f2 essere senza vescovi, presbiteri e diaconi\u201c e quindi di una abbondante ricchezza di grazie sacramentali per una maggior efficacia nella sua missione di salvezza.<\/p>\n<p>Il diacono, in particolare, \u201d\u00e8 segno sacramentale e quindi rappresentante e animatore della vocazione al servizio proprio di Cristo e della Chiesa, sua sposa, chiamata anch&#8217;essa a servire e a dare la sua vita in redenzione di molti. La sua presenza nella Chiesa \u00e8 destinata a promuovere una pi\u00f9 intima comunione dei cristiani tra loro e un loro maggior impegno missionario a sacrificarsi per la salvezza di ogni essere umano.<\/p>\n<p>Il Concilio Vaticano II \u00e8 venuto incontro ai voti e alle preghiere di voler restaurato il diaconato permanente come ordine intermedio tra i gradi superiori della gerarchia ecclesiastica e il resto del popolo di Dio, perch\u00e9 fosse in qualche modo cerniera tra pastori e fedeli, interprete delle necessit\u00e0 e dei desideri delle comunit\u00e0 cristiane, animatori del servizio, ossia della diaconia della Chiesa, segno e sacramento dello stesso Cristo Signore, il quale non venne per essere servito ma per servire <em>(Mt. <\/em>20, 28).<\/p>\n<p>Il ministero diaconale \u00e8, come quello presbiterale, una partecipazione al ministero del Vescovo al quale appartiene in pienezza quella diaconia che \u00e8 finalizzata alla glorificazione del padre e alla salvezza di tutti gli uomini. Come tale ha un posto e un compito specifici, come pure una propria garanzia sacra- mentale al di l\u00e0 dell&#8217;eventuale funzione di supplenza alla scarsit\u00e0 del clero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2.5. Ragioni di ordine pastorale sollecitano inoltre il servizio diaconale in una Chiesa locale come la nostra che \u00e8 chiamata ad una evangelizzazione pi\u00f9 incisiva e capillare \u201cin una comunit\u00e0 sociale complessa in rapida evoluzione e in costante tensione psicologica\u201d e dove si fanno sempre pi\u00f9 evidenti i segni della scristianizzazione, della disgregazione e della povert\u00e0 soprattutto di valori cristiani.<\/p>\n<p>Durante il cammino che la diocesi ha fatto in questi anni si \u00e8 sempre pi\u00f9 chiaramente avvertita l&#8217;esigenza di una promozione comunitaria del popolo di Dio e di una pi\u00f9 diffusa evangelizzazione mediante una pi\u00f9 penetrante presenza pastorale (sul piano familiare, scolastico, di ambienti di lavoro e di categoria, di quartiere e di caseggiato, ecc.). Ebbene il ripristino del diaconato dovrebbe poter contribuire a risolvere problemi tanto delicati e complessi.<\/p>\n<p>Spesso si dice che le parrocchie territoriali di una megalopoli come Roma, per l&#8217;eccessivo numero di abitanti che le compongono come pure per la scarsit\u00e0 e l&#8217;affaticamento del clero, non sono pi\u00f9 in grado di farsi carico della globalit\u00e0 della missione ecclesiale e di dar vita ad una comunit\u00e0 e ad una comunione autentiche ai fini di una presenza evangelizzante e caritativa. Ci\u00f2 \u00e8 vero; ma questo fatto non dovrebbe spingerci ad articolare la vita e l&#8217;impegno apostolico della comunit\u00e0 pi\u00f9 ampia in comunit\u00e0 minori, in cui l&#8217;annuncio evangelico, il dialogo della fede, la preghiera comune e il servizio ai fratelli possano assumere una dimensione che sia pi\u00f9 a misura d&#8217;uomo? Questa conversione di mentalit\u00e0 e di stile esige per\u00f2 animatori e responsabili qualificati che, in comunione con il Vescovo e i presbiteri, si facciano carico di un servizio tanto indispensabile e delicato. Tali dovrebbero essere appunto i diaconi.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte si va sempre pi\u00f9 affermando nella nostra Chiesa locale il bisogno di una \u201cpastorale degli ambienti\u201d che raggiunga le persone l\u00e0 dove vivono e lavorano, per portare ad esse l&#8217;annuncio del vangelo e consentire loro pi\u00f9 viva esperienza di Chiesa. Anche in questi luoghi la presenza e l&#8217;azione di un diacono scelto e inviato dal Vescovo potrebbe essere un prezioso anello di congiunzione tra chi ha la piena e ultima responsabilit\u00e0 della Chiesa e i gruppi- movimenti di ambiente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2.6. Da quanto \u00e8 stato detto fin qui risultano con evidenza la necessit\u00e0 del ministero diaconale e i compiti che possono essere affidati ai diaconi nella nostra situazione.<\/p>\n<p>Essi &#8211; com&#8217;\u00e8 noto &#8211; esercitano il loro servizio nella triplice direzione dell&#8217;evangelizzazione, della liturgia e della carit\u00e0. Ci\u00f2 emerge non solo dalla tradizione ecclesiale, che ha il suo riflesso anche nei riti dell&#8217;ordinazione diaconale, ma altres\u00ec dai documenti pi\u00f9 recenti del magistero.<\/p>\n<p>Da una riflessione sulla nostra situazione si evidenziano le ampie e suggestive prospettive d&#8217;impegno che si aprono per coloro che, con l&#8217;imposizione delle mani e il dono dello Spirito accompagnati dalla preghiera, saranno investiti di questo ministero: Vogliamo delinearne almeno qualcuna tra le pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p>Dai futuri diaconi ci attendiamo innanzitutto un servizio qualificato e autorevole della e alla <em>parola di Dio, <\/em>per una Evangelizzazione pi\u00f9 capillare e per la costituzione di piccole comunit\u00e0 di fede, soprattutto tra gli adulti, sia all&#8217;interno della parrocchia, come pure nei caseggiati, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro e di studio, con particolare attenzione ai lontani e ai pi\u00f9 poveri.<\/p>\n<p>Anche il progresso del <em>rinnovamento liturgico, <\/em>che \u00e8 dato di constatare nella nostra diocesi, potr\u00e0 avere un maggior incremento se la preparazione e l&#8217;animazione delle celebrazioni, soprattutto dell&#8217;Eucaristia domenicale e dei sacramenti, saranno assunte con competenza e in fedele collaborazione con i pastori, da diaconi permanenti, in modo che i credenti, nella liturgia, possano celebrare autenticamente la loro fede in Cristo risorto, manifestarsi come comunit\u00e0, crescere nella comunione e attingere qui l&#8217;energia necessaria per i loro compiti di testimonianza e di servizio.<\/p>\n<p>Finalmente, l&#8217;esercizio delle opere di misericordia e lo sviluppo che vanno assumendo, nella nostra diocesi, le iniziative di <em>carit\u00e0 e promozione umana <\/em>offrono ai diaconi un ulteriore campo di impegno che \u00e8 proprio della loro vocazione e del loro ministero. Ne dovr\u00e0 risultare una presenza cristiana pi\u00f9 incisiva nelle realt\u00e0 e nelle istituzioni sociali, in modo che siano evangelicamente fermentate con sapiente competenza e con la libert\u00e0 di movimento che pu\u00f2 pi\u00f9 facilmente trovarsi in diaconi appositamente scelti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2.7. Perch\u00e9 tutto ci\u00f2 si compia \u201cdecorosamente e con ordine\u201d (1 Cor. 14.40) \u00e8 necessario, tuttavia, che si tenga presente, specialmente in una situazione come la nostra, un dato teologico-pastorale di fondamentale importanza, e precisamente il legame necessario e strettissimo di comunione e di dipendenza che deve sempre esistere tra i diaconi e il Vescovo \u201csupremo responsabile della vita cristiana e della pastorale nella comunit\u00e0 diocesana\u201d.<\/p>\n<p>Nell&#8217;esercizio del loro ministero i diaconi dipendono direttamente dal Vescovo, non solo in forza dell&#8217;ordinazione sacramentale loro conferita ma anche per l&#8217;incardinazione nella Chiesa particolare. Questo legame che \u00e8 &#8211; come dicevamo &#8211; di carattere teologico-sacramentale ma anche pastorale-giuridico, comporta una serie di conseguenze che bisogna tenere ben presenti.<\/p>\n<p>Al Vescovo competono la responsabilit\u00e0 e l&#8217;autorit\u00e0 circa il riconoscimento della vocazione dei candidati al ministero, la loro formazione, l&#8217;ammissione all&#8217;Ordine e l&#8217;esercizio della diaconia. \u00c8 dovere dei diaconi, da parte loro, agire sempre in perfetta comunione con il Vescovo e il suo presbiterio; essi dovranno testimoniare perci\u00f2 una sincera disponibilit\u00e0 alla collaborazione apostolica, ad un servizio organicamente inserito in una pastorale d&#8217;insieme e agire quindi alle dipendenze e secondo le indicazioni e direttive di coloro che lo Spirito santo ha posto a reggere la Chiesa di Dio (cfr. <em>Atti <\/em>20, 28).<\/p>\n<p>Per tutti questi motivi anche se le vocazioni al diaconato nasceranno -come \u00e8 naturale &#8211; all&#8217;interno di una comunit\u00e0 parrocchiale o di un determinato gruppo o movimento ecclesiale, bisogna ricordare che il discernimento di esse, la cura per la loro formazione l&#8217;ammissione all&#8217;Ordine e soprattutto l&#8217;esercizio del ministero (sia per ci\u00f2 che concerne il campo concreto di lavoro come pure i luoghi) restano legati al giudizio e alla decisione del Vescovo. Egli disporr\u00e0 dei diaconi della Chiesa locale secondo le esigenze e i bisogni della comunit\u00e0 diocesana tenendo conto, per quanto \u00e8 possibile, anche delle aspirazioni e inclinazioni personali, della loro preparazione e delle loro possibilit\u00e0. Si eviter\u00e0 cos\u00ec il rischio sempre ricorrente di fare delle \u201cchiesuole\u201d anzich\u00e9 la Chiesa una santa cattolica e apostolica, convocata dall&#8217;amore del padre, scaturita dal mistero pasquale di Cristo, animata dallo Spirito e da esso unificata nella comunione e nel ministero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2.8. La decisione del Vescovo di ripristinare il diaconato nella sua Chiesa locale non \u00e8 per\u00f2 sufficiente ai fini di una effettiva ed efficace valorizzazione del ministero affidato ai diaconi.<\/p>\n<p>\u00c8 assolutamente indispensabile anzitutto che maturi nella comunit\u00e0 ecclesiale una vera coscienza \u201cdiaconale\u201d o ministeriale, sulla base delle suggestioni e degli stimoli contenuti nel noto e gi\u00e0 ricordato documento della C.E.i. <em>Evangelizzazione e ministeri. <\/em>E, con essa, un nuovo stile pastorale, ispirato al discernimento e alla valorizzazione dei carismi dei singoli, alla comunione, partecipazione e corresponsabilit\u00e0, al decentramento dell&#8217;attivit\u00e0 pastorale, alle esigenze della missionariet\u00e0.<\/p>\n<p>Se le nostre comunit\u00e0 non compiono questo cammino \u00e8 impossibile che maturino vere vocazioni alla diaconia; queste tutt&#8217;al pi\u00f9 si manifesteranno come fatto puramente individuale, staccate dal loro naturale contesto comunitario e perci\u00f2 non pienamente autentiche. La diaconia infatti nasce dalla comunione ed \u00e8 finalizzata ad essa. Il diacono non \u00e8 soltanto segno sacramentale di Cristo, Servo del padre e degli uomini, ma testimone di una Chiesa che \u00e8 al servizio del mondo. Il suo ministero perci\u00f2 nasce in un contesto comunitario e deve avere una espressione comunitaria. per questo la parte che la comunit\u00e0 ha nella segnalazione dei candidati diventa molto importante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><em>Norme pratiche<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3.1. Poich\u00e9, come abbiamo appena accennato, esiste un intimo rapporto tra il diacono e la Chiesa, che egli \u00e8 chiamato ad animare e rappresentare sotto l&#8217;aspetto del servizio, il criterio da adottare nella <em>scelta dei candidati <\/em>non \u00e8 quello della semplice accoglienza di un&#8217;aspirazione personale e tanto meno del riconoscimento di qualche merito, bens\u00ec quello pi\u00f9 ecclesiale che valorizza e suggella con il segno sacramentale un servizio che gi\u00e0 si compie con impegno e con frutto nella comunit\u00e0 (parrocchiale, infraparrochiale o di altro genere) e da essa riconosciuto e apprezzato.<\/p>\n<p>Questo perci\u00f2 dovr\u00e0 essere testimoniato non solo dal parroco e dal presbitero della comunit\u00e0 parrocchiale in cui il candidato \u00e8 inserito, ovvero dal sacerdote preposto al gruppo o movimento ecclesiale al quale appartiene, ma anche dalla stessa comunit\u00e0 in cui vive e opera: ci\u00f2 potr\u00e0 avvenire concretamente attraverso una lettera di presentazione al Vescovo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3.2. Per essere presentato si richiede che il candidato gi\u00e0 eserciti di fatto un servizio nell&#8217;ambito della comunit\u00e0. In tal modo la grazia sacramentale verr\u00e0 a corroborare una realt\u00e0 in atto, verificabile con criteri oggettivi.<\/p>\n<p>Per poter intraprendere il cammino di preparazione al diaconato l&#8217;aspirante dovr\u00e0 avere alcune <em>qualit\u00e0 <\/em>fondamentali: sia una persona animata da notevole spirito di fede e di preghiera, da un grande amore alla Chiesa e da una particolare disponibilit\u00e0 al servizio. Egli dovr\u00e0 distinguersi per quelle virt\u00f9 umane che sono richieste dalla diaconia, come la capacit\u00e0 al dialogo e alla collaborazione, l&#8217;apertura agli altri, un certo grado di maturit\u00e0 umana e di prudenza e un forte senso morale e di responsabilit\u00e0. Saranno accolti come candidati persone di ogni classe sociale e professione civile, purch\u00e9 ritenuta dall&#8217;ordinario compatibile con il ministero diaconale. per il fatto che il diacono \u00e8 chiamato ad essere un uomo di comunione sar\u00e0 opportuno che lasci ai laici gli impegni di una politica attiva considerata oggi come un&#8217;attivit\u00e0 troppo di parte.<\/p>\n<p>L&#8217;Ordinario diocesano, direttamente o attraverso il Delegato diocesano del diaconato permanente, si riserva comunque la valutazione e il giudizio definitivo per l&#8217;ammissione del candidato al cammino di preparazione all&#8217;ordinazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3.3. Secondo quanto stabilito dal m.p. <em>Sacrum diaconatus ordinem <\/em>di Paolo VI e dai documenti applicativi della CEI, <em>l&#8217;et\u00e0 <\/em>canonica minima per l&#8217;ammissione al diaconato \u00e8 di 25 anni per i celibi e di 35 anni per i coniugati. Nella nostra diocesi riteniamo opportuno stabilire come et\u00e0 massima per intraprendere il cammino di formazione al diaconato il 60.mo anno di et\u00e0.<\/p>\n<p>I diaconi sposati dovranno essere nel matrimonio da qualche anno, il che dimostri e assicuri la stabilit\u00e0 della vita familiare. per essi \u00e8 richiesto anche l&#8217;assenso della moglie e una piena adesione nel lavoro pastorale. A tale scopo le mogli sono invitate a prendere parte agli incontri spirituali, in modo da poter comprendere la vocazione del marito e collaborare alla sua missione. Il con- senso della sposa sar\u00e0 richiesto dall&#8217;Ordinario non solo nell&#8217;ordinazione, ma anche al momento dell&#8217;ammissione all&#8217;Ordine.<\/p>\n<p>I candidati celibi prima dell&#8217;ordinazione s&#8217;impegnano davanti a Dio a conservare il celibato che, \u201cassunto in tal modo, costituisce un impedimento dirimente a contrarre le nozze. Anche i diaconi coniugati, quando abbiano perduto la moglie, secondo la disciplina tradizionale della Chiesa, sono inabili a contrarre un nuovo matrimonio\u201d.<\/p>\n<p>Tutti i candidati al diaconato, finalmente, prima di ricevere l&#8217;ordinazione, dovranno consegnare all&#8217;Ordinario una dichiarazione sottoscritta nella quale attestano di voler ricevere spontaneamente e liberamente l&#8217;ordine sacro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3.4. Per ci\u00f2 che riguarda la formazione dei candidati al ministero, tenuto presente che essa deve essere globale e quindi abbracciare gli aspetti dottrinali, spirituali e pastorali, stabiliamo quanto segue:<\/p>\n<p>&#8211; Per la formazione <em>dottrinale: <\/em>essa dovr\u00e0 essere garantita attraverso la partecipazione ai Corsi sistematici di teologia esistenti nella diocesi, con particolare attenzione all&#8217;apposito Corso previsto all&#8217;interno dell&#8217;Istituto di Scienze religiose della pontificia Universit\u00e0 Lateranense e promosso dai Centri pastorali del Vicariato.<\/p>\n<p>La durata del periodo di preparazione sar\u00e0 normalmente di quattro anni. per coloro che hanno gi\u00e0 frequentato un corso teologico si studier\u00e0 caso per caso la possibilit\u00e0 di un completamento del piano restando sempre che l&#8217;itinerario formativo, nella sua globalit\u00e0, richiede degli studi attraverso la partecipazione a Corsi integrativi, salvo uno spazio di tempo adeguato e che non pu\u00f2 essere con leggerezza ridotto.<\/p>\n<p>A questo proposito sentiamo il dovere di affermare che la partecipazione ai Corsi non d\u00e0 di per se alcun diritto all&#8217;ordinazione. L&#8217;ammissione ad essa, infatti, richiede un discernimento e un giudizio che appartiene al Vescovo e deve tenere conto di tutto l&#8217;insieme delle condizioni richieste.<\/p>\n<p>&#8211; Per la formazione <em>pastorale: <\/em>l&#8217;esercizio di un servizio particolare alla comunit\u00e0, che i candidati dovrebbero gi\u00e0 compiere, non pu\u00f2 ritenersi sufficiente per una preparazione in un campo tanto delicato e complesso. Sar\u00e0 pertanto necessario che i futuri diaconi siano aiutati a conoscere la realt\u00e0 globale della nostra Chiesa locale, come pure le esigenze che in essa ci sono, in modo da essere preparati a dare il loro specifico contributo alla soluzione dei problemi emergenti, con una particolare attenzione all&#8217;impegno di evangelizzazione che nella situazione attuale della nostra diocesi si rivela indubbiamente prioritario.<\/p>\n<p>L&#8217;attivit\u00e0 pastorale del diacono dovr\u00e0 altres\u00ec svolgersi in piena comunione con il Vescovo, in un atteggiamento di collaborazione con i presbiteri e i laici e in assoluta fedelt\u00e0 agli obiettivi del piano pastorale diocesano e secondo le indicazioni in esso proposte.<\/p>\n<p>Potr\u00e0 rivelarsi molto utile uno scambio periodico tra gli aspiranti e i diaconi, non solo per mettere in comune esperienze e difficolt\u00e0 e ricercare insieme le vie migliori di un apostolato fruttuoso, ma anche per crescere nella reciproca conoscenza e nell&#8217;amicizia fraterna e stimolarsi al fervore e all&#8217;impegno.<\/p>\n<p>Per un migliore inserimento nella vita pastorale i diaconi saranno membri di diritto dei rispettivi consigli parrocchiali, mentre una loro rappresentanza sar\u00e0 assicurata nel Consiglio pastorale diocesano.<\/p>\n<p>&#8211; La formazione <em>spirituale<\/em>, che si alimenter\u00e0 alle sorgenti della parola di Dio e della Liturgia, sar\u00e0 indirizzata a creare un vivo spirito di servizio, vissuto nel- l&#8217;umilt\u00e0 e nella gioia e in profonda comunione con Cristo e con i fratelli, e in particolare con i pastori.<\/p>\n<p>Per favorire e sostenere questa formazione sono previsti incontri periodici di carattere spirituale, ai quali \u00e8 opportuno che partecipino anche le mogli e le famiglie dei candidati e dei diaconi sposati. Tutti poi dovranno avere contatti personali frequenti con il delegato diocesano e con il Vescovo. Un momento fondamentale per la vita spirituale sar\u00e0 costituito dagli esercizi spirituali che si terranno prima dell&#8217;ordinazione e possibilmente ogni anno.<\/p>\n<p>Gli aspiranti al ministero diaconale saranno avviati alla preghiera, in particolare a celebrare Lodi e Vespro, possibilmente insieme con i sacerdoti e laici della loro comunit\u00e0. partecipino all&#8217;Eucaristia per quanto \u00e8 possibile ogni giorno, si accostino con frequenza al sacramento della penitenza e alimentino una sincera devozione alla Vergine Maria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3.5. La formazione dei diaconi non si esaurisce nel periodo che precede l&#8217;ordinazione. Essa sar\u00e0 assicurata anche dopo, attraverso iniziative adeguate. I diaconi perci\u00f2 prenderanno parte volentieri agli incontri che saranno organizzati per loro, sia a quelli di carattere spirituale che a quelli di carattere teologico-pastorale e nei quali saranno affrontati e trattati problemi relativi al- la loro vita e alloro ministero in rapporto soprattutto a questioni o avvenimenti che eventualmente emergessero nella vita della diocesi.<\/p>\n<p>Faranno in modo, in particolare, di partecipare agli incontri ecclesiali promossi annualmente nella diocesi, come pure ai Convegni nazionali sui problemi del diaconato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3.6. \u00c8 compito dei Vescovi curare la formazione dei candidati promuovendo apposite istituzioni. Finora gli incontri spirituali e formativi si sono svolti presso il Seminario romano maggiore. \u00c8 nostro intento destinare una sede specifica a questo scopo, nella quale saranno promosse anche altre iniziative per la formazione dei candidati ai ministeri istituiti nella nostra diocesi.<\/p>\n<p>Tale sede \u00e8 costituita presso la chiesa di S. Teodoro al palatino (v. S. <em>Teodoro <\/em>n. 7), che \u00e8 una delle pi\u00f9 antiche \u201cdiaconie\u201d della Chiesa romana. La responsabilit\u00e0 di questo Centro viene affidata al p. Luca Brandolini c.m., Responsabile del Centro pastorale per il culto e la santificazione presso il Vicariato di Roma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3.7. Il coordinamento poi delle iniziative per la formazione dei diaconi \u00e8 affidato al Delegato diocesano per il diaconato permanente, da noi gi\u00e0 nominato il1 \u00b0 aprile 1980 nella persona di Mons. Francesco peracchi. Egli, soprattutto per ci\u00f2 che attiene le iniziative della formazione teologico-pastorale, si avvarr\u00e0 della collaborazione del Responsabile del Centro per il diaconato e i ministeri di S. Teodoro e degli altri organismi diocesani a ci\u00f2 interessati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3.8. Per ci\u00f2 che concerne il sostentamento dei diaconi permanenti nella nostra diocesi, stabiliamo che essi vivano normalmente del loro lavoro professionale. per coloro che eventualmente fossero invitati a lasciare o a limitare la loro attivit\u00e0 professionale, per dedicarsi a tempo pieno al ministero, si provveder\u00e0 da parte della diocesi o delle comunit\u00e0 nelle quali prestano servizio, sulla base di accordi che saranno presi caso per caso.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Conclusione <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La nostra decisione di ripristinare il diaconato nella Chiesa di Roma &#8211; maturata nella comunione del Consiglio Episcopale Diocesano -, come gi\u00e0 \u00e8 avvenuto in molte altre Chiese sorelle d&#8217;Italia e del mondo, vuole rispondere alle stesse esigenze di comunione e di missione che spinsero gli apostoli a imporre le mani e invocare lo Spirito sui primi sette diaconi della Chiesa (cfr. <em>Atti <\/em>6, 1 ss.).<\/p>\n<p>Come loro anche noi, Vescovi responsabili col Pastore della Diocesi, il Papa Giovanni Paolo II, affidiamo ora questa decisione alla preghiera della comunit\u00e0 cristiana. Maria, la \u201cserva del Signore\u201d (cfr. Lc. 1,38) ci ottenga da lui la grazia di un rinnovamento della nostra Chiesa nello spirito di comunione e di servizio, in modo che molte vocazioni al ministero possano manifestarsi e affermarsi tra noi, affinch\u00e9 la parola di Dio si diffonda e si moltiplichi grandemente il numero dei credenti (cfr. <em>Atti <\/em>6, 7).<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Roma, 1\u00b0 novembre 1982<\/p>\n<p>Festa di Tutti i Santi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ugo Card. Poletti<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vicario Generale di Sua Santit\u00e0 <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"IL\u00a0 RIPRISTINO\u00a0 DEL\u00a0 DIACONATO\u00a0 PERMANENTE\u00a0 NELLA\u00a0 CHIESA\u00a0 LOCALE\u00a0 DI\u00a0 ROMA \u00a0 Introduzione &nbsp; 1.1. 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