{"id":442,"date":"2017-12-07T07:00:12","date_gmt":"2017-12-07T06:00:12","guid":{"rendered":"http:\/\/diaconidiroma.com\/?p=442"},"modified":"2018-11-16T00:07:00","modified_gmt":"2018-11-15T23:07:00","slug":"settimana-sociale-di-cagliari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/diaconato\/index.php\/settimana-sociale-di-cagliari\/","title":{"rendered":"SETTIMANA  SOCIALE  DI  CAGLIARI"},"content":{"rendered":"<p><strong>La Settimana Sociale<\/strong><\/p>\n<p>Era dal 1970 che il lavoro non era oggetto di approfondimento nelle Settimane Sociali. Se ne parl\u00f2 in momenti travagliati di cambiamento: nell\u2019ottobre 1946 a Venezia sull\u2019art. 1 della Costituzione italiana e nel 1970 a Brescia sullo statuto dei lavoratori. Anche questo \u00e8 un momento travagliato, per la drammatica carenza di lavoro, specie per i giovani.<\/p>\n<p>Questa Settimana Sociale ha per titolo: \u201cIl lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo, solidale\u201d. Questi quattro aggettivi qualificano il lavoro attraverso il quale \u201cl\u2019essere umano esprime e accresce la dignit\u00e0 della propria vita\u201d, come nel 2015 scrisse Papa Francesco in <em>Evangelii gaudium<\/em> (n\u00b0 192). Libero per la possibilit\u00e0 di trovare lavoro in relazione alle proprie necessit\u00e0 e attitudini; creativo per potervi esprimere ingegno e competenze; partecipativo per convergere con altri a un obiettivo comune e solidale per concorrere al bene comune.<\/p>\n<p>La Settimana Sociale \u00e8 stata spazio di<!--more--> discernimento comunitario sul tema scottante del lavoro in un\u2019epoca di forte cambiamento imposto delle nuove tecnologie. Sono convenuti a Cagliari circa 1000 delegati diocesani, 80 vescovi, 300 volontari e si \u00e8 fatta esperienza di un processo in cui i diversi punti di vista e le diverse competenze (di economisti, imprenditori, giovani, pastori e politici) hanno contribuito a immaginare un percorso di crescita del nostro Paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La situazione<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 sotto gli occhi di tutti: l\u2019Italia \u00e8 rapidamente invecchiata per la riduzione della natalit\u00e0 e l\u2019aumento della longevit\u00e0; la ricchezza \u00e8 concentrata; aumentano le disuguaglianze; la ripresa \u00e8 debole e la disoccupazione giovanile \u00e8 al 40%. Assistiamo alla fuga di giovani motivati e professionalmente preparati che cercano all\u2019estero un lavoro che qui non trovano. Si congiungono impoverimento demografico ed economico.<\/p>\n<p>Vediamo per\u00f2 anche aziende che non trovano operai e impiegati adeguatamente preparati; un divario fra domanda e offerta di lavoro derivante da un non ben finalizzato processo di formazione al lavoro.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto l\u2019Italia \u00e8 ricca della risorsa del volontariato e apprezzata in tutto il mondo per cultura e creativit\u00e0: progettiamo il futuro valorizzando la nostra identit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il lavoro<\/strong><\/p>\n<p>Sgombriamo il campo da un preconcetto: il lavoro non \u00e8 conseguenza del peccato, infatti gi\u00e0 prima il giardino della creazione era affidato alla cura dell\u2019uomo. Il lavoro \u00e8 azione co-creatrice, \u00e8 vocazione perch\u00e9 in esso si realizza la dignit\u00e0 dell\u2019uomo. \u00abDio ha creato l\u2019albero, ma non i mobili\u00bb osserva argutamente il cardinale Turkson. Il lavoro d\u00e0 il senso del proprio ruolo; definisce la persona (\u00abChe fai?\u00bb). Ma dobbiamo aggiungere che il lavoro \u00e8 dignitoso se consente il giusto guadagno, se si svolge in condizioni di sicurezza e se contribuisce al bene comune.<\/p>\n<p>Mai mercificare il lavoro in una perversa logica manageriale: chi punta alla ricchezza non ne avr\u00e0 mai abbastanza: il denaro diventer\u00e0 un idolo che non si sazia mai. C\u2019\u00e8 chi dice: \u00abGli affari sono affari!\u00bb, ma la speculazione \u00e8 ingiusto parassitismo, non genera futuro, e la corruzione corrode la convivenza sociale. Credendo che si potessero far soldi con i soldi si \u00e8 finito per svalutare la valenza sociale del lavoro.<\/p>\n<p>Ci sono poi forme di sfruttamento del lavoro, come il perdurante fenomeno del caporalato, che costringe 400.000 lavoratori, specialmente stranieri, in situazione di precariet\u00e0, senza futuro e senza diritti, generando alienazione. Come pure ci sono attivit\u00e0 che danneggiano gravemente la convivenza umana, come il traffico di droga, la produzione di armamenti, la pornografia: questi sono i mercanti del male.<\/p>\n<p>Oggi siamo davanti ad una veloce transizione tecnologica: sta cambiando il rapporto lavoro &#8211; macchina, sicch\u00e9 molti lavori spariranno e moltissimi cambieranno. \u00c8 un processo che sarebbe antistorico contrastare; c\u2019\u00e8 invece da impegnarsi per una diversa formazione, orientata al lavoro del futuro. In una societ\u00e0 digitale il lavoro sar\u00e0 sempre meno legato ad una sede, potendosi svolgere ovunque restando connessi, con due rischi opposti: che per alcuni diventi troppo invasivo, mentre per altri venga a mancare.<\/p>\n<p>Il lavoro dunque \u00e8 diaconia di vita e non strada di profitto. L\u2019uomo ha il potere di farne un mezzo di benedizione o di maledizione. Quello che vogliamo \u00e8 un lavoro in cui ciascuno possa esprimere la propria creativit\u00e0 e che abbia senso per s\u00e9 e per gli altri. \u201cBeato l\u2019uomo che teme il Signore, vivr\u00e0 del lavoro delle sue mani\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Nuovi orientamenti<\/strong><\/p>\n<p>Dalle relazioni e dai gruppi di lavoro sono emerse alcune indicazioni di fondo, a partire dall\u2019atteggiamento da tenere di fronte ai problemi attuali e ai futuri cambiamenti: non solo denuncia, non sfiducia n\u00e9 paura, ma discernimento, visione, proposte ed energia. In particolare non guardiamo con sgomento l\u2019innovazione tecnologica: non c\u2019\u00e8 un destino gi\u00e0 scritto: l\u2019innovazione accelera le dinamiche e, se governata, pu\u00f2 giovare.<\/p>\n<p>Al primo posto il rispetto della dignit\u00e0 delle persone. Sono utili le statistiche e le teorie economiche, ma \u00e8 pi\u00f9 importante partire dalle persone e dalle situazioni concrete. Accendere nei giovani il desiderio di dare un contributo alla societ\u00e0, con la loro creativit\u00e0 e con quel surplus di conoscenza necessario a far buon uso delle tecnologie. L\u2019intelligenza artificiale \u00e8 una sfida: se non possiamo competere con i robot in velocit\u00e0, dobbiamo orientarci verso ci\u00f2 che essi non possono fare e per questo \u00e8 necessario finalizzare meglio la formazione, in modo che il robot collabori con l\u2019uomo invece di emarginarlo.<\/p>\n<p>Mai presentare come condizione necessaria per creare o mantenere occupazione la rinuncia alla qualit\u00e0 dell\u2019ambiente (Ilva di Taranto): il lavoro non necessariamente porta inquinamento, ma si pu\u00f2 e deve armonizzare con l\u2019ambiente, prendendo qualcosa delle risorse naturali, ma senza impoverire o distruggere. La cura dell\u2019ambiente, anzi, pu\u00f2 generare opportunit\u00e0 di lavoro e migliorare al tempo stresso la qualit\u00e0 della vita. N\u00e9 l\u2019occupazione pu\u00f2 essere legata a produzioni contro la persona umana (armi in Sardegna).<\/p>\n<p>Serve un nuovo modello di sviluppo che rispetti, includa e valorizzi il territorio. Si diffonde l\u2019economia di scambio, perch\u00e9 condividere un bene \u00e8 pi\u00f9 economico e divertente che possederlo. Si affermano anche nuovi modelli di lavoro, ma \u00e8 necessario per essi disegnare nuovi meccanismi di tutela. Ci sono poi il servizio civile e il volontariato. Sarebbe utile un collegamento fra imprese e attivit\u00e0 no-profit per diffondere, con determinazione e fiducia, un virus positivo nel mercato.<\/p>\n<p>Altro punto fermo \u00e8 che il valore economico si deve legare al valore sociale, in una strategia di lungo periodo. \u00c8 da evitare la massimizzazione del profitto in tempi brevi perch\u00e9 porta a speculare e a comprimere i costi, primo fra tutti il costo del lavoro, lasciando poi dietro di s\u00e9 danni ambientali e sociali.<\/p>\n<p>Creativit\u00e0 e responsabilit\u00e0 sono le doti necessarie per intraprendere un\u2019attivit\u00e0 che effettivamente generi valore. Ad esempio guardare in modo creativo le tante risorse inutilizzate: ci sono giacimenti fermi di capitale umano, di risorse economiche, di beni ambientali, di patrimoni culturali. I territori crescono se fanno sistema e il loro patrimonio culturale e artistico pu\u00f2 diventare il volano dell\u2019economia italiana, perch\u00e9 abitare la bellezza \u00e8 un autentico valore.<\/p>\n<p>Occorre infine far crescere il senso di partecipazione, di comunit\u00e0 e di rispetto della legalit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Cosa fare<\/strong><\/p>\n<p>Il Papa raccomanda di iniziare processi, pi\u00f9 che occupare spazi; dobbiamo fare insieme un percorso di discernimento per partecipare, informare, disseminare, verificare. Occorrono relazioni, stare in rete: i social media sono uno strumento importante e abbiamo il dovere di starci per diffondere, pubblicizzare, consolidare l\u2019economia civile.<\/p>\n<p>Anche le parrocchie possono essere luoghi di indirizzo; potrebbero sensibilizzare ad acquisire consapevolezza di poter \u201cvotare con il portafoglio\u201d, cio\u00e8 scegliere, nel fare gli acquisti, prodotti di aziende che si comportano eticamente (anche gli Stati dovrebbero farlo con buone regole negli appalti). Le parrocchie potrebbero valorizzare gli oratori per la formazione al lavoro, orientando verso buone pratiche lavorative e verso nuove professionalit\u00e0. Potrebbero promuovere associazioni per affiancare chi cerca lavoro (senza raccomandazioni) e accompagnarlo nell\u2019acquisizione delle necessarie competenze o aprire sportelli scuola-lavoro. Potrebbero infine sviluppare i talenti verso l\u2019imprenditorialit\u00e0 (ad esempio con il Progetto Policoro), collaborando con le organizzazioni imprenditoriali, per stimolare la creazione di nuove iniziative.<\/p>\n<p>Per l\u2019Italia \u00e8 necessario ridurre la distanza fra sistema educativo e mondo del lavoro. La formazione professionale d\u00e0 qualificazione e identit\u00e0 personale (\u201cio sono \u2026\u201d, \u201cio so fare \u2026\u201d), mentre su chi non sa fare si \u201cposa il mantello dell\u2019invisibilit\u00e0\u201d. Serve \u201cformare persone solide in un tempo liquido\u201d. Serve una cultura non astratta, ma nemmeno un sapere solo pratico: insomma una formazione umana integrale, non per pochi, ma comunitaria.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale dobbiamo coltivare la vocazione a creare lavoro (e non solo a cercare un \u201cposto di lavoro\u201d). Pu\u00f2 essere utile migliorare la funzionalit\u00e0 dell\u2019alternanza scuola-lavoro; potenziare la formula dell\u2019apprendistato (in Italia vi ricorre solo il 3% dei lavoratori, mentre in Germania il 23%); potenziare l\u2019orientamento e la formazione professionale; raccordare la scuola all\u2019universit\u00e0 e l\u2019universit\u00e0 al mondo del lavoro, guardando alle competenze che saranno richieste nel futuro.<\/p>\n<p>Quali sono i fattori chiave per la creazione di nuove iniziative che diano buon lavoro? Innanzitutto partire dall\u2019esame delle esigenze e dei bisogni della clientela potenziale (singole persone o famiglie o imprese) per individuare quali non trovano adeguata soddisfazione. Poi guardare alle risorse inutilizzate nel territorio (risorse materiali, ambientali, delle tradizioni, delle competenze); valorizzare il genius loci con creativit\u00e0 e originalit\u00e0, con matrice culturale e spirituale cattolica; aver cura dei beni comuni per immetterli nel circuito virtuoso della creazione di lavoro (Libera); affiancare e tutelare (Policoro); ibridare il profit con il no-profit; avere atteggiamento inclusivo; rendere contaminanti le buone pratiche; farle conoscere. Noi italiani siamo capaci di unire il bello al funzionale, fermo restando l\u2019obiettivo della creazione di valore.<\/p>\n<p>\u00c8 poi importante coltivare i rapporti con le istituzioni, nell\u2019interesse del bene comune, per costruire lavoro buono, insieme al giusto riposo e alla festa. Non ignorare le strutture pubbliche, ma cercare un dialogo e possibilmente una collaborazione con esse per creare un ecosistema favorevole alla produzione di nuovi tipi di beni, pubblici e privati.<\/p>\n<p>Occorrerebbe anche un patto intergenerazionale perch\u00e9 oggi chi ha patrimonio (gli anziani) non ha propensione all\u2019investimento, mentre chi avrebbe bisogno di investire (i giovani) non ha i mezzi. Il patto intergenerazionale va fondato sulla centralit\u00e0 del lavoro degno. Anche la Chiesa deve mettere in gioco il suo patrimonio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019impresa<\/strong><\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 discutere di lavoro senza parlare di impresa. Se si parte dall\u2019idea che l\u2019uomo \u00e8 portato a sfruttare il prossimo (antropologia negativa), si vede l\u2019impresa come luogo di sfruttamento: per decenni l\u2019impresa \u00e8 stata colpevolizzata e si \u00e8 ritenuto che il rapporto lavoratore \u2013 impresa debba essere necessariamente conflittuale. Non a caso nella seconda rivoluzione industriale in Italia si \u00e8 investito moltissimo in automazione, con l\u2019obiettivo di ridurre l\u2019apporto del lavoro nel processo produttivo. Questa concezione di inevitabile conflitto imprenditore &#8211; lavoratore certo non incentiva l\u2019imprenditorialit\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi invece \u00e8 necessaria la cooperazione per costruire un futuro per entrambe le parti (chi intraprende e chi lavora), che stanno sulla stessa barca e concorrono a creare valore economico e beni comuni. \u00c8 necessario quindi abbandonare la visione conflittuale e partire da un\u2019antropologia positiva, di collaborazione, partecipazione e solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>Il Docufilm del regista Salvadore su \u201cIl lavoro che vogliamo\u201d ha presentato otto vicende di imprese che, concepite con desiderio di inclusione &#8211; anche di disabili &#8211; e guardando al territorio, si sono gradualmente affermate dando senso e passione alle attivit\u00e0 e alle relazioni umane. In particolare, in un\u2019azienda fornitrice di beni per un marchio del lusso, i lavoratori sono stati selezionati non in base alla loro condizione fisica, ma accogliendo malati, handicappati, autistici e assegnando loro un lavoro commisurato alle proprie capacit\u00e0. Mettendo le persone al centro, si produce ricchezza: dalle 8 storie del film emerge che \u201csi pu\u00f2 fare!\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le buone pratiche<\/strong><\/p>\n<p>Sono state individuate oltre 400 iniziative dal Nord al Sud d\u2019Italia che generano buon lavoro, partendo da una nuova imprenditorialit\u00e0 che non ha solo il profitto come obiettivo, ma anche il bene comune. \u00c8 questo infatti a dare un benessere pieno e duraturo.<\/p>\n<p>Viene prospettato, anche imparando dai fallimenti, un ampio ventaglio di opportunit\u00e0 imprenditoriali: manifatture di successo puntando su buone professionalit\u00e0; iniziative nel settore sociosanitario (destinato ad avere domanda crescente); consorzi al servizio di imprese artigiane; iniziative di rigenerazione urbana dei borghi o comunque di valorizzazione di risorse del territorio; sviluppo del \u201cmade in carcere\u201d, che presenta anche il beneficio di ridurre la recidiva dei detenuti.<\/p>\n<p>Ci sono \u201cbuone pratiche\u201d molto diverse. Ad esempio la Diocesi di Pozzuoli ha un centro d\u2019ascolto per chi non trova lavoro, o l\u2019ha perso o ha un figlio disoccupato; con l\u2019affiancamento si cerca di dare speranza e trovare una soluzione per mezzo di una rete di contatti con aziende del luogo. Nella Diocesi di Bologna varie associazioni sono raccolte intorno a un tavolo della Pastorale Sociale per promuove il reinserimento nel lavoro, contattando aziende e finalizzando la formazione con un fondo diocesano. La BCC Basilicata svolge una funzione di selezione e accompagnamento delle imprese sulla base della correttezza dei loro comportamenti, in un territorio con carenza di lavoro e fenomeni di spopolamento.<\/p>\n<p>Il Progetto Policoro \u00e8 un metodo di coinvolgimento di giovani, inizialmente poco informati e sfiduciati, per motivarli a mettersi in gioco avviando iniziative economiche in vari settori, dalla promozione dell\u2019agricoltura sociale al sostegno della fragilit\u00e0 non con l\u2019assistenza, ma progettando insieme i servizi necessari.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 l\u2019\u201calgoritmo\u201d vincente per un\u2019iniziativa? Sono simultaneamente necessarie tre condizioni:<\/p>\n<ol>\n<li>capacit\u00e0 reddituale, per stare sul mercato e avere futuro;<\/li>\n<li>capacit\u00e0 generativa interna, per motivare, orientare, innovare;<\/li>\n<li>capacit\u00e0 generativa esterna, per influire positivamente sull\u2019ambiente umano e naturale.<\/li>\n<\/ol>\n<p>avendo sempre un\u2019ottica non a breve, ma a medio periodo.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>La politica<\/strong><\/p>\n<p>Cosa chiedere alla politica? Un piano di sviluppo per l\u2019Italia, con provvedimenti in un\u2019ampia gamma di ambiti, di seguito brevemente tratteggiati.<\/p>\n<ul>\n<li>Ridurre l\u2019eccesso di burocrazia, rimuovendo lacci e lacciuoli, disboscando leggi, norme, circolari, regolamenti, che rendono opachi i processi, rimangono a volte inattuati, autoalimentano la burocrazia, e ingabbiano il Paese.<\/li>\n<li>Ridurre la pressione fiscale, piuttosto che dispensare incentivi; tassare chi si rifugia nei paradisi fiscali; rimodulare le aliquote IVA per le imprese che operano con criteri di rispetto dei lavoratori e dell\u2019ambiente.<\/li>\n<li>Favorire l\u2019afflusso di risorse alle piccole e medie imprese, mediante i piani individuali di risparmio, riservando loro una via preferenziale negli appalti pubblici (come in USA), diffondendo informazioni ai cittadini per una scelta responsabile nel comprare e nell\u2019investire.<\/li>\n<li>Riformare il sistema giustizia, per renderlo meno farraginoso e lento.<\/li>\n<li>Diminuire le disuguaglianze e le asimmetrie di genere fra uomo e donna, facilitando il lavoro femminile (in Italia lavora il 49% delle donne contro una media europea del 60%), sostenendo la maternit\u00e0 e la famiglia.<\/li>\n<li>Governare il cambiamento tecnologico; investire in \u00a0infrastrutture per il digitale anche per le zone interne del Paese, perch\u00e9 non restino tagliate fuori; mettere il lavoro al centro dei processi formativi (formazione duale, apprendistato), anche per evitare il profilarsi di una netta divisione fra una \u00e9lite digitale cosmopolita e una larga maggioranza di lavoratori \u201cterritoriali\u201d sottopagati.<\/li>\n<li>Inserire uno snodo di libert\u00e0 nel sistema scolastico a favore dei genitori (cui spetta la responsabilit\u00e0 educativa dei figli), per realizzare una sana competizione delle strutture scolastiche (e non solo scuola di Stato). La scuola italiana oggi costa di pi\u00f9 (pro capite) e rende meno della media europea.<\/li>\n<li>Mettere in sicurezza il territorio; tutelare il paesaggio; rendere riconoscibile il prodotto agricolo italiano; valorizzare la grande risorsa dei beni artistici.<\/li>\n<li>Ridurre le aree di privilegio professionale.<\/li>\n<li>Varare il reddito di inclusione (non di cittadinanza).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Dall\u2019Europa si attende invece l\u2019armonizzazione fiscale (con cancellazione dei paradisi fiscali) e la promozione di investimenti infrastrutturali in un\u2019ottica occupazionale e di sviluppo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Settimana Sociale Era dal 1970 che il lavoro non era oggetto di approfondimento nelle Settimane Sociali. Se ne parl\u00f2 in momenti travagliati di cambiamento: nell\u2019ottobre 1946 a Venezia sull\u2019art. 1 della Costituzione italiana e nel 1970 a Brescia sullo statuto dei lavoratori. 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