{"id":462,"date":"2017-12-13T19:28:29","date_gmt":"2017-12-13T18:28:29","guid":{"rendered":"http:\/\/diaconidiroma.com\/?p=462"},"modified":"2018-11-15T23:35:47","modified_gmt":"2018-11-15T22:35:47","slug":"intervista-con-padre-luca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/diaconato\/index.php\/intervista-con-padre-luca\/","title":{"rendered":"INTERVISTA \u00a0CON \u00a0PADRE \u00a0LUCA"},"content":{"rendered":"<p>D\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Come nasce il Diaconato Romano, da quale intuizione, con quali aspettative?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>R\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La prima idea concretamente si \u00e8 affacciata nel 1977 quando, con la Costituzione Apostolica \u201cVicariatus Urbis\u201d di Paolo VI, nel riordinamento dei centri pastorali e degli uffici del vicariato, all\u2019ufficio liturgico \u00e8 stata affidata anche la promozione dei ministeri. Eravamo negli anni in cui, anche a livello di Chiesa italiana, si parlava dei ministeri ed \u00e8 proprio di quell\u2019anno il documento \u201cEvangelizzazione e ministeri\u201d al quale anche io avevo dato, come esperto, un qualche contributo. L\u2019indicazione del Cardinal Poletti, convinto della necessit\u00e0 di promuovere la ministerialit\u00e0 laicale, era di procedere con gradualit\u00e0, cercando <!--more-->di far passare nella mentalit\u00e0 sia del clero che del laicato l\u2019idea che una ministerialit\u00e0 gi\u00e0 esercitata di fatto poteva essere riconosciuta con un gesto ecclesiale. Devo dire che, per il numero di destinatari e per l\u2019urgenza, il primo ministero ad essere largamente attuato fu quello \u201cstraordinario della Comunione\u201d: il Centro cominci\u00f2 a promuovere corsi per comprendere e svolgere questo ministero, in vista soprattutto delle prospettive di accostarsi ai malati pi\u00f9 che per il servizio nelle grandi assemblee. Negli anni successivi, notando anche all\u2019interno dei ministeri inferiori persone che sembrava avessero una particolare propensione per un servizio pi\u00f9 ampio, si \u00e8 cominciato a parlare del diaconato, che ha cominciato a muovere i primissimi passi nel 1980, con la nomina di don Franco Peracchi a delegato per il diaconato permanente. Io ero fortemente convinto, e il Cardinale era d\u2019accordo con me, che, sebbene fosse aperta la disponibilit\u00e0 del Seminario ad accogliere eventuali candidati, come di fatto stava gi\u00e0 avvenendo per la preparazione ai ministeri istituiti, si dovesse trovare un luogo diverso per evidenziare chiaramente che la preparazione dei diaconi permanenti non doveva essere assimilata in alcun modo a quella dei presbiteri. Ci siamo messi alla ricerca di luoghi sufficientemente ampi ed accoglienti, finch\u00e9 nel 1982, quando gi\u00e0 i primissimi diaconi erano stati ordinati e qualche candidato era in cammino, si \u00e8 liberata la rettoria di san Teodoro al Palatino, utilizzata praticamente solo per i matrimoni, in quanto il rettore don M. Canciani era stato nominato parroco di San Giovanni dei Fiorentini. Cos\u00ec dal settembre\/ottobre 1982 abbiamo cominciato una preparazione specificamente pensata per i candidati al diaconato, integrata da un corso teologico di base, da frequentare compatibilmente con gli orari di lavoro. Per rispondere alla specificit\u00e0 della formazione dei diaconi anche da un punto di vista culturale, oltre che spirituale, sono nati i \u201cvenerd\u00ec di san Teodoro\u201d, di cui io curavo l\u2019organizzazione e, in parte, anche la conduzione, mentre don Franco si occupava prevalentemente del discernimento e dell\u2019accompagnamento delle singole persone o meglio delle coppie, data l\u2019importanza che abbiamo subito dato alla partecipazione delle mogli. La formazione si articolava in quadriennio; oltre agli appuntamenti formativi del venerd\u00ec tenevamo incontri di spiritualit\u00e0, anche di giornate intere, e per qualche anno abbiamo fatto anche una convivenza in montagna con le famiglie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A proposito di questo inizio, mi preme sottolineare due cose.<\/p>\n<ul>\n<li>Da principio la difficolt\u00e0 dei presbiteri di entrare nell\u2019accoglienza di questo ministero. L\u2019accoglienza, che non era stata facile in un primo momento neanche in seno al Consiglio Episcopale, \u00e8 stata problematica per i parroci che vedevano soltanto la funzionalit\u00e0 del ministero nelle parrocchie. A me premeva sottolineare che bisognava trovare spazi significativi ed autonomi per l\u2019esercizio del ministero, mentre la presenza in parrocchia doveva essere straordinaria e significativa. Ma questo non \u00e8 stato facile; \u00e8 venuto maturando con il passare del tempo. In particolare si \u00e8 cercato nelle pastorali cos\u00ec dette speciali (la famiglia, il mondo della sofferenza, del lavoro, ecc.) lo spazio che consentisse una relativa autonomia e mettesse chiaramente in evidenza lo strettissimo legame sacramentale tra il Vescovo, e quindi la diocesi, ed il diacono. Comunque non \u00e8 stato facile il superamento di una visione quasi esclusivamente funzionale.<\/li>\n<li>La seconda cosa \u00e8 la nostra richiesta che la presentazione dei candidati avvenisse non solo per iniziativa personale o del parroco, ma da parte del Consiglio Pastorale Parrocchiale, perch\u00e9 acquistasse un senso il pi\u00f9 possibile ecclesiale. Non pochi dei primi candidati si sono accostati a questo ministero dopo un cammino in seminario interrotto per diverse ragioni: in questi casi era necessario mettere bene in chiaro che la vocazione diaconale era profondamente diversa da quella presbiterale. Parecchi inoltre provenivano da esperienze particolari anche fortemente qualificate (come il Rinnovamento nello Spirito e il Cammino Neocatecumenale): noi chiedevamo che, una volta iniziato il cammino per il diaconato, si prendessero le distanze dalla partecipazione attiva, con compiti di responsabilit\u00e0, nel movimento d\u2019appartenenza, fin quando il Vescovo, dopo l\u2019ordinazione, avesse stabilito di prestare servizio all\u2019interno di questi gruppi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per me \u00e8 stata una stagione interessantissima. Ho fatto un\u2019esperienza che ha segnato la mia vita e, per certi aspetti, mi ha preparato anche al compito che poi nel 1987 mi \u00e8 stato affidato, quello di Vescovo ausiliare nella pastorale sanitaria. Soprattutto nell\u2019assistenza spirituale e pastorale dei malati negli ospedali si sono presentati spazi anche significativi di impegno per i diaconi, in stretta collaborazione con i cappellani. In proposito ho sempre sottolineato che la comunione con il Vescovo \u00e8 sacramentale ed essenziale, quella con i parroci o altri sacerdoti impegnati nel ministero ha invece la fisionomia di collaborazione per attuare una pastorale organica e coordinata. Il mio coinvolgimento nel diaconato romano \u00e8 proseguito fino al 1993, quando sono stato nominato Vescovo di Sora-Aquino-Pontecorvo; con la mia partenza si \u00e8 lasciato San Teodoro, che nel frattempo era diventato angusto data la crescita numerica dei diaconi e dei candidati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-464 alignleft\" src=\"https:\/\/diaconidiromablog.files.wordpress.com\/2017\/12\/dsc_0737.jpg\" alt=\"DSC_0737\" width=\"300\" height=\"225\" \/>D\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A questo punto avevamo il Diaconato permanente. Si pu\u00f2 parlare di \u201c<em>ordo<\/em>\u201d del diaconato?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>R\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Parlare di <em>ordo<\/em> \u00e8 un po\u2019 ambiguo. Se si parla di <em>ordo<\/em> nel senso di \u201ccollegio\u201d allora il collegio, sotto il profilo teologico, \u00e8 quello dei vescovi <em>sub Petro<\/em> e <em>cum Petro<\/em>. Collegio \u00e8 anche quello dei presbiteri che, in forza dell\u2019ordinazione, hanno un vincolo sacramentale con il vescovo e tra di loro. Non si pu\u00f2 per\u00f2 a rigore parlare di un collegio dei diaconi, ma di un gruppo organico e noi abbiamo realizzato questo mediante momenti di scambio, di verifica di esperienze, di spiritualit\u00e0 vissuti insieme per acquisire una mentalit\u00e0 comune, uno stile comune, anche se poi l\u2019esercizio diversificato del ministero prevedeva che ognuno si muovesse con una certa autonomia secondo il progetto pastorale della diocesi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>D\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La lavanda dei piedi \u00e8 il segno del servizio comune a tutto il ministero ordinato. In che senso anche il diaconato affonda le sue radici in questo gesto di Ges\u00f9?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>R\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Credo che sia molto importante chiarire. L\u2019identit\u00e0 del Vescovo, dopo il Concilio Vaticano II, \u00e8 ormai chiara; quella del presbitero \u00e8 abbastanza chiara dopo la \u201cPresbyterorum Ordinis\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> e dopo la \u201cPatores dabo vobis\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. L\u2019identit\u00e0 del diacono \u00e8 illuminata dall\u2019affermazione di Paolo VI che il diacono \u00e8 il \u201csegno sacramentale di Cristo Servo\u201d e, siccome il servizio di Cristo si esprime nel modo pi\u00f9 eloquente nella lavanda dei piedi (Gv 13,1-17), \u00e8 chiaro che il riferimento a questo passo, per il diacono, \u00e8 fondamentale. Ma resta tuttora aperta, secondo me, la seguente questione: tutti e tre i gradi del sacramento dell\u2019ordine rendono presente Cristo Servo, anche il Vescovo \u00e8 segno sacramentale di Cristo Servo, anche il presbitero. Allora qual \u00e8 la specificit\u00e0 del servizio del diacono? Su questo la riflessione \u00e8 ancora aperta. Io ritengo, come dicono i documenti e come si evince anche da una certa tradizione (penso alla Didascalia degli Apostoli) che se il diacono \u00e8 l\u2019occhio, la bocca, le mani del Vescovo vuol dire che il diacono presenta al Vescovo le situazioni di servizio emergenti in una chiesa particolare. La stessa cosa vale in parrocchia: \u00e8 testimone ed esempio di come si serve, con l\u2019obbedienza, l\u2019umilt\u00e0, la disponibilit\u00e0, con la parola e il gesto, perch\u00e9 questi sono i due pilastri attraverso cui si realizza il servizio: l\u2019annuncio e la diaconia della carit\u00e0 in senso stretto. Del resto, senza voler entrare nel merito dell\u2019esegesi del cap. 6\u00b0 degli Atti, noi vediamo che anche tra i primi sette il servizio delle mense va di pari passo con il servizio dell\u2019evangelizzazione di Filippo. Quella del diacono \u00e8 un\u2019evangelizzazione capillare, \u00e8 l\u2019incontro con la persona, come Filippo che sale sul carro dell\u2019eunuco e gli svela Ges\u00f9 Cristo, rispondendo alle domande che l\u2019eunuco gli pone. Un po\u2019 come fa Ges\u00f9 con i due di Emmaus, anche questa mi pare un\u2019icona importante per la diaconia dell\u2019evangelizzazione; si affianca discretamente, si mette in sintonia, si interessa ai loro dubbi, si coinvolge nello stato d\u2019animo di tristezza e di spegnimento di speranza che avevano dentro. \u00c8 questo il ministero dell\u2019ascolto, dell\u2019accoglienza dell\u2019accompagnamento. \u00a0Penso che la diaconia sia soprattutto questa: l\u2019attenzione nel vedere le situazioni, nell\u2019ascoltarle, nel condividerle, il farsi prossimo, il compatire che abbraccia tutte le dimensioni della fragilit\u00e0 e poi il tendere la mano, accompagnando la persona umana nella crescita integrale. Qui c\u2019\u00e8 un campo molto interessante da sviluppare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"D\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Come nasce il Diaconato Romano, da quale intuizione, con quali aspettative? &nbsp; R\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La prima idea concretamente si \u00e8 affacciata nel 1977 quando, con la Costituzione Apostolica \u201cVicariatus Urbis\u201d di Paolo VI, nel riordinamento dei centri pastorali e degli uffici del vicariato, all\u2019ufficio liturgico \u00e8 stata affidata anche la promozione dei ministeri. 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