{"id":671,"date":"2018-04-17T23:19:56","date_gmt":"2018-04-17T21:19:56","guid":{"rendered":"http:\/\/diaconidiroma.com\/?p=671"},"modified":"2018-11-15T22:50:42","modified_gmt":"2018-11-15T21:50:42","slug":"discernimento-al-diaconato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/diaconato\/index.php\/discernimento-al-diaconato\/","title":{"rendered":"DISCERNIMENTO  AL  DIACONATO"},"content":{"rendered":"<p>La vocazione al diaconato proviene da Dio come avvenimento di grazia che interpella il singolo e, al tempo stesso, la comunit\u00e0 ecclesiale alla quale la vocazione \u00e8 ordinata. Il discernimento \u00e8 il processo mediante il quale l\u2019uno e l\u2019altra vagliano i segni di una possibile chiamata e ne riconoscono l\u2019origine. Il discernimento porta a comprendere se la chiamata \u00e8 riferibile alla volont\u00e0 di Dio per il cammino di santit\u00e0 del singolo e per il bene della comunit\u00e0 ecclesiale o se, al contrario, nasce da aspirazioni e motivazioni estranee al piano divino.<\/p>\n<p>E\u2019 subito evidente quanto grave sia la responsabilit\u00e0 del discernimento e quanto delicato il suo processo: grave la responsabilit\u00e0 di distinguere quanto si iscrive nel piano di Dio da quanto promana da pretese umane, delicato il processo di lettura ed interpretazione dei segni, di per s\u00e9 ambigui se presi singolarmente, che vanno colti e composti con intuito, spirito di verit\u00e0 e fiducia.<\/p>\n<p>Possiamo quindi dire che la vocazione, che \u00e8 dono dello Spirito, si rende riconoscibile soltanto da chi si lascia guidare dallo Spirito di Dio.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><!--more--><\/p>\n<ol>\n<li><strong> I soggetti del discernimento<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il primo soggetto del discernimento \u00e8 proprio colui che si apre al dialogo con Dio e si interroga sulla prospettiva della propria vita. Egli \u00e8 al tempo stesso soggetto ed oggetto del proprio discernimento. L\u2019autodiscernimento \u00e8 una componente essenziale dell\u2019intero processo perch\u00e9 attinge alla sfera pi\u00f9 intima della persona.<\/p>\n<p>L\u2019altro soggetto del discernimento \u00e8 la Chiesa: sono, infatti, i ministri della Chiesa lo strumento attraverso il quale l\u2019intervento di Dio viene riconosciuto e portato a compimento mediante l\u2019imposizione delle mani. In ultima istanza il discernimento ecclesiale compete al Vescovo, come capo e principio di unit\u00e0 della Chiesa locale, tanto pi\u00f9 che a lui spetta imporre le mani ed a lui il ministero diaconale \u00e8 particolarmente correlato. Ma pi\u00f9 in generale il discernimento e la cura delle vocazioni sono compito di tutta la Chiesa: essa, costituita nel mondo come comunit\u00e0 di chiamati, \u00e8 a sua volta strumento della chiamata di Dio.<\/p>\n<p>Nel discernimento interviene quindi, e con un ruolo di grande rilievo specie nella fase iniziale, il parroco, anche a nome della comunit\u00e0 che lui guida, la quale pure deve poter riconoscere nella \u201cdiaconia di fatto\u201d di alcuni suoi membri le premesse di un possibile servizio ordinato al bene della Chiesa.<\/p>\n<p>Anche il delegato episcopale e le persone che con lui collaborano alla formazione per il diaconato hanno un ruolo determinante nel processo di discernimento, in quanto chiamati a rilevare, specie nella fase iniziale, tutti gli elementi che fanno intravedere i sintomi di una possibile chiamata, per riportarli in sintesi al Vescovo.<\/p>\n<p>Uno specialissimo ruolo fra i soggetti del discernimento, quando l\u2019aspirante diacono \u00e8 coniugato, spetta a sua moglie. Ella non solo ha una conoscenza del marito\u00a0 intima e approfondita, ma ha anche il privilegio di condividere con lui il sacramento del Matrimonio, con il quale l\u2019eventuale futuro sacramento dell\u2019Ordine dovr\u00e0 comporsi, essendo insita nella coniugalit\u00e0 la condivisione dei fini.<\/p>\n<p>\u00c8 importante notare alcuni aspetti di rilievo nel discernimento vocazionale:<\/p>\n<ul>\n<li>la molteplicit\u00e0 di persone chiamate a intervenire in un processo che auspicabilmente si dovr\u00e0 concludere in tempi non lunghi;<\/li>\n<li>la variet\u00e0 dei segni vocazionali che potr\u00e0 emergere in rapporto alle diverse angolature attraverso le quali i vari soggetti conoscono l\u2019interessato;<\/li>\n<li>la diversit\u00e0 di criteri di giudizio, e talvolta di pregiudizio, con cui quei segni vocazionali di fatto verranno considerati.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Potrebbe nascere, da quanto appena detto, il timore che il discernimento vocazionale sia un\u2019operazione affetta da alta aleatoriet\u00e0. E cos\u00ec certamente sarebbe se la lettura di una vocazione fosse cosa meramente umana. Sappiamo invece che \u00e8 lo Spirito di Dio che aiuta a riconoscere quanto lui stesso ha ispirato e che non potr\u00e0 far mancare la sua luce a chi a lui si affida con retta intenzione.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong> I segni da discernere<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quali i segni della chiamata al ministero diaconale?<\/p>\n<p>La chiamata vocazionale genera disposizioni d\u2019animo, pensieri, progetti, intenzioni ed azioni che si manifestano in segni concreti, sia pure con modalit\u00e0 variegate. Focalizziamo l\u2019attenzione sui possibili segni attraverso i quali si esprime una vocazione diaconale.<\/p>\n<ul>\n<li><em>Il servizio<\/em>. L\u2019ispirazione di fondo \u00e8 mettere le proprie risorse e il proprio tempo a servizio degli altri, a partire da familiari e amici, ma includendo, in cerchi via via pi\u00f9 larghi, tutti coloro che rientrano in un rapporto di prossimit\u00e0, dal quale nessuno ha motivo di rimanere escluso. Questo atteggiamento riguarda non singoli aspetti, ma tutto ci\u00f2 che serve alla crescita spirituale, e prima ancora umana, di ogni persona e si manifesta con generosa disponibilit\u00e0 e con continuit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questo spirito di servizio non pu\u00f2 non rendersi visibile in atteggiamenti e gesti concreti, in segni appunto da cogliere e discernere per rendersi conto se sono ascrivibili a una chiamata al servizio diaconale.<\/p>\n<ul>\n<li><em>Il senso ecclesiale<\/em>. La Chiesa deve essere vista con affetto filiale, come madre nella fede, come arca di salvezza, come ambiente rigenerante, come propria famiglia, con pieno senso d\u2019appartenenza. Questo non vuol dire non potere mettere in evidenza lati deboli e incongruenze o stigmatizzare fariseismi e controtestimonianze di singoli fedeli o di gruppi, ma nel far questo dovr\u00e0 essere evidente il desiderio di una maggiore perfezione e la disponibilit\u00e0 a impegnarsi a sostenere le debolezze altrui.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Un tale senso ecclesiale si manifesta in comportamenti di partecipazione, attaccamento, condivisione, apostolato, impegno e affettuosa obbedienza verso coloro che nella Chiesa hanno responsabilit\u00e0 pastorali. Ma molta attenzione dovr\u00e0 essere fatta ad alcuni possibili indizi, purtroppo alquanto ricorrenti fra gli assidui frequentatori di sacrestie, che certamente non collimano con la vocazione al diaconato: il volersi mettere in luce, il credere che il proprio gruppo o movimento sia modello autentico di Chiesa, l\u2019indulgere a critiche non sempre bonarie su altri fedeli, il cercare la propria affermazione perseguendo il diaconato come status sociale.<\/p>\n<ul>\n<li><em>La capacit\u00e0 di relazione<\/em>. Fondata su una naturale disposizione all\u2019ascolto, al dialogo, alla comunicazione, si dovr\u00e0 riconoscere la dote di ispirare fiducia, di proporsi in modo delicato, di porsi sul medesimo piano dell\u2019altro, di accedere con naturalezza ad un livello non superficiale di conoscenza, di cogliere il senso di quanto l\u2019altro intende esprimere, di non fermarsi di fronte alle iniziali difficolt\u00e0. Questa apertura alla relazione \u00e8 una dote di grande importanza per il ruolo di animazione che il diacono dovr\u00e0 assumere nei confronti dei fedeli e per il suo configurarsi come \u201ccerniera di comunione\u201d nella comunit\u00e0 in cui vive. Cose che certo non risulterebbero connaturali ad una persona che, al contrario, si presentasse come introversa, timida, tendenzialmente solitaria, taciturna o manifestasse atteggiamenti rigidi o incutesse qualche soggezione nell\u2019avvicinarla.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La capacit\u00e0 di relazione dovr\u00e0 riguardare sia il rapporto con singole persone, sia quello con una comunit\u00e0 riunita, alla quale l\u2019aspirante dovr\u00e0 potersi rivolgere con semplicit\u00e0 e naturalezza, superando l\u2019eventuale iniziale imbarazzo di parlare in pubblico. Il diacono infatti avr\u00e0 certamente molte occasioni, durante il proprio ministero, di rivolgersi a una molteplicit\u00e0 di persone riunite, vuoi in contesto liturgico, vuoi in incontri con altre finalit\u00e0.<\/p>\n<ul>\n<li><em>Lo spirito di preghiera<\/em>. Attraverso la preghiera si esprime il dialogo di lode, di meraviglia, di gratitudine, di confidenza, di domanda, di affidamento dell\u2019uomo a Dio. E il diacono \u00e8 proprio un animatore di preghiera nei vari contesti in cui viene a trovarsi: quello familiare\u00a0 come quello dei gruppi ecclesiali, quello della cerchia di amici come quello dei colleghi di lavoro. Chi \u00e8 chiamato al diaconato dovr\u00e0 quindi sentire una naturale disposizione alla preghiera, il desiderio di trovare la verit\u00e0 del proprio essere nel rivolgersi a Dio in atteggiamento di ascolto e dialogo.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Segni di questo saranno la semplicit\u00e0, immediatezza e freschezza nel partecipare alla preghiera della comunit\u00e0 con modi, espressioni ed intenzioni che nascono dalla realt\u00e0 delle situazioni e dei momenti celebrativi.<\/p>\n<ul>\n<li><em>La capacit\u00e0 di guidare<\/em>. Se da un lato chi inizia il cammino formativo verso il diaconato dovr\u00e0 avere una sincera docilit\u00e0 e disponibilit\u00e0 alla collaborazione, dall\u2019altro non dovr\u00e0 mancare di maturit\u00e0 di giudizio, di attenzione a cogliere le esigenze che nascono dalle diverse situazioni, di inventiva per immaginare azioni efficaci, di spirito d\u2019iniziativa, di capacit\u00e0 di coinvolgere altre persone e di stimolarle verso itinerari di crescita e di impegno. La docilit\u00e0 nel lasciarsi guidare non deve escludere la capacit\u00e0, a sua volta, di animare spiritualmente altre persone, di guidarle in modo personale, originale e stimolante, senza cio\u00e8 necessariamente ripercorrere il gi\u00e0 fatto, ma trovando nella novit\u00e0 del vivere l\u2019originalit\u00e0 della proposta. Si deve quindi riconoscere in chi si avvia verso il diaconato una traccia di quello spirito d\u2019iniziativa che non potr\u00e0 mancare al futuro diacono: questi dovr\u00e0 avere capacit\u00e0 progettuale e di guida, nell\u2019ambito \u2013 certo \u2013 del piano pastorale della comunit\u00e0 in cui \u00e8 inserito, non essendo n\u00e9 un \u201cbattitore libero\u201d n\u00e9 un mero esecutore di azioni che gli piovono dall\u2019alto.<\/li>\n<\/ul>\n<p>I segni del servizio, dell\u2019ecclesialit\u00e0, della capacit\u00e0 di relazione, dello spirito di preghiera e della capacit\u00e0 di guidare dei quali si \u00e8 parlato sono i principali tratti caratteristici da riconoscere e discernere ai fini della chiamata al diaconato. Ad essi si aggiungono altri requisiti che il Codice di Diritto Canonico, al canone 1029, riporta come segue: \u201cSiano promossi agli ordini soltanto quelli che, per prudente giudizio del Vescovo proprio o del Superiore maggiore competente, tenuto conto di tutte le circostanze, hanno fede integra, sono mossi da retta intenzione, posseggono la scienza debita, godono buona stima, sono di integri costumi e di provate virt\u00f9 e sono dotati di tutte quelle altre qualit\u00e0 fisiche e psichiche congruenti con l\u2019ordine che deve essere ricevuto\u201d.<\/p>\n<p>Il momento pi\u00f9 delicato del discernimento consiste poi nel passare da questi segni e requisiti alla verit\u00e0 delle motivazioni che li sottendono.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> Criteri di discernimento<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per l\u2019ammissione al cammino di formazione al diaconato, il discernimento verte principalmente sulle motivazioni della prospettiva vocazionale, sulle attitudini e potenzialit\u00e0 del soggetto che ad essa si orienta e su eventuali circostanze che potrebbero condizionare o precludere il suo cammino.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 di grande importanza la possibilit\u00e0 di stabilire un dialogo profondo e sincero, attraverso il quale formarsi una visione a tutto tondo del soggetto, da suffragare anche con valutazioni e informazioni di quanti lo conoscono bene nei vari ambienti in cui vive: oltre all\u2019ambiente parrocchiale o di comunit\u00e0, anche quello familiare e \u2013 possibilmente \u2013 lavorativo.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario isolare eventuali motivazioni inadeguate o non corrette, quali la prospettiva di migliorare il proprio status sociale o la possibilit\u00e0 di mettere pi\u00f9 liberamente a frutto le proprie doti o la fuga da situazioni (familiari o lavorative) che creano insoddisfazione o il bisogno di trovare un modello di vita che offra certezze. Si noter\u00e0 che queste sono motivazioni essenzialmente egocentriche anche se spesso si presentano ammantate da una giustificazione religiosa; esse, inoltre, a volte non emergono alla consapevolezza del soggetto e rimangono a livello inconscio, anche se possono essere percepite da un attento osservatore esterno.<\/p>\n<p>Riguardo alle attitudini e potenzialit\u00e0 del soggetto, il discernimento consiste nel verificare che siano presenti, o almeno siano in fase di sviluppo, quelle doti che ci si aspetta di trovare mature in un diacono e quelle competenze che ne possono rendere pi\u00f9 incisivo il ministero. Gli <em>Orientamenti e norme<\/em> della Conferenza Episcopale Italiana su <em>I diaconi permanenti nella Chiesa in Italia<\/em> sottolineano che devono essere riscontrate virt\u00f9 umane quali l\u2019equilibrio, la prudenza, il senso di responsabilit\u00e0, la capacit\u00e0 di dialogo, una sincera docilit\u00e0 e disponibilit\u00e0 alla collaborazione.<\/p>\n<p>Quanto poi alle eventuali circostanze che potrebbero condizionare o precludere l\u2019itinerario formativo verso il diaconato, occorre anzitutto guardare al contesto nel quale affiora la candidatura: questa, infatti, dovrebbe essere originata dalla comunit\u00e0 d\u2019appartenenza, sia essa una parrocchia, un gruppo o un movimento ecclesiale, e non da iniziativa autonoma. L\u2019autocandidatura, in quanto sintomo di carente senso ecclesiale e di motivazioni immature, va scoraggiata e indirizzata verso una comunit\u00e0 nella quale inserirsi per cominciare a svolgere quella \u201cdiaconia di fatto\u201d che potr\u00e0 poi dar luogo ad una convinta presentazione del parroco o del presbitero responsabile.<\/p>\n<p>Nel caso in cui l\u2019aspirante provenga da movimenti ecclesiali \u00e8 opportuno che, pur continuando a farne parte, lasci eventuali incarichi direttivi, perch\u00e9 sia subito chiaro che egli \u00e8 chiamato a essere diacono della Chiesa locale, non del singolo movimento.<\/p>\n<p>Deve anche essere verificata un\u2019effettiva disponibilit\u00e0 di tempo, non nel senso che l\u2019aspirante debba avere ampi margini di tempo libero, ma che abbia la possibilit\u00e0 e manifesti l\u2019intento di rinunciare ad alcune delle attivit\u00e0 che lo occupano o di subordinarle all\u2019impegno formativo che gli si apre davanti.<\/p>\n<p>Occorre anche verificare se vi sono problemi per il lavoro svolto, rendendosi conto se la sua natura o l\u2019inquadramento gerarchico possano determinare situazioni di conflitto di coscienza. Si pensi al caso di un avvocato che si occupi di cause di divorzio o di un infermiere in un reparto dove si praticano aborti o di un addetto a servizi segreti o di un tecnico in un\u2019azienda che produce materiale bellico.<\/p>\n<p>Devono inoltre essere evitate posizioni che possano far apparire l\u2019aspirante come persona di parte, ad esempio nel caso di militanza in partiti politici o espressioni sindacali. Egli infatti \u00e8 chiamato a favorire sempre, anche come cittadino, l\u2019unit\u00e0 ed evitare, per quanto possibile, di essere occasione di disunione e di conflitto.<\/p>\n<p>Altra circostanza di grande rilievo \u00e8 la buona fama che deve essere riconosciuta all\u2019aspirante dall\u2019ambiente in cui vive e opera. Si noti in proposito che anche se fossero equivoci, maldicenze o calunnie ad offuscare ingiustamente la buona fama, \u00e8 il dato oggettivo della sua assenza a condizionare l\u2019avvio del cammino di formazione al diaconato.<\/p>\n<p>Per i coniugati occorre fare attenzione a che siano promossi al diaconato quanti, gi\u00e0 da molti anni vivendo in matrimonio, abbiano dimostrato di saper dirigere la propria casa e che la moglie manifesti non solo il consenso, ma anche la disponibilit\u00e0 a condividere il ministero del marito.<\/p>\n<p>Nel discernimento vocazionale di un celibe \u00e8 invece importante capire le ragioni in base alle quali si orienta verso il diaconato piuttosto che verso il presbiterato. Questo potrebbe dipendere da motivazioni sociologiche, quali il lavoro ed il ruolo sociale, ma non dovrebbero mancare le motivazioni propriamente pastorali, cio\u00e8 un\u2019attitudine diversa nel testimoniare e diffondere la fede.<\/p>\n<p>Altro aspetto di cui tener conto sono le possibili conseguenze di eventuali esperienze negative vissute nel passato (vicende sentimentali che hanno lasciato il segno, assunzione di sostanze stupefacenti, alcoolismo, vizio del gioco o altro), per evitare, anche mediante particolari attenzioni durante il tempo di formazione, che possano in qualche modo condizionare il futuro ministero.<\/p>\n<p>In conclusione, nel discernimento delle motivazioni vocazionali, delle attitudini e di eventuali circostanze condizionanti, \u00e8 necessario fare riferimento ai seguenti criteri:<\/p>\n<ul>\n<li><em>globalit\u00e0 del giudizio<\/em>, che consiste nel puntare su una valutazione a tutto tondo del soggetto, non tralasciando alcun aspetto della sua personalit\u00e0;<\/li>\n<li><em>composizione di molteplici valutazioni<\/em>, che si concretizza nel raccogliere e mettere insieme elementi di giudizio espressi da diverse persone che hanno consuetudine di rapporti con l\u2019interessato negli ambienti familiare, ecclesiale, lavorativo;<\/li>\n<li><em>oggettivit\u00e0<\/em>, che impone di basarsi, per quanto possibile, su dati riscontrabili e non su impressioni.<\/li>\n<\/ul>\n<p>In ogni caso, il Concilio Ecumenico Vaticano II raccomanda di avere sempre, nel discernimento, serenit\u00e0 e fermezza d\u2019animo (cf. OT, n.6), avendo come unico riferimento la vocazione del singolo e astraendo da considerazioni sulle necessit\u00e0 pastorali e sulla carenza di operatori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><strong>4.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Le fasi del discernimento<\/strong><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il discernimento della chiamata vocazionale non \u00e8 un\u2019operazione da svolgere in tempi brevi, una volta per tutte, ma un processo finalizzato a riconoscere con sempre maggiore chiarezza e certezza i segni di una vocazione che matura; questa, infatti, pi\u00f9 che un dato di fatto \u00e8 una realt\u00e0 in divenire che coinvolge tutto l\u2019essere e lo sviluppo della persona. Il discernimento, quindi, prosegue lungo l\u2019intero arco di tempo che porta all\u2019ordinazione, con un andamento nel quale possiamo individuare tre fasi di particolare rilievo:<\/p>\n<ul>\n<li>la prima fase inizia con la presentazione dell\u2019aspirante e d\u00e0 luogo al suo passaggio a un periodo propedeutico di verifica dell\u2019eventuale vocazione;<\/li>\n<li>la seconda fase mira a raggiungere una ragionevole certezza della chiamata al ministero diaconale e porta all\u2019ammissione fra i candidati;<\/li>\n<li>la terza fase, riconosciuti i segni vocazionali e verificato che non sussistano circostanze ostative, si conclude con l\u2019ordinazione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nella fase iniziale il soggetto interessato deve essere aiutato ad esprimere un primo autodiscernimento, dopo aver chiarito, almeno per grosse linee, il senso del ministero diaconale. Sar\u00e0 molto importante in questa fase consultare il parroco, cui ordinariamente spetta il compito di presentare l\u2019aspirante, e di ascoltare, se questi \u00e8 coniugato, la moglie. Questo primo discernimento sar\u00e0 molto facilitato se alle spalle dell\u2019interessato vi \u00e8 una comunit\u00e0 parrocchiale gi\u00e0 sensibilizzata ai ministeri, nella quale egli possa aver iniziato a svolgere una \u201cdiaconia di fatto\u201d.<\/p>\n<p>La fase successiva \u00e8 finalizzata a comprendere in modo via via pi\u00f9 chiaro e preciso l\u2019essere e l\u2019operare del diacono ed a verificarne le compatibilit\u00e0 con le proprie motivazioni esistenziali. Il documento CEI sul diaconato in Italia suggerisce anche l\u2019esercizio previo di una concreta responsabilit\u00e0 pastorale, nel quale \u201cl\u2019aspirante, dando buona prova delle proprie capacit\u00e0 e della propria dedizione, potr\u00e0 misurare realisticamente la sua intenzione\u201d.<\/p>\n<p>Questa seconda fase di discernimento si conclude con un\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 da parte del soggetto interessato, che \u201cdovr\u00e0 esprimere chiaramente e per iscritto l\u2019intenzione di impegnarsi per il servizio della chiesa particolare, significando in tal modo l\u2019adesione a un ministero ecclesiale e la piena disponibilit\u00e0 al vescovo\u201d (sempre dal documento CEI sul diaconato in Italia). D\u2019altra parte spetta al vescovo la decisione di ammetterlo fra i candidati. Tutto ci\u00f2 \u00e8 espresso dal rito liturgico dell\u2019ammissione fra i candidati, disposto dalla lettera apostolica <em>Ad pascendum<\/em> di Paolo VI, che ha carattere pubblico e solenne ed esprime un reciproco legame fra il vescovo, la Chiesa ed il candidato.<\/p>\n<p>La fase conclusiva del discernimento mira a verificare i segni di una vocazione matura e ad accertare che non siano insorti elementi condizionanti o ostativi in vista di un\u2019imminente ordinazione.<\/p>\n<p>Il processo del discernimento, del quale sono state messe in evidenza le fasi pi\u00f9 importanti in rapporto ai momenti salienti del percorso verso il sacramento dell\u2019Ordine, attiva una presa di responsabilit\u00e0 pastorale non solo verso coloro dei quali \u00e8 riconosciuta la vocazione, ma anche verso quelli che non presentano i segni della chiamata al ministero del servizio ecclesiale.<\/p>\n<p>Costoro infatti hanno creduto di trovare una strada che, dopo un tempo a volte non breve, si manifesta inidonea o preclusa. Talvolta si rendono conto, con un corretto autodiscernimento, che \u00e8 un\u2019altra la prospettiva di vita corrispondente alle proprie pi\u00f9 intime aspirazioni, a volte invece non comprendono le motivazioni di quella che ai loro occhi appare quasi un\u2019esclusione. Nell\u2019un caso come nell\u2019altro resta a carico della comunit\u00e0 ecclesiale, e in particolare di quanti hanno avuto un ruolo nel percorso formativo e nel discernimento, la responsabilit\u00e0 pastorale di accompagnare il soggetto alla collocazione pi\u00f9 rispondente nella comunit\u00e0 stessa, guidandolo anche verso l\u2019esercizio di un idoneo ruolo ministeriale.<\/p>\n<p>Questa paterna sollecitudine \u00e8 assai importante per evitare delusioni e incomprensioni e per orientare verso un inserimento attivo, come laico, nella missione della Chiesa, in conformit\u00e0 alla propria chiamata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La vocazione al diaconato proviene da Dio come avvenimento di grazia che interpella il singolo e, al tempo stesso, la comunit\u00e0 ecclesiale alla quale la vocazione \u00e8 ordinata. 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