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SUMMARY:Beato Carlo Steeb
DESCRIPTION: \n nacque a Tubinga il 18 dicembre 1773\, primogenito di una distinta famiglia di protestanti in cui c’erano dei pastori luterani. Suo padre\, un uomo d’affari molto stimato (amministra anche i beni del duca di Württemberg)\, lo manda sedicenne a Parigi e diciottenne a Verona per imparare le lingue e la pratica commerciale. È un ragazzo riservato e maturo\, tutto studio e lavoro. Fervido protestante\, come tutti i suoi. Ma lo affascina il vivace mondo veronese con la sua vitalità culturale e religiosa. Lo attrae il dialogo con alcune grandi figure di sacerdoti e laici\, e tutto questo (insieme alla lettura delle opere del Bossuet) lo porta nel settembre 1792 a farsi cattolico. \nAd assisterlo spiritualmente in questo cammino di fede furono due fratelli sacerdoti dell’Oratorio di S. Filippo Neri\, Francesco e Giovanni Battista Bertolini\, e la loro sorella Maddalena. Il 14 settembre 1792 il vescovo di Verona mons. Avogadro ricevette l’abiura dello Steeb. Non gli fu concesso di convincere i familiari circa il valore del suo gesto\, anche se egli non cessò mai di pregare per questo: «Ha potuto una madre»\, diceva pensando a sant’Agostino\, «convertire un figlio\, e non potrà un figlio convertire una madre?».  Come primo incarico\, gli fu affidata la cura spirituale delle famiglie tedesche residenti a Verona\, incarico che egli eserciterà gratuitamente per trentasette anni. In quegli anni\, il Veneto  fu teatro della guerra tra Napoleone e gli austriaci e lo Steeb si offrì per assistere i feriti negli ospedali e i prigionieri nelle carceri\, favorito in questo dalla conoscenza del francese e del tedesco\, e per questa sua generosa presenza le autorità gli conferirono l’onorificenza della croce d’oro dell’imperatore Francesco Giuseppe. \nSuccessivamente\, una epidemia di colera lo vide all’opera nel Lazzaretto che ospitava circa duemila infermi: se richiesto\, accorreva subito al capezzale dei moribondi per confortare\, preparare cristianamente alla morte e anche battezzare. \nNel periodo in cui assisteva i malati\, entrò in contatto con altre grandi figure ecclesiali che a Verona avevano dato vita a istituti religiosi importanti: con il Venerabile don Pietro Leonardi\, che nel 1796 aveva fondato la Evangelica Fratellanza dei Preti e Laici Spedalieri (un’associazione di volontariato ante litteram)\, di cui lo Steeb era un membro particolarmente influente: scopi della istituzione erano la carità esercitata nella Santa Casa della Misericordia\, la catechesi popolare e la diffusione dei buoni libri. \nE poi con Santa Maddalena di Canossa\, che aveva fondato le Figlie della Carità ricorrendo anche ai consigli del Beato\, per il quale ebbe sempre grande ammirazione: «Negli ospedali»\, diceva riferendosi a lui\, «succedevano grandi e continue conversioni» specialmente tra gli ufficiali\, e lo definiva «confessore pieno dello spirito di Dio». \nNel 1799\, assieme alla Canossa e a don Leonardi aveva istituito una scuola per “Spedaliere”\, sorelle infermiere destinate a prestare servizio negli ospedali militari e di campo; poi\, terminata la guerra con la sconfitta di Napoleone a Waterloo\, la Canossa e il Leonardi si dedicarono ad altri ambiti di apostolato\, fondando rispettivamente “le Figlie della Carità” e le “Figlie di Gesù”. Lui invece preferì continuare la sua opera nel Pio Ricovero di Verona dove\, con Luigia Poloni e tre sue compagne e l’appoggio dei vescovi Giuseppe Grasser e Pietro Aurelio Mutti\, il 2 novembre 1840 diede inizio alla congregazione delle Sorelle della Misericordia. \nEra stata da poco ultimata la costruzione della chiesa dell’Istituto dedicata all’Immacolata ed egli\, dopo avervi celebrato la Messa inaugurale\, si mise a letto per non più rialzarsi. La morte sopraggiunse otto giorni dopo\, il 15 dicembre 1856. Prima di spirare\, egli benedisse le sue suore raccomandando loro l’unione\, l’obbedienza e l’amore per i malati. Paolo VI beatificò lo Steeb il 6 luglio 1975. \n  \nPREGHIERA \nQuando le nubi insorgono e via via \nsempre più grigie e torbide si accalcano \ncontro la luce\, temi che sia morto \nil sole e non ti basta che risplenda \nal di là delle tenebre. \nStai nel rimpianto come tua dimora. \nMa non è il sole\, è il vento che disperde \nle nubi. \nCosì accade  \nquando ti senti un orfano di Dio \ne non pensi allo Spirito che\, sorto\, \nfa impennare il tuo pianto. \n(Renzo Barsacchi\, Quando ti senti un orfano di Dio) \n  \n
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