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DESCRIPTION:Beato Carlo Gnocchi\nEra nato il 25 ottobre 1902 a San Colombano al Lambro (Milano) da umile famiglia. Presto il dolore lo visitò con la morte del padre in giovane età\, del fratello Mario\, ancora ragazzo\, e dell’altro fratello\, Andrea\, a soli 20 anni.   Leggi di più
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DESCRIPTION:Beato Carlo Gnocchi\nBeato Carlo Gnocchi \n\n\n\n  \nNasce il 25 ottobre 1902 a San Colombano al Lambro (Milano) da umile famiglia. Orfano di padre in giovane età\, si trasferisce a Milano\, dove entra nel Seminario diocesano e\, il 5 giugno 1925\, viene ordinato presbitero. Per i primi anni\, svolge il suo ministero a Cernusco sul Naviglio\, poi a San Pietro in Sala\, a Milano\, dedicandosi particolarmente ai ragazzi. Nel 1935 è assistente spirituale dell’Istituto Gonzaga di Milano\, per la formazione della gioventù. Studia\, legge\, prega molto\, affidandosi soprattutto alla Madonna. \n\nAllo scoppio della seconda guerra mondiale\, parte come cappellano militare volontario per il fronte greco-albanese\, per condividere la sorte dei suoi giovani. Un’esperienza lacerante! Ma perché tutto quel dolore\, perché la morte di tanti innocenti? Ritorna nel 1942 ma\, nello stesso anno\, parte per la Russia con gli alpini della Tridentina: don Carlo è ancora là con i suoi soldati a condividere tanto strazio\, la tragedia immane. A lui\, prima di chiudere gli occhi\, dilaniati dalle armi\, i soldati morenti affidano gli ultimi ricordi per le loro mamme\, le spose\, i figli. \n\nLa drammatica esperienza della guerra e della ritirata dei soldati italiani lo spinge a riflettere e a considerare il mistero del dolore\, specie negli innocenti e nei bambini. Si dedica quindi a una grandiosa opera di carità nei confronti degli orfani di guerra e dei mutilatini\, per restaurare nei piccoli\, tanto più se sofferenti\, la dignità della persona umana «alla statura di Cristo» (cf Ef 4\,13). \nNel 1948 fonda la “Pro infanzia mutilata”\, la Federazione dei piccoli mutilati\, per assistere le innocenti vittime della guerra. L’11 febbraio 1953 nasce la “Pro Juventute” per le cure e la riabilitazione dei mutilati. \n\nIl 12 settembre 1955 a Milano viene posta la prima pietra del centro-pilota per i fanciulli poliomielitici. Ogni cristiano\, prima di pronunciarsi sul dolore della vita e della morte\, dovrebbe riflettere sull’infinito valore della sofferenza unita alla Croce di Cristo e fidarsi di Lui che nelle ore più dolorose gli sarà accanto. La risposta non è mai la morte\, ma la vita in Cristo. \n\nMalato di tumore\, muore il 28 febbraio 1956 a Milano\, dopo aver donato le proprie cornee a due ragazzi ciechi\, in un’epoca dove i trapianti d’organi non erano ancora regolamentati dalla legge italiana. È stato beatificato sotto il pontificato di papa Benedetto XVI il 25 ottobre 2009 in piazza del Duomo a Milano. I suoi resti mortali sono venerati dal 2010 sotto l’altare della chiesa a lui intitolata\, annessa al Centro «Santa Maria Nascente» della Fondazione Don Gnocchi a Milano. \nLa sua memoria liturgica ricorre il 25 ottobre. \n\nDall’Omelia di Papa Francesco nella Messa in Coena Domini alla Fondazione Don Carlo Gnocchi – 17 aprile 2014 \n«Abbiamo sentito quello che Gesù ha fatto nell’ultima cena; è un gesto di congedo\, è come l’eredità che ci lascia; Lui è Dio e si è fatto servo\, servitore nostro. E questa è l’eredità: anche voi dovete essere servitori gli uni degli altri. Lui ha fatto questa strada per amore\, anche voi dovete amarvi\, essere servitori nell’amore: questa l’eredità che ci lascia Gesù; e fa questo gesto di lavare i piedi che è un gesto simbolico: lo facevano gli schiavi\, i servi\, ai commensali\, alla gente che veniva a pranzo o a cena perché in quel tempo le strade erano tutte di terra e quando entravano a casa era necessario lavarsi i piedi. E Gesù fa un gesto\, un lavoro\, un servizio da schiavo\, da servo. E questo lo lascia come eredità fra noi: noi dobbiamo essere servitori gli uni degli altri. E per questo oggi la Chiesa che commemora l’ultima cena quando Gesù ha istituito l’Eucaristia\, nella cerimonia fa anche questo gesto di lavare i piedi. Che ci ricorda che noi dobbiamo essere servi gli uni degli altri». \n\nPreghiera\n\n\n\n\nO Dio\, che ci sei Padre\, e in Gesù Cristo ci rendi fratelli\, ti ringraziamo per il dono di don Carlo Gnocchi che la Chiesa venera come Beato.   Leggi di più
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DESCRIPTION:Santa Francesca Romana\nUna santa del Rinascimento \nIl Cinquecento fu un secolo in cui nacquero e operarono figure di grande santità\, che rivoluzionarono il cammino della Chiesa nei secoli successivi. Ancora prima\, nel Quattrocento vissero molti santi uomini e altrettante sante donne.  In un’epoca di grandi trasformazioni artistiche\, letterarie e filosofiche\, come quella del Rinascimento\, seppero prestare attenzione all’umanità sofferente nel corpo\, ma anche assetata di istruzione e guida spirituale nell’anima. Una di questi personaggi è santa Francesca Romana che fu sposa\, madre\, vedova\, fondatrice e religiosa.   Leggi di più
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DESCRIPTION:San Luigi Orione\nUn santo dei nostri tempi\, di lui esiste una vastissima bibliografia e periodicamente escono pubblicati stampati\, riviste\, quaderni di spiritualità\, libri che lo riguardano\, lo analizzano in tutti i suoi aspetti\, parlano della sua opera\, davvero grande.   Leggi di più
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DESCRIPTION:San Giacomo Cusmano\n  \nGiacomo Cusmano nasce a Palermo – Italia il 15 marzo 1834. Figlio di Giacomo e Maddalena Patti. Quarto di cinque figli. I suoi fratelli: Vincenzina\, Pietro\, Giuseppe e Giuseppina. A tre anni perde la madre in una epidemia di colera. Sua sorella Vincenzina diventa l’educatrice dei fratelli più piccoli trasmettendo al piccolo Giacomo le virtù cristiane. Da bambino manifesta la sua attenzione per i poveri e i bisognosi come pure per l’ideale missionario. Testimoni di questo sono i fatti che si raccontano della sua infanzia e adolescenza.   Leggi di più
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DESCRIPTION:San Giovanni di Dio\nGiovanni Cidade Duarte nacque dunque nel 1495 a Montemoro-novo (Montemaggiore Nuovo\, un villaggio dal nome promettente). Di Giovanni bambino non sappiamo quasi nulla\, finché all’età di otto anni non gli accade di incontrare un pellegrino: un viandante entrato nella sua casa a chiedere alloggio e intrattenere gli ospiti col racconto dei suoi viaggi. Che cosa sia poi avvenuto non è possibile dire\, ma la mattina dopo i genitori s’accorgono che il pellegrino ha ripreso la strada e che il bambino è fuggito con lui: fuggito o forse rapito. Chissà! Certo è che essi non riescono più a rintracciarlo\, e la mamma\, stroncata dall’angoscia\, non sopravvive più di venti giorni a tanta sventura. Il papà\, invece\, finisce i suoi anni in un convento di francescani. Il piccolo Giovanni compì così un lungo viaggio a piedi\, fino a Madrid\, assieme a mendicanti\, saltimbanchi e giocolieri\, imparandone la strana professione. Giunti vicino a Toledo\, il viandante abbandonò il fanciullo\, probabilmente sfinito\, nelle mani di un buon uomo del posto\, Francisco Majoral\, intendente delle greggi del Conte di Oropesa\, un signore di cui si conoscono le virtù e la carità.   Leggi di più
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