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SUMMARY:San Camillo De Lellis (1550-1614)
DESCRIPTION:San Camillo De Lellis\nEra il secondo figlio\, atteso per molto tempo\, dei nobili Giovanni de Lellis e Camilla de Compellis: Camillo\, un gigante di forza\, di coraggio\, di carità\, di dolcezza. In effetti tutta la vita di Camillo fu straordinaria. Egli nacque il 25 maggio 1550 a Bucchianico di Chieti nell’Abruzzo; nel mese dì marzo di quello stesso anno moriva a Granada Giovanni di Dio\, un altro grande santo della sanità. Fu battezzato col nome di Camillo in ossequio alla madre\, nome che significa “ministro del sacrificio”. Camillo fu un fanciullo vivace e irrequieto\, imparò a leggere ed a scrivere e poi via\, allorché a tredici anni gli morì la madre\, nei tumulti di una vita vagabonda. Al seguito del padre\, militare di carriera negli eserciti spagnoli\, cominciò a frequentare le compagnie dei soldati\, imparandone linguaggio e passatempi\, fra i quali il gioco delle carte e dei dadi. Preparatosi anche nel mestiere\, mentre si stava arruolando nell’esercito della “Lega santa”\, improvvisamente gli morì il padre Giovanni\, col quale doveva imbarcarsi. All’evento luttuoso seguì la comparsa di una dolorosa ulcera purulenta\, forse da osteomielite\, alla caviglia destra. Ciò costrinse Camillo a recarsi a Roma per il suo trattamento all’ospedale San Giacomo degli Incurabili. Parzialmente guarito\, Camillo pensò che gli conveniva proprio fare il militare mercenario e con la seconda Lega fu mandato\, al soldo della Spagna\, prima in Dalmazia e poi a Tunisi. Fu congedato nel 1574\, perse ogni suo avere al gioco e fu accolto dai Cappuccini di San Giovanni Rotondo non lontano da Manfredonia a fare il manovale\, dopo avere girato qua e là in cerca di elemosina. Le buone parole di un frate di quel convento e la grazia del Signore trasformavano il cuore e la vita di quello sbandato ormai quasi venticinquenne e nel febbraio 1575 avvenne la conversione. La piaga\, che intanto si andava estendendo alla gamba\, lo riportò al San Giacomo di Roma\, dove\, con ben altro spirito rispetto al primo ricovero\, cominciò\, più che a pensare a se stesso\, a rendersi conto dello stato di abbandono e di miseria in cui si trovavano i malati\, alla mercé di un personale indifferente ed insufficiente. Si mise a servire i suoi compagni sofferenti e lo faceva in maniera così delicata e diligente che gli amministratori lo promossero responsabile del personale e dei servizi dell’ospedale. Ma non riuscendo a cambiare la situazione generale\, Camillo ebbe l’ispirazione\, una volta dimesso\, di convocare un gruppo di amici che\, consacratisi a Cristo Crocifisso\, si dedicassero totalmente alle prestazioni verso gli ammalati. Essi formeranno più avanti la Compagnia dei Ministri degli Infermi che Sisto V\, papa dal 1585 al 1590\, approvava nel 1586\, con il permesso ad ognuno di portare l’abito nero come i Chierici Regolari\, ma con il privilegio di una croce di panno rosso sul petto\, come espressione della Redenzione operata dal dono del Preziosissimo Sangue di Cristo. Intanto Camillo trovava il tempo per studiare e nel 1584 veniva ordinato sacerdote a S. Giovanni in Laterano. In quel tempo esisteva a Roma il grande ospedale o arcispedale di Santo Spirito\, che Innocenzo III\, papa dal 1198 al 1216\, aveva fondato nel 1204 come Hospitium Apostolorum e che proprio Sisto V aveva provveduto a rinnovare ed a ingrandire. Qui prese ben presto servizio Camillo coi suoi compagni e per ventotto anni egli ebbe ogni attenzione per quei malati\, nei quali spesso contemplava misticamente Gesù Cristo stesso. Egli riuscì anche ad esigere che le corsie fossero ben arieggiate\, che ordine e pulizia fossero costanti\, che i pazienti ricevessero pasti salutari e che i malati affetti da malattie contagiose fossero posti in quarantena. Nel frattempo papa Gregorio XIV elevava la Compagnia ad Ordine religioso e l’8 dicembre 1591 il sacerdote\, con venticinque compagni\, fece la prima professione dei voti\, aggiungendo ai tre abituali di povertà\, castità e obbedienza\, il quarto voto\, vale a dire quello di “perpetua assistenza corporale e spirituale ai malati\, ancorché appestati”. Nella pratica della carità i Ministri degli Infermi\, che diventeranno poi i Camilliani\, stabilirono il seguente paradigma: il corpo prima dell’anima\, il corpo per l’anima\, l’uno e l’altra per Iddio. Per un certo tempo il sacerdote Camillo governò personalmente l’Ordine\, fondando Case in parecchie città d’Italia\, ma nel 1607 vi rinunciò per qualche dissenso sorto tra i confratelli e riprese a tempo pieno l’assistenza ai malati\, ai poveri\, ai diseredati. L’ulcera della caviglia non l’abbandonò mai e\, dopo la comparsa di patologia renale e gastrica\, egli moriva il 14 luglio 1614. I suoi resti mortali restano sepolti nella piccola chiesa di Santa Maria Maddalena a Roma. Don Camillo de Lellis da Bucchianico venne beatificato nel 1742 e proclamato santo quattro anni dopo da Papa Benedetto XIV. Leone XIII lo dichiarò\, nel 1886\, patrono degli infermi e degli ospedali\, Pio XI lo proclamò patrono degli infermieri nel 1930 e Paolo VI\, qualche decennio più tardi\, protettore particolare della sanità militare italiana. La sua festa liturgica ricorre il 14 luglio. L’Ordine dei Camilliani ha avuto un progressivo sviluppo lungo gli abbondanti quattro secoli che costituiscono la sua storia\, fatti salvi alcuni momenti difficili nel Settecento e nell’Ottocento. Nel tempo si sono formate comunità di religiose e poi le Ministre degli Infermi ed ancora sono sorti in varie parti del mondo gruppi di laici\, uomini e donne\, che hanno fatto proprio il carisma e la missione di San Camillo: tutti insieme\, Ordine in testa\, costituiscono “La Famiglia Camilliana”.   Leggi di più
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Preparatosi anche nel mestiere\, mentre si stava arruolando nell’esercito della “Lega santa”\, improvvisamente gli morì il padre Giovanni\, col quale doveva imbarcarsi. All’evento luttuoso seguì la comparsa di una dolorosa ulcera purulenta\, forse da osteomielite\, alla caviglia destra. Ciò costrinse Camillo a recarsi a Roma per il suo trattamento all’ospedale San Giacomo degli Incurabili. Parzialmente guarito\, Camillo pensò che gli conveniva proprio fare il militare mercenario e con la seconda Lega fu mandato\, al soldo della Spagna\, prima in Dalmazia e poi a Tunisi. Fu congedato nel 1574\, perse ogni suo avere al gioco e fu accolto dai Cappuccini di San Giovanni Rotondo non lontano da Manfredonia a fare il manovale\, dopo avere girato qua e là in cerca di elemosina. Le buone parole di un frate di quel convento e la grazia del Signore trasformavano il cuore e la vita di quello sbandato ormai quasi venticinquenne e nel febbraio 1575 avvenne la conversione. La piaga\, che intanto si andava estendendo alla gamba\, lo riportò al San Giacomo di Roma\, dove\, con ben altro spirito rispetto al primo ricovero\, cominciò\, più che a pensare a se stesso\, a rendersi conto dello stato di abbandono e di miseria in cui si trovavano i malati\, alla mercé di un personale indifferente ed insufficiente. Si mise a servire i suoi compagni sofferenti e lo faceva in maniera così delicata e diligente che gli amministratori lo promossero responsabile del personale e dei servizi dell’ospedale. Ma non riuscendo a cambiare la situazione generale\, Camillo ebbe l’ispirazione\, una volta dimesso\, di convocare un gruppo di amici che\, consacratisi a Cristo Crocifisso\, si dedicassero totalmente alle prestazioni verso gli ammalati. Essi formeranno più avanti la Compagnia dei Ministri degli Infermi che Sisto V\, papa dal 1585 al 1590\, approvava nel 1586\, con il permesso ad ognuno di portare l’abito nero come i Chierici Regolari\, ma con il privilegio di una croce di panno rosso sul petto\, come espressione della Redenzione operata dal dono del Preziosissimo Sangue di Cristo. Intanto Camillo trovava il tempo per studiare e nel 1584 veniva ordinato sacerdote a S. Giovanni in Laterano. In quel tempo esisteva a Roma il grande ospedale o arcispedale di Santo Spirito\, che Innocenzo III\, papa dal 1198 al 1216\, aveva fondato nel 1204 come Hospitium Apostolorum e che proprio Sisto V aveva provveduto a rinnovare ed a ingrandire. Qui prese ben presto servizio Camillo coi suoi compagni e per ventotto anni egli ebbe ogni attenzione per quei malati\, nei quali spesso contemplava misticamente Gesù Cristo stesso. 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Per un certo tempo il sacerdote Camillo governò personalmente l’Ordine\, fondando Case in parecchie città d’Italia\, ma nel 1607 vi rinunciò per qualche dissenso sorto tra i confratelli e riprese a tempo pieno l’assistenza ai malati\, ai poveri\, ai diseredati. L’ulcera della caviglia non l’abbandonò mai e\, dopo la comparsa di patologia renale e gastrica\, egli moriva il 14 luglio 1614. I suoi resti mortali restano sepolti nella piccola chiesa di Santa Maria Maddalena a Roma. Don Camillo de Lellis da Bucchianico venne beatificato nel 1742 e proclamato santo quattro anni dopo da Papa Benedetto XIV. Leone XIII lo dichiarò\, nel 1886\, patrono degli infermi e degli ospedali\, Pio XI lo proclamò patrono degli infermieri nel 1930 e Paolo VI\, qualche decennio più tardi\, protettore particolare della sanità militare italiana. La sua festa liturgica ricorre il 14 luglio. L’Ordine dei Camilliani ha avuto un progressivo sviluppo lungo gli abbondanti quattro secoli che costituiscono la sua storia\, fatti salvi alcuni momenti difficili nel Settecento e nell’Ottocento. Nel tempo si sono formate comunità di religiose e poi le Ministre degli Infermi ed ancora sono sorti in varie parti del mondo gruppi di laici\, uomini e donne\, che hanno fatto proprio il carisma e la missione di San Camillo: tutti insieme\, Ordine in testa\, costituiscono “La Famiglia Camilliana”.   Leggi di più
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SUMMARY:P. Agostino Gemelli\, Testimone (1878-1959)
DESCRIPTION:P. Agostino Gemelli\nEdoardo Gemelli nasce a Milano il 18 gennaio 1878 da famiglia non praticante e decisamente anticlericale. Cresce dunque in un ambiente agnostico\, del resto comune alla borghesia dell’epoca. Nel periodo del liceo al Parini è alunno interno del convitto Longone\, dove abbandona del tutto la pratica religiosa. Finito il liceo si iscrive\, nel 1896\, alla facoltà di Medicina presso l’Università di Pavia. Nel 1902 viene espulso per indisciplina dal collegio Ghislieri\, dove era stato ammesso nel 1898. Frequentando l’Università aderisce al metodo positivistico e al materialismo\, subendo il fascino del socialismo\, di cui diviene un militante. Contemporaneamente inizia la ricerca scientifica\, nel laboratorio del suo maestro Camillo Golgi\, ordinario di patologia generale e premio Nobel per la medicina nel 1906. Qui matura la passione per le scienze biologiche e per la ricerca sperimentale.\nQuando Golgi\, positivista e anticlericale ma reazionario\, è avversato dai socialisti\, Gemelli si schiera con il maestro. Per questo viene fortemente criticato dai compagni del partito\, da cui alla fine viene espulso. In quello stesso periodo cresce la sua amicizia con Ludovico Necchi\, già suo compagno di liceo\, grazie al quale Edoardo inizia ad avere rapporti\, non privi di vivace polemica\, con gli universitari del Circolo Severino Boezio della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (Fuci). Così\, mentre inizia la sua ricerca scientifica\, che mai abbandonerà nella vita\, avvia un’altra ricerca fondamentale\, anch’essa destinata ad appassionarlo sempre\, quella della verità dell’uomo ed innanzi tutto di sé. Anche l’ambito dei suoi studi\, sempre più orientati verso le frontiere della psicologia (di cui fonderà il primo laboratorio italiano)\, va ricondotto al suo interesse per l’uomo\, considerato nella sua misteriosa unità fisica e spirituale.   Leggi di più
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SUMMARY:Beata Guadalupe Ortiz Landazuri (1916-1975)
DESCRIPTION:Beata Guadalupe Ortiz\nGuadalupe Ortiz de Landázuri Fernandez de Heredia nacque a Madrid\, in Spagna\, il 12 dicembre 1916. Era stata preceduta da tre fratelli maschi\, l’ultimo dei quali\, Francisco de Asis\, morì poco prima della sua nascita\, a quattordici mesi. Fu battezzata il 24 dicembre\, nella chiesa parrocchiale di Sant’Ildefonso.   Leggi di più
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SUMMARY:Beata Guadalupe Ortiz Landazuri (1916-1975)
DESCRIPTION:Beata Guadalupe Ortiz\nGuadalupe Ortiz de Landázuri Fernandez de Heredia nacque a Madrid\, in Spagna\, il 12 dicembre 1916. Era stata preceduta da tre fratelli maschi\, l’ultimo dei quali\, Francisco de Asis\, morì poco prima della sua nascita\, a quattordici mesi. Fu battezzata il 24 dicembre\, nella chiesa parrocchiale di Sant’Ildefonso. A sette anni\, il 18 maggio 1923\, ricevette la Prima Comunione a Segovia\, dove suo padre\, Manuel Ortiz de Landázuri\, era professore di topografia nell’Accademia di Artiglieria. Cominciò gli studi nella scuola «La Emulación» per figlie di artiglieri\, proseguendoli presso l’istituto Nostra Signora del Pilar a Tetuán\, retto dai padri Marianisti.   Leggi di più
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SUMMARY:Carlotta Nobile (1988-2013)
DESCRIPTION:Carlotta Nobile\nAnnunciata come «una donna eccezionale» dalla mistica centenaria Madre Raffaelina Borruto prima ancora che ne si sapesse il sesso\, Carlotta Nobile (Roma\, 20 dicembre 1988 – Benevento\, 16 luglio 2013) fin da bambina manifestò una sensibilità profonda e tormentata\, testimoniata da vari scritti: «La mia storia sarà diversa» scrisse al papà a 8 anni. Mostrò presto un singolare talento che la lanciò in una sorprendente e precoce carriera violinistica di livello nazionale\, coltivata nelle maggiori accademie europee e coronata con la vittoria di vari prestigiosi concorsi. Parallelamente a ciò\, pubblicò due libri e si laureò con lode in Storia dell’Arte\, proseguendo gli studi a New York e a Cambridge. Severa ed esigente con se stessa\, con «l’amore intorno e la disciplina dentro» -come scrisse-\, durante l’adolescenza vide sbiadire la fede dell’infanzia. Nel pieno dei suoi 22 anni\, arrivò però la diagnosi di un melanoma. Dopo una prima reazione di rabbia nei confronti di un destino che percepiva come ingiusto\, dalla domanda «Perché a me?» passò presto al «Perché non a me?»\, dopo aver realizzato che quella frenetica ed inconscia ricerca di perfezione che la tormentava da anni era un’illusione e dopo aver iniziato ad amarsi in un modo nuovo rispettando i propri limiti. «Odio essere compatita» -disse- e per questo proseguì la sua carriera non rivelando quasi a nessuno la sua malattia. Bisognosa comunque di comunicare quel che provava\, nell’aprile 2012 aprì il blog anonimo “Il Cancro E Poi_”\, col quale infuse coraggio e speranza a migliaia di persone\, invitando il prossimo a vedere il cancro non solo come un nemico\, ma come un maestro: «Io non so più neanche quanti centimetri di cicatrici chirurgiche ho. -scrisse- Ma li amo tutti\, uno per uno\, ogni centimetro di pelle incisa che non sarà mai più risanata. Sono questi i punti di innesto delle mie ali.» Alternò la sua vita tra concerti e ospedali ed aderì ai “Donatori di Musica” per offrire note e speranza ai pazienti oncologici\, senza però rivelare di essere anch’ella malata. Il 4 marzo 2013 a Milano\, al risveglio da un coma\, scoprì di aver ricevuto il dono di una radicale Fede in Cristo. Scrisse: «Io sono guarita nell’anima. In un istante\, in un giorno qualunque\, al risveglio da una crisi. Ho riaperto gli occhi ed ero un’altra. E questo è un miracolo. C’è un disegno più grande. Perché ora FINALMENTE sono sana dove non lo ero da due anni\, cioè DENTRO\, nell’anima!!!!». Carlotta rimase poi folgorata dall’omelia di Papa Francesco della Domenica delle Palme: «Voi giovani dovete portare la Croce con Gioia!». Il Venerdì Santo del 2013 a Roma\, desiderosa di confessarsi\, incontrò colui che diventerà il suo confessore\, Don Giuseppe Trappolini\, parroco di San Giacomo in Augusta\, il quale\, stupito dalla testimonianza della ragazza\, ne scrisse al Pontefice. La risposta non tardò ad arrivare: il Papa telefonò in parrocchia. «Questa ragazza mi dà coraggio» disse. Proprio in quel momento Carlotta cadeva in una crisi cerebrale all’ospedale di Carrara e\, dopo aver ripreso conoscenza\, ebbe un’apparizione trinitaria: sdraiata sul letto nella sua stanza\, vide un Triangolo di luce sulla parete. Con gioia scrisse allora al Papa: «Caro Papa Francesco\, Tu mi hai cambiato la vita. Io sono onorata e fortunata di poter portare la Croce con Gioia a 24 anni. So che il cancro mi ha guarita nell’anima\, sciogliendo tutti i miei grovigli interiori e regalandomi la Fede\, la Fiducia\, l’Abbandono e una Serenità immensi proprio nel momento di maggior gravità della mia malattia. Io confido nel Signore e\, pur nel mio percorso difficile e tormentato\, riconosco sempre il Suo aiuto. Caro Papa Francesco\, Tu mi hai cambiato la vita. Vorrei rivolgerTi una preghiera… Avrei un desiderio immenso di conoscerTi e\, anche solo per un minuto\, pregare il Padre Nostro insieme a Te! “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” e “Liberaci dal male” Amen. Affido questo mio sogno a don Giuseppe e confido in Dio! Prega per me Santo Padre. Io prego per Te ogni giorno. Carlotta». L’incontro con il Papa non potrà mai esserci: nel maggio 2013 le condizioni di Carlotta peggiorarono e allora tornò nella sua casa di Benevento\, dove trascorse i suoi ultimi tre mesi. Nonostante sofferenze indicibili\, davanti agli occhi sbalorditi della famiglia\, visse un paradossale stato di grazia e di serenità\, senza mai un lamento\, nella preghiera. Il cappuccino Padre Giampiero Canelli la ascoltò nell’ultima Confessione: «Quasi fu lei ad incoraggiare me!» racconterà. Nei primi giorni di luglio\, Carlotta disse al fratello: «Io ho guadagnato la Fede\, non quella delle litanie o altro\, ma quella dell’affidarsi al Padre». Il 14 Carlotta disse ai familiari «È finita!»\, ma sorrideva. Quella notte\, l’ultima della sua vita\, già in pieno travaglio respiratorio\, il padre la sentì sussurrare ripetutamente\, guardando il soffitto: «Signore\, ti ringrazio. Signore\, ti ringrazio. Signore\, ti ringrazio». Il giorno successivo\, poco prima di morire\, rivolse con fatica ai suoi cari e al suo fidanzato l’ultimo saluto: «I miei tre uomini meravigliosi: papà\, Alessandro e Matteo. La mia dolce mamma» e poi\, accarezzando la guancia della mamma\, «Cosa voglio di più?! Io sono fortunata». Carlotta morì a 24 anni allo scoccare del 16 luglio 2013\, giorno della Madonna del Carmelo. La sua testimonianza\, diffusasi sul web e sulle televisioni\, ha fatto il giro del mondo\, dagli Stati Uniti al Sud Sudan\, dall’Ungheria al Messico\, e continua ad aprire i cuori di tanti\, in particolare giovani e malati\, tanto che nel febbraio 2018 è stata inserita dalla Santa Sede tra i “Giovani Testimoni” per il Sinodo dei Vescovi.   Leggi di più
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SUMMARY:Carlotta Nobile\, Testimone  (1988-2013)
DESCRIPTION:Carlotta Nobile\nAnnunciata come «una donna eccezionale» dalla mistica centenaria Madre Raffaelina Borruto prima ancora che ne si sapesse il sesso\, Carlotta Nobile (Roma\, 20 dicembre 1988 – Benevento\, 16 luglio 2013) fin da bambina manifestò una sensibilità profonda e tormentata\, testimoniata da vari scritti: «La mia storia sarà diversa» scrisse al papà a 8 anni. Mostrò presto un singolare talento che la lanciò in una sorprendente e precoce carriera violinistica di livello nazionale\, coltivata nelle maggiori accademie europee e coronata con la vittoria di vari prestigiosi concorsi. Parallelamente a ciò\, pubblicò due libri e si laureò con lode in Storia dell’Arte\, proseguendo gli studi a New York e a Cambridge. Severa ed esigente con se stessa\, con «l’amore intorno e la disciplina dentro» -come scrisse-\, durante l’adolescenza vide sbiadire la fede dell’infanzia. Nel pieno dei suoi 22 anni\, arrivò però la diagnosi di un melanoma. Dopo una prima reazione di rabbia nei confronti di un destino che percepiva come ingiusto\, dalla domanda «Perché a me?» passò presto al «Perché non a me?»\, dopo aver realizzato che quella frenetica ed inconscia ricerca di perfezione che la tormentava da anni era un’illusione e dopo aver iniziato ad amarsi in un modo nuovo rispettando i propri limiti. «Odio essere compatita» -disse- e per questo proseguì la sua carriera non rivelando quasi a nessuno la sua malattia. Bisognosa comunque di comunicare quel che provava\, nell’aprile 2012 aprì il blog anonimo “Il Cancro E Poi_”\, col quale infuse coraggio e speranza a migliaia di persone\, invitando il prossimo a vedere il cancro non solo come un nemico\, ma come un maestro: «Io non so più neanche quanti centimetri di cicatrici chirurgiche ho. -scrisse- Ma li amo tutti\, uno per uno\, ogni centimetro di pelle incisa che non sarà mai più risanata. Sono questi i punti di innesto delle mie ali.» Alternò la sua vita tra concerti e ospedali ed aderì ai “Donatori di Musica” per offrire note e speranza ai pazienti oncologici\, senza però rivelare di essere anch’ella malata. Il 4 marzo 2013 a Milano\, al risveglio da un coma\, scoprì di aver ricevuto il dono di una radicale Fede in Cristo. Scrisse: «Io sono guarita nell’anima. In un istante\, in un giorno qualunque\, al risveglio da una crisi. Ho riaperto gli occhi ed ero un’altra. E questo è un miracolo. C’è un disegno più grande. Perché ora FINALMENTE sono sana dove non lo ero da due anni\, cioè DENTRO\, nell’anima!!!!». Carlotta rimase poi folgorata dall’omelia di Papa Francesco della Domenica delle Palme: «Voi giovani dovete portare la Croce con Gioia!». Il Venerdì Santo del 2013 a Roma\, desiderosa di confessarsi\, incontrò colui che diventerà il suo confessore\, Don Giuseppe Trappolini\, parroco di San Giacomo in Augusta\, il quale\, stupito dalla testimonianza della ragazza\, ne scrisse al Pontefice. La risposta non tardò ad arrivare: il Papa telefonò in parrocchia. «Questa ragazza mi dà coraggio» disse. Proprio in quel momento Carlotta cadeva in una crisi cerebrale all’ospedale di Carrara e\, dopo aver ripreso conoscenza\, ebbe un’apparizione trinitaria: sdraiata sul letto nella sua stanza\, vide un Triangolo di luce sulla parete. Con gioia scrisse allora al Papa: «Caro Papa Francesco\, Tu mi hai cambiato la vita. Io sono onorata e fortunata di poter portare la Croce con Gioia a 24 anni. So che il cancro mi ha guarita nell’anima\, sciogliendo tutti i miei grovigli interiori e regalandomi la Fede\, la Fiducia\, l’Abbandono e una Serenità immensi proprio nel momento di maggior gravità della mia malattia. Io confido nel Signore e\, pur nel mio percorso difficile e tormentato\, riconosco sempre il Suo aiuto. Caro Papa Francesco\, Tu mi hai cambiato la vita. Vorrei rivolgerTi una preghiera… Avrei un desiderio immenso di conoscerTi e\, anche solo per un minuto\, pregare il Padre Nostro insieme a Te! “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” e “Liberaci dal male” Amen. Affido questo mio sogno a don Giuseppe e confido in Dio! Prega per me Santo Padre. Io prego per Te ogni giorno. Carlotta». L’incontro con il Papa non potrà mai esserci: nel maggio 2013 le condizioni di Carlotta peggiorarono e allora tornò nella sua casa di Benevento\, dove trascorse i suoi ultimi tre mesi. Nonostante sofferenze indicibili\, davanti agli occhi sbalorditi della famiglia\, visse un paradossale stato di grazia e di serenità\, senza mai un lamento\, nella preghiera. Il cappuccino Padre Giampiero Canelli la ascoltò nell’ultima Confessione: «Quasi fu lei ad incoraggiare me!» racconterà. Nei primi giorni di luglio\, Carlotta disse al fratello: «Io ho guadagnato la Fede\, non quella delle litanie o altro\, ma quella dell’affidarsi al Padre». Il 14 Carlotta disse ai familiari «È finita!»\, ma sorrideva. Quella notte\, l’ultima della sua vita\, già in pieno travaglio respiratorio\, il padre la sentì sussurrare ripetutamente\, guardando il soffitto: «Signore\, ti ringrazio. Signore\, ti ringrazio. Signore\, ti ringrazio». Il giorno successivo\, poco prima di morire\, rivolse con fatica ai suoi cari e al suo fidanzato l’ultimo saluto: «I miei tre uomini meravigliosi: papà\, Alessandro e Matteo. La mia dolce mamma» e poi\, accarezzando la guancia della mamma\, «Cosa voglio di più?! Io sono fortunata». Carlotta morì a 24 anni allo scoccare del 16 luglio 2013\, giorno della Madonna del Carmelo. La sua testimonianza\, diffusasi sul web e sulle televisioni\, ha fatto il giro del mondo\, dagli Stati Uniti al Sud Sudan\, dall’Ungheria al Messico\, e continua ad aprire i cuori di tanti\, in particolare giovani e malati\, tanto che nel febbraio 2018 è stata inserita dalla Santa Sede tra i “Giovani Testimoni” per il Sinodo dei Vescovi.   Leggi di più
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Dopo una prima reazione di rabbia nei confronti di un destino che percepiva come ingiusto\, dalla domanda «Perché a me?» passò presto al «Perché non a me?»\, dopo aver realizzato che quella frenetica ed inconscia ricerca di perfezione che la tormentava da anni era un’illusione e dopo aver iniziato ad amarsi in un modo nuovo rispettando i propri limiti. «Odio essere compatita» -disse- e per questo proseguì la sua carriera non rivelando quasi a nessuno la sua malattia. Bisognosa comunque di comunicare quel che provava\, nell’aprile 2012 aprì il blog anonimo “Il Cancro E Poi_”\, col quale infuse coraggio e speranza a migliaia di persone\, invitando il prossimo a vedere il cancro non solo come un nemico\, ma come un maestro: «Io non so più neanche quanti centimetri di cicatrici chirurgiche ho. -scrisse- Ma li amo tutti\, uno per uno\, ogni centimetro di pelle incisa che non sarà mai più risanata. Sono questi i punti di innesto delle mie ali.» Alternò la sua vita tra concerti e ospedali ed aderì ai “Donatori di Musica” per offrire note e speranza ai pazienti oncologici\, senza però rivelare di essere anch’ella malata. Il 4 marzo 2013 a Milano\, al risveglio da un coma\, scoprì di aver ricevuto il dono di una radicale Fede in Cristo. Scrisse: «Io sono guarita nell’anima. In un istante\, in un giorno qualunque\, al risveglio da una crisi. Ho riaperto gli occhi ed ero un’altra. E questo è un miracolo. C’è un disegno più grande. Perché ora FINALMENTE sono sana dove non lo ero da due anni\, cioè DENTRO\, nell’anima!!!!». Carlotta rimase poi folgorata dall’omelia di Papa Francesco della Domenica delle Palme: «Voi giovani dovete portare la Croce con Gioia!». Il Venerdì Santo del 2013 a Roma\, desiderosa di confessarsi\, incontrò colui che diventerà il suo confessore\, Don Giuseppe Trappolini\, parroco di San Giacomo in Augusta\, il quale\, stupito dalla testimonianza della ragazza\, ne scrisse al Pontefice. La risposta non tardò ad arrivare: il Papa telefonò in parrocchia. «Questa ragazza mi dà coraggio» disse. Proprio in quel momento Carlotta cadeva in una crisi cerebrale all’ospedale di Carrara e\, dopo aver ripreso conoscenza\, ebbe un’apparizione trinitaria: sdraiata sul letto nella sua stanza\, vide un Triangolo di luce sulla parete. Con gioia scrisse allora al Papa: «Caro Papa Francesco\, Tu mi hai cambiato la vita. Io sono onorata e fortunata di poter portare la Croce con Gioia a 24 anni. So che il cancro mi ha guarita nell’anima\, sciogliendo tutti i miei grovigli interiori e regalandomi la Fede\, la Fiducia\, l’Abbandono e una Serenità immensi proprio nel momento di maggior gravità della mia malattia. Io confido nel Signore e\, pur nel mio percorso difficile e tormentato\, riconosco sempre il Suo aiuto. Caro Papa Francesco\, Tu mi hai cambiato la vita. Vorrei rivolgerTi una preghiera… Avrei un desiderio immenso di conoscerTi e\, anche solo per un minuto\, pregare il Padre Nostro insieme a Te! “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” e “Liberaci dal male” Amen. Affido questo mio sogno a don Giuseppe e confido in Dio! Prega per me Santo Padre. Io prego per Te ogni giorno. Carlotta». L’incontro con il Papa non potrà mai esserci: nel maggio 2013 le condizioni di Carlotta peggiorarono e allora tornò nella sua casa di Benevento\, dove trascorse i suoi ultimi tre mesi. Nonostante sofferenze indicibili\, davanti agli occhi sbalorditi della famiglia\, visse un paradossale stato di grazia e di serenità\, senza mai un lamento\, nella preghiera. Il cappuccino Padre Giampiero Canelli la ascoltò nell’ultima Confessione: «Quasi fu lei ad incoraggiare me!» racconterà. Nei primi giorni di luglio\, Carlotta disse al fratello: «Io ho guadagnato la Fede\, non quella delle litanie o altro\, ma quella dell’affidarsi al Padre». Il 14 Carlotta disse ai familiari «È finita!»\, ma sorrideva. Quella notte\, l’ultima della sua vita\, già in pieno travaglio respiratorio\, il padre la sentì sussurrare ripetutamente\, guardando il soffitto: «Signore\, ti ringrazio. Signore\, ti ringrazio. Signore\, ti ringrazio». Il giorno successivo\, poco prima di morire\, rivolse con fatica ai suoi cari e al suo fidanzato l’ultimo saluto: «I miei tre uomini meravigliosi: papà\, Alessandro e Matteo. La mia dolce mamma» e poi\, accarezzando la guancia della mamma\, «Cosa voglio di più?! Io sono fortunata». Carlotta morì a 24 anni allo scoccare del 16 luglio 2013\, giorno della Madonna del Carmelo. La sua testimonianza\, diffusasi sul web e sulle televisioni\, ha fatto il giro del mondo\, dagli Stati Uniti al Sud Sudan\, dall’Ungheria al Messico\, e continua ad aprire i cuori di tanti\, in particolare giovani e malati\, tanto che nel febbraio 2018 è stata inserita dalla Santa Sede tra i “Giovani Testimoni” per il Sinodo dei Vescovi.   Leggi di più
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SUMMARY:Beato Luigi Novarese (1914-!984)
DESCRIPTION:Beato Luigi Novarese\nLuigi\, cui la morte porta via il papà per polmonite quando ha appena nove mesi e che da piccolo è delicato e fragile come tre dei suoi otto fratelli\, che sono morti in tenera età. Storia ordinaria di famiglia numerosa\, che si ammazza di fatica e forse si trascura anche un po’. Per sua fortuna ha una mamma energica e forte\, che non risparmia fatica e sacrifici per crescere i sei figli\, facendo loro anche da papà\, ma se le cose\, economicamente parlando\, cominciano a scricchiolare subito\, costringendola a vendere pian piano i terreni della cascina\, finiscono poi con il naufragare miseramente per colpa della malattia di Luigi\, colpito a nove anni da una grave forma di tubercolosi ossea\, complicata da ascessi purulenti che provocano una sofferenza ai limiti della sopportazione. La santa donna\, malgrado il parere dei medici che ormai lo danno per spacciato e sfidando l’ira degli altri figli\, mette in vendita anche la cascina e i rimanenti terreni per pagare le costosissime cure dell’epoca\, al termine delle quali al giovanotto\, ormai sui 17 anni\, pronosticano appena un paio di mesi di vita. È a questo punto che nella vita di Luigi fa la sua comparsa don Filippo Rinaldi\, pure lui monferrino e terzo successore di don Bosco\, che lo invita a fare una novena a Maria Ausiliatrice\, per ottenere una guarigione per la quale la scienza medica si è dichiarata impotente. Non una ma ben tre novene sono necessarie (oh\, potenza della costanza!) per ottenere una guarigione improvvisa\, completa e duratura\, ottenuta la quale\, oltre a portar le stampelle nella basilica di Torino come ex voto\, non resta al giovanotto che mantenere la promessa\, fatta durante la novena\, di dedicare la sua vita ai malati. Sembrerebbe orientato a fare il medico\, ma poi l’improvvisa morte di mamma gli scombina i piani e decide di entrare in seminario. Ovviamente senza un soldo\, per cui il suo vescovo gli procura una borsa di studio presso l’Almo Collegio Capranica. Viene ordinato sacerdote il 17 dicembre 1938\, consegue poi la licenza in Teologia\, la laurea in Diritto canonico e il diploma di avvocato rotale\, sempre portandosi dietro\, come indelebile ricordo dei terribili anni della malattia\, una gamba più corta dell’altra di 15cm\, per cui deve far uso di una scarpa ortopedica. Questa sua disabilità non impedisce a Mons. Montini di chiamarlo a lavorare nella Segreteria di Stato\, con lo specifico incarico di evadere la corrispondenza che arriva al Papa per i soldati al fronte. Don Luigi scopre così un’altra forma di sofferenza\, quella provocata dalla guerra e dalla mancanza di cibo\, e per far arrivare gli aiuti pontifici non ha davvero che l’imbarazzo della scelta. Non dimentica però i malati\, e con stile innovativo rispetto al suo tempo\, lotta contro l’emarginazione dei disabili. Dialoga\, senza complessi\, con la medicina dimostrando l’efficacia terapeutica della motivazione spirituale nella cura del malato. Fonda case di cura\, centri di assistenza\, corsi professionali per disabili e infermi\, insegnando loro a pensare e vivere in modo nuovo la malattia. Fa maturare una nuova comprensione spirituale e pastorale del malato\, che non vuole solo oggetto di carità\, ma soggetto di azione nell’opera di evangelizzazione e i suoi “esercizi spirituali dei malati” diventano una grande novità nella Chiesa. Nel 1943 dà vita alla “Lega Sacerdotale Mariana”; quattro anni dopo\, insieme a sorella Elvira Myriam Psorulla\, crea i “Volontari della Sofferenza”; nel 1950 nascono i Silenziosi Operai della Croce\, cui seguono\, nel 1952\, i Fratelli e le Sorelle degli Ammalati. Muore il 20 luglio 1984 e la Chiesa\, dopo aver riconosciuto l’eroicità delle sue virtù e approvato un miracolo attribuito alla sua intercessione\, proclamerà beato Mons. Luigi Novarese l’11 maggio 2013.   Leggi di più
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SUMMARY:Beato Luigi Novarese (1914-!984)
DESCRIPTION:Beato Luigi Novarese\nLuigi\, cui la morte porta via il papà per polmonite quando ha appena nove mesi e che da piccolo è delicato e fragile come tre dei suoi otto fratelli\, che sono morti in tenera età. Storia ordinaria di famiglia numerosa\, che si ammazza di fatica e forse si trascura anche un po’. Per sua fortuna ha una mamma energica e forte\, che non risparmia fatica e sacrifici per crescere i sei figli\, facendo loro anche da papà\, ma se le cose\, economicamente parlando\, cominciano a scricchiolare subito\, costringendola a vendere pian piano i terreni della cascina\, finiscono poi con il naufragare miseramente per colpa della malattia di Luigi\, colpito a nove anni da una grave forma di tubercolosi ossea\, complicata da ascessi purulenti che provocano una sofferenza ai limiti della sopportazione. La santa donna\, malgrado il parere dei medici che ormai lo danno per spacciato e sfidando l’ira degli altri figli\, mette in vendita anche la cascina e i rimanenti terreni per pagare le costosissime cure dell’epoca\, al termine delle quali al giovanotto\, ormai sui 17 anni\, pronosticano appena un paio di mesi di vita. È a questo punto che nella vita di Luigi fa la sua comparsa don Filippo Rinaldi\, pure lui monferrino e terzo successore di don Bosco\, che lo invita a fare una novena a Maria Ausiliatrice\, per ottenere una guarigione per la quale la scienza medica si è dichiarata impotente. Non una ma ben tre novene sono necessarie (oh\, potenza della costanza!) per ottenere una guarigione improvvisa\, completa e duratura\, ottenuta la quale\, oltre a portar le stampelle nella basilica di Torino come ex voto\, non resta al giovanotto che mantenere la promessa\, fatta durante la novena\, di dedicare la sua vita ai malati. Sembrerebbe orientato a fare il medico\, ma poi l’improvvisa morte di mamma gli scombina i piani e decide di entrare in seminario. Ovviamente senza un soldo\, per cui il suo vescovo gli procura una borsa di studio presso l’Almo Collegio Capranica. Viene ordinato sacerdote il 17 dicembre 1938\, consegue poi la licenza in Teologia\, la laurea in Diritto canonico e il diploma di avvocato rotale\, sempre portandosi dietro\, come indelebile ricordo dei terribili anni della malattia\, una gamba più corta dell’altra di 15cm\, per cui deve far uso di una scarpa ortopedica. Questa sua disabilità non impedisce a Mons. Montini di chiamarlo a lavorare nella Segreteria di Stato\, con lo specifico incarico di evadere la corrispondenza che arriva al Papa per i soldati al fronte. Don Luigi scopre così un’altra forma di sofferenza\, quella provocata dalla guerra e dalla mancanza di cibo\, e per far arrivare gli aiuti pontifici non ha davvero che l’imbarazzo della scelta. Non dimentica però i malati\, e con stile innovativo rispetto al suo tempo\, lotta contro l’emarginazione dei disabili. Dialoga\, senza complessi\, con la medicina dimostrando l’efficacia terapeutica della motivazione spirituale nella cura del malato. Fonda case di cura\, centri di assistenza\, corsi professionali per disabili e infermi\, insegnando loro a pensare e vivere in modo nuovo la malattia. Fa maturare una nuova comprensione spirituale e pastorale del malato\, che non vuole solo oggetto di carità\, ma soggetto di azione nell’opera di evangelizzazione e i suoi “esercizi spirituali dei malati” diventano una grande novità nella Chiesa. Nel 1943 dà vita alla “Lega Sacerdotale Mariana”; quattro anni dopo\, insieme a sorella Elvira Myriam Psorulla\, crea i “Volontari della Sofferenza”; nel 1950 nascono i Silenziosi Operai della Croce\, cui seguono\, nel 1952\, i Fratelli e le Sorelle degli Ammalati. Muore il 20 luglio 1984 e la Chiesa\, dopo aver riconosciuto l’eroicità delle sue virtù e approvato un miracolo attribuito alla sua intercessione\, proclamerà beato Mons. Luigi Novarese l’11 maggio 2013.   Leggi di più
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