
{"id":5058,"date":"2021-02-03T10:20:30","date_gmt":"2021-02-03T09:20:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/?p=5058"},"modified":"2021-02-03T11:34:45","modified_gmt":"2021-02-03T10:34:45","slug":"11-febbraio-2021-messaggio-del-santo-padre-francesco-per-la-xxix-giornata-mondiale-del-malato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/11-febbraio-2021-messaggio-del-santo-padre-francesco-per-la-xxix-giornata-mondiale-del-malato\/","title":{"rendered":"11 Febbraio 2021 &#8211; MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA XXIX GIORNATA MONDIALE DEL MALATO"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Uno solo \u00e8 il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli (Mt 23,8).<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>La relazione di fiducia alla base della cura dei malati.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-5060\" src=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Messaggio-per-la-Giornata-del-malato--300x158.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"158\" srcset=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Messaggio-per-la-Giornata-del-malato--300x158.jpg 300w, https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Messaggio-per-la-Giornata-del-malato-.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Cari fratelli e sorelle!<\/p>\n<p>La celebrazione della XXIX Giornata Mondiale del Malato, che ricorre l\u201911 febbraio 2021, memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, \u00e8 momento propizio per riservare una speciale attenzione alle persone malate e a coloro che le assistono, sia nei luoghi deputati alla cura sia in seno alle famiglie e alle comunit\u00e0. Il pensiero va in particolare a quanti, in tutto il mondo, patiscono gli effetti della pandemia del coronavirus. A tutti, specialmente ai pi\u00f9 poveri ed emarginati, esprimo la mia spirituale vicinanza, assicurando la sollecitudine e l\u2019affetto della Chiesa.<\/p>\n<ol>\n<li>Il tema di questa Giornata si ispira al brano evangelico in cui Ges\u00f9 critica l\u2019ipocrisia di coloro che dicono ma non fanno (cfr <em>Mt <\/em>23,1-12). Quando si riduce la fede a sterili esercizi verbali, senza coinvolgersi nella storia e nelle necessit\u00e0 dell\u2019altro, allora viene meno la coerenza tra il credo professato e il vissuto reale. Il rischio \u00e8 grave; per questo Ges\u00f9 usa espressioni forti, per mettere in guardia dal pericolo di scivolare nell\u2019idolatria di s\u00e9 stessi, e afferma: \u00ab<em>Uno solo \u00e8 il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli<\/em><strong>\u00bb <\/strong>(v. 8). La critica che Ges\u00f9 rivolge a coloro che \u00abdicono e non fanno\u00bb (v. 3) \u00e8 salutare sempre e per tutti, perch\u00e9 nessuno \u00e8 immune dal male dell\u2019ipocrisia, un male molto grave, che produce l\u2019effetto di impedirci di fiorire come figli dell\u2019unico Padre, chiamati a vivere una fraternit\u00e0 universale.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Davanti alla condizione di bisogno del fratello e della sorella, Ges\u00f9 offre un modello di comportamento del tutto opposto all\u2019ipocrisia. Propone di fermarsi, ascoltare, stabilire una relazione diretta e personale con l\u2019altro, sentire empatia e commozione per lui o per lei, lasciarsi coinvolgere dalla sua sofferenza fino a farsene carico nel servizio (cfr <em>Lc <\/em>10,30-35).<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>L\u2019esperienza della malattia ci fa sentire la nostra vulnerabilit\u00e0 e, nel contempo, il bisogno innato dell\u2019altro. La condizione di creaturalit\u00e0 diventa ancora pi\u00f9 nitida e sperimentiamo in maniera evidente la nostra dipendenza da Dio. Quando siamo malati, infatti, l\u2019incertezza, il timore, a volte lo sgomento pervadono la mente e il cuore; ci troviamo in una situazione di impotenza, perch\u00e9 la nostra salute non dipende dalle nostre<\/li>\n<\/ol>\n<p>capacit\u00e0 o dal nostro \u201caffannarci\u201d (cfr <em>Mt <\/em>6,27). La malattia impone una domanda di senso, che nella fede si rivolge a Dio: una domanda che cerca un nuovo significato e una nuova direzione all\u2019esistenza, e che a volte pu\u00f2 non trovare subito una risposta. Gli stessi amici e parenti non sempre sono in grado di aiutarci in questa faticosa ricerca. Emblematica \u00e8, al riguardo, la figura biblica di Giobbe. La moglie e gli amici non riescono ad accompagnarlo nella sua sventura, anzi, lo accusano amplificando in lui solitudine e smarrimento. Giobbe precipita in uno stato di abbandono e di incomprensione.<\/p>\n<p>Ma proprio attraverso questa estrema fragilit\u00e0, respingendo ogni ipocrisia e scegliendo la via della sincerit\u00e0 verso Dio e verso gli altri, egli fa giungere il suo grido insistente a Dio, il quale alla fine risponde, aprendogli un nuovo orizzonte. Gli conferma che la sua sofferenza non \u00e8 una punizione o un castigo, non \u00e8 nemmeno uno stato di lontananza da Dio o un segno della sua indifferenza. Cos\u00ec, dal cuore ferito e risanato di Giobbe, sgorga quella vibrante e commossa dichiarazione al Signore: \u00abIo ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto\u00bb (42,5).<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>La malattia ha sempre un volto, e non uno solo: ha il volto di ogni malato e malata, anche di quelli che si sentono ignorati, esclusi, vittime di ingiustizie sociali che negano loro diritti essenziali (cfr Enc. <em>Fratelli tutti<\/em>, 22). L\u2019attuale pandemia ha fatto emergere tante inadeguatezze dei sistemi sanitari e carenze nell\u2019assistenza alle persone malate. Agli anziani, ai pi\u00f9 deboli e vulnerabili non sempre \u00e8 garantito l\u2019accesso alle cure, e non sempre lo \u00e8 in maniera equa. Questo dipende dalle scelte politiche, dal modo di amministrare le risorse e dall\u2019impegno di coloro che rivestono ruoli di responsabilit\u00e0. Investire risorse nella cura e nell\u2019assistenza delle persone malate \u00e8 una priorit\u00e0 legata al principio che la salute \u00e8 un bene comune primario. Nello stesso tempo, la pandemia ha messo in risalto anche la dedizione e la generosit\u00e0 di operatori sanitari, volontari, lavoratori e lavoratrici, sacerdoti, religiosi e religiose, che con professionalit\u00e0, abnegazione, senso di responsabilit\u00e0 e amore per il prossimo hanno aiutato, curato, confortato e servito tanti malati e i loro familiari. Una schiera silenziosa di uomini e donne che hanno scelto di guardare quei volti, facendosi carico delle ferite di pazienti che sentivano prossimi in virt\u00f9 della comune appartenenza alla famiglia umana. La vicinanza, infatti, \u00e8 un balsamo prezioso, che d\u00e0 sostegno e consolazione a chi soffre nella malattia. In quanto cristiani, viviamo la prossimit\u00e0 come espressione dell\u2019amore di Ges\u00f9 Cristo, <em>il buon Samaritano, <\/em>che con compassione si \u00e8 fatto vicino ad ogni essere umano, ferito dal peccato. Uniti a Lui per l\u2019azione dello Spirito Santo, siamo chiamati ad essere misericordiosi come il Padre e ad amare, in particolare, i fratelli malati, deboli e sofferenti (cfr <em>Gv <\/em>13,34-35). E viviamo questa vicinanza, oltre che personalmente, in forma comunitaria: infatti l\u2019amore fraterno in Cristo genera una comunit\u00e0 capace di guarigione, che non abbandona nessuno, che include e accoglie soprattutto i pi\u00f9 fragili.<\/li>\n<\/ol>\n<p>A tale proposito, desidero ricordare l\u2019importanza della solidariet\u00e0 fraterna, che si esprime concretamente nel servizio e pu\u00f2 assumere forme molto diverse, tutte orientate a sostegno del prossimo. \u00abServire significa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra societ\u00e0, nel nostro popolo\u00bb (<em>Omelia a La Habana<\/em>, 20 settembre 2015). In questo impegno ognuno \u00e8 capace di \u00abmettere da parte le sue esigenze e aspettative, i suoi desideri di onnipotenza davanti allo sguardo concreto dei pi\u00f9 fragili. [\u2026]<\/p>\n<p>Il servizio guarda sempre il volto del fratello, tocca la sua carne, sente la sua prossimit\u00e0 fino in alcuni casi a \u201csoffrirla\u201d, e cerca la promozione del fratello. Per tale ragione il servizio non \u00e8 mai ideologico, dal momento che non serve idee, ma persone\u00bb (<em>ibid<\/em>.).<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li>Perch\u00e9 vi sia una buona terapia, \u00e8 decisivo l\u2019aspetto relazionale, mediante il quale si pu\u00f2 avere un approccio olistico alla persona malata. Valorizzare questo aspetto aiuta anche i medici, gli infermieri, i professionisti e i volontari a farsi carico di coloro che soffrono per accompagnarli in un percorso di guarigione, grazie a una relazione interpersonale di fiducia (cfr <em>Nuova Carta degli Operatori Sanitari <\/em>[2016], 4). Si tratta dunque di stabilire un patto tra i bisognosi di cura e coloro che li curano; un patto fondato sulla fiducia e il rispetto reciproci, sulla sincerit\u00e0, sulla disponibilit\u00e0, cos\u00ec da superare ogni barriera difensiva, mettere al centro la dignit\u00e0 del malato, tutelare la professionalit\u00e0 degli operatori sanitari e intrattenere un buon rapporto con le famiglie dei pazienti.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Proprio questa relazione con la persona malata trova una fonte inesauribile di motivazione e di forza nella <em>carit\u00e0 di Cristo<\/em>, come dimostra la millenaria testimonianza di uomini e donne che si sono santificati nel servire gli infermi. In effetti, dal mistero della morte e risurrezione di Cristo scaturisce quell\u2019amore che \u00e8 in grado di dare senso pieno sia alla condizione del paziente sia a quella di chi se ne prende cura. Lo attesta molte volte il Vangelo, mostrando che le guarigioni operate da Ges\u00f9 non sono mai gesti magici, ma sempre il frutto di un <em>incontro, di una relazione interpersonale<\/em>, in cui al dono di Dio, offerto da Ges\u00f9, corrisponde la fede di chi lo accoglie, come riassume la parola che Ges\u00f9 spesso ripete: \u201cLa tua fede ti ha salvato\u201d.<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li>Cari fratelli e sorelle, il comandamento dell\u2019amore, che Ges\u00f9 ha lasciato ai suoi discepoli, trova una concreta realizzazione anche nella relazione con i malati. Una societ\u00e0 \u00e8 tanto pi\u00f9 umana quanto pi\u00f9 sa prendersi cura dei suoi membri fragili e sofferenti, e sa farlo con efficienza animata da amore fraterno. Tendiamo a questa meta e facciamo in modo che nessuno resti da solo, che nessuno si senta escluso e abbandonato.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Affido tutte le persone ammalate, gli operatori sanitari e coloro che si prodigano accanto ai sofferenti, a Maria, Madre di misericordia e Salute degli infermi. Dalla Grotta di Lourdes e dagli innumerevoli suoi santuari sparsi nel mondo, Ella sostenga la nostra fede e la nostra speranza, e ci aiuti a prenderci cura gli uni degli altri con amore fraterno. Su tutti e ciascuno imparto di cuore la mia benedizione.<\/p>\n<p>Roma, San Giovanni in Laterano, 20 dicembre 2020, IV Domenica di Avvento.<\/p>\n<p>Francesco<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Uno solo \u00e8 il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli (Mt 23,8). La relazione di fiducia alla base della cura dei malati. Cari fratelli e sorelle! 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