
{"id":510,"date":"2018-06-20T09:12:33","date_gmt":"2018-06-20T07:12:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/?p=510"},"modified":"2018-06-20T09:13:14","modified_gmt":"2018-06-20T07:13:14","slug":"meditazione-in-occasione-dellincontro-con-i-cappellani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/meditazione-in-occasione-dellincontro-con-i-cappellani\/","title":{"rendered":"Meditazione in occasione dell\u2019incontro con i cappellani"},"content":{"rendered":"<p><strong>FESTA DELLA CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO<\/strong><\/p>\n<p><strong>Meditazione in occasione dell\u2019incontro con i cappellani<\/strong><\/p>\n<p><em>Casa di Formazione dei Religiosi del Preziosissimo Sangue \u2013 Roma<\/em><\/p>\n<p><em>Gioved\u00ec 25 gennaio 2018<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>In quei giorni, Paolo disse al popolo:<\/p>\n<p>\u00abIo sono un Giudeo, nato a Tarso in Cil\u00eccia, ma educato in questa citt\u00e0, formato alla scuola di Gamali\u00e8le nell\u2019osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. Io perseguitai a morte questa Via, incatenando e mettendo in carcere uomini e donne, come pu\u00f2 darmi testimonianza anche il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro avevo anche ricevuto lettere per i fratelli e mi recai a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che stanno l\u00e0, perch\u00e9 fossero puniti.<\/p>\n<p>Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando a Damasco, verso mezzogiorno, all\u2019improvviso una grande luce dal cielo sfolgor\u00f2 attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: \u201cSaulo, Saulo, perch\u00e9 mi pers\u00e9guiti?\u201d. Io risposi: \u201cChi sei, o Signore?\u201d. Mi disse: \u201cIo sono Ges\u00f9 il Nazareno, che tu pers\u00e9guiti\u201d. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. Io dissi allora: \u201cChe devo fare, Signore?\u201d. E il Signore mi disse: \u201c\u00c0lzati e prosegui verso Damasco; l\u00e0 ti verr\u00e0 detto tutto quello che \u00e8 stabilito che tu faccia\u201d. E poich\u00e9 non ci vedevo pi\u00f9, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni giunsi a Damasco.<\/p>\n<p>Un certo Anan\u00eca, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei l\u00e0 residenti, venne da me, mi si accost\u00f2 e disse: \u201cSaulo, fratello, torna a vedere!\u201d. E in quell\u2019istante lo vidi. Egli soggiunse: \u201cIl Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volont\u00e0, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perch\u00e9 gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora, perch\u00e9 aspetti? \u00c0lzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome\u201d\u00bb.<\/p>\n<p><em>Atti degli Apostoli 22,3-16<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando ho saputo che il nostro primo incontro era fissato per questo giorno, 25 gennaio, non ho potuto non pensare di \u201capprofittare\u201d di questa festa della Conversione di Paolo, per proporvi \u2013 la prima volta tutti insieme \u2013 una mia riflessione, cos\u00ec semplicemente, anche per presentarmi.<\/p>\n<p>So di avere davanti persone diverse, per et\u00e0, per formazione, per servizio; alcuni di voi appartenete a comunit\u00e0 religiose e siete in grandi ospedali; altri siete in due o anche soli in posti pi\u00f9 piccoli; qualcuno \u00e8 cappellano da tantissimo tempo e qualcuno di recente nomina, dopo aver fatto altre esperienze. Se pu\u00f2 consolarvi, l\u2019ultimo arrivato sono io, come vescovo da appena 12 giorni e immerso in questo campo della pastorale della salute da quando sono stato nominato. Umanamene quindi io \u201cnon sono nessuno\u201d e non ho da insegnarvi nulla, anzi, mi sembra che sto imparando tanto; eppure l\u2019essere vescovo ausiliare per questo campo cos\u00ec vasto della pastorale della nostra diocesi mi invita ad esservi guida e sostegno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 del nome che porto, il legame con l\u2019Apostolo mi appartiene in qualche modo anche a livello geografico, familiare. Mio padre, essendo suo nonno emigrato per lavoro dalla Sicilia alla Turchia, \u00e8 nato nella citt\u00e0 turca di Mersin, a 25 km da Tarso. Ha poi vissuto a Beirut, dai 4 ai 12 anni, per poi venire in Italia, stabilendosi a Roma, nel 1941, durante la seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Perdonandomi queste note personali, ho sempre creduto, in particolare dagli anni di seminario, che la Parola di Dio \u00e8 e deve essere il nostro riferimento quotidiano. Insieme alla celebrazione della Messa, la lettura della Parola deve riempire i nostri risvegli, le nostre scelte, la nostra vita. Per questo motivo desidero partire con voi dalla Parola di questo giorno, quasi un segno per questo primo incontro, nelle mie prime settimane da vescovo in cui mi sto affacciando in questo servizio carico di responsabilit\u00e0 e di impegno.<\/p>\n<p>La chiamata di Paolo negli Atti \u00e8 raccontata in tre punti. In modo ampio al capitolo 9 degli Atti, in terza persona, e poi in prima persona al capitolo 22 e al cap. 26. Paolo fa riferimento comunque alla sua chiamata anche in alcune lettere (cfr. Rm <em>1,5<\/em>; 1 Cor <em>9,1<\/em>; <em>15,8<\/em>; Gal <em>1,15-17<\/em>)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il lettore medio si ferma troppo su alcuni dettagli, come la luce dal cielo, la caduta a terra, la voce che chiama, la nuova condizione di cecit\u00e0, la guarigione come per la caduta di squame dagli occhi e il digiuno. Ma tutti questi dettagli si riferiscono al centro dell\u2019avvenimento: il Cristo risorto appare come una luce splendida e parla a Saulo, trasforma il suo pensiero e la sua stessa vita.<\/p>\n<p>Il contesto di questo brano specifico che abbiamo letto, nel capitolo 22 di Atti, \u00e8 la difesa di Paolo a Gerusalemme. Incatenato e processato l\u2019Apostolo racconta di se stesso e parte da quell\u2019evento che ha cambiato la sua esistenza, dando un senso a tutto: gioie e dolori, successi e fallimenti.<\/p>\n<p>La vostra missione di cappellani vi porta spesso accanto a persone che sono \u201ccostrette\u201d a fare un bilancio della propria vita. Stare in ospedale, per pochi giorni o ancor pi\u00f9 per un lungo periodo, mette la persona in uno stato particolare di sensibilit\u00e0 che rende pi\u00f9 attenti ai valori della vita. I dolori fisici fanno coro a dolori interiori, che a volte vi confidano: le difficolt\u00e0 familiari, la lontananza dei figli, l\u2019incertezza del futuro, la precariet\u00e0 del lavoro. E ancor pi\u00f9 la sensazione che non ci sia pi\u00f9 tempo per fare tante cose che si pensava di fare. E si fa memoria del passato, degli eventi importanti, delle persone care, di cui forse portiamo la foto sul letto e sopra il comodino.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che accade ai nostri ammalati si riflette in noi. Ognuno di noi ha momenti di prova, in cui siamo chiamati a \u201cfare memoria\u201d di un cammino percorso. Anche come sacerdoti ci accorgiamo che a volte la nostra vita si \u00e8 un po\u2019 dispersa, come caduta in un\u2019abitudine a tratti faticosa.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 capitare che non viviamo pi\u00f9 ci\u00f2 che \u00e8 il centro della nostra chiamata: non una luce, non una voce, non cio\u00e8 sensazioni ed emozioni che vanno e vengono, ma Cristo stesso che mi si presenta, mi incontra, d\u00e0 senso alla mia vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>L\u2019avvenimento, l&#8217;incontro forte con Cristo, \u00e8 la chiave per capire che cosa era successo: morte e risurrezione, rinnovamento da parte di Colui che si era mostrato e aveva parlato con lui. In questo senso pi\u00f9 profondo possiamo e dobbiamo parlare di conversione. Questo incontro \u00e8 un reale rinnovamento che ha cambiato tutti i suoi parametri. Adesso pu\u00f2 dire che ci\u00f2 che prima era per lui essenziale e fondamentale, \u00e8 diventato per lui \u201cspazzatura\u201d; non \u00e8 pi\u00f9 \u201cguadagno\u201d, ma perdita, perch\u00e9 ormai conta solo la vita in Cristo. Non dobbiamo tuttavia pensare che Paolo sia stato cos\u00ec chiuso in un avvenimento cieco. \u00c8 vero il contrario, perch\u00e9 il Cristo Risorto \u00e8 la luce della verit\u00e0, la luce di Dio stesso. Questo ha allargato il suo cuore, lo ha reso aperto a tutti. In questo momento non ha perso quanto c&#8217;era di bene e di vero nella sua vita, nella sua eredit\u00e0, ma ha capito in modo nuovo la saggezza, la verit\u00e0, la profondit\u00e0 della legge e dei profeti, se n&#8217;\u00e8 riappropriato in modo nuovo.<\/em><\/p>\n<p>Benedetto XVI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vi confesso che anch\u2019io, in quasi 25 anni di sacerdozio, ho sperimentato momenti di stanchezza in cui ho perso di vista il centro della mia esistenza. Abituato alla vita di parrocchia, con tante cose da fare e persone da incontrare, anch\u2019io ho passato periodi in cui ho tralasciato la vita spirituale\u2026 Ci sono momenti in cui la preghiera si vive con fatica, si tralascia la direzione spirituale, si preferisce stare davanti al telefono, al computer o alla televisione invece che davanti al Signore e alla gente. In quei momenti ho capito che o mi ricentravo sul Signore, o perdevo tutto. Se rimaniamo invece conquistati dal Signore tutto il resto \u00e8 \u201cspazzatura\u201d. Scrive Paolo ai Filippesi:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u2026Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo.\u00a0Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimit\u00e0 della conoscenza di Cristo Ges\u00f9, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo\u00a0ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede:\u00a0perch\u00e9 io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte,\u00a0<sup>11<\/sup>nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.<\/em><\/p>\n<p><em>Non ho certo raggiunto la m\u00e8ta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perch\u00e9 anch&#8217;io sono stato conquistato da Cristo Ges\u00f9.\u00a0Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ci\u00f2 che mi sta alle spalle e proteso verso ci\u00f2 che mi sta di fronte,\u00a0corro verso la m\u00e8ta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lass\u00f9, in Cristo Ges\u00f9.<\/em><\/p>\n<p>Fil 3,7-14<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A volte ci\u00f2 che pu\u00f2 farci difficolt\u00e0 \u00e8 proprio la vita con altri sacerdoti, il rapporto con i superiori, o con il vescovo e gli impegni diocesani. Io ringrazio il Signore perch\u00e9 ho sempre cercato di dare importanza alla fraternit\u00e0 sacerdotale, in particolare con i preti con cui ho condiviso il ministero in parrocchia, ma anch\u2019io ho sofferto \u2013 e a volte forse sono stato causa \u2013 di silenzi, disattenzioni, invidie. Una vita diocesana e la fraternit\u00e0 del presbiterio, in particolare a Roma, ci sembra un ideale poco raggiungibile, forse ancor pi\u00f9 per voi cappellani.<\/p>\n<p>Ecco allora che siamo chiamati a tornare al principio della nostra chiamata, la nostra via di Damasco.<\/p>\n<p>Mi chiedo e vi chiedo oggi: quel \u00e8 stato l\u2019inizio del mio incontro con il Signore Ges\u00f9? Dove sono rimasto? Sono affetto anch\u2019io da quelle tentazioni della vita pastorale o da quelle malattie spirituali di cui parlava il Papa in <em>Evangelii Gaudium<\/em> e il Vicario, don Angelo, nella relazione conclusiva del Convegno, a settembre scorso?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Torniamo agli Atti degli Apostoli. I movimenti che descrive Paolo possono essere gesti quotidiani nei luoghi dove operate. Capita anche a voi, anche se non siete infermieri, di alzare un ammalato, prenderlo per mano, in particolare chi \u00e8 cieco. La caduta di Paolo \u2013 tanto pi\u00f9 se era da cavallo \u2013 gli avr\u00e0 portato conseguenze anche a livello osseo, avr\u00e0 avuto bisogno di un tempo di riabilitazione, di qualcuno che lo ha seguito. C\u2019\u00e8 stato cio\u00e8 un tempo di ripresa spirituale e fisica, perch\u00e9 cos\u00ec succede a tutti e voi me lo insegnate: quando \u00e8 toccato lo spirito ne risente anche il corpo e viceversa.<\/p>\n<p>E poi Anania, un personaggio che appare e scompare in pochi versetti, \u00e8 anche lui immagine di ciascuno di noi, chiamati ad incontrare e a incoraggiare i malati che ci vengono condotti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Eppure, oggi, in questo momento, siamo chiamati a tornare a Saulo-Paolo. Lui, immagine di noi che siamo stati incontrati, a volte anche colpiti e feriti, da Cristo. Lui \u00e8 il centro della nostra vita e anche della nostra missione pastorale. Lui noi annunciamo, pi\u00f9 che con le parole, con la nostra vita<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. La chiamata-conversione dell\u2019apostolo \u00e8 solo l\u2019inizio di un cammino che per lui continuer\u00e0 per altri 35 anni, fino a perdere la testa per il Signore Ges\u00f9 qui a Roma.<\/p>\n<p>Il suo definitivo \u201cs\u00ec\u201d a Cristo nel battesimo riapre di nuovo i suoi occhi, lo fa realmente vedere, ma la sua vista e il suo sguardo si affineranno lungo tutta la sua esistenza, come per noi.<\/p>\n<p>Inoltre Paolo capisce che non pu\u00f2 agire da solo, ha bisogno di una comunit\u00e0, ha bisogno degli apostoli. Anche noi, come lui, abbiamo bisogno di sentirci chiesa, di appartenere ad essa, di ritrovarci come sacerdoti uniti al vescovo, nel desiderio e nell\u2019impegno di un\u2019autentica fraternit\u00e0.<\/p>\n<p>In questo tutti noi siamo chiamati a crescere. Le parole del nostro vicario don Angelo, alla mia consacrazione episcopale, rivolte chiaramente a me e a p. Daniele, penso si riferissero un po\u2019 a tutti:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Imparate da lui a servire, a rischiare, a scomparire. Siate schietti con i potenti, tacete davanti agli umili; imparate da coloro che il mondo disprezza, insegnate con dolcezza a quelli che credono di saperla lunga; evitate chi vi loda, ascoltate chi vi corregge; pregate il doppio rispetto a quanto predicate; passate pi\u00f9 tempo tra le pagine della Scrittura che sulle sedie delle riunioni; non cercate ricompense, fateci innamorare della gratuit\u00e0; comandate solo dopo aver amato, e amate di pi\u00f9 coloro che non vi obbediscono; assumetevi le vostre responsabilit\u00e0, intervenite con decisione e dolcezza quando necessario; qualora le cose non andranno come previsto, moltiplicate la gioia di avere i vostri nomi scritti in cielo; aiutateci a volerci bene, perdonate chi vi denigrer\u00e0; confidate pi\u00f9 nella grazia che nelle programmazioni; pi\u00f9 nel quotidiano che nei grandi eventi; accantonate la gloria del mondo, desiderate il Paradiso.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Siamo chiamati ad essere sacerdoti sempre, nei momenti di celebrazione in ospedale, quando guidiamo il Rosario o portiamo la comunione, nei momenti del nascere e del morire.<\/p>\n<p>Tra le corsie del reparto dove andiamo, tra odori di medicinali e tubi delle flebo, con il sorriso della vecchietta e le lacrime di un giovane; ma anche a mensa, mentre sediamo accanto ad un medico o parliamo con un dirigente; quando in confessione un ammalato ti confida di aver tradito la moglie e si pente per la sofferenza che ha provocato, ma anche tra le battute del giovane infermiere o tra le lamentele della caposala sul personale (o il contrario); quando la dottoressa ti parla male del suo parroco, come anche quando il tuo confratello cappellano ti ha fatto uno sgarbo; quando un familiare del malato ti racconta tutta la sua vita in dieci minuti e mentre qualcuno ti chiede la tua opinione sulla legge del fine-vita; quando fai fatica (o hai desiderio) a star dietro a tutti i gruppi <em>whatsapp<\/em> e quando un uomo, con la paura di morire, ti apre il cuore chiuso da una vita; quando fai difficolt\u00e0 a capire la suora che \u00e8 incapace a mettere insieme due parole di italiano e quando pensi a tua madre malata, forse in un altro ospedale, in un altro paese; quando hai il desiderio di fuggire o di vederti con calma una partita, mentre proprio quel giorno muoiono insieme tre ricoverati e sei chiamato a dar consolazione, a benedire, a non sapere a chi dare i resti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8 la nostra vita, forse cos\u00ec \u00e8 la vostra. Se non c\u2019\u00e8 un riferimento costante a Dio, allora non riusciremmo ad andare avanti, saremo sommersi, e perderemo di vista il senso pieno di quanto operiamo.<\/p>\n<p>Vi lascio due testi: il primo, famosissimo, \u00e8 il discorso di Paolo VI a Manila. Il secondo \u00e8 di Sant\u2019Alberto Hurtado, Apostolo del Cile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00ab<em>Guai a me se non proclamassi il Vangelo!<\/em>\u00bb (1\u00a0<em>Cor<\/em> 9,16).<\/p>\n<p>Io sono mandato da Lui, da Cristo stesso, per questo. Io sono apostolo, io sono testimonio.<\/p>\n<p>Quanto pi\u00f9 \u00e8 lontana la meta, quanto pi\u00f9 difficile \u00e8 la mia missione, tanto pi\u00f9 urgente \u00e8:<\/p>\n<p>l\u2019amore che a ci\u00f2 mi spinge (Cfr. 2\u00a0<em>Cor<\/em> 5,14).<\/p>\n<p>Io devo confessare il suo nome: Ges\u00f9 \u00e8 il Cristo, Figlio di Dio vivo (<em>Mt<\/em> 16,16);<\/p>\n<p>Egli \u00e8 il rivelatore di Dio invisibile, \u00e8 il primogenito d\u2019ogni creatura, \u00e8 il fondamento d\u2019ogni cosa;<\/p>\n<p>Egli \u00e8 il Maestro dell\u2019umanit\u00e0, \u00e8 il Redentore; Egli \u00e8 nato, \u00e8 morto, \u00e8 risorto per noi;<\/p>\n<p>Egli \u00e8 il centro della storia e del mondo; Egli \u00e8 Colui che ci conosce e che ci ama;<\/p>\n<p>Egli \u00e8 il compagno e l\u2019amico della nostra vita; Egli \u00e8 l\u2019uomo del dolore e della speranza;<\/p>\n<p>\u00e8 Colui che deve venire e che deve un giorno essere il nostro giudice<\/p>\n<p>e, noi speriamo, la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Io non finirei pi\u00f9 di parlare di Lui: Egli \u00e8 la luce, \u00e8 la verit\u00e0, anzi:<\/p>\n<p>Egli \u00e8 \u00abla via, la verit\u00e0 e la vita\u00bb (<em>Gv<\/em> 14,6); Egli \u00e8 il Pane, la fonte d\u2019acqua viva<\/p>\n<p>per la nostra fame e per la nostra sete; Egli \u00e8 il Pastore, la nostra guida,<\/p>\n<p>il nostro esempio, il nostro conforto, il nostro fratello.<\/p>\n<p><em>Come<\/em> noi, e <em>pi\u00f9<\/em> di noi, Egli \u00e8 stato piccolo, povero, umiliato, lavoratore, disgraziato e paziente.<\/p>\n<p><em>Per<\/em> noi, Egli ha parlato, ha compiuto miracoli, ha fondato un regno nuovo,<\/p>\n<p>dove i poveri sono beati, dove la pace \u00e8 principio di convivenza,<\/p>\n<p>dove i puri di cuore ed i piangenti sono esaltati e consolati,<\/p>\n<p>dove quelli che aspirano alla giustizia sono rivendicati,<\/p>\n<p>dove i peccatori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(Beato Paolo VI, <em>Discorso tenuto a Manila<\/em>, 29 novembre 1970)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lei mi chiede come si concilia la mia vita. Me lo chiedo anch&#8217;io. Sono ogni giorno sempre pi\u00f9 mangiato dal lavoro: corrispondenza, telefono, articoli, visite; l&#8217;ingranaggio terribile degli affari, congressi, settimane di studio, conferenze promesse per debolezza, per non dire no, o per non lasciare questa occasione di fare Il bene; bilanci da coprire; risoluzioni che devono essere prese in considerazione di eventi imprevisti. La corsa a vedere\u00a0chi arriver\u00e0 prima in un tale apostolato urgente, in cui la vittoria materialista non \u00e8 ancora definitiva. Sono spesso come una roccia colpita ovunque dalle onde che salgono.\u00a0Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 fuga che in alto. Per un&#8217;ora, per un giorno, lascio che le onde frustino la roccia; non guardo l&#8217;orizzonte, <em>guardo solo verso l&#8217;alto<\/em>, verso Dio.<\/p>\n<p>Oh benedetta vita attiva, tutta consacrata al mio Dio, tutta consegnata agli uomini, e il cui eccesso mi guida, per trovarmi e rivolgermi a Dio!\u00a0Lui \u00e8 l&#8217;unica via d&#8217;uscita possibile; nelle mie preoccupazioni, il mio unico rifugio. Anche le ore nere vengono. L&#8217; attenzione tirata continuamente in tante direzioni, arriva il momento in cui non pu\u00f2 pi\u00f9:\u00a0il corpo non accompagna pi\u00f9 la volont\u00e0. Molte volte ha obbedito, ma ora non pu\u00f2 pi\u00f9&#8230; la testa \u00e8 vuota e dolorante, le idee non si uniscono, l&#8217;immaginazione non lavora, la memoria \u00e8 come priva di ricordi: chi non ha conosciuto queste ore? Non c&#8217;\u00e8 altro da rassegnarsi per alcuni giorni, alcuni mesi, forse qualche anno, a fermarsi.\u00a0Diventare testardo sarebbe inutile: si impone la capitolazione; e poi, come in tutti i momenti difficili, scappo a Dio, consegno tutto il mio essere e il mio volere\u00a0alla sua provvidenza di Padre, nonostante non abbia forze nemmeno per parlargli.<\/p>\n<p>Ah, e come ho capito\u00a0la sua bont\u00e0 ancora in questi momenti&#8230;\u00a0in Dio mi sento pieno di una speranza quasi infinita. Le mie preoccupazioni si disperdono. Le ho abbandonate. Io mi abbandono tutto intero tra le sue mani.\u00a0Io sono suo e lui ha cura di tutto e di me stesso. La mia anima finalmente riappare tranquilla, serena. Le preoccupazioni di ieri, le mille preoccupazioni perch\u00e9 &#8220;venga a noi il suo regno&#8221; e\u00a0anche il grande tormento di pochi istanti fa davanti al timore del trionfo dei suoi nemici&#8230; tutto lascia spazio alla tranquillit\u00e0\u00a0in Dio, posseduto ineffabilmente nel punto pi\u00f9 spirituale della mia anima.<\/p>\n<p>Dio: la roccia immobile contro la quale si rompono invano tutte le onde. Dio, il perfetto bagliore che nessuna macchia offusca; Dio, il vincitore definitivo \u00e8 in me. Io lo raggiungo con pienezza al termine del mio amore. Tutta la mia anima \u00e8 in lui, e poi, dolcemente, sicuramente, come se i combattimenti della vita e le insicurezze e incertezze mi avessero completamente abbandonato. Sono immerso nella sua luce. Mi penetra con la sua forza. Mi ama.<\/p>\n<p>(S. Alberto Hurtado S.J. (1901-1952), apostolo del Cile, in<\/p>\n<p><em>Scritti spirituali &#8220;Siempre en contacto con Dios&#8221;)<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> \u201cLa pastorale della salute trova il fondamento nella contemplazione del volto dolente e glorioso di Ges\u00f9 Cristo, in cui il credente riconosce umilmente il suo Signore. La Chiesa, contemplando il mistero della sua passione, morte e risurrezione, apprezza la specifica valenza evangelizzatrice della pastorale della salute e la sua necessaria integrazione nella pastorale d\u2019insieme della comunit\u00e0 cristiana. Ges\u00f9, infatti, ha annunciato il regno di Dio come dono di salute e di salvezza per tutti gli uomini soprattutto attraverso l\u2019incontro con i poveri, i malati e i sofferenti. Egli si presenta come promotore di salute e agisce come Buon Samaritano. Manifestando l\u2019amore misericordioso del Padre, si fa vicino e si prende cura delle persone malate e sofferenti, le guarisce, le restituisce alla speranza e al senso pieno della vita\u201d (Commissione Episcopale per il servizio della carit\u00e0 e della salute, Nota pastorale, <em>Predicate il Vangelo e curate i malati,<\/em> <em>La comunit\u00e0 cristiana e la pastorale della salute, <\/em>20)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"FESTA DELLA CONVERSIONE DI SAN PAOLO APOSTOLO Meditazione in occasione dell\u2019incontro con i cappellani Casa di Formazione dei Religiosi del Preziosissimo Sangue \u2013 Roma Gioved\u00ec 25 gennaio 2018 \u00a0 \u00a0 In quei giorni, Paolo disse al popolo: \u00abIo sono un Giudeo, nato a Tarso in Cil\u00eccia, ma educato in questa citt\u00e0, formato alla scuola di [&hellip;]","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[30,25],"tags":[],"class_list":["post-510","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-riflessioni_vescovo-ricciardi","category-vescovo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/510","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=510"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/510\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":511,"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/510\/revisions\/511"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=510"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=510"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=510"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}