
{"id":514,"date":"2018-06-20T09:24:58","date_gmt":"2018-06-20T07:24:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/?p=514"},"modified":"2018-06-20T09:24:58","modified_gmt":"2018-06-20T07:24:58","slug":"omelia-in-occasione-della-visita-al-campus-biomedico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/omelia-in-occasione-della-visita-al-campus-biomedico\/","title":{"rendered":"Omelia in occasione della Visita al Campus Biomedico"},"content":{"rendered":"<p><strong>GIOVEDI\u2019 DELLA IV SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO \u2013 II<\/strong><\/p>\n<p><strong>Omelia in occasione della Visita al Campus Biomedico<\/strong><\/p>\n<p><em>Cappella del Campus \u2013 Roma<\/em><\/p>\n<p><em>Gioved\u00ec 8 febbraio 2018<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-517\" src=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ricciardi_campus_8febb2018-1-300x181.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"181\" srcset=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ricciardi_campus_8febb2018-1-300x181.jpg 300w, https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ricciardi_campus_8febb2018-1-768x463.jpg 768w, https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ricciardi_campus_8febb2018-1-600x362.jpg 600w, https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/ricciardi_campus_8febb2018-1.jpg 780w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>\u00c8 con grande gioia che, in questo giorno, celebro qui al Campus, ringraziando di cuore i cappellani e tutti voi, per questa occasione di ritrovo in preparazione alla Giornata mondiale del Malato, il prossimo 11 febbraio.<\/p>\n<p>Il vangelo di oggi ci presenta una donna, disperata, come lo pu\u00f2 essere una madre angosciata per una figlia o un figlio malato. \u00c8 immagine di tante donne e di tanti uomini che, allora come ora, non cede all\u2019ingiustizia di vedere un figlio ammalarsi o morire. I genitori non dovrebbero mai sopravvivere ai figli. Proprio nella mia parrocchia, ieri mattina, ho celebrato un funerale di una giovane donna, di 51 anni. La madre, anziana, disperata, tanto pi\u00f9 perch\u00e9 aveva gi\u00e0 perso un altro figlio. Non ci sono parole per consolare. Immagino che anche qui, in un ospedale come questo, \u00e8 all\u2019ordine del giorno essere a contatto con persone che non vogliono rassegnarsi, quando la malattia colpisce una persona cara. Tante volte l\u2019attenzione maggiore che siamo chiamati ad avere non \u00e8 solo con il malato, ma con chi gli sta attorno.<\/p>\n<p>Eppure Ges\u00f9 sembra non darci un esempio di attenzione, in questa pagina di vangelo. Piuttosto sembra evidenziare un rifiuto, dovuto al fatto che quella madre non fosse ebrea. L\u2019atteggiamento di Ges\u00f9 \u00e8 in realt\u00e0 pedagogico per i suoi discepoli. Secondo la concezione del tempo si riteneva che la salvezza fosse propriet\u00e0 solo del popolo giudaico. Fuori dei confini di Israele non c\u2019era possibilit\u00e0 di redenzione. Ges\u00f9 conosce questa chiusura del cuore \u2013 che purtroppo oggi conosciamo bene anche noi, pensando a tanti confini che mettiamo gli uni contro gli altri, per cultura, per razza, anche per religione \u2013 ed il suo rifiuto di fronte al grido di una madre \u00e8 tale per far aprire il cuore dei discepoli. Perch\u00e9 siano loro \u2013 e noi con loro \u2013 a capire che di fronte all\u2019umanit\u00e0 malata nel corpo e nello spirito non possiamo chiuderci. La malattia \u2013 lo sapete bene \u2013 non conosce et\u00e0, stato sociale, cultura, religione. In un ospedale come questo passano tutti. E a tutti noi siamo chiamati ad aprire il cuore, riconoscendo al di l\u00e0 delle malattie, i <em>malati<\/em>, o meglio, le <em>persone<\/em>.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 \u00e8 colpito dalla fede di quella donna pagana \u2013 i pagani venivano soprannominati \u201ccani\u201d \u2013 che chiede anche solo le briciole del Pane che offre Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Se riuscissimo un po\u2019 pi\u00f9, anche noi, a dare e ricevere anche una briciola di \u201cumanit\u00e0\u201d, di servizio alla vita, di tempo, di disponibilit\u00e0, di accoglienza, allora potremo fare un passo in avanti. In un momento storico in cui, come ci ricorda spesso il Papa, alcune persone sono considerati \u201cscarti umani\u201d, perch\u00e9 poveri, deboli, anziani, stranieri, e in cui anche alcune strutture sanitarie religiose rischiano di trasformarsi in aziende, noi siamo chiamati a \u201csbriciolare Amore\u201d, ricordando che il medico \u00e8 sempre a servizio della vita, o che qualsiasi operatore sanitario, o volontario, collabora affinch\u00e9 il malato possa gustare la vita, anche in mezzo alla prova.<\/p>\n<p>Il demonio, che esce da quella bambina, \u00e8 segno non tanto della malattia, ma di un male pi\u00f9 grande che condiziona la vita: la mancanza di amore, di relazione, di umanit\u00e0. \u00c8 ci\u00f2 che era successo a Salomone, re famoso per la sua sapienza e la sua capacit\u00e0 di governo, che ad un certo punto si perde, in preda al suo orgoglio, credendosi Dio, pensando di fare a meno di Dio. \u00c8 quello che pu\u00f2 succedere a noi, quando facciamo girare le cose intorno a noi, non curandoci degli altri, ma cercando il nostro prestigio, la nostra affermazione.<\/p>\n<p>Contro questo pericolo dell\u2019autodeterminazione, il vangelo ci invita a prenderci cura dell\u2019altro. Noi sappiamo bene che alcune malattie, soprattutto se riconosciute in fase avanzata, non sono guaribili. Ma sappiamo che tutti i malati sono curabili. Non possiamo guarire sempre, ma sempre siamo chiamati a curare, o meglio, a prenderci cura della vita di tutti e di tutta la vita, dal concepimento alla fine naturale. Nel messaggio per la prossima giornata del malato il Papa dice: \u201c<em>Ovunque la chiesa cerca di curare, anche quando non \u00e8 in grado di guarire. L\u2019immagine della Chiesa come \u201cospedale da campo\u201d, accogliente per tutti quanti sono feriti dalla vita, \u00e8 una realt\u00e0 molto concreta, perch\u00e9 in alcune parti del mondo sono solo gli ospedali dei missionari e delle diocesi a fornire le cure necessarie<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Voi avete qui il grande esempio di don Alvaro del Portillo, la cui esistenza \u00e8 stata sempre orientata verso l\u2019altro, verso il povero da amare, da accogliere. Si ricorda \u2013 se non sbaglio \u2013 che una volta da giovane camminando per le strade di Madrid, trovando in una baracca quattro bambini abbandonati, li port\u00f2 tre per mano e uno piccolo in spalla finch\u00e9 non trov\u00f2 un\u2019associazione benefica che li ospitasse.<\/p>\n<p>E un giorno, parlando della necessit\u00e0 della collaborazione tra laici e sacerdoti, us\u00f2 proprio l\u2019immagine dell\u2019ospedale in cui la chiesa \u00e8 presente non solo con il cappellano, ma anche attraverso i medici, gli infermieri, per il bene dei pazienti. Cos\u00ec, questo prendersi cura dell\u2019umanit\u00e0, ha bisogno di tutti, sacerdoti, religiosi e laici. Questi ultimi, come i discepoli intorno al maestro, sono chiamati alla santit\u00e0 nella vita quotidiana, santificando il lavoro. Questo ospedale pu\u00f2 e deve essere un santuario in cui la santit\u00e0 risplende nell\u2019attenzione reciproca, nelle piccole cose, come nei grandi interventi a favore della salute.<\/p>\n<p>A Maria, Salute degli Infermi, noi affidiamo la nostra vita, questa vostra comunit\u00e0, quanti qui lavorano o studiano, e in particolare tutti i malati e le loro famiglie.<\/p>\n<p>Chiediamo attraverso di lei anche una briciola dell\u2019Amore di Dio. Ci basta questo, ci basta poco, per essere pi\u00f9 disponibili, pi\u00f9 attenti, pi\u00f9 pronti a servire la vita.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"GIOVEDI\u2019 DELLA IV SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO \u2013 II Omelia in occasione della Visita al Campus Biomedico Cappella del Campus \u2013 Roma Gioved\u00ec 8 febbraio 2018 \u00c8 con grande gioia che, in questo giorno, celebro qui al Campus, ringraziando di cuore i cappellani e tutti voi, per questa occasione di ritrovo in preparazione alla Giornata [&hellip;]","protected":false},"author":2,"featured_media":515,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-514","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-eventi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/514","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=514"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/514\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":518,"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/514\/revisions\/518"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/515"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=514"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=514"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=514"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}