
{"id":534,"date":"2018-06-20T10:11:22","date_gmt":"2018-06-20T08:11:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/?p=534"},"modified":"2018-06-27T10:27:39","modified_gmt":"2018-06-27T08:27:39","slug":"via-crucis-dei-giovani-della-xvi-prefettura-della-diocesi-di-roma-meditazioni-parrocchia-di-n-s-di-czestochowa-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/index.php\/via-crucis-dei-giovani-della-xvi-prefettura-della-diocesi-di-roma-meditazioni-parrocchia-di-n-s-di-czestochowa-roma\/","title":{"rendered":"VIA CRUCIS DEI GIOVANI DELLA XVI PREFETTURA DELLA DIOCESI DI ROMA  Meditazioni  Parrocchia di N.S. di Czestochowa \u2013 Roma"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>VIA CRUCIS DEI GIOVANI DELLA XVI PREFETTURA DELLA DIOCESI DI ROMA<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Meditazioni<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>Parrocchia di N.S. di Czestochowa \u2013 Roma<\/em><\/p>\n<p><em>Gioved\u00ec 22 febbraio 2018<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-535\" src=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/via-Crucis-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/via-Crucis-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diocesidiroma.it\/sanitaria\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/via-Crucis.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/strong><\/p>\n<p><strong>PRIMA STAZIONE<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ges<\/strong><strong>\u00f9 \u00e8 condannato a morte da Pilato<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Ges\u00f9 e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Lit\u00f2stroto, in ebraico Gabbat<\/em><em>\u00e0<\/em><em>. Era la Parasceve della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: <\/em><em>\u00ab<\/em><em>Ecco il vostro re!\u00bb. Ma quelli gridarono: <\/em><em>\u00ab<\/em><em>Via! Via! Crocifiggilo!\u00bb. Disse loro Pilato: <\/em><em>\u00ab<\/em><em>Metter<\/em><em>\u00f2 in croce il vostro re?<\/em>\u00bb<em>. Risposero i capi dei sacerdoti: <\/em><em>\u00ab<\/em><em>Non abbiamo altro re che Cesare\u00bb. Allora lo consegn\u00f2 perch<\/em><em>\u00e9 <\/em><em>fosse crocifisso. (Giovanni 19,13-16)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dove sei, giovane, in questa sera della tua vita? \u201cDove sei?\u201d \u00e8 la domanda che pi\u00f9 ricorre quando telefoniamo a qualcuno. Con il nostro <em>smartphone<\/em> o il nostro <em>iphone<\/em> sempre appresso, sempre connessi, non ci si domanda pi\u00f9 \u201cCome stai?\u201d ma \u201cDove sei?\u201d Dove sei? Stasera fisicamente sei qui, in questo ritrovo quaresimale, intorno o dietro ad una croce. Ma, in realt\u00e0, dove sei? Giovane di queste zone, dell\u2019Alessandrino o di Torre Spaccata, ragazzo della Rustica o di Tor Sapienza o di Torre Maura. Dove sta la tua vita di oggi? Io credo che sei l\u00ec dove ti senti carico di speranze, di attese, di sogni, propri della tua giovinezza. Sei l\u00ec in cerca di Vita, quella vera, quella che ti riempie il cuore, anche se sperimenti a volte una condanna, uno scoraggiamento, un vuoto. Il tuo telefono si riempie di messaggi, di foto, di video, di faccine, di contatti\u2026 Non so a che ora del mattino ti \u00e8 arrivato il primo whatsapp e quando l\u2019ultimo nella notte. Eppure\u2026 ne attendi ancora uno, non ti accontenti mai, perch\u00e9 fa parte della nostra vita desiderare il \u201cdi pi\u00f9\u201d. Hai uno struggente bisogno di sentirti amato, cercato, voluto. Oggi ti chiedo di fermarti, di fidarti. Di affidarti. E di fissare lo sguardo su Colui che \u00e8 condannato ingiustamente, come tanti condannati di ieri e di oggi. E che sembra incapace di difendersi. Sconnesso dal mondo. Senza pi\u00f9 un messaggio di sostegno, di bene. Uno sconfitto.<\/p>\n<p>Ti invito a fissare il suo sguardo e vedere che, nel silenzio di questo momento, Lui <em>cos\u00ec<\/em> ti ama. Condannato alla morte ci dice che per amore si pu\u00f2 dare la vita. Lo ha fatto per te, perch\u00e9 ti ama da morire. Perch\u00e9 se ti senti un fallito, uno \u201csfigato\u201d, un perdente, Lui \u00e8 qui proprio per te, perch\u00e9 questo non \u00e8 venuto per i giusti, per i perfetti, per i santi, ma per i peccatori, per te.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>SECONDA STAZIONE<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ges<\/strong><strong>\u00f9 \u00e8 caricato della croce<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cio\u00e8 nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: <\/em><em>\u00ab<\/em><em>Salve, re dei Giudei!<\/em>\u00bb<em>. E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. (Marco 15,16-20)<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Ci sono croci troppo pesanti da portare. La mia famiglia divisa, mamma e pap\u00e0 che litigano sempre, a volte per causa mia. Le aspettative degli altri, la scuola, lo studio, il lavoro, il futuro. Con tanti pesi nel cuore a volte preferisco estraniarmi, mettermi sotto una cuffia, perdermi nel suono della musica che mi estrania dal mondo, o che parla del mio mondo toccando le corde pi\u00f9 fragili della mia esistenza.<\/p>\n<p>Anche gli amici oggi ci stanno e domani sembrano fregarsene di me. La croce, pesante, a volte \u00e8 la mia stessa vita che si trascina.<\/p>\n<p>Oggi ho incontrato un ragazzo straniero, venuto chiss\u00e0 da che parte dell\u2019Africa, forse un po\u2019 pi\u00f9 grande di me. L\u2019ho visto all\u2019incrocio della strada, mentre, con un grande sorriso, abbracciava un bambino, forse il suo fratellino. Nella semplicit\u00e0 di quel gesto ho avuto invidia di quella apparente miseria. Mi hanno raccontato che tanti ragazzi fanno viaggi cosiddetti della speranza per venire qui da noi, per poi ritrovarsi anche qui un ambiente chiuso, egoista, incapace di accogliere.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 che prende la croce \u00e8 segno di tanti che prendono schiaffi, insulti, chiusure, perch\u00e9 non sono dei nostri. Quante volte nei nostri quartieri sperimentiamo razzismi, bullismi, chiusure, indifferenza bestiale.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 che prende la croce lo vedo ogni giorno, ed io neanche me ne accorgo.<\/p>\n<p>Penso alle partite della prossima giornata, forse mi perdo in qualche scommessa, penso alla festa cui sono invitata o al calcetto che mi aspetta domani.<\/p>\n<p>Ma forse stasera, in questo cammino, posso aprire di nuovo il mio sguardo, tendere la mano al fratello, ridare il sorriso che ci meritiamo. Perch\u00e9 il mondo ha bisogno di noi giovani, per tornare ad essere umano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>TERZA STAZIONE<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ges<\/strong><strong>\u00f9 <\/strong><strong>cade <\/strong><strong>sotto il peso della Croce<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>Eppure egli si \u00e8 caricato delle nostre sofferenze, <\/em><em>si <\/em><em>\u00e8 addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli \u00e8 stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquit<\/em><em>\u00e0<\/em><em>. <\/em><em>Il castigo che ci d<\/em><em>\u00e0 <\/em><em>salvezza si \u00e8 abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti <\/em>(Isaia 53,4-5).<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Ges\u00f9 cade, schiacciato dalle nostre cadute. Si accascia, \u00e8 isolato, \u00e8 perduto,<\/p>\n<p>in mezzo a due fiumi di gente che grida. Che corre&#8230; senza vedere una meta,<\/p>\n<p>che vuole la morte di Dio. Ges\u00f9 che agonizza lo vedo tra altre cadute: quell\u2019anziano, forse rimasto solo, quel giovane incapace di serenit\u00e0, quel bambino rimasto senza madre.<\/p>\n<p>Cadono gli uomini, per colpa della vita, per colpa degli altri, per colpa di se stessi. Ho visto troppi giovani caduti nell\u2019uso eccessivo dell\u2019alcool, da rovinarsi il fegato; o persi nell\u2019inganno delle scommesse, o dipendenti da tante nuove droghe di oggi. Si cade perch\u00e9 si \u00e8 insoddisfatti, o si vuole qualcosa di diverso, uno sballo, un\u2019ebbrezza di vita che porta alla morte. Quante volte sono caduto io interiormente e mi ha fatto molto pi\u00f9 male anche della brutta caduta dal motorino che ho fatto in una di queste strade.<\/p>\n<p>Si cade perch\u00e9 si \u00e8 fondamentalmente da soli. Le persone sembrano come un insieme di isole senza traghetti n\u00e9 ponti. Per comunicare abbiamo di tutto: telefoni, video, perfino orologi da polso\u2026 Eppure non c\u2019\u00e8 relazione, nessuno \u00e8 capace di dire se stesso ad un altro. \u00c8 questa \u00e8 la caduta pi\u00f9 grave tra tutte: non esser disposti a guardarsi negli occhi, a dirsi davvero: \u201cIo ti voglio bene!\u201d. Ges\u00f9 cade, schiacciato dal legno, e si alza. E insegna ad alzarci, a credere che non c\u2019\u00e8 mai nulla di finito, di perduto, di disperso. E se anche avessi preso una strada che credevo giusta e si rivela sbagliata, io posso trovare qualcuno che mi riporta a casa.<\/p>\n<p>Se sono tra questi che sono caduti, anche solo un momento, non voglio disperare. Dio mi sostiene. In questi incroci di strade dei nostri quartieri Lui viene. Nelle nostre comunit\u00e0 parrocchiali, nei miei sacerdoti, nei miei animatori, Lui mi tende la mano, mi invita a rialzarmi di nuovo. E a ritrovare speranza<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>QUARTA STAZIONE<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ges<\/strong><strong>\u00f9 <\/strong><strong>incontra Sua Madre<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: <\/em><em>\u00ab<\/em><em>Ecco, egli \u00e8 qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione <\/em><em>\u2013 <\/em><em>anche e te una spada trafigger<\/em><em>\u00e0 <\/em><em>l\u2019anima \u2013 <\/em><em>affinch<\/em><em>\u00e9 <\/em><em>siano svelati i pensieri di molti cuori\u00bb<\/em><em>. (Luca 2,34-35)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di giorno le strade dei nostri quartieri si affollano di macchine, motorini, persone. I mezzi di trasporto, i bus, i trenini, i tram, ci schiacciano addosso uomini e donne che non conosciamo.<\/p>\n<p>Possiamo pensare che tutti, almeno una volta al giorno, pensino alla propria mamma. Di tutti sappiamo che hanno una madre, una mamma. Anche per noi, in mezzo alla folla dei nostri contatti, quando dallo schermo appare il nome \u201cmamma\u201d che sta chiamando, ci sono reazioni diverse. \u201cMi attende, vuole saper dove sono, o come \u00e8 andato l\u2019esame o perch\u00e9 non sono passato dai nonni o quando rientro stasera\u201d. Pesante a volte, mia madre. Si \u201caccolla\u201d troppo\u2026 Eppure \u00e8 mia madre. Mi ha generato. Se sono qui \u00e8 perch\u00e9 mi ha dato la vita\u2026 e soffre, nel vedermi soffrire. E gioisce quando mi vede felice. Come Maria che incrocia lo sguardo del figlio e vuole soffrire al suo posto.<\/p>\n<p>Ma se anche una madre abbandonasse il suo bambino \u2013 e forse qualcuno di noi lo ha sperimentato \u2013 io non ti abbandoner\u00f2 mai, dice il Signore.<\/p>\n<p>Le nostre comunit\u00e0, riunite stasera, sono per noi giovani, come una madre. Nelle nostre parrocchie possiamo trovarci, possiamo incontrarci, troviamo qualcuno che si mette in ascolto. Le nostre parrocchie sono come una madre, che a volte ci sembra pesare, ma che sempre ci accolgono perch\u00e9 possiamo star bene.<\/p>\n<p>Aiutaci, Signore, guardando tua madre, a vedere queste comunit\u00e0 che ci vengono incontro e che incrociano le nostre strade, anche impolverate dalla nostra confusione. E fa\u2019 che possiamo anche noi, nei confronti degli altri, essere madri accoglienti che danno rifugio e conforto, in ogni momento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>QUINTA STAZIONE<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ges<\/strong><strong>\u00f9 \u00e8 aiutato da Simone di Cirene<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>Costrinsero a portare la sua croce una tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Ges\u00f9 al luogo del G\u00f2lgota, che significa <\/em><em>\u00ab<\/em><em>Luogo del cranio\u00bb. (Marco 15,21-22)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un padre, che tornava dal suo lavoro nei campi, viene costretto a portare la croce. Poteva essere mio padre, che ogni giorno lavora facendo chilometri di macchina per portare qualcosa a casa. Mio padre che amo, che rispetto, mio padre che a volte mi fa un po\u2019 arrabbiare. Mio padre che si \u00e8 allontanato, che \u00e8 assente, che vedo in qualche fine settimana. Mio padre che cerca lavoro, mio padre che sembra pi\u00f9 ragazzino di me, e a volte mi fa vergognare.<\/p>\n<p>In questo momento voglio pregare per tutti i padri, vicini o lontani. Per un momento non voglio esprimere giudizi, prendere la loro parte o accusarli.<\/p>\n<p>Un padre, torna dai campi. Mio padre porta la croce. Costretto, o forse spontaneamente, \u00e8 l\u00ec, a viver la vita. Mio padre che \u00e8 stato ragazzo come me, che forse vuole il mio ascolto, il mio affetto, soprattutto in questo tempo in cui io voglio liberarmi dal peso dei miei genitori.<\/p>\n<p>Voglio pregare per lui, per le croci che porta, per i suoi atti d\u2019amore, anche nascosti. Voglio pregare perch\u00e9 io, un giorno, possa essere padre \u2013 o madre \u2013 capace di portare le croci degli altri, con generoso servizio.<\/p>\n<p>Posso iniziare da ora, in questo momento, da questa serata serena. Guardarmi intorno e vedere che qualcuno ha bisogno di aiuto, di ascolto, di amore.<\/p>\n<p>Sono giovane, ma posso essere anch\u2019io Cireneo, posso portare la croce di un altro. E scoprire di essere ricco di tante risorse, come un padre che genera vita, pur con le sue debolezze. Che bella sarebbe la vita se ogni giorno potessi concluderlo dicendo: oggi ho fatto del bene ad un povero, ad un anziano, ad un malato.<\/p>\n<p>Ho guardato intorno e ho visto qualcuno che ha avuto bisogno di aiuto, di ascolto, di amore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>SESTA STAZIONE<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ges<\/strong><strong>\u00f9 incontra la Veronica<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00c8 <\/em><em>cresciuto come un virgulto davanti<\/em><em>\u00a0<\/em><em>a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza n<\/em><em>\u00e9 <\/em><em>bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. (Isaia 53,2-3)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quante immagini riempiono il mio smartphone! A volte mi metto a guardarle, alcune le cestino, altre le invio ai contatti che tengo. Immagini che sono ricordi, giornate indimenticabili o momenti banali, selfie di amici che non sanno che fare.<\/p>\n<p>Una donna si muove tra la folla, sfida i soldati, va verso il Signore. Ha un coraggio da far paura, non teme le spinte, gli insulti, ma ferma si muove. E con un telo bagnato asciuga il Suo volto, quello di Cristo. Un gesto d\u2019amore, un atto gratuito di bene.<\/p>\n<p>Ed ecco, su quel velo polveroso, un\u2019immagine si imprime. Lo sguardo di Cristo, un uomo che soffre, un volto segnato dal dolore, che mai metteremmo nelle nostre cartelle virtuali, o incorniciato nelle nostre camere a casa.<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 il volto di Dio, che tocca il volto dell\u2019uomo, il mio volto. Quando io sento di essere abbandonato, Lui mi raggiunge, mi ama, mi chiama.<\/p>\n<p>Proviamo adesso, a girare lo sguardo. A vedere negli occhi un amico, un amica, che adesso mi \u00e8 accanto. Oppure guardare ragazzi di altre parrocchie che conosco stasera. E vedere che in quegli occhi, in quegli sguardi, si nascondono storie uguali e diverse dalla mia. Ma che in tutti c\u2019\u00e8 Cristo.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 non ha avuto bisogno di selfie, di specchi, di foto. Lui ha bisogno di noi, di te, di me, in questo momento, per essere riflesso nel mondo del suo volto d\u2019amore.<\/p>\n<p>Grazie, Signore, perch\u00e9 hai bisogno di me, per sorridere al mondo, anche attraverso il dolore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>SETTIMA<\/strong><strong> STAZIONE<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ges<\/strong><strong>\u00f9 \u00e8 spogliato delle sue vesti<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>I soldati poi, quando ebbero crocifisso Ges\u00f9, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti <\/em><em>\u2013 <\/em><em>una per ciascun soldato &#8211; e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d<\/em><em>\u2019<\/em><em>un pezzo da cima a fondo. Perci\u00f2 dissero tra loro: <\/em><em>\u00ab<\/em><em>Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca\u00bb<\/em><em>. Cos<\/em><em>\u00ec si compiva la Scrittura, che dice: <\/em><em>\u00ab<\/em><em>Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte\u00bb. E i soldati fecero cos\u00ec. (Giovanni 19,23-24)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ges\u00f9 \u00e8 spogliato. Umiliato fino a quel punto, spettacolo infame in pasto alla derisione di tutti.<\/p>\n<p>La nudit\u00e0, che incuriosisce ed eccita, soprattutto nel tempo della giovinezza, illudendo di essere prova di amore, \u00e8 spesso segno di svilimento della persona, di banale volgarit\u00e0. Non ci si pu\u00f2 spogliare cos\u00ec, davanti a tutti. Non puoi dare il tuo corpo per essere posseduto facilmente. Eppure se non fai cos\u00ec sei fuori, non sei al passo\u2026<\/p>\n<p>Ges\u00f9 \u00e8 spogliato e mostra, con quel corpo ferito, colpito, stremato, che solo cos\u00ec si ama sul serio. Non mostrando la propria nudit\u00e0 per attirare il piacere, ma spogliandosi di se stesso per essere dono per l\u2019altro. Se si \u00e8 disposti a morire per l\u2019altro. Se siamo capaci di dare l\u2019anima insieme al corpo. Se siamo fedeli fino al punto di essere incompresi o addirittura traditi.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 \u00e8 spogliato della sua grandezza, si mostra vulnerabile, si dona, mostrando un amore sconosciuto ai nostri occhi, un amore disposto a donarsi senza chiedere nulla in cambio.<\/p>\n<p>Non ci sentiamo ancora capaci di tale amore, di tale dono. Ma possiamo, da questa sera, sentirci pi\u00f9 pronti a donarci, a spogliarci di ci\u00f2 che ci pesa, per regalare vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>OTTAVA<\/strong><strong> STAZIONE<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ges<\/strong><strong>\u00f9 muore in Croce<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Ges\u00f9 <\/em><em>grid<\/em><em>\u00f2 a gran voce: <\/em><em>\u00abElo<\/em><em>\u00ec<\/em><em>, Elo<\/em><em>\u00ec<\/em><em>, lem\u00e0 <\/em><em>sabact<\/em><em>\u00e0<\/em><em>ni?<\/em><em>\u00bb, che significa: <\/em><em>\u00ab<\/em><em>Dio mio, Dio mio, perch<\/em><em>\u00e9 <\/em><em>mi hai abbandonato?\u00bb. Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: <\/em><em>\u00ab<\/em><em>Ecco chiama Elia!\u00bb. Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fiss\u00f2 su una canna e gli dava da bere, dicendo: <\/em><em>\u00ab<\/em><em>Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere\u00bb. Ma Ges\u00f9<\/em><em>, dando un forte grido, spir<\/em><em>\u00f2. (Marco 15,33-39)<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Per chi muori, Ges\u00f9, per chi doni la vita?<\/em><\/p>\n<p>Tu doni la vita per i giovani che offrono la vita agli altri, nel servizio incondizionato a Te, per quanti ti hanno offerto la vita nel sacerdozio e nella consacrazione; per chi sogna la famiglia per santificare il matrimonio nella donazione reciproca e verso i figli; per i giovani che soffrono nel corpo e nello spirito, offrendo tutto a Te; per coloro che muoiono uniti a Te; per coloro che sanno trasformare in lode di Dio il lavoro di tutti i giorni.<\/p>\n<p><em>Per chi muori, Ges\u00f9, per chi doni la vita?<\/em><\/p>\n<p>Tu doni la vita per coloro che bestemmiano il tuo nome, per coloro che bullizzano gli altri, per coloro che uccidono, rapinano, violentano; per chi ruba, e finge di essere onesto; per chi abusa del potere; per chi crede che la mafia sia la salvezza; per chi si dice cristiano per i propri interessi o per farsi vedere; per chi con la ricchezza \u00e8 insulto al povero; per chi vive per soddisfare i desideri sfrenati; per chi si crede migliore degli altri; per chi disprezza gli altri; per chi fa violenza sui piccoli; per chi tradisce e umilia gli innocenti; per chi si approfitta dei poveri e dei disperati; per chi falsa la verit\u00e0; per chi sparla e chiacchiera solo per ferire gli altri; per chi tradisce la fedelt\u00e0 dell\u2019amore; per chi sopprime una vita; per chi disprezza e abbandona i genitori; per chi spaccia e per chi si droga; per chi fa prostituire i corpi; per chi rifiuta o per chi sfrutta l\u2019immigrato; per chi \u00e8 asservito al potere; per chi tortura e opprime; per chi \u00e8 senza speranza e impreca; per chi muore senza speranza; per chi si uccide.<\/p>\n<p><em>Per chi muori, Signore, per chi doni la vita?<\/em><\/p>\n<p>Per tutti coloro che io disprezzo; per coloro che mi hanno offeso e fatto soffrire. Per tutti coloro che io ho offeso e fatto soffrire.<\/p>\n<p><em>Per chi muori, Signore, per chi doni la vita?<\/em><\/p>\n<p>Tu doni la vita per me.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&nbsp; VIA CRUCIS DEI GIOVANI DELLA XVI PREFETTURA DELLA DIOCESI DI ROMA Meditazioni Parrocchia di N.S. di Czestochowa \u2013 Roma Gioved\u00ec 22 febbraio 2018 \u00a0 PRIMA STAZIONE Ges\u00f9 \u00e8 condannato a morte da Pilato \u00a0 Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Ges\u00f9 e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Lit\u00f2stroto, in ebraico Gabbat\u00e0. 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