{"id":1024,"date":"2018-05-10T09:15:53","date_gmt":"2018-05-10T07:15:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/culturaeuniversita\/?p=1024"},"modified":"2018-05-15T10:22:40","modified_gmt":"2018-05-15T08:22:40","slug":"ermanno-olmi-incontentabile-cristiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/universita\/index.php\/ermanno-olmi-incontentabile-cristiano\/","title":{"rendered":"Ermanno Olmi, incontentabile cristiano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/culturaeuniversita\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Olmi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1026 alignleft\" src=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/culturaeuniversita\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Olmi-300x141.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"141\" srcset=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/universita\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Olmi-300x141.jpg 300w, https:\/\/www.diocesidiroma.it\/universita\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Olmi-768x361.jpg 768w, https:\/\/www.diocesidiroma.it\/universita\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Olmi-600x282.jpg 600w, https:\/\/www.diocesidiroma.it\/universita\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Olmi.jpg 990w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>di Alessandro Zaccuri<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ermanno Olmi non era un cristiano incontentabile: <strong>era incontentabile perch\u00e9 era un cristiano<\/strong>. Amava la realt\u00e0 in modo appassionato, indagandone e ammirandone ogni dettaglio, dalle meraviglie segrete del creato fino alle imprese, spesso altrettanto nascoste, attraverso le quali l\u2019uomo mette alla prova la propria grandezza. Da questo punto di vista, <strong>il suo film pi\u00f9 compiutamente cristiano \u00e8 forse <em>Il mestiere delle armi<\/em>, del 2001<\/strong>, e non soltanto per il nome dell\u2019attore protagonista, il bulgaro Hristo Jivkov, che d\u00e0 corpo e volto all\u2019agonia di Giovanni delle Bande Nere, nobiluomo e capitano di ventura, sospeso come tutti noi fra il desiderio di assoluto e la pena di scoprirsi mortale.<\/p>\n<p>A portarselo via, nonostante il coraggio e la determinazione, sar\u00e0 il <strong>\u00abpercosso\u00bb<\/strong>, parola che nell\u2019italiano rinascimentale andrebbe intesa in senso tecnico (infezione, cancrena), ma che nel racconto cinematografico di Olmi assume una connotazione pi\u00f9 ampia e misteriosa.<strong> \u00c8 la ferita che ci accomuna, il limite che ci contiene, l\u2019incompletezza che predispone alla salvezza s\u00ec, ma anche, e prima ancora, alla sofferenza<\/strong>. Per questo, nella memorabile versione televisiva della Genesi realizzata da Olmi nel 1994, la scena del peccato originale \u2013 il primo \u00abpercosso\u00bb, dal quale tutti gli altri discendono \u2013 era accompagnata dal <strong>pianto silenzioso e inspiegabile di una bambina che ascolta la storia dei progenitori dalla voce di un vecchio beduino<\/strong>. Per questo, si potrebbe aggiungere, in occasione del Giubileo del Duemila Olmi aveva accettato di dirigere la diretta dell\u2019apertura e della chiusura della Porta Santa in San Pietro: una cronaca di fortissima resa spettacolare, grazie alla quale il varco tra visibile e invisibile assumeva per qualche istante la concretezza materiale di cui l\u2019incontentabile Olmi era sempre andato in cerca.<\/p>\n<p>Nel 2013, a ridosso della rinuncia di Benedetto XVI, aveva pubblicato la <em>Lettera a una Chiesa che ha dimenticato Ges\u00f9<\/em>, un libro che argomentava in modo ancor pi\u00f9 radicale l\u2019evangelica rivoluzione della carit\u00e0 tratteggiata un paio di anni prima nell\u2019apologo cinematografico di <em>Il villaggio di cartone<\/em>.<\/p>\n<p><strong>In quelle pagine ci si tornava a domandare se e quando sarebbe stato possibile conciliare la missione del Papa con il carisma di Francesco d\u2019Assisi<\/strong>. Di l\u00ec a poco Jorge Mario Bergoglio aveva scelto per s\u00e9 il nome del Poverello, ma Olmi, irriducibile a dispetto dell\u2019et\u00e0 e dei malanni, era rimasto a guardare, aspettando che venisse il tempo di una Chiesa ancora pi\u00f9 povera e pi\u00f9 vicina ai poveri. In tutto, anche <strong>nella semplicit\u00e0 di una fede che per lui \u00e8 sempre stata, in primo luogo, quella di un cristianesimo naturale o addirittura della natura<\/strong>. L\u2019elegia creaturale del suo capolavoro riconosciuto,<em> L\u2019albero degli zoccoli<\/em> (premiatissimo a Cannes e altrove nel 1978), era gi\u00e0 annunciata, in modo tutt\u2019altro che obliquo, dalle sequenze di <em>E venne un uomo<\/em>, del 1965, nelle quali le origini contadine di Giovanni XXIII erano raffigurate con una solennit\u00e0 che nulla aveva di convenzionale o agiografico. Veniva da qui, da questa assiduit\u00e0 con la terra, <strong>la severit\u00e0 con cui fin dagli esordi Olmi aveva guardato alle storture della civilt\u00e0 industriale<\/strong>, capace \u2013 come denunciava gi\u00e0 <em>Il posto<\/em> nel 1961 \u2013 di inquinare perfino l\u2019intimit\u00e0 degli affetti. Insofferente a definizioni ed etichette, nel corso della sua carriera <strong>Olmi ha professato un cristianesimo la cui personale coerenza sfida ogni apparente contraddizione<\/strong>.<\/p>\n<p>Dichiaratamente intellettualista in <em>Centochiodi<\/em> (2007), nel testamentario <em>Vedete, sono uno di voi<\/em> (2017) aveva scelto di immedesimarsi in Carlo Maria Martini, riuscendo cos\u00ec a rivelare aspetti altrimenti inaccessibili della personalit\u00e0 del cardinale biblista. <strong>Era il suo modo per rendere omaggio alla concretezza dell\u2019Incarnazione<\/strong>, che a volte si manifesta come durezza e scandalo (la bestemmia del cappellano nel sottovalutato <em>Torneranno i prati<\/em>, del 2014), a volte ha la levit\u00e0 della fiaba (il viaggio dei Magi in <em>Camminacammina<\/em>, del 1982), <strong>a volte riesce a combinare prodigiosamente realismo e accensione mistica<\/strong>, come accade in <em>La leggenda del santo bevitore<\/em>, tratto nel 1988 dalla novella di Joseph Roth. Anche quella, in fondo, <strong>\u00e8 la storia di un uomo che non si accontenta, che si ostina a sperare, che cerca un varco verso la libert\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>(Articolo di Alessandro Zaccuri pubblicato su <em>Avvenire<\/em> l\u20198 maggio 2018)<\/p>\n<p><em><strong>Per approfondimenti:<\/strong><\/em><\/p>\n<p>ERMANNO OLMI PRIMA DI CENTOCHIODI: LUNGO IL FIUME di Andrea Lonardo<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.gliscritti.it\/approf\/2007\/blog\/fiume280607.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.gliscritti.it\/approf\/2007\/blog\/fiume280607.htm<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.gliscritti.it\/blog\/entry\/57\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.gliscritti.it\/blog\/entry\/57<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ermanno Olmi non era un cristiano incontentabile: era incontentabile perch\u00e9 era un cristiano. 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