{"id":1305,"date":"2018-05-16T14:35:59","date_gmt":"2018-05-16T12:35:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/culturaeuniversita\/?p=1305"},"modified":"2018-05-16T16:03:15","modified_gmt":"2018-05-16T14:03:15","slug":"la-chiesa-della-trinita-dei-monti-a-roma-le-devastazioni-delle-truppe-rivoluzionarie-francesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/universita\/index.php\/la-chiesa-della-trinita-dei-monti-a-roma-le-devastazioni-delle-truppe-rivoluzionarie-francesi\/","title":{"rendered":"Trinit\u00e0 dei Monti: le devastazioni delle truppe francesi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/culturaeuniversita\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/02_vista-scalinata.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1307 alignleft\" src=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/culturaeuniversita\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/02_vista-scalinata-300x187.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"187\" srcset=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/universita\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/02_vista-scalinata-300x187.jpg 300w, https:\/\/www.diocesidiroma.it\/universita\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/02_vista-scalinata-768x479.jpg 768w, https:\/\/www.diocesidiroma.it\/universita\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/02_vista-scalinata-600x374.jpg 600w, https:\/\/www.diocesidiroma.it\/universita\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/02_vista-scalinata.jpg 1011w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><em>di Y. Bruley \u2013 A. Rauwel<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;11 Febbraio 1798, le truppe francesi comandate dal generale Berthier, entrate nella capitale pontificia la medesima notte, <strong>occupavano il Quirinale, il Campidoglio e la Trinit\u00e0 dei Monti: la 61ma semi-brigata di cacciatori vi si acquartier\u00f2, stabil\u00ec le sue cucine di campo nel chiostro e obblig\u00f2 i religiosi a raggrupparsi in uno dei dormitori<\/strong>. Il 15 Febbraio, veniva <strong>proclamata la repubblica romana, il papa veniva arrestato, i cardinali imprigionati, <\/strong>mentre Berthier piantava gli alberi della libert\u00e0 fino sulla cima dell&#8217; obelisco di Monte Cavallo. Il 12 Maggio seguente, <strong>la repubblica sorella decise la soppressione del convento della Trinit\u00e0 e dal giorno dopo si intim\u00f2 ai Minimi di lasciare i luoghi<\/strong>. Gli ultimi dodici religiosi si ritirarono presso i loro confratelli di San Francesco di Paola ai Monti; una &#8220;legione romana&#8221; si sostituiva ben presto alle truppe francesi; la via era libera per il grande saccheggio.<\/p>\n<p><strong>Le devastazioni<\/strong><\/p>\n<p>Tutto fu saccheggiato: porte, finestre, mobili, l&#8217;ultima argenteria, fino alle inferriate del giardino! Confiscato il Museo e la sua &#8220;splendida collezione di cammei&#8221;; venduti ai rigattieri gli ornamenti liturgici; <strong>dispersa la ricca biblioteca, simbolo della gloria del convento&#8230;<\/strong> Ma solo gli scaffali interessavano ai saccheggiatori, che abbandonarono i libri e gli archivi ammucchiati per terra. Si caricarono gli armadi su una carretta ma nel percorso piogge diluviali si abbatterono sul triste corteo: le vetuste librerie &#8220;caddero per la strada nel fango e non furono loro di alcuna utilit\u00e0&#8221;. <strong>Anche la chiesa va iscritta nel martirologio del vandalismo: trasformata in deposito, furono rubati i suoi quadri, spezzati gli altari di pietra, disperse le reliquie<\/strong>. In extremis si salv\u00f2 il piccolo organo del coro &#8220;portatile&#8221;, il leggio e i libri di canto. <strong>Poco dopo cominci\u00f2 la vendita dei beni immobiliari: ventiquattro case furono cedute a prezzi ridicoli. I<\/strong>l 26 Novembre 1798, soldati e funzionari della Repubblica dovettero interrompere la loro corsa: <strong>le truppe del re di Napoli marciavano su Roma<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Un distaccamento napoletano occup\u00f2 il convento, sino al pronto ritorno dei Francesi, il 14 Dicembre. Fu allora che si tent\u00f2 di portar via, con il muro su cui era dipinto, l&#8217;affresco della <em>Deposizione della Croce <\/em>di Daniele da Volterra<\/strong>, ma il celebre capolavoro resistette vigorosamente. I cittadini commissari dovettero accontentarsi di tre campane, asportate nell\u2019Agosto del 1799.<\/p>\n<p><strong>Il 30 Settembre 1799, Roma cadeva di nuovo nelle mani del re di Napoli. A partire dal 3 Gennaio 1800, i Minimi rientrarono nel loro convento. La parte meno devastata era l&#8217;infermeria<\/strong>, l&#8217;edificio separato nella parte alta dei giardini: si ristrutturarono le camere e la cappella, e l\u00e0 riprese la vita religiosa.<\/p>\n<p><strong>Qualche mese pi\u00f9 tardi, la volta della chiesa non resistette ai colpi subiti e croll\u00f2. In seguito a questa rovina, il papa Pio VII intraprese i lavori necessari per la sopravvivenza della chiesa<\/strong>. Poi, alla fine del 1801, essendo la Francia e la Santa Sede tornate a relazioni pacifiche per il Concordato, il cardinale Consalvi, segretario di Stato, comunic\u00f2 all&#8217;ambasciatore francese che la Santa Sede, desiderando annullare il trattato di Tolentino, rendeva alla Francia tutti i diritti sopra i suoi edifici romani. Nel 1804,<strong> l&#8217;amministrazione pass\u00f2 al cardinale Fesch, ambasciatore del nipote imperatore<\/strong>, col ruolo a Roma di ristabilire la Francia &#8220;nei diritti di cui godeva prima della guerra&#8221;, cio\u00e8 prima della Rivoluzione. Quale sorte per il grande convento? Si pens\u00f2 alle riparazioni per non interrompere la celebrazione delle messe di fondazioni che fruttavano 2.000 scudi romani all&#8217;anno, ma nello stesso tempo, i quattro ultimi Minimi dovevano sopravvivere con quaranta soldi al giorno. <strong>Nel 1806, il Padre Martin mor\u00ec in un convento &#8220;cos\u00ec indegnamente profanato dai filosofi di un giorno e cos\u00ec misconosciuto oggi che nessuno di quelli che l&#8217;hanno visto nel suo splendore possono entrarvi, e considerarne le rovine, senza sentirsi venire le lacrime agli occhi&#8221;<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1809 l&#8217;imperatore fece arrestare il papa quindi annesse la Citt\u00e0 dei Cesari. Che posto poteva avere la Trinit\u00e0 dei Monti in questa Roma napoleonica svuotata della sua vocazione cristiana e ormai tutta consacrata al culto esclusivo dell\u2019Antichit\u00e0? Infatti il suo destino si trovava legato, per qualche anno, a quello della sua potente vicina, l&#8217;Accademia di Francia rinata dalle sue ceneri e installata dal 1803 a Villa Medici.<\/p>\n<p>Dal 1804, Suv\u00e9e, il direttore, aveva preso come pretesto un aumento dei suoi iscritti per <strong>domandare al cardinale ambasciatore il diritto di annettere il convento vicino<\/strong>: &#8220;una porta gi\u00e0 esistente richiederebbe solo di essere aperta&#8230;\u201d. Un&#8217;annessione pura e semplice era impensabile: il papa non aveva reso alla Francia i suoi diritti sugli edifici di Roma perch\u00e9 perdessero la loro vocazione religiosa. In ogni modo, Fesch vi si oppose. L&#8217;autorizzazione ad installarvisi non fu data che &#8220;a titolo provvisorio&#8221;, al fine &#8220;d&#8217;arrestare per quanto possibile il degrado degli stabili che cadono in rovina perch\u00e9 disabitati\u201d. <strong>Una ventina di artisti residenti di Villa Medici o ex-allievi interni desiderosi di prolungare il loro soggiorno a Roma, o stranieri, vi stabilirono poco a poco veri appartamenti.<\/strong> Lethi\u00e8re, successore di Suv\u00e9e direttore dell&#8217;Accademia, si riserv\u00f2 l&#8217;antica biblioteca e altri begli studi, e adatt\u00f2 il coro della chiesa per &#8220;l&#8217;esecuzione di grandi quadri&#8221; Egli ebbe degli emuli persino nei suoi abusi e ben presto si elevarono tramezzi nella navata per stabilirvi nuovi studi pittorici, &#8220;in modo che il convento fu, per cos\u00ec dire, considerato come un&#8217;appendice del palazzo dell\u2019Accademia&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Questa chiesa sconsacrata ospit\u00f2 i primi lavori di un pittore destinato alla pi\u00f9 grande celebrit\u00e0: Giovanni Augusto Domenico Ingres<\/strong><a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> La situazione ispir\u00f2 l&#8217;artista al punto che disegn\u00f2 il suo autoritratto in mezzo agli angeli e agli stucchi, mentre lavorava al suo imponente Romolo vincitore d&#8217;Acrone; al suo fianco, il famoso violino d&#8217;Ingres attende saggiamente su una seggiolina; e &#8220;ogni tanto a mo&#8217; di distrazione (egli) prendeva il suo archetto per offrire un goccino d&#8217;assenzio agli echi della Trinit\u00e0&#8221;<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. \u00c9 probabilmente davanti alla chiesa che I<strong>ngres dipinse verso il 1807 il ritratto cos\u00ec bello del suo amico Mario Granet<\/strong>&#8220;, Questi pur non appartenendo all&#8217; Accademia lavorava anche nel convento. Vi lasci\u00f2 numerosi disegni e quadri. Influenzato dalla lettura del <em>G\u00e9nie du christianisme<\/em>, Granet attinse sotto le arcate di questa santa casa il gusto dei chiostri che lo port\u00f2 al successo. Destino veramente emblematico &#8211; si vorrebbe dire chateaubrianese &#8211; di questa Trinit\u00e0 dei Monti nella Roma neo-imperiale: pi\u00f9 della stessa Villa Medici, <strong>il monastero in rovina dove sopravvivono gli ultimi dei suoi monaci illuminati ed enciclopedisti<\/strong>, gi\u00e0 frequentato da Cl\u00e9risseau e David, dove ormai artisti neo-classici e preromantici coabitano all&#8217;ombra dei due campanili e dipingono fianco a fianco Romolo e i martiri, l&#8217;orgoglioso Campidoglio e la penombra delle cripte, non \u00e8 uno di quei luoghi dove prese forma, sotto la spinta di una bellezza autenticamente cristiana, la svolta estetica del nuovo secolo?<\/p>\n<p>(da Y. Bruley &#8211; A. Rauwel,<em> La trinit\u00e0 dei Monti. Cinquecento anni di presenza a Roma, <\/em>Pii Stabilimenti della Francia a Roma e a Loreto)<\/p>\n<p>Per approfondimenti:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.gliscritti.it\/blog\/entry\/4084\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.gliscritti.it\/blog\/entry\/4084<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.gliscritti.it\/tematiche\/argomento\/sfilosofia.htm#h312\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.gliscritti.it\/tematiche\/argomento\/sfilosofia.htm#h312<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Ms Martin, t. 2, f. 215.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> L. Hautecoeur, Ingres et les artistes fran\u00e7ais \u00e0 la Trinit\u00e9-des-Monts, Revue des \u00e9tudes napol\u00e9oniennes, 1913, t. I, p. 268-275.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> F. Wey, Rome, 1880, p. 475.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;11 Febbraio 1798, le truppe francesi comandate dal generale Berthier, entrate nella capitale pontificia la medesima notte, occupavano il Quirinale, il Campidoglio e la Trinit\u00e0 dei Monti: la 61ma semi-brigata di cacciatori vi si acquartier\u00f2, stabil\u00ec le sue cucine di campo nel chiostro e obblig\u00f2 i religiosi a raggrupparsi in uno dei dormitori. 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