{"id":181,"date":"2018-05-14T08:04:31","date_gmt":"2018-05-14T06:04:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/culturaeuniversita\/?p=181"},"modified":"2018-05-16T14:59:09","modified_gmt":"2018-05-16T12:59:09","slug":"calcoli-in-celluloide","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/universita\/index.php\/calcoli-in-celluloide\/","title":{"rendered":"Calcoli in celluloide"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/culturaeuniversita\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/A-beautiful-Mind.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-184 alignleft\" src=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/culturaeuniversita\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/A-beautiful-Mind-199x300.jpg\" alt=\"\" width=\"199\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/universita\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/A-beautiful-Mind-199x300.jpg 199w, https:\/\/www.diocesidiroma.it\/universita\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/A-beautiful-Mind-600x906.jpg 600w, https:\/\/www.diocesidiroma.it\/universita\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/A-beautiful-Mind.jpg 609w\" sizes=\"auto, (max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/><\/a><\/em><em>di Alessandro Zaccuri<\/em><\/p>\n<p><strong>Ventiquattro \u00e8 il numero del cinema o, almeno, lo \u00e8 stato per lungo tempo<\/strong>. Corrisponde alla quantit\u00e0 di fotogrammi che si susseguono in un secondo, stabilendo un\u2019unit\u00e0 di misura che le tecniche di ripresa digitale hanno fatalmente messo in discussione. Dagli analogici 24fps (\u00e8 l\u2019acronimo di \u201cfotogrammi per secondo\u201d, appunto) si \u00e8 passati presto ai 30fps e, oggi come oggi, lo standard dei 60fps inizia a essere considerato pi\u00f9 che raccomandabile. A proposito: in francese &#8211; che del cinema resta pur sempre la lingua madre \u2013 \u201cdigitale\u201d si dice <em>num\u00e9rique<\/em>, e con questo torniamo al punto. Al fatto, cio\u00e8, che<strong> il rapporto fra cinema e matematica si pone anzitutto in termini di tecnologie e di linguaggi<\/strong>, estendendosi poi all\u2019ambito dei contenuti narrativi. Volendo giocare ancora un po&#8217; con le parole, si potrebbe insistere sulla parentela strettissima che corre fra \u201ccontare\u201d e \u201craccontare\u201d, in una dimensione che vale per tutte le arti (la metrica in poesia, le battute in musica eccetera) e che assume nel cinema un significato ancora pi\u00f9 impegnativo.<\/p>\n<p>Bene, ma allora <strong>come mai sul grande e sul piccolo schermo la matematica incute tanta soggezione?<\/strong> Per via della crisi finanziaria che ci ha portato a diffidare degli algoritmi preposti agli investimenti, forse? La risposta \u00e8 troppo facile, e non solo perch\u00e9 anche in questo caso il cinema ha giocato d\u2019anticipo. Recuperate, se vi capita, <strong>una curiosa produzione australiana diretta da Robert Connolly nel 2001,<\/strong> <strong><em>The Bank<\/em><\/strong>, e vedrete come gi\u00e0 allora <strong>\u201cil nemico pubblico numero 1\u201d &#8211; cos\u00ec il sottotitolo italiano &#8211; fosse identificato proprio nell\u2019economia senz&#8217;anima delle cifre<\/strong> che si alimentano da sole.<\/p>\n<p>Spunto ripreso &#8211; pi\u00f9 di recente e con maggior efficacia spettacolare &#8211; da <strong><em>Money Monster<\/em> di Jodie Foster<\/strong> (2016), dove a scagionare la matematica dalle imputazioni che le vengono mosse provvedono <strong>due divi conclamati come George Clooney e Julia Roberts<\/strong>: i numeri, di per s\u00e9, non avrebbero colpe, a meritare la condanna sono semmai i faccendieri che li manipolano a piacimento per derubare gli ignari risparmiatori.<\/p>\n<p>Che della matematica, e dei matematici, ci si possa perfino fidare lo sosteneva gi\u00e0 una serie televisiva di discreto successo,<strong> <em>Numb3rs<\/em><\/strong>, andata in onda tra il 2005 e il 2010 e incentrata sulle straordinarie doti di calcolo del giovane Charlie Eppes (l\u2019attore David Krumholtz), al quale il fratello Don, agente del- l\u2019Fbi, si rivolge abitualmente per avere consulenza sui casi pi\u00f9 complicati. <strong>Riconsiderata in prospettiva matematica, infatti, la realt\u00e0 riesce a rivelare aspetti inattesi, a volte addirittura sconvolgenti<\/strong>. Basti pensare alla saga cinematografica di <em>Matrix<\/em> dei fratelli Wachowski (tre film fra il 1999 e il 2003), ambientata in un futuro sinistramente simile al nostro presente. O, meglio, al presente di quasi vent\u2019anni fa. La realt\u00e0 \u00e8 stata ormai soppiantata da una simulazione gestita dalle macchine e il solo in grado di decodificare le stringhe di comando di cui si serve la famigerata <em>Matrice<\/em> \u00e8 l\u2019<strong>eletto Neo, l\u2019eroe messianico impersonato da Keanu Reeves<\/strong>.<\/p>\n<p>Siamo di nuovo precipitati nel lato oscuro della matematica, dal quale molti matematici raccontati dal cinema sembrano contagiati. Il caso pi\u00f9 noto \u00e8 probabilmente quello di <strong><em>A Beautiful Mind<\/em> di Ron Howard<\/strong> (2002), biografia molto romanzata del Nobel John Nash, che per l&#8217;occasione ha le fattezze dell&#8217;attore <strong>Russell Crowe<\/strong>. Come il Neo di <em>Matrix<\/em>, anche Nash intravede strutture matematiche dappertutto. \u00c8 un dono che gli permette, tra l&#8217;altro, di mettere a punto la celebre \u201cteoria dei giochi\u201d, ma anche una condanna, che lo precipita in una condizione patologica molto prossima alla schizofrenia.<\/p>\n<p>Un altro famoso supermatematico con superproblemi \u00e8 il protagonista di <strong><em>Will Hunting. Genio ribelle<\/em><\/strong>, diretto nel 1997 da Gas Van Sant con Matt Damon nel ruolo principale e il compianto Robin Williams in quello dello psicologo incaricato di venirgli in soccorso. Di origini umilissime, Will \u00e8 in effetti una specie di genio leonardesco, a suo agio in qualsiasi disciplina. Il suo forte resta comunque la matematica, come dimostra risolvendo con disinvoltura la complessa equazione che uno dei professori del College ha lasciato sulla lavagna in sfida agli studenti. Peccato che Will non sia neppure iscritto al corso e che passi di l\u00ec per caso, seguendo la sua routine di addetto alle pulizie.<\/p>\n<p>L<strong>a galleria dei matematici eccentrici \u00e8 davvero molto amata dai cineasti.<\/strong> Nel 2005 in <strong><em>Proof. La prova<\/em><\/strong> <strong>il regista John Madden si ispira all\u2019omonimo dramma di David Auburn<\/strong> per descrivere i tormenti di Robert (interpretato da Anthony Hopkins), altra mente tanto sopraffina quanto disturbata. Il genio questa volta ha una figlia, Catherine (Gwyneth Paltrow), a sua volta abilissima con i calcoli. T<strong>utto sta a capire se anche la follia debba essere considerata un tratto ereditario<\/strong>. E poi &#8211; anzi, prima ancora \u2013 c\u2019\u00e8 Raymond, ossia <strong><em>Rain Man<\/em>. <em>L\u2019uomo della pioggia<\/em><\/strong>. Anno 1988, <strong>Barry Levinson alla regia e un Dustin Hoffman da premio Oscar<\/strong> nei panni del fratello autistico del quale il rampante Charlie (Tom Cruise) ha finora ignorato resistenza. Il loro sar\u00e0 un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti, con una tappa a Las Vegas durante la quale l\u2019introverso Raymond da dimostrazione della sua abilit\u00e0, nella previsione statistica, azzeccando una sequenza sbalorditiva di numeri vincenti. Si tratta di una situazione analoga a quella rievocata in <strong><em>21<\/em> di Robert Luketic<\/strong> (2008), tratto dal reportage che lo scrittore Ben Mezrich ha dedicato al caso &#8211; autentico &#8211; di un gruppo di giovani matematici capaci di sbancare qualsiasi tavolo di blackjack. Tra i pochissimi film che riescono ad andare al di l\u00e0 di questo pur affascinante clich\u00e9 del genio irregolare, andr\u00e0 segnalato almeno il magnifico esordio di <strong>Mario Martone<\/strong>, quel <strong><em>Morte di un matematico napoletano<\/em><\/strong> (1992) che permise a Carlo Cecchi di dare volto alla tragedia di Renato Caccioppoli, suicida nel 1959 all&#8217;et\u00e0 di cinquantacinque anni.<\/p>\n<p>Non solo i matematici, ma <strong>anche i numeri possono essere maledetti<\/strong>. Ne sa qualcosa il Jim Carrey di <strong><em>Number 23<\/em><\/strong>, un thriller del 2007 che porta la firma dello specialista Joel Schumaker. A scatenare l&#8217;ossessione \u00e8, nella fattispecie, un libro misterioso, che pretende di svelare gli arcani del numero 23 e che, neanche a farlo apposta, manca proprio del fatidico capitolo ventitreesimo. Quanto ad alleanza perversa tra simbolo gi\u00e0 matematica e letteratura, per\u00f2, nessun film \u00e8 finora riuscito a eguagliare il corrusco <strong>Seven di David Fincher<\/strong> (1995), dove la strana <strong>coppia di detective composta da Morgan Freeman e Brad Pitt<\/strong> cerca di sventare il piano ordito dal diabolico serial killer Kevin Spacey. Il sette del titolo &#8211; che in origine si presentava come <strong><em>Se7en<\/em> &#8211; \u00e8 un richiamo, trasparente e minatorio insieme, all\u2019elenco dei peccati capitali<\/strong>.<\/p>\n<p>Fortuna che, ogni tanto, con i numeri il cinema riesce anche a scherzare. <strong><em>Sette spose per sette fratelli<\/em><\/strong>, per esempio, \u00e8 il titolo di un musical diretto da Stanley Donen nel lontano 1954. La trama? In un West da operetta i rudi fratelli Pontipee, boscaioli e attaccabrighe assai danzerini, si decidono finalmente a prendere moglie. D\u2019accordo, il rimando al mito romano del ratto delle Sabine \u00e8 un ricordo molto lontano, ma a colpire di pi\u00f9 \u00e8 forse l\u2019ingannevole moltiplicazione suggerita dal titolo. Chiss\u00e0 che cosa ne avrebbe pensato il professor Nash di <em>A Beautiful Mind<\/em>.<\/p>\n<p>(Articolo di Alessandro Zaccuri pubblicato su <em>Luoghi dell&#8217;Infinito. Mensile di itinerari, arte e cultura<\/em> &#8211; N. 224 anno XXII gennaio 2018)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessandro Zaccuri Ventiquattro \u00e8 il numero del cinema o, almeno, lo \u00e8 stato per lungo tempo. 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