{"id":72,"date":"2018-05-10T09:10:21","date_gmt":"2018-05-10T07:10:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/culturaeuniversita\/?p=72"},"modified":"2018-05-10T09:25:18","modified_gmt":"2018-05-10T07:25:18","slug":"il-romanzo-degli-affetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/universita\/index.php\/il-romanzo-degli-affetti\/","title":{"rendered":"Il romanzo degli affetti"},"content":{"rendered":"<p><em>Dai Buddenbrook al Gattopardo: quando la famiglia \u00e8 l\u2019anima del racconto<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_80\" aria-describedby=\"caption-attachment-80\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/culturaeuniversita\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Edgar-Degas-La-famiglia-Belelli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-80\" src=\"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/culturaeuniversita\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Edgar-Degas-La-famiglia-Belelli-300x231.jpg\" alt=\"Edgar Degas La famiglia Belelli\" width=\"300\" height=\"231\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-80\" class=\"wp-caption-text\">Edgar Degas, La famiglia Belelli, <span class=\"st\">1858-1867\u00a0 (Mus\u00e9e d&#8217;Orsay, Parigi)<\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Un grande prato all\u2019inglese, di un verde compatto, smaltato, nella luce del pomeriggio d\u2019agosto<\/strong>. Tante sedie di paglia intrecciata, due tavolini, torte, tazzine, teiere scintillanti. E poi tovagliolini ricamati, cucchiaini e forchettine appoggiate sui piatti di porcellana decorata. E in alto, un piccolo aereo di turismo, pilotato dal figlio minore, che volteggia e si abbassa, in segno di festoso saluto.<\/p>\n<p>Leggendo queste righe, chi non \u00e8 subito curioso della famiglia che abita nella grande casa alla fine del prato, chi non pregusta intrecci e storie in cui entrare un poco alla volta, standosene in un angolo, <strong>come un occhio che vede e un orecchio che ascolta<\/strong>, vicini ma invisibili? Sono l\u2019occhio e l\u2019orecchio del narratore sapiente; il quale poi, a ci\u00f2 che gli dicono la vista e l\u2019udito, aggiunger\u00e0 sapori e odori, quell\u2019inesprimibile contatto con le realt\u00e0 del passato che possono dare l\u2019olfatto e il gusto, sensi primitivi e potenti, immediati.<\/p>\n<p><strong>Quel nucleo primigenio della societ\u00e0 umana che \u00e8 la famiglia<\/strong> ha avuto nell\u2019Ottocento e nel Novecento un\u2019attenzione totale, avvolgente, avvolgente, da parte degli scrittori. Sono rappresentate famiglie problematiche, di solito; famiglie con segreti, in cui nulla \u00e8 come appare: segreti che verranno svelati soltanto alla fine di un lungo percorso narrativo. Famiglie povere e famiglie ricche, famiglie di citt\u00e0 e di campagna; famiglie \u201corizzontali\u201d in cui non c\u2019\u00e8 nessuna autorit\u00e0, tenute insieme solo dal bisogno ossessivo di un litigare continuo, e famiglie \u201cverticali\u201d, in cui un padre-padrone o una matriarca altrettanto padrona esercitano un potere senza limiti, riducendo i familiari al silenzio sottomesso o alla spavalderia della fuga. E vengono poste di fronte ai piccoli drammi della convivenza borghese, fra ricerche di un buon matrimonio e scalate sociali, o ai grandi drammi della storia: <strong>guerre, eccidi, distruzioni, migrazioni<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma, anche se malata o sofferente, non se ne pu\u00f2 prescindere. <strong>La famiglia resiste. Nessuna storia ne pu\u00f2 fare a meno, pena la caduta nell\u2019irrealt\u00e0 o nella vaghezza<\/strong>. E se per caso i protagonisti sono soli, ecco che \u00e8 proprio quella mancanza, la privazione di un nucleo famigliare vivo, a segnarli nella loro vitalit\u00e0 psichica: allora cercheranno di costruirsi una famiglia alternativa, un gruppo qualsivoglia di amici e sodali, a cui chiedere quell\u2019intimit\u00e0 e quel calore infantile, fiducioso, che viene prima di ogni ragionamento o riflessione, ed \u00e8 un bisogno elementare, prioritario di ogni essere umano. Intorno, poi, si irradia tutto l\u2019arcobaleno dei personaggi minori, connessi al nucleo centrale dei protagonisti da mille legami, <strong>amicizie e inimicizie irriducibili, fraternit\u00e0, crescita ed educazione, amori e disamori, vecchiaie, morti, eredit\u00e0<\/strong>. E come cornice necessaria ci sono i paesaggi, gli sfondi che rappresentano l\u2019animato brulicare delle citt\u00e0 o la vita in villa, i nuovi ricchi o i nuovi poveri, la frenetica urbanizzazione e la crescita delle metropoli o il quieto sopravvivere in campagna. <strong>C\u2019\u00e8 tutto, nella letteratura, che \u00e8 lo specchio della vita: e che d\u00e0 un senso alla vita<\/strong>.<\/p>\n<p>Gli esempi sono tanti, anche a considerare soltanto le letterature occidentali:<strong> i raccontatori di storie hanno esplorato ogni piega e ogni dimensione dei rapporti famigliari<\/strong>, e un elenco, anche parzialissimo, \u00e8 impossibile. Allora ho deciso di fermarmi a pochi esempi del Novecento, scegliendo fra i miei libri del cuore \u2013 tutti pieni di famiglie terribili, magari, ma quanto pulsanti di vita, di trame tremende, di immensi spunti narrativi!<\/p>\n<p>Lessi per la prima volta <strong><em>I Buddenbrook<\/em><\/strong> in un quieto mese di agosto. Pi\u00f9 di ogni altro mi intrig\u00f2 il personaggio di Tony. Figlia e sorella dei grandi protagonisti, lei c\u2019\u00e8 sempre; scorre come una farfalla sventata, facile al pianto e al racconto di s\u00e9, in tutto il libro \u2013 e lo chiude. Ogni tanto si sposa, infelicemente, poi torna alla casa avita, all\u2019unica famiglia che riconosce, la sua, la casata dei Buddenbrook, i grandi mercanti di Lubecca. Quando il primo marito, affogato nei debiti, la accusa dia vere la smania del lusso, lei risponde: \u201cS\u00ec, sono fatta cos\u00ec. \u00c8 chiaro. L\u2019ho preso dalla mamma\u201d. E il narratore commenta: \u201cCon la stessa placidit\u00e0 avrebbe dichiarato di essere sventata, collerica, vendicativa. Il suo pronunciato senso della famiglia le rendeva quasi incomprensibili i concetti di libero arbitrio e di libert\u00e0 di decisione, e le faceva constatare e ammettere le sue qualit\u00e0 con fatalistica indifferenza, senza distinguere e senza neppure tentare di correggersi. Senza rendersene conto, era convinta che ogni qualit\u00e0, buona o cattiva, fosse <strong>un retaggio, una tradizione di famiglia, e pertanto una cosa da venerare e in ogni caso da rispettare<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Ho sempre pensato alla terribile malinconia di questo libro, agli eventi che accumulandosi portano alla rovina i Buddenbrook, come a un treno pieno di gente che si perde nella lontananza, senza che si conosca il punto d\u2019arrivo, senza contatti con l\u2019esterno, immerso nelle luci scintillanti dei vagoni che trascorrono in mezzo al buio, e nella sua folle corsa; ma anche mi \u00e8 sempre parso che la cornice, <strong>la struttura in cui si muovono le famiglie dei grandi romanzi fosse come un quadro appeso al muro<\/strong>, che costringe dentro di s\u00e9 le figurine che affollano il suo interno. Un senso di soffocamento, di aria chiusa; eppure, contemplandole muoversi come sotto una lente d\u2019ingrandimento, capita all\u2019osservatore (al lettore\u2026) di penetrare a fondo le dinamiche dei rapporti \u2013 d\u2019amore e di interesse, di gelosia, di odio, di fuga \u2013 che si sviluppano in ogni famiglia; e molte volte di trarne giovamento.<\/p>\n<p>Altri libri per me fondamentali, che spesso mi hanno aiutato a destreggiarmi nelle tortuose vie della vita, sono stati <em>I<strong>l Gattopardo<\/strong><\/em> e <strong><em>Ritorno a Brideshead<\/em><\/strong>. Anche questi a ogni lettura offrono nuove prospettive: e mentre la storia, che gi\u00e0 conosciamo, procede inesorabile, i personaggi si rivelano ogni volta un poco di pi\u00f9, e diventano nostri compagni. Certe frasi, certe riflessioni, entrano in mente come il proverbio di uno zio bislacco, o di un amico che non dimenticheremo mai. Come dimenticare la zampa possente del Principone, indifesa di fronte all\u2019astuzia serpentina di don Calogero Sedara, nel colloquio per definire i patti nuziali di Angelica e Tancredi? Come dimenticare, anche qui,<strong> il vivido, inesorabile tramonto di un mondo, affrescato attraverso la storia di una famiglia<\/strong>? \u201cNoi fummo i Gattopardi, i Leoni \u2013 riflette amaramente Fabrizio Salina, il capo della casata \u2013 ora verranno gli sciacalletti, le iene\u201d. Ma la famiglia deve finire con eleganza: e nel capitolo finale, prima di diventare \u201cpolvere livida\u201d, riappare per un momento, nella carcassa del cane Bendic\u00f2 che viene eliminata, l\u2019animale araldico che \u00e8 l\u2019insegna della famiglia: \u201cDurante il volo gi\u00f9 dalla finestra la sua forma si ricompose per un istante: si sarebbe potuto vedere danzare nell\u2019aria un quadrupede dai lunghi baffi, e l\u2019anteriore destro alzato sembrava imprecare\u201d.<\/p>\n<p><strong>Polvere consegnata alla polvere<\/strong>. La contemplazione del passato sembra essere l\u2019unico medicamento per un presente volgare e detestabile. Anche nel romanzo di Evelyn Waugh il capitano Ryder, arrivando nel 1943 col suo reggimento al castello di Brideshead, rivive il suo lungo, complicato rapporto con la famiglia di lord Marchmain, la sua amicizia per Sebastian, il suo amore per Julia. E racconta del vecchio Lord che torna dal suo lungo esilio, e <strong>in punto di morte s\u2019incontra con Dio<\/strong>; e di Julia che di fronte alla conversione del padre ritrova, faticosamente, la fiammella della fede. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuno di loro al castello, solo un paio di vecchi domestici. Ma c\u2019\u00e8 anche un vecchio prete, che tiene aperta la cappella, e dice messa. L\u00e0 vanno molti soldati. E l\u00e0 arde indomita \u201cuna piccola fiamma rossa \u2013 una lampada di rame battuto, di pessimo gusto, riaccesa dinanzi al cancello anch\u2019esso di rame battuto di un tabernacolo; la piccola fiamma che gli antichi cavalieri vedevano dalle loro tombe [\u2026] \u2013. ora la fiamma ardeva di nuovo per altri soldati, lontani dalla loro casa.<\/p>\n<p>(Articolo\u00a0di Antonia Arslan pubblicato su <em>Luoghi dell\u2019Infinito. Rivista di itinerari, arte e cultura \u2013 <\/em>N\u00b0 162 anno XVI maggio 2012)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dai Buddenbrook al Gattopardo: quando la famiglia \u00e8 l\u2019anima del racconto Un grande prato all\u2019inglese, di un verde compatto, smaltato, nella luce del pomeriggio d\u2019agosto. 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