{"id":706,"date":"2018-09-03T13:12:22","date_gmt":"2018-09-03T11:12:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/utsroma\/\/?p=706"},"modified":"2018-09-03T13:13:22","modified_gmt":"2018-09-03T11:13:22","slug":"706-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesidiroma.it\/utsroma\/index.php\/706-2\/","title":{"rendered":"Bullismo e disagio giovanile, l\u2019impegno a non lasciarli soli"},"content":{"rendered":"<p><strong>Lo sguardo smarrito di Francesca<\/strong> e il pianto convulso di Andrea mi colsero di sorpresa mista a preoccupazione, per poi dar \u201cspazio\u201d al pensiero e cercare di capire come poter aiutare due ragazzi di 16 anni che si erano \u201crifugiati\u201d nel consultorio. Francesca ed Andrea erano stati aggrediti da un gruppo di bulli al parco vicino per aver chiesto una sigaretta; Francesca non sapeva cosa fare, conosceva il consultorio e i suoi servizi e sperava potessimo aiutarli. Dopo aver medicato Andrea abbiamo cercato di ascoltarli, di accogliere le loro emozioni, le paure e le preoccupazioni sia rispetto all\u2019aggressione sia rispetto al contattare la famiglia, spiegarle l\u2019accaduto e farli riaccompagnare a casa.<\/p>\n<p><strong>Francesca cercava di rassicurare<\/strong> Andrea ma il suo sguardo e il suo aspetto mostrava sulle gambe diverse cicatrici (di chi \u00e8 \u201cabituato\u201d a gestire l\u2019angoscia con tagli), tradivano una fragilit\u00e0 e un bisogno di essere aiutata. Raccont\u00f2 del suo ricovero in psichiatria durato due mesi, da cui emerse un quadro psicopatologico con una diagnosi che Francesca scandiva e ricordava precisamente come se fosse un biglietto di presentazione. La diagnosi parlava del suo abuso di alcool, dei suoi spunti paranoidei, di un forte stato di angoscia che si manifestava con comportamenti border-line.<\/p>\n<p><strong>Al termine del ricovero il reparto<\/strong> l\u2019aveva dimessa con un\u2019importante terapia farmacologica e l\u2019indicazione di un percorso psicologico alla Asl di zona, ma era passato pi\u00f9 di un mese e non l\u2019avevano ancora chiamata! Rimasi colpita dalla lucidit\u00e0 e dalla freddezza emotiva con cui Francesca raccontava la sua storia come se il tempo fosse sospeso, in attesa di \u201cqualcosa\u201d che potesse cambiare la situazione.<\/p>\n<p><strong>Le chiesi della scuola e lei, con un tono<\/strong> pi\u00f9 \u201cvivo\u201d, disse che volevano promuoverla, ma che lei desiderava essere bocciata perch\u00e9 con le assenze del ricovero avrebbe preferito ripetere l\u2019anno e approfondire le materie. Una ragazza cos\u00ec fragile e allo stesso tempo desiderosa di farcela. Le dissi di chiamare la madre o il padre per farsi riaccompagnare a casa ma la conversazione, durata pochi secondi, si concluse con una sua scusa per il disturbo e una rassicurazione che non faceva nulla e che sarebbe tornata da sola. Francesca era sola!<\/p>\n<p><strong>Andrea era seguito dal centro<\/strong> di neuropsichiatria infantile, raccontava che il dottore gli aveva dato una terapia ma che lui non la prendeva perch\u00e9 si sentiva molto gi\u00f9, si sentiva solo. Andrea non voleva assolutamente avvisare la madre perch\u00e9, per andare da Francesca, aveva raccontato una bugia. La soluzione pi\u00f9 rassicurante per lui era di avvisare i nonni che arrivarono dopo poco e ci raccontarono delle difficolt\u00e0 di Andrea, del rapporto difficile con la madre e della morte del padre, da circa un anno, con cui non aveva mai avuto una buona relazione.<\/p>\n<p><strong>Tornano in mente le parole di Papa<\/strong> Francesco, a conclusione del <a href=\"https:\/\/www.romasette.it\/francesco-ai-genitori-educate-testa-cuore-e-mani-degli-adolescenti\/\">Convegno diocesano del 2017<\/a>: \u00abNon lasciamoli soli!\u00bb sembra un grido di aiuto per i giovani, per i genitori. Non lasciamoli soli nella sofferenza, nella violenza, nell\u2019impotenza in cui a volte la vita mostra la sua crudelt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Come non lasciarli soli?<\/strong> Quanto \u00e8 accaduto non \u00e8 riscontrabile solo per l\u2019esperienza di Francesca ed Andrea, dove Francesca, ricordandosi del servizio del consultorio, abbia potuto chiedere aiuto. Da 25 anni il consultorio \u201cAl Quadraro\u201d offre un servizio \u201csu strada\u201d: \u00e8 un luogo dove potersi \u201crifugiare\u201d e sentirsi accolti, un luogo dove poter chiedere aiuto, un luogo \u201cdalla porta sempre aperta\u201d. Credo fortemente che il consultorio possa essere un esempio di risposta sul territorio cos\u00ec come richiesto dal Papa, ma soprattutto come richiesto dalla sofferenza delle persone.<\/p>\n<p><em>A cura di Laura Boccanera, psicologa \u2013 psicoterapeuta del Consultorio diocesano Al Quadraro, per gentile concessione di <a href=\"https:\/\/www.romasette.it\/bullismo-e-disagio-giovanile-limpegno-a-non-lasciarli-soli\/\">Romasette.it<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo sguardo smarrito di Francesca e il pianto convulso di Andrea mi colsero di sorpresa mista a preoccupazione, per poi dar \u201cspazio\u201d al pensiero e cercare di capire come poter aiutare due ragazzi di 16 anni che si erano \u201crifugiati\u201d nel consultorio. 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