A Santa Cecilia consacrate due vedove all’Ordo Viduarum

    La cerimonia è stata presieduta dal vescovo Guerino Di Tora: «Donando la vedovanza al Signore, assumete l’impegno dell’ascolto della Parola e della sollecitudine nella carità»

    La vedovanza non è il tempo della solitudine ma della maturazione nella consolazione autentica e della testimonianza. Così monsignor Guerino Di Tora, vescovo ausiliare per il settore Nord e delegato diocesano per l’Ordo Viduarum, ha illustrato il senso profondo della scelta di Liliana e Maria Maddalena, consacrate ieri pomeriggio, 7 gennaio, con la solenne celebrazione nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere. «Donando la vostra vedovanza al Signore – ha detto il presule –, guidate dallo Spirito Santo e benedette dalla Chiesa, assumete un gioioso impegno fatto di cose semplici quali l’ascolto della Parola e la sollecitudine nella preghiera e nella carità».

    L’istituzione delle vedove professe
    che vivono nel mondo, conosciuta fin dall’età apostolica ma proibita nel Medioevo, divenne nuovamente oggetto di interesse dopo la fine della prima guerra mondiale quando la Chiesa non solo tollerò, ma favorì il movimento. Negli ultimi decenni molti vescovi hanno istituito l’Ordo Viduarum nelle proprie diocesi, a Roma è stato il cardinale Agostino Vallini, nel 2013. Oggi si attende che Papa Francesco promulghi la Costituzione apostolica, allo studio della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, con la quale l’Ordo Viduarum sarà ripristinato con le stesse modalità per la Chiesa universale.

    «La ministerialità della vostra condizione di solitudine per la mancanza dello sposo con il quale avete condiviso e costruito la vita – ha sottolineato Di Tora rivolgendosi alle vedove -, porta nella comunità il carisma proprio della femminilità» ossia la capacità di una consolazione matura, sperimentata in prima persona e «segno di speranza per le nuove generazioni: la vedovanza, accettata e vissuta cristianamente, manifesta la forza spirituale di un amore che la morte non può distruggere». Particolarmente significativi alcuni momenti del rito come la chiamata nominale delle candidate e la benedizione delle fedi nuziali che il vescovo, dopo la preghiera, ha posto nuovamente al dito delle vedove in segno di consacrazione a Dio, consegnando poi a ciascuna un crocifisso e il libro della Liturgia delle Ore.

    Accanto a Di Tora, sull’altare c’erano anche, come concelebranti, don Sandro Amatori, assistente ecclesiastico del gruppo vedove e monsignor Antonio Panfili, vicario episcopale dell’Ufficio per la Vita Consacrata che ha sottolineato quanto «pur nella mancanza dello sposo, la vita di queste due donne, fortemente motivate e consapevoli, è ancora ricca e proficua». Liliana, 73 anni e vedova da 8, vede nella consacrazione all’Ordo Viduarum, che ha conosciuto due anni fa grazie ad una suora durante un viaggio in Terra Santa, il sigillo di un cammino di fede «che per vent’anni è stato immerso nel buio», fino all’incontro con un sacerdote colombiano, padre William Raul Diaz «che è stato capace di riavvicinarmi alla Chiesa». Maria Maddalena, neocatecumenale, ha 64 anni e 4 figli; ha perso il marito Guglielmo 9 anni fa ed ha conosciuto l’Ordo Viduarum leggendo un articolo a riguardo sul quotidiano Avvenire.