L’icona (romana e mondiale) del Sacro Cuore di Gesù

    Il mese di giugno è dedicato alla devozione al Sacro Cuore di Gesù che si diffonde rapidamente grazie alle rivelazioni private fatte da Gesù a S. Margherita Maria Alacoque, monaca visitandina del Convento di Paray le Monial, in Francia, e propagate dal suo confessore, il padre gesuita Claude La Colombière (1641-1682). La festa del Sacro Cuore fu celebrata per la prima volta in Francia nel 1685 e divenne universale per tutta la Chiesa cattolica solo nel 1856, grazie a Papa Pio IX. In maniera particolare in questo mese, bisogna quindi scavare nei tanti tesori che la nostra diocesi ci propone per arrivare a quello che è il centro di questa devozione così sentita e così amata. Seppur, come ben noto, la devozione al Sacro Cuore nasca in Francia grazie alle visioni mistiche di Santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690), è tutta romana l’immagine ufficiale comunemente attribuita a tale devozione.

    L’icona del Sacro Cuore in questione, primo esemplare italiano di tale raffigurazione, è quella realizzata da Pompeo Batoni nel 1760 e ospitata in una delle cappelle della maestosa ed imponente Chiesa del Gesù di Roma. La navata della bellissima Chiesa che è un tripudio di arte e di bellezza, non leva però l’attenzione ad uno spazio sacro particolarmente caro ai romani che si trova sulla destra nel transetto: la cappella del Sacro Cuore di Gesù. La cappella, inizialmente intitolata a San Francesco e, ciò spiega le altre decorazioni a lui dedicate, fu poi convertita in cappella dedicata al Sacro Cuore e divenuta, nel 1929, santuario di tutte le famiglie italiane consacrate ad esso. Nonostante Batoni, nella sua carriera artistica, abbia ritratto quattro papi e più di ventisei sovrani, il piccolo ovale del Sacro Cuore rimane comunque la pietra miliare della sua produzione che lo consacra, a tutti gli effetti, come il padre di quell’icona tanto venerata e tanto onorata in tutto il mondo.

    Nel 1760, in concomitanza con l’approvazione del culto da parte di Clemente XIII, Batoni realizzò su rame l’immagine del Sacro Cuore di Gesù e, nel realizzarla, si è ispirato alle visioni della santa monaca francese Margherita Maria Alacoque la quale, con minuzia di particolari, lo descrive nei suoi diari: «Il Divino Cuore mi fu presentato come in un trono di fiamme, più sfolgorante di un sole e trasparente come un cristallo, con la piaga adorabile; esso era circondato da una corona di spine e sormontato da una Croce».

    Batoni ha rappresentato Cristo, vestito di una tunica rossa (colore del sangue, del martirio e dell’umanità) e un manto blu (colore del cielo e del divino), giovane e bello, con lunghi capelli sciolti sulle spalle e il Volto contornato da una corta barba. Gesù con la mano destra indica il proprio cuore irraggiato dalle fiamme e circondato da una corona di spine, sormontata questa da una croce. In primo piano dunque quel cuore che arde d’amore e in cui ogni dolore è racchiuso e ogni salvezza è contenuta.

    Impariamo dunque dall’invito che Gesù sembra ripeterci con la mano destra: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Rispondiamo a tale invito poggiando il nostro capo su questo Sacratissimo Cuore come già fece l’apostolo Giovanni, come ha fatto Santa Margherita Maria e una schiera infinita di santi.

     

    A cura delle Missionarie della Divina Rivelazione

    18 giugno 2020