Opera Romana Pellegrinaggi, in Libano sulle strade della convivenza

    La delegazione Orp ricevuta dal presidente della Repubblica libanese

    L’eremo di Sant’Antonio e il monastero di Saint Charbel, la città fenicia di Byblos e quelle bibliche di Sidone e Tiro. L’Opera romana pellegrinaggi ha inserito il Libano nei cataloghi del 2019 e per inaugurare il nuovo itinerario ha portato nel Paese dei Cedri un gruppo di giornalisti, operatori della comunicazione e responsabili di pellegrinaggi di altre diocesi italiane. Guidati da monsignor Remo Chiavarini, amministratore delegato dell’Orp, e da don Walter Insero, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato, del gruppo fa parte il direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale del tempo libero, del turismo e dello sport don Gionatan De Marco, nonché gli inviati di Rai Uno,  Rainews, Mediaset, Tv2000, Telepace, Avvenire, Osservatore Romano, Radio Vaticana, Lapresse, Famiglia Cristiana, Ewtn. L’arrivo lunedì mattina; oggi, giovedì 21 marzo, la conclusione del viaggio, con l’incontro con il patriarca maronita Bechara Rai.

    «Conoscere la storia di un Paese significa comprenderne meglio la realtà», sottolinea monsignor Chiavarini, spiegando che «fare un pellegrinaggio non è tanto fare turismo religioso, ma costruire ponti». Soprattutto in un Paese dove, ricorda il sacerdote, «convivono pacificamente persone di 18 diverse fedi religiose, di cui 12 cristiane». Occasione del viaggio è anche la partecipazione del gruppo all’inaugurazione della prima chiesa di rito latino di tutto il Libano, all’interno del Settore Ovest della Base Unifil di Shama, a guida italiana.

    Base Unifil Libano

    La chiesa, intitolata a Maria Decor Carmeli e San Giovanni XXIII, è stata dedicata lunedì 18 marzo, con una Messa solenne presieduta dall’ordinario militare monsignor Santo Marcianò, a cui hanno partecipato anche i rappresentanti di altre confessioni. La nuova chiesa sarà «una casa tra le case della gente che vuole aiutare questa nazione – sottolinea Marcianò nell’omelia -, terra di grande bellezza e apertura accogliente, ad essere casa nella quale regni la pace». Millecento i soldati italiani a Shama, a cui sono affidati, rimarca l’ordinario, «il monitoraggio e il controllo della cessazione delle ostilità, l’assistenza alla popolazione locale, il supporto alle Forze armate libanesi, progetti di cooperazione civile e militare».

    Con una superficie grande due volte quella della Liguria e una popolazione di circa quattro milioni di abitanti, il Libano ospita oltre un milione e mezzo di rifugiati, palestinesi e, per la maggioranza, siriani. Il nunzio apostolico monsignor Jospeh Spiteri riflette sulla situazione con i giornalisti italiani: «Desideriamo tutti un rientro organizzatore ben fatto per i siriani nella loro terra», e assicura che «certamente Papa Francesco è molto vicino al popolo libanese».

    Byblos

    Nel Paese convivono drusi e maroniti, sunniti e sciiti. I ristoranti e gli hotel prendono il posto delle case bombardate durante il recente conflitto con Israele. Giovani donne dal capo velato vanno a pregare sulla tomba di Saint Charbel, il più grande santo libanese. Nei centri storici delle città, la moschea sorge a due passi dalla chiesa ortodossa e da quella maronita, mentre il profumo di spezie si diffonde dai bistrot e dalle caffetterie. C’è voglia di ricominciare, anche rilanciando il turismo. Il presidente della Repubblica, il generale Michel Aoun, riceve il gruppo italiano. Stringe la mano a tutti. A monsignor Chiavarini dice: «Vi ringraziamo per aver visitato il Libano. Tutti possono approfittare della nostra stabilità e della nostra sicurezza, fare dei tour attraverso tutte le regioni. Voi stessi avete visto che il Libano è in pace, ed è un Paese molto ospitale». Davvero questa nazione «sta trovando strade di convivenza che sono di esempio per il mondo intero», osserva don Remo, «un esempio da cui tutti avremmo da imparare».

    Giulia Rocchi