Per ascoltare poveri e ammalati serve «un di più di misericordia»

    Un rifugiato politico arrivato in Italia grazie ai corridoi umani della Comunità di Sant’Egidio. Due persone seguite dagli operatori della Caritas di Roma, che raccontano di solitudine, di barbonismo domestico, di notti passate per strada. E una signora che ha visto morire entrambi i genitori all’Hospice Villa Speranza.

    Sono le quattro testimonianze risuonate questa sera nella basilica di San Giovanni in Laterano, per l’incontro di inizio anno pastorale dedicato in particolare all’ascolto dei poveri e degli ammalati. In cattedrale ministri straordinari dell’Eucaristia, volontari della famiglia Scalabriniana, del Centro Astalli, della famiglia Comboniana, della Caritas, di Sant’Egidio, delle Missionarie della Consolata, e delle suore della Carità, animatori della missione ad gentes. Tutti operatori pastorali dediti al servizio dei poveri e degli ammalati. A loro si è rivolto il cardinale vicario Angelo De Donatis, invitandoli ad ascoltare sempre l’altro «con il cuore». «L’ascolto del povero non è facile – ha sottolineato il porporato –, ci vuole un di più di misericordia. Oltre alla cura, alla competenza, alla responsabilità, l’ascolto esige la dedizione: tanta compassione e tanta tenerezza».

    «I piccoli, i poveri, meritano che noi li ascoltiamo così – ha detto ancora il vicario –. Prendendoli sul serio, come fa Dio. E soprattutto riconoscendo la storia che Dio intesse con loro, a partire dalle loro esistenze solo apparentemente banali».

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