Santa Francesca Romana, Advocata Urbis

    Il mese di marzo porta con sé la celebrazione liturgica di quella donna che, insieme a San Pietro, San Paolo e San Filippo Neri, è stata eretta a patrona di Roma: si tratta della conosciutissima Santa Francesca Romana.

    L’amore della sua città verso di lei fu subito chiaro tanto che il nome “Romana” le fu impartito non alla nascita bensì dopo la morte per decisione unanime del Senato di Roma che individuò in lei l’Advocata Urbis, l’avvocata della città. La Santa visse nella prima metà del XV secolo, in una città turbata da feroci vendette delle famiglie romane e impoverita da carestie ed epidemie. Non possiamo quindi non schiudere le meraviglie che il monastero di Tor de’ Specchi, tra il Teatro di Marcello e Santa Maria in Aracaeli, fondato da Santa Francesca Romana, svela ogni anno il giorno della ricorrenza liturgica della loro fondatrice: il 9 marzo.

    Donna ricca di doni celesti Francesca, anche detta bonariamente Ceccolella, che mai ricusò di compiere ciò che il Signore le chiedeva seppur lontano dai suoi piani. Difatti, seppur fin da piccola avesse mostrato al padre il suo desiderio di consacrarsi, fu destinata in sposa a un buon partito dell’epoca Lorenzo Ponziani al quale Francesca diede tre figli dei quali, per alterne vicende, sopravvisse solamente uno. In quest’unione intima con Dio, Francesca si prendeva cura della sua famiglia, della conduzione della sua casa e anche di tutti coloro che percepiva aver bisogno di aiuto sia materiale che spirituale. In breve, si radunò intorno a lei un gruppo di giovani donne che, come lei, volevano consacrare la loro vita al Signore. Nacquero così le Oblate della Santissima Vergine, fondate da Francesca il 25 marzo 1433 nel giorno dell’Annunciazione, che da subito andarono a vivere in una povera casa vicino al Campidoglio, la Torre degli specchi. Il “grande affare” come lo chiamava lei, era iniziato, in ogni modo la santa non poté unirsi al gruppo delle sue figlie spirituali poiché il marito Lorenzo era ancora in vita ed era inoltre gravemente malato. Tuttavia, le cure premurose per il marito che il Signore le aveva messo a fianco non erano per lei affatto motivo di lamento anzi, Francesca amava sinceramente e castamente Lorenzo e lo assistette fino alla fine. Alla morte del coniuge, oramai libera dagli impegni del matrimonio, Francesca era pronta ad unirsi alle sue compagne. A nulla servirono le lacrime della nuora o dei nipotini.

    Aveva 51 anni Francesca, quando finalmente varcò per sempre l’atrio di Tor de’ Specchi per coronare quello che, fin dalla tenera età, era stato il desiderio più grande del suo cuore, quello di consacrarsi al Signore. La sua fama di santità era oramai ben nota in tutta la città e innumerevoli erano le grazie e i miracoli che i fedeli ottenevano quando ricorrevano alla sua intercessione. Ancora oggi, varcando la porta di Tor de’ Specchi si assiste ad uno scrigno che svela sempre di più la sua preziosità. L’antica struttura del XV secolo conserva tutto il suo fascino plurisecolare insieme alle decorazioni parietali, riportano chi entra indietro nel tempo.

    Il cuore della visita è sicuramente l’oratorio o antica cappella della comunità che fu completamente affrescato da Antoniazzo Romano con 25 riquadri che rappresentano scene della vita della santa accompagnate da una didascalia in volgare che ne spiega il contenuto, il ciclo pittorico fu terminato nel 1468. Tra di esse spicca indubbiamente quello sovrastante l’altare con Maria tra i santi Benedetto e Francesca e quello della sua visione dell’inferno.

    Ma i tesori di Tor de’ Specchi non finiscono qui. Basti pensare all’emozione nell’entrare nella stanza della santa dove sono conservati i suoi abiti vedovili e dove essa stesse ebbe numerose estasi e ripetuti attacchi del demonio. Proprio ad essi allude la lunga parete affrescata da un autore ignoto nel 1485 in monocromo, che immediatamente cattura l’attenzione di chi vi passa accanto. Infine, non si può di certo tralasciare il coro della Santissima Annunziata dove le figlie spirituali di Santa Francesca Romana, ieri come oggi, recitano l’Ufficio Divino. Questo spazio sacro riccamente decorato attraverso il geniale uso di marmi, affreschi e dipinti è coronato da un magnifico soffitto dorato a cassettoni del 1601 che presenta, centrale, un altorilievo di Francesca e del suo angelo custode che già dal 1403 la santa poteva vedere al suo fianco. E mentre nel catino absidale troneggia San Michele Arcangelo tra gli angeli, dietro l’altare vi è la bellissima tela di Alessandro Allori dell’Annunciazione del XVI secolo.

    Molte altre sono le preziosità nelle quali l’occhio si perde nel varcare la soglia di Tor de’ Specchi ed è impossibile qui descrivere tutti i tesori del monastero e ancor più tracciare in modo esaustivo la ricchezza e la profondità di Santa Francesca Romana che ha lasciato il segno per il suo modello di sposa, madre, vedova e consacrata. Possa dal Cielo, continuare ad essere la nostra Advocata Urbis, gemma di rara bellezza incastonata tra le glorie dei santi della nostra diocesi.

    A cura delle Missionarie della Divina Rivelazione.