Più che un incontro, ha avuto il sapore di una promessa mantenuta. Un appuntamento desiderato fin dallo scorso agosto. Un’idea lanciata sulla calda spianata di Tor Vergata al termine del Giubileo dei giovani e riproposta davanti alla grotta di Massabielle durante il tradizionale pellegrinaggio diocesano a Lourdes. I ragazzi avevano rivolto un invito e Papa Leone XIV ha risposto “sì”.
Così, questa sera, sabato 10 gennaio, in migliaia sono arrivati in Vaticano per il primo vero abbraccio tra il vescovo di Roma e i “suoi” giovani: l’Aula Paolo VI non è riuscita a contenerli e molti hanno seguito l’incontro in piazza San Pietro. Per i giovani Leone XIV desidera «una vita buona e vera, secondo la volontà di Dio», augura loro «una vita santa e sana. Niente di meno, perché vi voglio bene – ha detto -: vive davvero, infatti, chi vive con Dio, autore e salvatore della vita».
Ad accompagnare i ragazzi il cardinale vicario Baldo Reina che nel suo saluto iniziale ha confessato che non si aspettava «la risposta generosissima» di tanti giovani arrivati a San Pietro. Il pensiero è andato anche «a quelli che vivono in situazioni di sofferenza, a chi ha imboccato strade sbagliate, a chi è morto a Crans-Montana – ha detto il porporato la cui voce è stata sovrastata da un applauso -. Vorremmo spenderci per chi è rimasto indietro».
Anche il Papa, parlando del valore prezioso della vita, ha ricordato subito le vittime della tragedia svizzera. «Le famiglie devono cercare come superare questo dolore – ha detto a braccio -. Anche per questo è importante che siamo sempre uniti». Prevost ha esortato i ragazzi a essere testimoni luminosi, a «vivere come uomini e donne che hanno Cristo nel cuore, lo ascoltano come Maestro e lo seguono come Pastore».
Si è soffermato sull’importanza di coltivare relazioni autentiche. «Quello che vivete nelle parrocchie romane, in oratorio e nelle associazioni, non potete tenerlo per voi», ha spiegato ai ragazzi, mettendoli in guardia dagli inganni e dalle menzogne della società. «Non aspettatevi che il mondo vi accolga a braccia aperte – le sue parole -: la pubblicità, che deve vendere qualcosa da consumare, ha più audience della testimonianza, che vuole costruire amicizie sincere. Agite dunque con letizia e tenacia, sapendo che per cambiare la società occorre anzitutto cambiare noi stessi».
Continua a leggere su Romasette.it
10 gennaio 2026













