È da poco suonata la campanella della ricreazione, nella scuola di Nostra Signora della Montagna, ad Anjara. I bambini si riversano in cortile, giocano, ridono, si rincorrono. Ma qualcosa attira la loro attenzione. Un gruppo di sconosciuti è venuto a trovarli. Sono arrivati dall’Italia e sono i 25 partecipanti – tra cui diversi sacerdoti e giornalisti – al pellegrinaggio in Giordania promosso da Opera romana pellegrinaggi e organizzato in collaborazione con Royal Jordanian, Jordan Tourism Board e ministry of Tourism.
«What’s your name?», chiede Issa. «Welcome!». Ed è subito festa, manine che si stringono, abbracci e foto ricordo. Alya mostra orgogliosa le sue lunghe trecce. Yousef fa entrare gli ospiti nella cameretta che condivide con altri sette bambini: quattro lettini a castello di legno chiaro, ma il suo – rivendica – è quello con il maggior numero di pelouche, tra i quali si rotola tra mille risate. «Vivaci è dire poco!», scherza la maestra di inglese.
A prendersi cura dei bambini, oltre alle insegnanti, ci sono le suore del Verbo Incarnato. Quella dedicata a Nostra Signora della Montagna non è una semplice scuola, ma un orfanotrofio, che accoglie piccoli senza genitori o con situazioni familiari difficili. Fa parte del complesso del santuario della Madonna della Montagna, ad Anjara, sostenuto dal Patriarcato Latino di Gerusalemme e dalla famiglia reale giordana. Oltre a una chiesa e al santuario vero e proprio, ci sono tre diverse strutture per accogliere i piccoli: una casa dove vivono tutti insieme i bambini fino ai 12 età; e due case rispettivamente per i ragazzi e per le ragazze più grandi. E c’è anche un laboratorio per fare il vino, bottiglie di rosso chiamate Giara, realizzato grazie al contributo della Cei.
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5 febbraio 2026













