Dall’8 al 16 la Pontificia Università della Santa Croce ospita la mostra “Passione Amazzonia”, un’esposizione dedicata alla testimonianza del missionario comboniano Ezechiele Ramin, oggi Servo di Dio, ucciso in Brasile nel 1985 mentre difendeva i diritti dei popoli indigeni e dei contadini senza terra. La mostra sarà aperta al pubblico dall’8 aprile, con inaugurazione ufficiale mercoledì 9 aprile alle ore 13.45 presso la sede dell’ateneo, alla quale parteciperanno Antonio e Fabiano Ramin, fratelli di padre Ezechiele, insieme a rappresentanti del mondo ecclesiale, accademico e missionario.
Promossa dall’associazione Terra e Missione Aps, in collaborazione con l’Ufficio per la cooperazione missionaria della diocesi di Roma, i Missionari Comboniani, il Movimento Laudato Si’ e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Apollinare, la mostra «si propone come uno spazio di riflessione ecclesiale e missionaria sui temi della giustizia sociale, della custodia del creato e della dignità dei popoli indigeni», come spiegano gli organizzatori.
Il percorso espositivo si articola in 12 pannelli che mettono in dialogo i disegni realizzati da padre Ramin sulla Passione di Cristo con scene di vita dei popoli dell’Amazzonia. Ne emerge un cammino spirituale che invita a leggere le sofferenze dei popoli indigeni alla luce della Passione del Signore, cogliendo nel loro vissuto una profonda analogia con il mistero della Croce. Attraverso immagini, testi e meditazioni audio, la mostra accompagna il visitatore in un itinerario che intreccia fede e storia, denuncia e speranza. Le ferite dell’Amazzonia, segnate da ingiustizie, sfruttamento e violenze, diventano così luogo di rivelazione, dove risuona il grido dei poveri e della terra, ma anche la possibilità di una rinascita.
La mostra è visitabile gratuitamente su prenotazione, scrivendo a info@terraemissione.org oppure via WhatsApp al numero 3470300998.













