Stemma di Mons. Michele Di Tolve, vescovo ausiliare di Roma, Vescovo titolare di Orrea.
Blasone:
D’azzurro cappato rialzato d’oro, alla croce patente dal cui centro escono in decusse tra i suoi bracci quattro rami fruttati: un ramo d’ulivo fruttato di due, una spiga di grano e due grappoli d’uva; la croce sormontata da tre api, poste 1, 2, il tutto d’oro. La cappa destra, alla croce Tau al naturale, la cappa sinistra, al cuore ardente di rosso.
Lo scudo è distinto dagli usuali contrassegni episcopali, ovvero accollato alla croce astile d’oro e sormontato dal galero con 12 fiocchi verdi.
Motto:
«Perché andiate e portiate frutto»
Spiegazione simbolico – teologica
Lo stemma episcopale basato sulle regole e i simboli dell’araldica è un linguaggio visivo per comunicare attraverso immagini e segni, identità o messaggi ideali. Ogni nuovo vescovo, nel solco di una radicata tradizione iconografica e simbolica della Chiesa, provvede anche alla creazione di un proprio stemma che oggi si può intendere come un mezzo visivo a cui affidare un proprio messaggio ideale per esprimere aspetti della propria vocazione o indirizzi del proprio ministero, e, nel contempo, essere il necessario suggello di atti amministrativi o documenti pastorali che la funzione vescovile richiede.
Nel caso dello stemma adottato da mons. Michele Di Tolve come nuovo vescovo ausiliare di Roma l’insegna si ispira nei simboli scelti e nella composizione al motto «Perché andiate e portiate frutto» (Gv 15,16). Nello stemma innanzi tutto è evocata la figura di Cristo con la croce da cui nascono e si diffondono i suoi frutti, quelli eucaristici, il grappolo d’uva e la spiga di grano, e un ramo d’ulivo simbolo dell’olio santo per l’unzione e per la consolazione. Solo Gesù, il Crocifisso risorto, è l’origine e la fonte della vita della Chiesa. Al di sopra volano tre api; sono simbolo della Chiesa di Milano, Chiesa di origine del vescovo Michele, evocando la figura di Sant’Ambrogio nel suo “miracolo delle api” avvenuto da bambino con gli insetti che posandosi sulla sua bocca portandovi miele furono segno della sua futura dolce eloquenza. Ma le api che portando il polline permettono la nascita di frutti e fiori, sono il simbolo “dell’andare e portare frutto”. La Chiesa raggiunta dallo Spirito Santo, dono del Cristo risorto, è inviata a essere missionaria dappertutto e verso tutti, per offrire la Parola che salva e i frutti della Pasqua di Gesù: la sua misericordia e la vita nuova che nasce dall’incontro con Lui. Nella parte superiore dello scudo la croce Tau ricorda san Francesco d’Assisi, che nella vita del vescovo Michele è stata una figura spirituale di riferimento e ricorda anche la sua parrocchia d’origine in cui è cresciuto nella fede e in cui ha ricevuto il dono della vocazione al presbiterato. Il cuore ardente è simbolo di san Filippo Neri a cui va la devozione e il ricordo del titolare dello stemma
per due ragioni: san Filippo Neri è stata una figura sacerdotale di riferimento per la sua dedizione ai ragazzi e ai giovani, nell’oratorio. La missione pastorale affidata dalla Chiesa al vescovo Michele è stata sempre contrassegnata dalla presenza in mezzo ai ragazzi e ai giovani. La seconda ragione è che san Filippo Neri è il co-patrono di Roma, diocesi nella quale sarà vescovo ausiliare, l’inizio di un vincolo speciale con questa Chiesa. Inoltre, il Santo Padre ha scelto proprio il 26 maggio per dare l’annuncio della nomina a vescovo ausiliare di Roma. Lo sfondo azzurro presente nello stemma fa riferimento al manto di Maria ausiliatrice; come dice don Bosco: «È Lei che ha fatto tutto!». La composizione dell’insegna e il suo disegno artistico si deve all’araldista Marco Foppoli (AIH), che ha redatto anche la consueta blasonatura, ovvero la descrizione tecnica dello stemma, che si riporta qui di seguito.
don Antonio Pompili
Vicepresidente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano
Membro dell’Accademia Internazionale di Genealogia
Membro associato dell’Accademia Internazionale di Araldica