Di seguito il testo integrale dell’omelia pronunciata dal cardinale vicario
Carissimi fratelli e sorelle,
in questo giorno, in comunione con tutta la Chiesa, ricordiamo il martirio di San Giovanni Battista. Giovanni – come insegnano i Padri – è in tutto precursore del Signore, nella vita come nella morte. Con la sua predicazione, egli annuncia Colui che “verrà dopo” e che sarà più forte di lui e, con la sua testimonianza, ne precorre la morte lasciandosi guidare dall’amore per la Verità. La liturgia della Parola appena ascoltata ci è utile non solo per tornare a riflettere sulla figura del Battista, ma anche per aprire gli occhi sul nostro presente, sulla testimonianza che siamo chiamati a offrire, sulle sfide davanti a cui è posto ogni credente e sugli strumenti spirituali a nostra disposizione per affrontare il “buon combattimento” della fede.
La prima lettura riporta la pagina iniziale del libro del profeta Geremia. Subito dopo la chiamata, Dio mette davanti al giovane profeta i pericoli del suo ministero: lo mette in guardia sul fatto che gli faranno guerra e che cercheranno di spaventarlo. Geremia sarà uno dei profeti più perseguitati nella storia d’Israele. Ad un certo punto di lui si perderanno le tracce. Il libro – nei tanti passaggi autobiografici – racconta di continue persecuzioni subite, così estreme da portare il profeta quasi ad arrendersi e a maledire il giorno della sua nascita. Da Abramo a nostri giorni la prova è un elemento costitutivo in ogni esperienza di fede. Credere significa accettare che verrà il tempo della difficoltà, della tentazione e delle persecuzioni; in una sola parola, del mistero del male. È così e ne dobbiamo prendere atto. E credere in Dio non significa che siamo magicamente esonerati dal nemico, anzi, quanto più autentico e generoso è il desiderio di stare vicino a Dio, tanto più forti saranno gli assalti del nemico.
Eppure, in questa lotta, il Signore non ci lascia soli. La prima lettura ci svela qual è la vera forza del credente: se ci dice che non mancheranno coloro che ci muoveranno guerra, ci ricorda allo stesso modo che il Signore è la nostra forza, il nostro scudo, la nostra salvezza. Sono molto illuminanti le parole che il Signore rivolge a Geremia; riascoltarle ci aiuta: “Tu non spaventarti davanti a loro…io ti faccio come una città fortificata…io sono con te per salvarti”. Che belle queste espressioni! Quanta forza risiede in questa Parola. Ai cristiani di ogni tempo è richiesta questa fortezza – che come ricordiamo è una delle virtù cardinali, un vero e proprio cardine della vita cristiana – sapere che Dio è al nostro fianco, non ci abbandona, ci da forza e ci assiste in ogni battaglia. Dio non ci sottrae alla battaglia, ma ci accompagna e ci sostiene nella battaglia.
È questa l’esperienza che Geremia racconta in una delle sue più famose confessioni; in un primo momento egli narra tutte le sventure che gli stanno capitando e lamenta tutta la sua stanchezza quasi al punto di abbandonare la missione. Ma poi, quando tutto sembra perduto, esclama: “Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo non resto confuso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere”. (Ger 20,11).
In Giovanni Battista l’esperienza di Geremia ritorna e si rafforza ulteriormente proprio per la novità impressa dalla venuta di Cristo. C’è una situazione concreta. Giovanni rimprovera a Erode che non è lecita la sua unione con Erodiade, la moglie del fratello. Con la predicazione lo mette davanti alla Verità e lo fa con franchezza. Non ha paura, lo affronta a viso scoperto. L’affermarsi del bene tramite le parole di Giovanni scatena una vera e propria guerra fatta di strategie e di inganni fino al punto da portare Erodiade a cercare e ottenere la morte di Giovanni. Se si leggesse la vicenda con la lente degli uomini si direbbe che ha vinto il male e che il povero Giovanni alla fine ha pagato un prezzo altissimo senza ottenere nulla. Ma la logica del Vangelo capovolge i giudizi del mondo. Giovanni ci dà un assaggio del mistero pasquale: attraverso la sua morte si palesa la vita; l’inganno che pensava di togliergli per sempre la parola diventa l’occasione per scoprire l’intima natura della verità. Alla fine gli sconfitti sono altri: è Erode che non riesce a rinfrancarsi dall’errore, è Erodiade che pensa di aver vinto con l’inganno, è sua figlia che presta il fianco al male vendendo se stessa per effimere ricompense.
Possiamo dire anche per Giovanni quanto affermato per Geremia nella prima lettura? Certamente! Geremia, Giovanni, e come loro migliaia di martiri, uomini e donne che nella storia della Chiesa fino ai nostri giorni hanno offerto e offrono la loro vita per il Vangelo. Essi non sono degli sconfitti ma sono i veri vincitori. Ci testimoniano che la vita ha un senso solo quando ci decidiamo di viverla per la Verità e nella Verità; solo quando ci lasciamo guidare dalla luce della Verità e la professiamo con le parole e con l’esemplarità della vita.
Nel Vangelo di Giovanni, Gesù afferma che è la verità a renderci liberi. Quanto è attuale questo messaggio! A volte, soprattutto in questo tempo affollato di parole e opinioni, pensiamo di essere liberi perché facciamo quello ci sembra giusto o quello che ci piace e smettiamo di cercare la Verità e di lasciarci guidare da Lei; perché la Verità non è un’idea astratta, ma è una Persona. “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi” scrive S. Paolo nella lettera ai Galati. Cristo è la libertà, Cristo è la nostra libertà. In Lui siamo autenticamente liberi e solo in Lui possiamo camminare nella Verità. Allora non dobbiamo avere paura di affermare la Verità dopo averla contemplata e assimilata.
Seguiamo l’esempio di Maria, in questo luogo così caro a tutta la Chiesa. Come Lei cerchiamo di lasciarci ferire dalla Parola. Mettiamoci in ascolto di Dio che sempre ci chiama e ci mette davanti il suo progetto di salvezza. Un progetto come quello che ha presentato a Maria, ugualmente bello quello che fa conoscere a ciascuno di noi; come Maria non esitiamo a seguire Dio, la sua chiamata, il suo invito a superare le nostre visioni miopi. Non lasciamoci guidare dal nostro istinto o dal nostro orgoglio ma seguiamo con docilità la sua voce, cercando la luce della Verità.
Questa celebrazione apre il nostro pellegrinaggio ed è provvidenziale la coincidenza con la memoria del martirio di San Giovanni. È come se il Signore accogliendoci in questo luogo ci dicesse: “non avere paura, non lasciarti spaventare dal male, non cadere nei tranelli del nemico; mettiti in cammino verso di me, seguimi; seguendo me segui la Verità; abbandona le piccole o le grandi menzogne della tua vita. Lasciale qui ai piedi della grotta per morire all’uomo vecchio e per camminare nella novità di vita”.
La Vergine Santissima ci accompagni in questo cammino e ci dia la forza di scelte coraggiose, come quella del Battista: scelte che non si misurano sul consenso del mondo, ma sulla fedeltà al Vangelo; scelte che sanno perdere per amore della Verità, e proprio per questo vincono davvero. Che questo pellegrinaggio non sia solo un passaggio in un luogo santo, ma l’inizio – o il ritorno – a una vita pienamente evangelica. Perché solo il Vangelo ci rende vivi. Solo Cristo ci rende liberi.
Amen
29 agosto 2025