Don Andrea Santoro e l’abbandono alla «sapienza folle del Vangelo»

(foto: diocesi di Roma/Gennari)

Don Andrea Santoro «ha vissuto con grande generosità il suo ministero sacerdotale». Prima nelle comunità che ha seguito a Roma: nella parrocchia della Trasfigurazione, dove fu viceparroco, e poi, da parroco, nelle parrocchie di Gesù di Nazareth e dei Santi Fabiano e Venanzio. Ma poi il suo zelo missionario, «il suo desiderio di portare il Vangelo e la sua vita ben oltre i confini della nostra città», lo hanno condotto in Turchia, dove era fidei donum per la diocesi di Roma e dove fu ucciso, il 5 febbraio 2006, mentre pregava nella chiesa di Santa Maria a Trabzon. Lo ha ricordato ieri sera, 5 febbraio, il cardinale vicario Baldo Reina, presiedendo la Messa nel ventesimo anniversario della sua morte, nella parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, a Villa Fiorelli, di cui don Santoro fu parroco dal 1994 al 2000, anno della sua partenza per la Turchia.

«Dio lo ha scelto, ha messo nel suo cuore il desiderio di portare il Vangelo fino agli estremi confini della Terra – sono ancora le parole del porporato -. Lo ha scelto per confondere coloro che in quella terra pensavano che un sacerdote non potesse realizzare nulla o addirittura pensavano, uccidendolo, di mettere a tacere il Vangelo. Questa è la lezione che ci arriva direttamente da don Andrea. Lui è il chicco di grano che nel tempo porta frutto». Per vivere il Vangelo, è la riflessione di Reina nell’omelia, «serve una sana follia, la follia della croce. È questa che fa la differenza e che i cristiani sono chiamati a mettere in gioco ogni giorno. Lo impone il Vangelo. Don Andrea in tutta la sua vita è stato abitato da questa follia, ha creduto in questa sapienza folle del Vangelo», ha affermato volgendo lo sguardo verso la foto del sacerdote romano posta al lato dell’altare.

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6 febbraio 2026