Carissimi fratelli e sorelle
Aiutati dalla Parola di Dio proclamata in questa Liturgia, siamo chiamati a rileggere la nostra esperienza di fede. Facendo nostre le parole di Paolo nella prima lettura siamo invitati a sentirci benedetti da Dio, scelti in Cristo Gesù per essere santi e immacolati, predestinati alla gloria e ricolmi dello Spirito. È una cornice di grazia davvero straordinaria che spesso ci sfugge perché concentrati sui nostri limiti. Ma è soprattutto nel dialogo tra la Vergine e l’Angelo – al centro del Vangelo – che possiamo cogliere gli elementi essenziali della fede e dell’autentica libertà dentro una relazione che Maria ha vissuto in modo esemplare per tutti noi. In questa relazione, emergono in particolare quattro passaggi fondamentali che desidero ora richiamare brevemente:
- Imparare a guardarci come Dio ci guarda: “rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”. È con queste parole che l’angelo si rivolge a Maria, ed è da questo sguardo divino che inizia tutto. Lo sguardo che Dio ha su ciascuno di noi non è condizionato dal peccato o dai nostri limiti. Agli occhi di Dio, non siamo i peccati che facciamo. Al contrario, siamo pieni di grazia, perché creati da Lui, a sua immagine e somiglianza, redenti dal sangue del suo Figlio, consacrati dallo Spirito, destinati alla gloria del Cielo. Immaginiamo come si sarà sentita Maria alla luce di quel saluto. Lei, una ragazza semplice, con desideri e sogni propri della sua età, con un cuore disposto ad amare, con il lavoro di tutti i giorni… e all’improvviso si sente chiamata “piena di grazia” e scopre in quel saluto dell’angelo di essere preziosa agli occhi di Dio. Sembra di ascoltare le parole di Isaia: “tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo”; anche noi saremo immacolati se impariamo a vederci così; se impariamo ad avere il giusto sguardo su noi stessi; se smettiamo di sentirci sbagliati perché qualche volta sbagliamo, o imperfetti perché facciamo i conti con tante imperfezioni. Anche noi siamo pieni di grazia perché Dio non ha mai smesso di amarci e non lo farà mai. Avere questo sguardo su noi stessi ci educa ad avere lo stesso sguardo sugli altri. Le persone che abbiamo accanto, in famiglia, nei posti di lavoro, quelli che incontriamo nella quotidianità o anch’esse sono piene di grazia, portatrici di bene e di speranza, anche se qualche volta sbagliano o ci feriscono. E noi come l’Angelo con Maria, abbiamo il compito di ricordare loro la grazia, richiamarla ad ogni occasione con parole e gesti perché solo così, la grazia, può davvero emergere e trionfare.
- Imparare a fare spazio al progetto che Dio ha su ciascuno di noi. Inizia il dialogo tra l’Angelo e Maria. Le viene messo davanti il progetto che Dio ha su di lei: “Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”. Maria aveva un progetto bello, coltivato da tempo e sostenuto da un amore sincero per Giuseppe. Voleva una famiglia, dei figli, una vita normale. Eppure, Dio le prospetta qualcosa di diverso. Non annulla il suo progetto ma lo dilata; non lo mortifica ma lo esalta; non lo abbassa, ma lo eleva. Questo è un passaggio decisivo nella vita di ogni credente, a partire da Maria. Se anche solo potessimo per un istante entrare nel suo cuore in quel momento! Chissà quanta confusione, quanta paura, quanto smarrimento, e pensiamo a ciascuno di noi. E tuttavia, non scappa, non si chiude, resta lì, nell’ascolto, nella disponibilità e nel dialogo. E non è forse ciò che accade anche a noi? Quante volte ascoltando espressioni nel Vangelo come “beati voi”, “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli”, “amatevi gli uni altri come io ho amato voi”, “gareggiate nello stimarvi a vicenda” … ci entusiasmiamo inizialmente, ma subito dopo le respingiamo pensando che non potremo mai raggiungere quel livello? Anche in noi si realizza questo misterioso incontro tra la nostra debolezza e la grandezza dei progetti di Dio. Riteniamo di non essere all’altezza di quei valori che ci vengono proposti e subito li accantoniamo. Invece come Maria dovremmo imparare a fare spazio a Dio, a comprendere che i suoi progetti su di noi non sono assurdi; sono semplicemente più grandi dei nostri orizzonti; che Dio non vuole annullare i nostri desideri piuttosto semplicemente li vuole rendere più grandi e più belli; non vuole mortificare il nostro cuore ma lo vuole liberare; non vuole annullare il nostro desiderio di futuro, semmai lo vuole rendere possibile. Essere santi e immacolati – come ci ricorda S. Paolo nella prima lettura – per noi significa credere che la santità non è perfezione umana e che la grandezza di Dio si può realizzare anche nella nostra miseria.
- Imparare a capire su chi possiamo contare. “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”. Maria cerca di capire come realizzare quel progetto che Le viene messo davanti. Inizia un confronto con Dio, sincero, autentico. E Dio, che fa festa quando incontra persone dal cuore libero e puro, le rivela qual è la vera forza che le permetterà di vivere la missione: non la forza degli uomini, non le sue sole forze, ma la potenza dell’Altissimo. Maria non è lasciata sola: la sua forza sarà Dio stesso. Maria riascolta in quel momento l’insegnamento costante delle Scritture: “…maledetto l’uomo che confida nell’uomo; benedetto l’uomo che confida nel Signore”. È una lezione per tutti noi. Non possiamo immaginare di realizzare il progetto che Dio ha su ciascuno di noi puntando sulle nostre sole forze o sulle sole nostre capacità. Se vogliamo davvero accogliere il disegno di Dio, dobbiamo lasciargli campo libero nella nostra vita; da soli non bastiamo e solo con Dio noi possiamo fare cose grandi; solo con Lui possiamo resistere al male; solo con il suo aiuto possiamo camminare nel bene; solo con il Suo amore possiamo riscaldare il mondo.
- Imparare a tuffarsi totalmente tra le braccia di Dio: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Con queste parole, Maria si affida senza riserve. Il suo “eccomi” non è una semplice risposta, ma un atto di abbandono totale. Questo è il modo più vero per relazionarsi con Dio: lasciarsi guidare, lasciarsi plasmare, fidarsi più della Sua Parola che dei propri calcoli o delle proprie sicurezze. L’“eccomi” di Maria diventa la cifra dell’esperienza di ogni credente. Essere cristiani significa affidarsi totalmente a Dio in ogni momento, mettere tutto tra le sue mani e permettere che sia Lui a guidare la nostra vita. Mi piace pensare che nei tanti tornanti difficili che Maria ha dovuto affrontare, quell’”eccomi” sia tornato tantissime volte. Quando non comprendeva le risposte del Figlio, quando assisteva al rifiuto che Lui riceveva da parte degli amici e degli esperti della Legge, quando lo ha visto inchiodato alla croce come un malfattore, Maria non ha mai indietreggiato perché si è fidata di Dio e ha fatto sgorgare dal cuore il suo “eccomi… io sono qui. So che tu ci sei. So che tu non ti fermi a quello che vedo o che sento. So che tu mi sostieni mentre le forze mi mancano e il mio cuore sanguina. So che tu ci sei. E questo mi basta”.
Che questa stessa fiducia di Maria diventi anche la nostra. Che la sua esperienza, in questi luoghi così carichi di spiritualità, diventi l’esperienza viva del nostro cuore. Perché solo quando ci abbandoniamo totalmente a Dio, solo quando diciamo davvero “eccomi”, possiamo incontrare la Sua misericordia e vivere nella gioia profonda della libertà dei figli.
Amen
30 agosto 2025