È ancora buio quando, poco prima delle 5, arrivano al santuario di Castel di Leva ma c’è luce nelle parole, nelle strette di mano e nei sorrisi dei pellegrini che questa notte, 19 aprile, hanno camminato da piazza di Porta Capena, al Circo Massimo, fino al Divino Amore, guidati e accompagnati dal cardinale vicario Baldo Reina. «Anche se a tratti è stato faticoso, ne è valsa la pena», sono le parole di Ryan, della cappellania della comunità filippina a Roma, in sintonia con quelle di Yaralde ed Eduardo, suoi connazionali, che sottolineano come «man mano che ci si allontanava dalla città per arrivare qui, rispondendo alla chiamata del Papa per la pace, si sentiva anche una pace nel cuore».
All’inizio della celebrazione nel Nuovo Santuario, il cardinale Reina ha reso grazie «per questa bella esperienza davvero edificante, che ci ha fatto sperimentare cosa vuol dire essere un’unica famiglia», ringraziando i tanti partecipanti, le diverse cappellanie delle comunità etniche e l’Ufficio Migrantes del Vicariato che con il direttore don Pietro Guerini ha curato l’organizzazione del pellegrinaggio. Nella sua omelia, poi, il porporato ha assimilato «la distanza di poco più di 12 chilometri che separa Roma dal Divino Amore a quella di circa 11 chilometri compresa tra Gerusalemme ed Emmaus» perché, guardando al Vangelo della terza domenica di Pasqua, Reina ha notato come «anche noi, nel buio della notte, gradualmente, come i due discepoli ci siamo aperti alla consolante verità che il Signore si è accostato e ha camminato con noi. Si è fatto pellegrino con noi pellegrini».
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19 apriel 2026













