Diciotto battezzati e 34 morti. È il bilancio del 2025 visto dai registri parrocchiali di San Salvatore, a Gerusalemme. Lo racconta il parroco padre Rami, incontrando la delegazione Roma di giornalisti e sacerdoti in pellegrinaggio con l’Opera romana pellegrinaggi. «A Betlemme è diverso – aggiunge -: più battesimi e matrimoni. Molti della città vecchia si sposano con persone con passaporto palestinese e fanno il matrimonio lì».
Accanto a lui, una suora e un’operatrice impegnate rispettivamente nella scuola – «abbiamo 120 bambini» – e con gli adolescenti. «Hanno bisogno di molta cura e non possiamo aiutarli senza la collaborazione delle famiglie», afferma la giovane operatrice. «Molti di loro, bambini e ragazzi, hanno problemi familiari, economici, di identità e sicurezza».
Presenti in parrocchia anche gli Scout, dai 5 ai 40 anni. 350 in tutto, «tra questa chiesa e la succursale», spiega il responsabile. «Aiutiamo i ragazzi a servire la società con diverse attività – aggiunge -. Cerchiamo di offrire loro un posto sicuro». Sulla stessa scia l’impegno del Servizio sociale del Patriarcato latino di Gerusalemme, che offre diversi programmi di emancipazione e opportunità di lavoro per tanti giovani. «Ogni giorno siamo accanto alle famiglie bisognose, che vivono tempi difficili per la guerra e la situazione sociale – afferma una delle responsabili -. Da 25 anni lavoro in questo campo ma non ho mai visto una situazione così difficile. Tanti hanno perso il lavoro e qui la vita è molto cara. Alcuni non riescono a comprare il cibo per i figli. Noi cerchiamo di vivere in empatia con loro, di essergli vicino».
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9 gennaio 2026













