Il grazie ai lavoratori di Roma «per la testimonianza di fedeltà al Vangelo»

    «Il cristiano sa anche che il lavoro fa parte del quotidiano cammino di purificazione e di salvezza per quanti l’accolgono in spirito di obbedienza alla volontà di Dio e di servizio umile e paziente verso il prossimo. Nella croce di Cristo egli troverà la forza per affrontare situazioni di disagio o di difficoltà e per offrire a tutti una efficace e coerente testimonianza». Così scriveva san Giovanni Paolo II ai lavoratori della città di Roma nel 1998. Le sue parole, più che mai attuali, vengono riprese dal vescovo ausiliare Gianrico Ruzza, delegato per la Pastorale degli ambienti e del lavoro, e da don Francesco Pesce, incaricato della Pastorale sociale nella diocesi di Roma, in una lettera indirizzata ai lavoratori in questo periodo di emergenza sanitaria. Il pensiero, in particolare, è per quanti «non possono rimanere in casa per salvaguardare la salute dei propri familiari e di se stessi».

    «San Giuseppe, di cui tra pochi giorni celebreremo la solennità – si legge nella lettera –, che da sempre invochiamo quale patrono di tutti i lavoratori, vi benedica e salvaguardi». Ancora: «Grazie davvero per il vostro prezioso contributo. E grazie per la testimonianza di fedeltà al Vangelo che offrite ogni giorno dinanzi ai vostri colleghi».

    «Il tempo della Quaresima – ecco un altro passaggio della missiva – normalmente viene caratterizzato da incontri di preghiera e da celebrazioni eucaristiche svolte all’interno delle vostra aziende e dei vostri istituti: quest’anno ciò non sarà possibile per i sacrifici che ci vengono richiesti dall’emergenza sanitaria, ma la preghiera personale potrà continuare, e ciò alimenterà quella comunione così necessaria tra gli uomini che ascoltano la Parola della vita, come ci narra At 2, 42-47 parlandoci della prima comunità cristiana che radunò a Gerusalemme facendo memoria del Signore Risorto».

    Leggi il testo integrale della lettera

    17 marzo 2020