Giuseppe Ungaretti viaggiò in lungo e in largo: da Alessandria d’Egitto, dove nacque nel 1888, a Milano, dove morì nel 1970, passando per la Francia, i Paesi Bassi, il Brasile. Soggiornò anche a Roma, più volte. Negli anni Quaranta visse in un villino in piazza Remuria, a pochi passi da San Saba, che ero solito frequentare. Sarà proprio la parrocchia dell’Aventino a ospitare, venerdì prossimo alle 19.45, l’ultimo appuntamento del ciclo di approfondimento culturale “Ascoltando i maestri”, promosso dall’Ufficio per la pastorale universitaria della diocesi di Roma e dedicato all’autore di “Mattina”, “Soldati” e “San Martino del Carso”.
La serata vedrà in dialogo don Gabriele Vecchione, vicedirettore dell’Ufficio diocesano, e Fabrizia Sabbatini, direttrice delle Edizioni Magog. «Ungaretti è spesso identificato solo come poeta di guerra – spiega Francesco d’Alfonso, direttore artistico dell’evento –; svilupperemo questo aspetto, ma non solo. Si parlerà anche di nostalgia, paura e tanto altro». D’Alfonso è anche autore di una breve drammaturgia, “Tra il silenzio e la luce”, su queste tematiche, con alcuni attori che interpretano tre soldati. Protagonisti saranno Gabriele Enrico, Edoardo Raiola e Matteo Santinelli, con Fabrizio Boldrini al violoncello. «Si parlerà anche della geopoetica di Ungaretti – anticipa ancora d’Alfonso – e del suo rapporto con la morte. Ricordiamo che visse una terribile tragedia: la morte del figlio Antonietto, di 9 anni, a causa di una appendicite non riconosciuta».
L’incontro di “Ascoltando i maestri” è come sempre a ingresso libero e gratuito. Per ulteriori informazioni: pastoraleuniversitaria@diocesidiroma.it
15 aprile 2026













