Non essere ciechi davanti al dolore altrui. Come Cristo guarì con il fango il cieco nato, così il cristiano è chiamato a “sporcarsi le mani” per prendersi cura dei più sofferenti. È quello che la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo fa da novant’anni con i più fragili, «vivendo con fedeltà questa missione, con speciale cura delle situazioni di povertà, di emarginazione e di emergenza, con attenzione alla presenza, nel suo territorio, della Casa di reclusione di Rebibbia, e con tanti altri segni di sensibilità e di solidarietà». Lo ha detto Papa Leone XIV che questo pomeriggio, 15 marzo, ha presieduto la Messa nella parrocchia della periferia nord est della Capitale in occasione della visita pastorale.
Nella IV Domenica di Quaresima, detta Laetare, il pensiero di Prevost è subito andato a quanti «attualmente nel mondo soffrono a causa di conflitti violenti, provocati dall’assurda pretesa di risolvere i problemi e le divergenze con la guerra, mentre bisogna dialogare senza tregua per la pace. Qualcuno, poi, pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre. Egli viene piuttosto, sempre, a donare luce, speranza e pace all’umanità, ed è la pace che devono cercare quelli che lo invocano».
Ponte Mammolo è un quartiere multietnico dove negli ultimi anni è cresciuto il numero di migranti. Per aiutarli ad integrarsi la parrocchia ha attivato una scuola di italiano per stranieri, aiuta le famiglie a trovare una casa dignitosa e un lavoro. Una comunità che guarda il prossimo “con gli occhi di Dio”, il che significa «prima di tutto superare i pregiudizi di chi, di fronte a un uomo che soffre, vede solo un reietto da disprezzare, oppure un problema da evitare, richiudendosi nella torre blindata di un individualismo egoista». Il Papa ha riconosciuto che «non mancano le difficoltà, purtroppo talvolta accentuate da chi, senza scrupoli, approfitta della condizione di indigenza dei più deboli per fare i propri interessi». Ha detto di essere ben consapevole di quanto tutti si impegnano per «far fronte a queste sfide, attraverso i servizi della Caritas, le Case-famiglia per l’accoglienza di donne e mamme in difficoltà e molte altre iniziative».
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15 marzo 2026













