10 Maggio 2026

L’adorazione eucaristica a Ostia, l’ascolto e la condivisione

Foto Gennari

Ostia: il sole tramonta. Un piccolo altare viene allestito di fronte al mare. Sulla spiaggia ferrosa si accende una strada di fiaccole. La luna disegna sull’acqua una scia d’argento. Il suono della risacca e centinaia di braccialetti luminosi si accendono. La musica si spegne. Non è un rave. «È un’opportunità per aprire la porta del cuore».

Viene esposto il Santissimo. Inizia l’adorazione, proposta dalla XXVI prefettura. Oltre 800 i presenti: pellegrini provenienti da Ucraina, Portogallo, Brasile, Polonia, Belgio, da Avellino e dalla diocesi di Cesena, guidati dal vescovo Antonio Giuseppe Caiazzo. Poi i giovani di Ostia, tanti, insieme ai volontari che si sono adoperati in questi giorni per l’accoglienza. Sono seduti sui lettini, inginocchiati a terra. Diversi i sacerdoti disponibili per le confessioni. Viene letto il Vangelo di Giovanni.

«Pietro torna a pescare, dopo aver incontrato e vissuto con Gesù. Torna a fare quello che sapeva fare. Sono giorni intensi questi» sottolinea monsignor Renato Tarantelli, vescovo per il settore Sud e vicegerente della diocesi, che presiede la preghiera, nella serata di venerdì 1 agosto. «Giorni ricchi di emozioni, cercando di incontrarsi, di entrare nel mistero della vita di tutti noi. Così dopo questi momenti voi tornerete alle vostre case, facendo quello che avrete sempre fatto. È lì che incontreremo il Signore. Lì tornerà a parlare a rinnovare la domanda “Avete qualcosa da mangiare?”. La risposta che dovremmo dare è: “No Signore, non ho nulla. Sei tu a darmi tutto!” Tutto parte dal riconoscimento della propria debolezza. In questi giorni siamo nutriti dalla Parola. Lasciamole sempre uno spazio. Con Lui nulla è impossibile. Che questo giubileo sia un trampolino per tuffarvi nelle vostre vite e scoprire il dono di Dio che è in voi». Segue un silenzio denso e prolungato, poi alcuni canti. La preghiera è in italiano e in inglese. Quindi le testimonianze.

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L’accoglienza diffusa genera integrazione: i risultati di un progetto della Caritas

L’accoglienza di oltre 300 persone e l’attivazione di percorsi di autonomia socio-lavorativa e abitativa in favore di 109 titolari di protezione internazionale in fase di uscita o dimessi da pochi mesi dai centri Sprar. Tra loro anche 18 nuclei familiari per un totale di 61 persone. Sono i risultati del progetto «Rafforzare #Integrazione, Costruire #Ospitalità. Piani individuali di inclusione sociale, lavorativa e abitativa per titolari di protezione internazionale nel territorio di Roma», promosso dalla Caritas di Roma in collaborazione con il Centro Astalli e il Comune di Roma. Il rapporto finale del progetto è stato illustrato ieri, giovedì 21 febbraio, nel corso della conferenza “L’accoglienza diffusa come strumento di integrazione: un modello replicabile?” che si è svolta presso l’Oratorio “San Francesco Saverio” di Roma.

Complessivamente sono state seguite persone provenienti da 27 nazionalità, di cui i maggiormente rappresentati sono stati la Repubblica Democratica del Congo, la Repubblica del Congo, il Pakistan e la Nigeria. Le attività sono state portate avanti grazie alla rete territoriale composta da parrocchie e istituti religiosi, che hanno messo a disposizione 31 strutture distribuite in quasi tutti i Municipi della Capitale.

È stato possibile stipulare 25 contratti di affitto regolare in favore di 45 destinatari. Altri destinatari hanno comunque trovato una sistemazione alloggiativa indipendente, benché senza contratto, per cui il numero complessivo di coloro che hanno raggiunto l’autonomia abitativa è di 73 persone su 109, ovvero il 67 % a fronte del 25% previsto in fase progettuale. Un percorso di “buone prassi” per l’inserimento alloggiativo che ha permesso di realizzare la guida “Le Chiavi di casa”, uno strumento per orientare e accompagnare all’autonomia abitativa dei protetti internazionali nella città di Roma.

«L’accoglienza diffusa – ha commentato don Benoni Ambarus, direttore della Caritas di Roma – si è dimostrata una pratica di integrazione “artigianale” e molto efficace. I protetti che sono stati accolti nelle comunità hanno avuto dei tutor di riferimento che li hanno seguiti costantemente. Si è trattato di un’esperienza generativa perché ogni immigrato è stato protagonista del suo progetto di inserimento abitativo e lavorativo».

22 febbraio 2019

L’accoglienza che trasforma: dieci anni di reti, comunità, promozione

Una risposta comunitaria a una ferita sempre più evidente nel tessuto della città: la crescita della povertà abitativa, l’aumento delle situazioni di fragilità sociale e la progressiva solitudine di molte persone e famiglie. È stato questo il programma di Accoglienza Diffusa promosso dalla Caritas diocesana di Roma nelle parrocchie e negli istituti religiosi. Dall’appello di Papa Francesco nel 2015 ad accogliere le famiglie di profughi nelle comunità, in occasione del Giubileo della Misericordia, è nato un modello che ha coinvolto 114 comunità accogliendo complessivamente 831 persone. Tra queste, 379 sono state persone singole e 104 nuclei familiari, per un totale di 452 persone appartenenti a famiglie, di cui 220 minorenni.

Si tratta di numeri significativi non solo per la quantità, ma soprattutto per la qualità delle relazioni generate e per la capacità delle comunità di sostenere nel tempo percorsi complessi. Un’accoglienza che non è stata soltanto una risposta all’emergenza, ma una scelta pastorale capace di trasformare territori e legami, che ha fatto della prossimità quotidiana e della corresponsabilità comunitaria la sua forza, mostrando come l’incontro possa diventare occasione di crescita reciproca e di rigenerazione sociale.

«L’Accoglienza Diffusa – spiega Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana – rappresenta una scelta che sposta il baricentro dalla logica del “fare per” a quella del “vivere con”, riconoscendo nella fragilità un luogo teologico nel quale la comunità cristiana incontra il Signore. L’ospitalità diventa così una pedagogia ecclesiale che educa alla reciprocità, alla responsabilità condivisa e alla conversione dello sguardo. La persona accolta non è destinataria passiva di aiuto, ma soggetto di relazione, portatrice di una storia che interpella e trasforma la comunità».

Statistiche, testimonianze, analisi e approfondimenti sui primi dieci anni del programma Accoglienza Diffusa sono contenuti del numero monografico della rivista “Sguardi”, il settimo quaderno editoriale che la Caritas propone come strumento di riflessione e formazione alle comunità parrocchiali. La rivista “Accoglienza che trasforma. Dieci anni di reti, comunità e promozione” verrà presentata oggi, giovedì 12 febbraio alle ore 17 nella Sala Raffaello della parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio (in via Terni 92).

Dopo la presentazione del numero da parte degli autori, sono previsti gli interventi del cardinale Baldo Reina, vicario del Santo Padre per la diocesi di Roma; don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana; padre Camillo Ripamonti sj, presidente del Centro Astalli; Francesca Debbas, Refugees Welcome; Margherita Neri, Piazza Grande di Bologna; Carmelo Bruni, sociologo Università La Sapienza; Francesco Laddaga, presidente Municipio VII, don Concetto Occhipinti, vicario episcopale per il Settore Est; don Paolo Salvini, vicedirettore della Caritas di Roma e Giustino Trincia, direttore Caritas diocesana di Roma.

Ai partecipanti verrà distribuita una copia del quaderno Sguardi, disponibile anche nel sito caritasroma.it

12 febbraio 2026

L’abbraccio tra Francesco e padre Greco sul muro del Pastificio Futuro

«Un muro lungo un sogno, una finestra di colori che racconta la possibilità di guardare oltre i limiti». È il murale raffigurante l’abbraccio tra Papa Francesco e padre Gaetano Greco, cappellano del carcere minorile di Casal del Marmo per quasi 40 anni morto il 3 maggio 2024, inaugurato ieri, mercoledì 12 novembre, al Pastificio Futuro, nel complesso dell’istituto penale minorile. A definirlo così è l’autrice, l’artista Giovanna Alfeo, che lo ha realizzato con i lavoratori del Pastificio e due ragazze dell’Istituto penitenziario. Un omaggio a Papa Francesco, che scelse il carcere per celebrare la lavanda dei piedi nel Giovedì Santo del 2013, e a padre Greco.

Il murale – lungo 80 metri e alto 2,5 – parte dal chicco di grano e arriva fino alla fioritura, con una mano che ne raccoglie i frutti, segno di vita e di lavoro. Ci sono poi gli uccelli che simboleggiano una libertà possibile per tutti e infine padre Gaetano e Papa Francesco, sotto i quali è stata svelata una targa che recita: «Avete scatenato la speranza». L’inaugurazione ha inoltre coinciso con i due anni di attività del Pastificio Futuro, nato come esperienza di inclusione e reinserimento sociale, e con l’annuncio della donazione di pacchi di pasta ai detenuti del Lazio per il Giubileo delle Carceri, il prossimo 14 dicembre.

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13 novembre 2025

L’8 maggio le ordinazioni diaconali a San Giovanni in Laterano

Quella dell’ordinazione diaconale è l’ultima tappa ufficiale nel cammino verso il sacerdozio: sabato 8 maggio, alle ore 17.30, nella basilica di San Giovanni in Laterano, il cardinale vicario Angelo De Donatis presiederà la celebrazione con le ordinazioni diaconali. Dieci i seminaristi coinvolti, tre dei quali si stanno formando al Pontificio Seminario Romano Maggiore: sono Emanuele Gargiulo, Luca Santa Croce e Joseph Zili Dankyang. Uno, invece, sta studiando presso la Società del Divin Salvatore (salvatoriani), Lazarus Moti Nyangau. Mentre sono sei i giovani del Collegio diocesano Redemptoris Mater: Mattia Mirandola, Matteo Nistri, Kikoti Modestus Hamilton, Gabriele Tomarelli, Stefano Maccari e Raffaele Pontrandolfi. La celebrazine verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook della diocesi di Roma; verrà riproposta poi da Telepace domenica 9 alle ore 20.30.

Spiega don Gabriele Faraghini, rettore del Pontificio Seminario Maggiore: «Il fondamento del diaconato si ritrova negli Atti degli Apostoli, quando loro si accolgono di avere difficoltà nella guida della comunità, quando nella distribuzione dei pasti venivano trascurate le vedove. A quel punto vengono istituiti i diaconi, servitori, che aiutino nella distribuzione. Questa tappa del diaconato, verso il presbiterato, serve a ricordare che il sacerdote deve essere innanzitutto servo e avere a cuore la carità, i poveri, i piccoli». L’ordinazione diaconale è un «momento in cui si prendono già gli impegni che rimarranno nel presbiterato – sottolinea ancora don Faraghini –: promessa del celibato, dell’obbedienza e l’impegno di vivere la preghiera della Chiesa».

3 maggio 2021

L’8 dicembre la solennità dell’Immacolata Concezione con Papa Francesco

Venerdì 8 dicembre si celebrerà la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
Come avviene dal 1953 anche quest’anno il Pontefice parteciperà all’omaggio dell’Urbe alla statua dell’Immacolata in piazza Mignanelli, a ridosso di Piazza di Spagna.
Il suo arrivo è previsto per le ore 16. Accolto dall’Arcivescovo Vicario Angelo De Donatis e dal sindaco di Roma Capitale Virginia Raggi, pregherà davanti al monumento dedicato alla Vergine Maria e lascerà dei fiori alla sua base.
Al termine Papa Francesco si recherà in visita privata alla basilica parrocchiale di Sant’Andrea delle Fratte per pregare di fronte all’effige della Madonna del Miracolo nell’anniversario dell’apparizione ad Alfonso Ratisbonne.

In occasione della ricorrenza per tutto il giorno la cittadinanza romana, con alcune comunità parrocchiali del Centro, gruppi di preghiera, personalità e organizzazioni porteranno il proprio omaggio alla scultura mariana.I primi, secondo tradizione, saranno i Vigili del Fuoco che alle 7.30 del mattino saliranno fin sulla sommità della statua per deporre la propria ghirlanda di fiori. Ad occuparsi dell’animazione della giornata saranno i responsabili e i fedeli della basilica parrocchiale dei Santi XII Apostoli che, insieme ai Frati Minori Conventuali, al gruppo giovani della “Sveglia Francescana”, ai professi semplici studenti del Seraphicum e ai volontari, saranno in piazza fin dal mattino e distribuiranno gratuitamente la “Medaglia miracolosa”. I frati saranno anche disponibili per le confessioni.

L’11 settembre la Giornata mensile del malato

Inizia il nuovo anno pastorale, e il Centro diocesano per la pastorale sanitaria torna a proporre momenti di preghiera privilegiati per gli ammalati nella Giornata mensile del malato, da celebrare il giorno 11 di ogni mese. Sabato 11 settembre, allora, l’appuntamento è nella parrocchia di San Romano: alle ore 18 è previsto un momento di preghiera, al quale seguirà la Messa alle ore 19 presieduta dal vescovo Paolo Ricciardi, delegato diocesano per la Pastorale sanitaria.

«Una volta al mese cerchiamo di fissare lo sguardo sui malati del nostro territorio – spiegano dal Centro diocesano –, affinché ogni giorno ci sia sempre qualcuno che si prenda cura di loro!». Quello con la Giornata mensile del malato vuole essere «un esempio di condivisione, sensibilizzazione e azione verso il difficile e delicato ambito della malattia – proseguono –, spesso relegato dalle strutture specializzate».

3 settembre 2021

L’11 ottobre la Giornata mensile del malato

L’11 di ogni mese nella diocesi di Roma si celebra la Giornata mensile del malato. Lo stesso avverrà l’11 ottobre e, come di consueto, il Centro per la pastorale sanitaria ha indicato una speciale intenzione di preghiera.

La Giornata mondiale del malato è una ricorrenza annuale istituita il 13 maggio 1992 da San Giovanni Paolo II. Dal 1993 si celebra sempre l’11 febbraio, memoria liturgica della Madonna di Lourdes, assumendo il carattere di giorno speciale di preghiera e di condivisione, di offerta della sofferenza e di sensibilizzazione delle varie comunità diocesane e parrocchiali sui temi relativi alla malattia. «Crediamo che però non basti – sostengono dal Centro per la pastorale sanitaria –. In questo tempo in cui siamo chiamati ad “abitare con il cuore la città” e ad ascoltare il grido di tante persone che sono nella sofferenza, vogliamo proporre a tutte le comunità di dedicare una maggiore attenzione ai malati, con la Giornata mensile del malato».

Il nuovo incaricato del Centro diocesano è don Carlo Abate, che sostituisce don Giovanni Matitecchia. Il vescovo delegato è monsignor Paolo Ricciardi.

30 settembre 2020

L’11 la benedizione dei Bambinelli

Foto di Cristian Gennari

Riprende quest’anno in pienezza la tradizionale benedizione dei Bambinelli, appuntamento che accompagna da molti decenni il cammino verso il Natale di bambini e ragazzi di oratori e parrocchie di Roma. Sarà il “Cantiere della Gioia” il tema di questo nuovo appuntamento che in piazza San Pietro, sin dalle prime ore del mattino del prossimo 11 dicembre, accoglierà bambini, ragazzi, adolescenti e catechisti delle comunità. I gruppi, insieme agli animatori dal Centro Oratori Romani, vivranno un momento di festa a partire dalle 9 in piazza per poi spostarsi in basilica e partecipare alla solenne celebrazione presieduta dal cardinale Mauro Gambetti, arciprete della basilica vaticana. Successivamente si tornerà tutti in piazza per partecipare alle 12 alla recita dell’Angelus insieme a Papa Francesco e ricevere la benedizione delle statuine del Bambinello.

L’appuntamento torna così alla sua forma consueta dopo due anni di ampia diffusione nelle parrocchie della diocesi di Roma. La benedizione dei Bambinelli segna, a partire dal 1969 con Papa Paolo VI, la terza domenica di Avvento, la “Domenica Gaudete”, con un appuntamento che coinvolge bambini e ragazzi ma anche catechisti, sacerdoti e famiglie per ritrovarsi tutti insieme al Pontefice per pregare. Questo appuntamento si è diffuso negli ultimi anni in Italia e all’estero (Stati Uniti, Filippine, Inghilterra, Irlanda, Sud America e molti altri), coinvolgendo centinaia di comunità.

Osserva il presidente del Cor David Lo Bascio: «La stagione del Covid e poi quella della guerra hanno per molti versi lacerato il nostro tessuto relazionale e accentuato la dimensione dell’individualismo, già così forte prima nella nostra società. Il Natale, se svuotato del mistero che celebra – come tende a fare il mondo nella sua continua deriva commerciale – è un evento che acuisce queste ferite, perché accelera i ritmi e i consumi, facendo dimenticare le persone. La benedizione dei Bambinelli rimette “ordine” in questa confusione, ricordando a tutti come al centro del Natale e delle nostre vite ci sia Gesù che si fa bambino. I bambini in effetti lo hanno ben chiaro e ce la testimoniano ogni giorno con il loro stupore, specie in questo tempo d’Avvento».

5 dicembre 2022

L’ultimo saluto del cardinale De Donatis al vescovo Matarrese

Il cardinale vicario Angelo De Donatis ha celebrato il funerale del vescovo emerito di Frascati, monsignor Giuseppe Matarrese, morto sabato scorso a 86 anni dopo una lunga malattia. Nell’omelia della Messa esequiale, nella cattedrale di Frascati, il cardinale ha ricordato il carattere schietto e la testimonianza offerta attraverso il suo «viaggio della sofferenza, nell’inquieta ricerca di chi si lascia interrogare da una domanda e si apre ad accogliere quella rivelazione che non viene dalla propria carne e dal proprio sangue ma dal Padre che è nei Cieli».

Monsignor Matarrese, nato ad Andria il 3 giugno 1934, era stato ordinato sacerdote il 15 marzo 1959. Vice parroco a Roma prima in Santa Maria Ianua Coeli, poi ai Santi Patroni d’Italia a Trastevere e a San Giovanni Battista De Rossi all’Alberone, l’ 8 dicembre 1970 divenne parroco dei Santi Martiri dell’Uganda a Poggio Ameno sull’Ardeatina. La chiesa in realtà era un negozio adattato ma proprio grazie all’ impegno del sacerdote pugliese si riuscì a realizzare un luogo di culto vero e proprio. Tra gli altri incarichi ricoperti in quel periodo, Matarrese fu presidente dell’Istituto Interdiocesano per il Sostentamento del clero della diocesi di Roma, e consigliere e tesoriere della Fondazione Migrantes.

Eletto alla sede vescovile di Frascati l’ 11 novembre 1989, Matarrese ricevette la consacrazione episcopale il 16 dicembre successivo dal cardinale Ugo Poletti. Durante il suo servizio a Frascati accanto all’ intensa attività pastorale si impegnò molto per l’ edilizia di culto, inaugurando, tra le altre cose, la Cattedrale di San Pietro Apostolo e la fontana dell’omonima piazza, rimesse a nuovo dopo lunghi lavori di restauro.

L’udienza del Papa con la Pastorale sanitaria diocesana

Il Papa con il vescovo Ricciardi (foto Vatican Media)

Guardando alla parabola del buon samaritano, Papa Francesco ha incoraggiato i rappresentanti dell’Area medica della pastorale sanitaria della diocesi di Roma, che ha ricevuto in udienza giovedì mattina nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico. Un’udienza concessa alla vigilia della Giornata mondiale del malato.

«La vostra opera è nata dall’aver saputo trasformare l’esperienza della sofferenza in vicinanza al dolore degli altri», ha detto il pontefice. Ancora, rivolgendosi ai referenti dell’Ufficio diocesano, guidati dal vescovo ausiliare Paolo Ricciardi, già delegato per la pastorale sanitaria, e da don Carlo Abbate, e accompagnati dai responsabili di 13 ospedali romani con i rappresentanti medici, dai volontari malati e da una delegazione della Società Sportiva Lazio, che sta partecipando alla campagna “Insieme vinciamo il dolore”, Papa Francesco ha sottolineato l’importanza primariamente di «farsi vicini a chi soffre, offrendo ascolto, amore e accoglienza».

Francesco ha spiegato il valore di «imparare a vedere, nel dolore del fratello, un “segnale di precedenza”, che in fondo al cuore ci impone di fermarci e non ci permette di andare oltre». Ancora, per il Papa va data voce «alla sofferenza inascoltata di chi nella malattia è lasciato solo ed è facilmente esposto alla disperazione», facendo in modo che «il grido di chi soffre sia ascoltato». Poi, l’invito a «farsi fermento di carità, condividendo uno stile di gratuità e di reciprocità» perché «tutti possiamo donare e ricevere qualcosa, anche solo un sorriso». E a un lavoro di rete, «una rete che non cattura, ma libera, fatta di mani che si stringono e di cuori che si uniscono nella preghiera e nella compassione». Infine, il pensiero del Papa è andato ai malati, quelli presenti in sala e a tutti: «nella fragilità voi siete vicini al cuore di Dio».

L’Area medica, nata nel settembre del 2020, afferisce all’Ufficio diocesano di pastorale sanitaria ed è coordinata da Edith Aldama che, infermiera e malata fibromialgica, è particolarmente vicina e sensibile alle necessità dei malati.

di Michela Altoviti

10 febbraio 2023

L’ordinazione episcopale di padre Davide Carbonaro

Sarà la basilica di San Giovanni in Laterano a ospitare, sabato 4 maggio alle ore 16, la Messa con l’ordinazione episcopale di padre Davide Carbonaro, dei Chierici Regolari della Madre di Dio, eletto lo scorso 2 febbraio da Papa Francesco, Arcivescovo Metropolita di Potenza Muro Lucano Marsico Nuovo. Il rito di consacrazione sarà presieduto dal cardinale Angelo De Donatis, penitenziere maggiore, già vicario generale della diocesi di Roma. Conconsacranti saranno monsignor Salvatore Ligorio, amministratore apostolico di Potenza Muro Lucano Marsico Nuovo e l’arcivescovo di Palermo monsignor Corrado Lorefice. Padre Davide presiederà nella chiesa parrocchiale di Santa Maria in Campitelli la concelebrazione eucaristica domenica 5 maggio ore 10.

Per la Messa di ordinazione a San Giovanni sono in distribuzione biglietti gratuiti presso la portineria del Vicariato.

29 aprile 2024

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