Partecipa all’incontro del Santo Padre con i giovani della Diocesi di Roma presso l’Aula Paolo VI
Celebra presso la chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi
Celebra presso la chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi
Corso di Formazione Missionaria 2026 Sala della Conciliazione (Uff. per la cooperazione missionaria tra le chiese)
Corso di Formazione Missionaria 2026 Sala della Conciliazione (Uff. per la cooperazione missionaria tra le chiese)
Apre il corso di formazione missionaria 2026 organizzato del centro missionario Diocesano di Roma
Apre il corso di formazione missionaria 2026 organizzato del centro missionario Diocesano di Roma
Tragedia di Crans-Montana, Reina: «Una ferita che riguarda tutti»
Non c’è maggioranza né opposizione. Nella basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso c’è il cordoglio di un’Italia unita nel dolore per le 40 giovani vittime, sei delle quali italiane, della strage di Capodanno nel bar Le Constellation di Crans-Montana. I nomi e le storie del sedicenne romano Riccardo Minghetti, dei coetanei Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo e della quindicenne Sofia Prosperi, hanno scosso la coscienza del Paese.
Nel giorno del lutto in Svizzera, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, seduta in prima fila, ha invitato per questo pomeriggio, 9 gennaio, la squadra di governo, capigruppo parlamentari e leader delle opposizioni a partecipare a un momento di “unità nazionale” con una messa presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina, il quale ha subito sottolineato che si tratta di un lutto che travalica i confini privati. «Ci sentiamo vicini alle loro famiglie – ha affermato nell’omelia – e li consideriamo parte delle nostre famiglie, in un dolore che patisce tutto il nostro Paese, facendoci sentire un’unica grande famiglia che soffre».
Tra i banchi una ventina di familiari tra i quali Massimo e Carla, i genitori di Riccardo. Il pensiero è rivolto anche ai 116 feriti, 14 dei quali connazionali. Poco più che adolescenti, da nove giorni lottano «per la vita e la guarigione – ha affermato il porporato -, aiutati da soccorritori, e assistiti da medici, infermieri, psicologi, nell’ospedale Niguarda di Milano e in tutti gli altri centri sanitari, che ci hanno mostrato, loro per primi, e ci mostrano con lacrime e sudore, che sono tutti figli nostri».
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9 gennaio 2026
Santa Messa presso la Chiesa dei Santi Quattro Coronati al Laterano
Santa Messa presso la Chiesa dei Santi Quattro Coronati al Laterano
Terra Santa, «rafforzare la chiamata per la pace»
Diciotto battezzati e 34 morti. È il bilancio del 2025 visto dai registri parrocchiali di San Salvatore, a Gerusalemme. Lo racconta il parroco padre Rami, incontrando la delegazione Roma di giornalisti e sacerdoti in pellegrinaggio con l’Opera romana pellegrinaggi. «A Betlemme è diverso – aggiunge -: più battesimi e matrimoni. Molti della città vecchia si sposano con persone con passaporto palestinese e fanno il matrimonio lì».
Accanto a lui, una suora e un’operatrice impegnate rispettivamente nella scuola – «abbiamo 120 bambini» – e con gli adolescenti. «Hanno bisogno di molta cura e non possiamo aiutarli senza la collaborazione delle famiglie», afferma la giovane operatrice. «Molti di loro, bambini e ragazzi, hanno problemi familiari, economici, di identità e sicurezza».
Presenti in parrocchia anche gli Scout, dai 5 ai 40 anni. 350 in tutto, «tra questa chiesa e la succursale», spiega il responsabile. «Aiutiamo i ragazzi a servire la società con diverse attività – aggiunge -. Cerchiamo di offrire loro un posto sicuro». Sulla stessa scia l’impegno del Servizio sociale del Patriarcato latino di Gerusalemme, che offre diversi programmi di emancipazione e opportunità di lavoro per tanti giovani. «Ogni giorno siamo accanto alle famiglie bisognose, che vivono tempi difficili per la guerra e la situazione sociale – afferma una delle responsabili -. Da 25 anni lavoro in questo campo ma non ho mai visto una situazione così difficile. Tanti hanno perso il lavoro e qui la vita è molto cara. Alcuni non riescono a comprare il cibo per i figli. Noi cerchiamo di vivere in empatia con loro, di essergli vicino».
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9 gennaio 2026
Con Faranda e Ricci la Veglia per la Pace
Adriana Faranda, ex brigatista rossa, tra i responsabili del commando che il 16 marzo del 1978 rapì Aldo Moro, freddando i cinque componenti della scorta, e Giovanni Ricci, sociologo e criminologo, che quella mattina di marzo aveva appena 11 anni, figlio dell’appuntato Domenico Ricci, ucciso alla guida dell’auto di Moro, in via Fani. I due porteranno la propria testimonianza sabato 17 gennaio durante la Veglia per la Pace, promossa dal Settore giovani dell’Azione cattolica di Roma, in collaborazione con la Caritas diocesana di Roma. L’appuntamento è alle ore 20.30, nella Chiesa del Gesù (piazza omonima).
Le storie di Faranda e Ricci sono segnate dalla violenza, ma i due, nel tempo, hanno intrapreso un percorso di incontro e riconciliazione, trasformando il dolore in una possibilità di fraternità e di futuro. Un cammino che ha visto coinvolta anche Agnese Moro e che continua a parlare con forza al presente. «La Veglia per la Pace è un momento che parla al cuore della nostra città e delle nostre comunità – spiega Agnese Palmucci, vice presidente per il Settore Giovani –, interrogandoci su cosa significhi davvero scegliere la pace, oggi. Per questo, come ogni anno, la Veglia è aperta a tutti, adolescenti, giovani e adulti». La Veglia poi proseguirà con l’ascolto della Parola, con un momento di adorazione e con l’affidamento al Signore di tutti i fratelli che vivono in situazioni di conflitto, violenza e preoccupazione per la propria vita. Per gli educatori dei gruppi giovani e giovanissimi è disponibile un piccolo sussidio per accompagnare il cammino verso la Veglia e vivere il Mese della Pace, che può essere scaricato dalle pagine social dei giovani di Ac.
Mese che, come tradizione, avrà il suo culmine domenica 25 gennaio, con la tradizionale Carovana per i ragazzi accompagnati da genitori, nonni, educatori.
9 gennaio 2026
“La Rivoluzione Mondiale”: il corso di formazione missionaria 2026
Nasce dalla collaborazione tra il Centro per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese e la rivista italiana di geopolitica Limes il nuovo corso di formazione missionaria promosso dal Centro Missionario Diocesano della diocesi di Roma, che prenderà il via il prossimo 10 gennaio.
Per l’edizione 2026 il tema scelto è “La Rivoluzione Mondiale”. «Se da un lato ci troviamo di fronte a un disordine che ci rende impotenti – sottolinea il direttore del Centro Missionario, padre Giulio Albanese –, dall’altro, come cristiani, non possiamo restare alla finestra a guardare».
Il percorso formativo si avvarrà del contributo degli esperti della redazione di Limes. «Verremo aiutati nella riflessione da personalità davvero di calibro – prosegue padre Albanese –. Tra queste, Lucio Caracciolo, direttore della rivista che ha fondato nel 1993».
«Sono molto felice di poter partecipare a questo evento per la Diocesi di Roma – afferma Caracciolo –. La nostra rivista ha come missione quella di diffondere nell’opinione pubblica la conoscenza del mondo e dei suoi conflitti, avanzando anche proposte su come possano essere pacificati. L’evento centrale di questa fase storica è la crisi americana: il fattore ordinatore rappresentato per anni dagli Stati Uniti è venuto meno, riaprendo partite che sembravano chiuse e risvegliando ambizioni. Ne derivano conflitti che rischiano di sfuggire al controllo, così come un’opinione pubblica che potrebbe rassegnarsi a vivere in una stagione permanente di guerre».
Il corso prevede cinque incontri, con cadenza mensile da gennaio a maggio, che si terranno il sabato dalle 9 alle 12 presso l’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense. Il primo appuntamento, aperto dai saluti del cardinale vicario Baldo Reina, è per il 10 gennaio su “Il mondo senza centro”; si prosegue il 7 febbraio con un focus su “L’America in crisi”; mentre il 7 marzo si parlerà di “Le guerre di Israele” e l’11 aprile di “La Cina globale”. Ultimo incontro il 9 maggio, con “La pace è possibile”.
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23 dicembre 2025
Il “Programma nuove chiese”
Parte nella diocesi di Roma il “Programma nuove chiese”, che mira alla realizzazione di cinque nuovi complessi parrocchiali che siano sostenibili, versatili, riconoscibili. Si tratta di Santa Brigida di Svezia, San Giovanni Nepomuceno Neumann, Sant’Anselmo alla Cecchignola, San Vincenzo de’ Paoli, Sant’Anna a Morena (che sarà ampliata). La fase progettuale, in accordo con la Conferenza episcopale italiana, avrà inizio con una “Manifestazione di interesse” per individuare a livello nazionale i gruppi di professionisti e esperti da invitare ai diversi concorsi di progettazione. Gli esiti di tali procedure saranno valutati da una commissione giudicatrice; seguirà un incarico professionale ai gruppi vincitori. L’affidamento dei lavori si svolgerà poi in forma di appalto integrato.
Per illustrare la prima fase del “Programma nuove chiese” è in programma una conferenza stampa, martedì 13 gennaio alle 11 presso la sede della Cei (circonvallazione Aurelia, 50). Interverranno il cardinale Baldo Reina, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma; don Luca Franceschini, direttore dell’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali e l’Edilizia di Culto della Cei; il vescovo Renato Tarantelli Baccari, vicegerente della diocesi di Roma; modererà padre Giulio Albanese, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali del Vicariato di Roma.
«L’obiettivo primario è quello di dotare alcuni quartieri periferici di Roma e di Ostia di un luogo di culto adeguato – spiega l’architetto Emanuele Pozzilli, direttore dell’Ufficio per l’edilizia di culto della diocesi di Roma –. In ciascun sito sono state valutate le particolari esigenze di spazi e funzioni con l’ausilio del vescovo del settore, del parroco e talvolta coinvolgendo una rappresentanza della comunità, raggiungendo risultati differenti e specifici». Per realizzarli, non si potrà prescindere dalle esigenze di sostenibilità ambientale ed economica, per cui si è pensato di puntare su costruzioni in legno: «Lo sviluppo impresso in particolare negli ultimi due decenni a questa tecnologia millenaria – osserva Pozzilli – consente oggi di far fronte a tutti i possibili pregiudizi sulle limitazioni dimensionali, sulla fragilità del materiale suscettibile al fuoco, all’umidità, agli insetti etc… Oggi se ne apprezzano essenzialmente i vantaggi, quali la sostenibilità, le proprietà isolanti, di igroscopicità, di resistenza e leggerezza, di resistenza al fuoco. Il legno è una risorsa rinnovabile, durevole; nel caso specifico ulteriori vantaggi sono costituiti dalla possibilità di raggiungere livelli avanzati di prefabbricazione e di conseguenza un controllo più accurato dei costi e dei tempi di realizzazione».
9 gennaio 2026
Incontra i seminaristi della Diocesi di Roma presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore
Incontra i seminaristi della Diocesi di Roma presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore














