Leone XIV: «Proprio dove il male imperversa, Gesù ama definitivamente»

Foto Gennari

Inginocchiarsi, lavare i piedi a un altro uomo facendo memoria di quanto ha fatto Gesù oltre duemila anni fa nel cenacolo a Gerusalemme prima dell’Ultima Cena «purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto». Un gesto umile che oggi si rinnova in tutte le chiese del mondo all’inizio solenne del triduo pasquale di passione morte e risurrezione di Cristo e con il quale ci si inchina idealmente «davanti a un’umanità in ginocchio per molti esempi di brutalità». Lo ha detto Papa Leone XIV che stasera, giovedì 2 aprile, ha presieduto la sua prima Messa in Coena Domini nella basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale del vescovo di Roma, dove ha lavato i piedi a dodici sacerdoti della diocesi di Roma. Si tratta di don Renzo Chiesa, direttore spirituale del Pontificio Seminario Romano Maggiore, e di undici presbiteri ordinati proprio da Prevost il 31 maggio dell’anno scorso: don Andrea Alessi, don Gabriele Di Menno Di Bucchianico, don Francesco Melone, don Cody Merfalen, don Federico Pelosio, don Marco Petrolo, don Pietro Hong Hieu Ng, don Matteo Renzi, don Giuseppe Terranova, don Simone Troilo, don Enrico Maria Trusiani.

Prima di cingersi i fianchi con il grembiule, chinarsi, lavare e baciare i piedi dei sacerdoti, il Papa nell’omelia, ricordando anche quanto detto da Papa Francesco nel 2013, ha sottolineato che il rito può ripetersi solo per amore del Signore che lo ha fatto per primo. «L’esempio dato da Gesù, infatti, non può essere imitato per convenienza, di malavoglia o con ipocrisia, ma solo per amore», ha affermato. Concelebrata da tutti i capi di dicastero, dal segretario di Stato vaticano il cardinale Pietro Parolin, dal vicario della diocesi di Roma Baldo Reina, da numerosi vescovi e sacerdoti, la Messa ha visto la partecipazione di tantissimi fedeli, religiosi e religiose. Hanno attraversato il portone della basilica «non come spettatori, né per inerzia, ma coinvolti a titolo speciale da Gesù stesso – le parole del pontefice – come invitati alla Cena nella quale il pane e il vino diventano per noi sacramento di salvezza».

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