7 Maggio 2026

La veglia missionaria diocesana

La veglia missionaria dello scorso anno (foto di Cristian Gennari)

«Oggi vivere la missione significa innanzitutto e soprattutto essere costruttori di pace nel nome del Signore, come ha dichiarato Papa Leone XIV, affacciandosi dalla loggia centrale della basilica di San Pietro». Padre Giulio Albanese, direttore del Centro missionario diocesano, presenta così l’impegno principale di questo ottobre missionario 2025, dedicato alla speranza in sintonia con il tema del Giubileo. Ma come coltivare la speranza in contesti di guerra, di emarginazione, di difficoltà estrema? “Missionari di speranza tra le genti” è il tema che accompagna quest’anno la riflessione che sarà al centro della Giornata missionaria mondiale, domenica 19 ottobre. Giornata che sarà celebrata nella diocesi di Roma in tutte le parrocchie, con la raccolta di offerte per le Pontificie Opere Missionarie. A livello diocesano, momento centrale sarà la veglia missionaria diocesana, in programma giovedì 16 ottobre, nella basilica parrocchiale di San Pancrazio. Alle ore 19 ci sarà la Messa seguita, alle 19.30, dalla veglia, presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina, mentre l’animazione sarà curata dal Coro Santi Martiri dell’Uganda e da Ulises Vega.

La liturgia verrà trasmessa in diretta su Tv2000 e sarà arricchita da due toccanti testimonianze: quella di don Filippo Morlacchi, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma che da sette anni vive in Terra Santa, e quella di Antonella Bertolotti, medico, impegnata da anni con Intermed Onlus in terre di conflitto come Siria, Haiti, Congo. Durante la veglia, inoltre, riceveranno la croce e il mandato missionario i laici e i religiosi che sono in partenza per la missio ad gentes.

«La veglia è in diretta preparazione alla Giornata missionaria mondiale – dice padre Albanese – ed è un momento di preghiera perché la preghiera è la prima forma di apostolato. Ricordiamo che santa Teresina di Lisieux, patrona dei missionari, non è mai stata in missione, poiché era una religiosa contemplativa. Don Tonino Bello, dal canto suo, diceva che per essere missionari bisogna essere “contemplattivi”, cioè partire dalla contemplazione per arrivare all’azione, al dinamismo».

Come i due testimoni che saranno presenti alla veglia del 16 ottobre. Dice don Filippo Morlacchi: «In Terrasanta essere cristiani significa essere una sparuta minoranza. Oggi, solo i religiosi e le religiose che stanno a Gaza rischiano la vita in senso proprio, non io a Gerusalemme; ma tutti rischiamo di pagare qualcosa cercando di rimanere fedeli al Vangelo. In questo sfascio generale, il semplice fatto che ci siano ancora cristiani che sorridono nelle difficoltà, e che riconoscono nelle loro sofferenze il sigillo della croce che salva, è un grande segno di speranza. Speranza che si estende anche al di fuori dei confini della Chiesa. Forse non saranno molti, ma ci sono ancora ebrei e palestinesi che vogliono la pace con l’altro, e non la sua distruzione. Che desiderano che questa notte di follia finisca, per riprendere a dialogare e a vivere insieme».

10 ottobre 2025

Primavalle, l’attenzione ai più fragili

Da qualsiasi lato si arrivi in piazza Clemente XI, la prima cosa che si nota è la facciata in mattoni rossi della parrocchia di Santa Maria Assunta e San Giuseppe a Primavalle, da sempre affidata alle cure pastorali della Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza (Don Calabria). Eretta nel cuore della parte storica del quartiere, è un punto di riferimento per una comunità di 30mila persone che martedì 7 e mercoledì 8 ottobre ha accolto il “suo” cardinale in visita pastorale. Al vicario di Roma, Baldo Reina, al momento della creazione è stato infatti assegnato il titolo cardinalizio della chiesa di Primavalle.

«Don Baldo, come ama farsi chiamare, qui in parrocchia è molto amato e stimato. Lo abbiamo conosciuto quando era vescovo di settore. È tanto presente nella vita della parrocchia», racconta il parroco don Luciano, che descrive una comunità «viva, partecipe, che ama veramente il Signore». Tra i pilastri c’è l’attenzione ai fragili. Il sacerdote non nasconde le difficoltà di operare «in un quartiere con disagi sociali, urbanistici e problemi legati allo spaccio di droga». La parrocchia risponde con il Centro d’ascolto della Caritas. «Attraverso lo psicologo e l’avvocato – spiega – sono stati accolti circa 200 utenti con problemi economici, debiti contratti con le finanziarie e con l’Agenzia delle Entrate».

Braccio operativo della carità parrocchiale sono il Borgo dell’Accoglienza e l’Opera Don Calabria. Il primo è aperto tutti i giorni. Dona capi di abbigliamento a chi ne fa richiesta, distribuisce mensilmente pacchi viveri a 140 famiglie, accoglie ogni mese circa 200 senza dimora che qui possono custodire i loro beni, usufruire del servizio lavanderia, della mensa sociale e delle docce – attività avviate in collaborazione con l’Opera Don Calabria e il Comune di Roma. «Tutto grazie a oltre 60 volontari», specifica don Luciano. L’Opera Don Calabria offre al territorio anche servizi per il disagio psichico. «Ci sono dipendenti professionisti che vanno incontro ai vari disagi – le parole del sacerdote –. Per esempio, consegnano 250 pasti al giorno a domicilio alle persone che vivono in condizioni di barbonismo domestico».

Tra le iniziative per sostenere le famiglie in difficoltà c’è il pranzo sociale. Uno è stato organizzato proprio per oggi. «Ci sono persone che non riescono a pagare le bollette o a comprare una bombola del gas – dice don Luciano illustrando l’iniziativa –. Al pranzo si partecipa con una quota simbolica. Un 20% degli invitati sono persone fragili, ma gli altri non sanno chi sono. Il ricavato serve per le necessità dei più vulnerabili. È un gesto semplice, ma concreto».

Tra gli ambiti da potenziare, don Luciano annovera la pastorale familiare. «Alcune giovani coppie, dopo il corso prematrimoniale, restano e proseguono il cammino insieme – riflette –. Vorremmo partire anche con un gruppo di coppie “senior”, con figli adolescenti o grandi». Altro obiettivo è quello di incrementare le attività dell’oratorio «per avvicinare i ragazzi, molti dei quali hanno numerosi problemi. Può essere un’occasione di riscatto». Don Luciano non nasconde che si fa fatica a coinvolgere i giovani, per questo si sta «cercando di coltivare il cammino vocazionale soprattutto nei ministranti». (di Roberta Pumpo da Roma Sette)

12 ottobre 2025

Anche a Ostia un corso per i ministri straordinari della Comunione

La parrocchia di Santa Monica

Un nuovo corso per ministri straordinari della Comunione è in programma a Ostia, nella parrocchia di Santa Monica (civico 1 della piazza omonima), a partire dal 14 febbraio 2026. Gli incontri si terranno ogni sabato mattina dalle 10 alle 11.30.

Il percorso formativo di Ostia è il terzo organizzato dall’Ufficio per la formazione liturgica della diocesi di Roma; si va ad aggiungere ai corsi in programma presso la parrocchia di San Giovanni Bosco, iniziato lo scorso 6 ottobre, e la parrocchia del Santissimo Redentore, che partirà il 31 gennaio 2026.

Coloro che si apprestano a diventare ministri straordinari devono frequentare per intero almeno uno dei tre corsi proposti; in caso di assenza a uno o più incontri, come chiarisce l’Ufficio diocesano, dovrà recuperarli in un altro corso.

Per ulteriori informazioni, cliccare qui

13 ottobre 2025

Sette nuovi diaconi, Reina: «Speranza per la città»

Foto di Cristian Gennari

Arrendersi a Dio: una resa gioiosa, fatta di servizio e missione. È ciò a cui siamo chiamati noi cristiani, nell’abbracciare il progetto del Signore e rispondere “eccomi” alla sua chiamata. Lo ha affermato il cardinale vicario della diocesi di Roma Baldo Reina, nella Messa per l’ordinazione di sette nuovi diaconi, celebrata sabato 11 ottobre nella basilica di San Giovanni in Laterano.

Il versetto evangelico «Vedendo le folle ne sentì compassione» (Mt 9,36) ha accompagnato l’ordinazione diaconale dei seminaristi Jos Emmanuel Nleme Sabate, Cristian Sguazzino e Giovanni Emanuele Nunziante Salazar, del Seminario Romano Maggiore, e di Antonino Ordine, Daniele Riscica, Giorgio Larosa e Guglielmo Lapenna, del Redemptoris Mater, ai quali il cardinale ha espresso la «gratitudine di tutta la diocesi e della Chiesa, oggi in festa» per «il vostro eccomi, il vostro coraggio. Abbiamo bisogno – ha aggiunto – di vedere nella nostra amata città di Roma dei cristiani, e quindi anche dei sacerdoti e futuri tali, con la gioia nel volto, quotidianamente».

In celebrazioni, come ha spiegato il porporato ai molti fedeli che hanno riempito la navata centrale della basilica, «siamo tutti protagonisti di una storia che parte da lontano», da quando il Signore scelse l’umanità con il suo amore. «Il Signore, infatti, ci ha illuminati e consacrati prima ancora che fossimo nati e così da sempre ha scelto per il suo progetto questi sette giovani, di cui abbiamo sentito i nomi e che hanno risposto a quella chiamata». Per Reina, infatti, rispondere alla vocazione significa «accogliere e non rallentare, come invece spesso noi cristiani facciamo con i nostri difetti e peccati, l’opera di Dio. Un’opera – ha specificato – che comunque non possiamo fermare perché Egli conosce prima di noi ciò che è e sarà la vita di ognuno». Inoltre proprio il servizio diaconale, nello specifico, «prima ancora di essere un servizio alla Chiesa, prima ancora di essere una servizio ai fratelli, è una resa a Dio, poiché ci si arrende, ma in totale libertà, alla Sua volontà».

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Udienze

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Incontri formativi per i nuovi parroci – Sala Poletti (Ufficio per la Formazione Permanente del Clero)

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Consiglio Episcopale

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Corso di formazione per nuovi volontari – I edizione (Uff. Caritas)

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1° Corso Nuovi Ministri Straordinari della Comunione -13 ottobre/22 dicembre (Uff. per la formazione liturgica e la celebrazione dei sacramenti)

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Messa con il rito dell’immissione canonica del nuovo parroco alla Sacra Famiglia a Via Portuense

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Messa a Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi

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A San Pio X inaugurata la Casa della Speranza

Una concreta testimonianza di accoglienza dentro le mura di casa. Il segno giubilare di una comunità parrocchiale. Queste le fondamenta della “Casa della Speranza”, la struttura costruita all’interno della parrocchia di San Pio X, nel quartiere della Balduina. Un progetto dedicato in particolare ai genitori e ai fratelli dei bambini ricoverati nei poli oncologici degli ospedali romani. Famiglie che spesso non trovano un alloggio o non hanno le capacità economiche per sopportarne la spesa. Sabato 11 ottobre l’inaugurazione con la benedizione dei locali da parte del cardinale Baldo Reina.

Spiega monsignor Andrea Celli, parroco e ideatore dell’iniziativa: «Ho visto con i miei occhi la sofferenza dignitosa ma straziante di tanti genitori. E allora non si tratta semplicemente di mettere a disposizione degli spazi mantenendo il decoro della Casa con lenzuola, asciugamani ed ambienti puliti. Si tratta soprattutto di incontrare vite, di accogliere nella nostra famiglia parrocchiale le persone che vivono drammi esistenziali interiori». L’accoglienza è affidata ad un gruppo di volontari, che sarà guidato da Lorenzo Sommella, ex direttore sanitario del Campus Bio-Medico. Un team composto da medici e psicologi esaminerà le storie e i casi segnalati. È la risposta di un territorio, peraltro vicino al Vaticano, all’invito contenuto nella “Spes non confundit”, la bolla d’indizione del Giubileo nella quale Papa Francesco chiama «ad essere segni tangibili per tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di disagio». E nella lettera alla diocesi di Roma sull’emergenza abitativa Papa Bergoglio chiedeva di «compiere un coraggioso gesto di amore per il prossimo offrendo gli spazi che hanno a disposizione».

Nei propri spazi la parrocchia di San Pio X ha ricavato 100 metri quadrati che garantiranno 8 posti letto. Utilizzati i materiali migliori, rispettate tutte le priorità tecniche – dall’isolamento termico all’areazione – la Casa della Speranza si sviluppa in tre ambienti: una stanza per gli uomini, una per le donne, con relativi bagni ed armadietti, entrambe indipendenti con ingressi autonomi; un ambiente comune con cucina, salottino e televisore, uno sgabuzzino provvisto di lavasciuga ed un armadio per la biancheria. I costi dell’intero progetto sono stati finanziati dalla comunità parrocchiale.

Ma il completamento della struttura non esaurisce l’opera. L’impegno continuerà nella gestione quotidiana della Casa e nella vicinanza costante ai diversi bisogni materiali e umani delle persone ospitate. L’obiettivo ulteriore, sottolinea ancora monsignor Celli, «è quello di una Casa della Speranza diffusa nelle stanze degli appartamenti del nostro territorio parrocchiale. Per testimoniare con un servizio gratuito, in modo credibile e attraente la fede che portiamo nel cuore». Ricordando quel che dice san Paolo nella Lettera agli Ebrei: «Non dimenticate l’ospitalità: perché alcuni, praticandola, senza sapere hanno ospitato angeli». La parola chiave che apre questa Casa è “persona”. Perché questa struttura è in qualche modo parte integrante di un percorso iniziato anni fa a San Pio X: il “Progetto Persona”, appunto. Una iniziativa di carattere formativo destinata ai giovani universitari, con l’obiettivo di rimettere al centro la persona umana, con i suoi problemi spirituali e materiali, le disuguaglianze, le fragilità. Tutto nel solco del magistero sociale della Chiesa. Un esercizio di carità culturale che si aggiunge e dà un senso sempre più profondo alle tante attività caritative di questo territorio. (di Giampiero Guadagni da Roma Sette)

12 ottobre 2025

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