18 Giugno 2026

Musica e canto nella liturgia

L’incontro diocesano dal titolo “Musica e canto nella liturgia” si terrà sabato 9 maggio, dalle ore 10 alle 18.30, presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore, con l’intervento del cardinale Baldo Reina, rivolto a direttori di coro, coristi, organisti e strumentisti.

Giornata di formazione per animatori culturali di parrocchia – Creare percorsi culturali attraverso la storia e l’arte a Roma

Giornata di formazione per animatori culturali di parrocchia – Creare percorsi culturali attraverso la storia e l’arte a Roma

Corso di Formazione Missionaria 2026

Corso di Formazione Missionaria 2026
(Uff. per la cooperazione missionaria tra le chiese)

La fede come “porto sicuro”: i nuovi italiani trovano identità in parrocchia

Si sentono italiani tanto quanto si sentono legati alle proprie origini, e non vivono questa doppia appartenenza come un conflitto ma come una condizione stabile e strutturale. È questo uno dei dati più rilevanti della ricerca “I nuovi italiani nelle diocesi del Lazio”, condotta dall’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo – IRIAD e promossa dalla Conferenza episcopale laziale, presentata ieri sera, venerdì 8 maggio, nella parrocchia del Santissimo Redentore a Val Melaina, dopo la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina; tra i concelebranti anche il vescovo monsignor Stefano Sparapani e i direttori degli Uffici Migrantes delle diocesi del Lazio. A moderare l’incontro di presentazione è stato invece don Pietro Guerini, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi; erano presenti oltre 200 persone, tra cui tantissimi giovani.

Lo studio — seconda fase di un lavoro avviato nel 2024 dalla Diocesi di Roma — ha coinvolto 1.083 giovani tra i 12 e i 19 anni nelle scuole secondarie di tutto il Lazio, di cui 353 con background migratorio. “Seconde generazioni” che non sono però un blocco uniforme: i figli di coppie miste (un solo genitore straniero) mostrano infatti valori, pratiche linguistiche e reti relazionali molto vicini a quelli dei coetanei di famiglia italiana. E se proprio la famiglia è il riferimento centrale per tutti i gruppi, è la religione l’area di massima distanza: importante per il 60% fra i figli di stranieri e solo per il 22% fra quelli degli italiani, con tassi di pratica religiosa più che tripli per i primi.

Lo studio – illustrato dai ricercatori Francesca Farruggia e Fabrizio Battistelli davanti ad un’ampia platea con tanti dei ragazzi coinvolti – mostra che le famiglie straniere trasmettono soprattutto valori quali la fede religiosa, la tradizione e l’impegno (con una responsabilizzazione precoce dei loro figli): ragazzi che sono fieri di tali principi, ma al tempo stesso ambiscono anche ai valori più ricercati dai loro pari italiani (il benessere, la libertà, l’amore). La scuola è l’istituzione più inclusiva, luogo di formazione delle amicizie per oltre l’83% dei giovani in tutti i gruppi, ma anche l’ambiente in cui il 30% dei giovani con background migratorio dichiara di aver subito trattamenti discriminatori, con il picco alle scuole medie. Le reti amicali dei figli di stranieri sono le più aperte, distribuite equamente tra italiani, coetanei di altre origini e connazionali, mentre gli italiani frequentano in larga misura solo altri italiani.

Per chi è nato in contesto migratorio la vera frattura – hanno sottolineato i ricercatori – emerge quando si passa dall’auto-percezione al riconoscimento esterno: molti si sentono italiani sul piano culturale e relazionale, ma non sono riconosciuti come tali dalla norma giuridica (quasi il 50% non possiede la cittadinanza italiana) e vengono percepiti come stranieri dalla società. Uno scarto che trasforma una risorsa in una fonte di tensione.

In questa società complessa, i “nuovi italiani” vivono la parrocchia, la moschea o il centro comunitario come “porti sicuri” dove la loro identità non è messa in discussione. Per loro la comunità religiosa non è solo luogo di culto, ma spazio di riconoscimento e protezione; la fede non è un retaggio del passato, ma una bussola per orientarsi nella complessità del presente. Essa in pratica funge da antidoto potente alla frammentazione identitaria e alla solitudine sociale, offrendo un quadro etico che stabilizza il percorso di crescita dell’adolescente.

In modo particolare, i giovanissimi “nuovi italiani” cattolici avvertono che la condivisione dello stesso credo abbatte le barriere nazionali e favorisce l’incontro con i coetanei autoctoni su un piano di parità: la parrocchia – come rimarcato anche dal cardinale Reina nel suo intervento conclusivo – è un prezioso canale di integrazione “dal basso” che accompagna una generazione capace di arricchire con i suoi valori una società che a volte appare stanca o priva di slancio ideale.

«Noi li chiamiamo ‘nuovi italiani’ – ha affermato il cardinale vicario – ma questi giovanissimi sono coloro che stanno contribuendo a rendere nuova l’Italia: li vediamo in parrocchia, a scuola, nelle piazze, e mostrano il volto bello del nostro paese. Ci hanno insegnato che l’incontro non è difficile da realizzare, e loro lo fanno con spontaneità e semplicità. Sarebbe un ottimo risultato se cancellassimo dal vocabolario la parola ‘stranieri’ e utilizzassimo ‘amici’, perché così tutti noi ci sentiamo».

L’auspicio finale a livello sociale è un riconoscimento pieno delle identità composite di questi giovani, perché non appaiano come un problema burocratico da gestire, ma come ciò che in realtà sono: una risorsa vitale di questo Paese. (di Stefano Caredda da Roma Sette)

Il testo integrale della Ricerca

L’Appendice alla Ricerca

9 maggio 2026

Pubblicata la graduatoria del Bando Spesa Corrente 2026 per gli oratori

Foto Gennari

Sul Bur – Bollettino Ufficiale Regionale è stata pubblicata la graduatoria con gli esiti della partecipazione al Bando regionale avente come oggetto: “Attuazione D.G.R. 45 del 12 febbraio 2026, D.G.R. 80 del 19 febbraio 2026 e determinazione n. G02295 del 23 febbraio 2026 – Avviso Pubblico per il “Riconoscimento della funzione sociale ed educativa degli oratori”, Legge regionale 13 giugno 2001, n. 13 e s.m.i, Annualità 2026”.

Nel file allegato è presente l’elenco dei:
– “Programmi idonei e finanziabili” di cui all’Allegato “1” che forma parte integrante e sostanziale del presente provvedimento;
– “Programmi idonei ma non finanziabili per esaurimento delle risorse finanziarie disponibili”, di cui all’Allegato “2” che forma parte integrante e sostanziale del presente provvedimento;
– “Programmi inammissibili” di cui all’Allegato “3” che forma parte integrante e sostanziale del presente provvedimento.

In attuazione del sopracitato Avviso Pubblico, la Direzione regionale Affari della Presidenza, Turismo, Cinema, Audiovisivo e Sport, invierà (successivamente alla pubblicazione) esclusivamente tramite piattaforma ai richiedenti dei programmi idonei e finanziabili all’indirizzo e-mail indicato in sede di presentazione della domanda, la notifica della determinazione di approvazione della graduatoria, con la richiesta di scaricare dalla piattaforma, compilare e sottoscrivere:
a) l’“Atto di impegno” completo di dichiarazioni di legge, e tabella riassuntiva;
b) la polizza fidejussoria (non da scaricare ma da attivare su carta libera presso soggetto abilitato, ad es. banca, assicurazione, ecc.) che coprirà l’intero importo secondo l’arco temporale di rendicontazione quietanzata.

All’Art 3 comma 1 “Programma annuale degli interventi”, la legge 13/2001 prevede l’approvazione di un “Programma” unico “degli interventi concernenti le attività di oratorio o attività similari di cui all’articolo 1”.

Ai fini della tracciabilità della spesa, sarà necessario, come previsto dall’Avviso, di cui alla Det. G02295/26, Art. 5, che:
a) la documentazione contabile sia univocamente riconducibile al beneficiario e alle attività progettuali indicando su ognuno degli stessi la dicitura: “Avviso Oratori spesa corrente 2026 Regione Lazio DGR 45/26” e il CUP n. F84G26000010002;
b) essere pagate con mezzi di pagamento tracciabili (a titolo esemplificativo e non esaustivo: bonifico bancario, carta di credito, assegno circolare, etc.) e la dicitura: “Avviso Oratori spesa corrente 2026 Regione Lazio, DGR 45/2026” e il CUP n. F84G26000010002.
Le attività finanziate dal Bando dovranno concludersi entro il 31.12.2026.

La trasmissione di detta documentazione deve avvenire secondo le modalità previste dall’Avviso stesso:
1) acquisizione del nuovo Atto di Impegno (da scaricare, compilare e firmare) sulla stessa piattaforma dove è stata presentata la domanda;
2) caricamento del nuovo atto di impegno (scaricato sulla piattaforma, compilato e firmato, approvato come Allegato “4” al presente Atto) e della fidejussione che copra l’intero importo richiesto per l’intero arco temporale fino alla approvazione della rendicontazione, tramite la medesima piattaforma informatica utilizzata per la presentazione finale entro dieci giorni consecutivi dalla notifica della determinazione di approvazione della graduatoria da parte della piattaforma.

5 maggio 2026

Ritiro Ministri Lettori/Accoliti Istituendi

Ritiro Ministri Lettori/Accoliti Istituendi (Ufficio per la formazione liturgica e la celebrazione dei Sacramenti)

Santa Messa nella parrocchia Santissimo Redentore a Val Melaina; a seguire presentazione della ricerca “I Nuovi Italiani”

Santa Messa nella parrocchia Santissimo Redentore a Val Melaina; a seguire presentazione della ricerca “I Nuovi Italiani”

Santa Messa a Santa Cecilia in Trastevere

Santa Messa a Santa Cecilia in Trastevere

Quattro nuovi parroci nelle comunità dei vescovi ausiliari

Quattro nuovi parroci sono arrivati nei giorni scorsi alla guida di altrettante parrocchie romane, dopo le recenti nomine dei vescovi ausiliari e la Messa con le ordinazioni episcopali, presieduta da Papa Leone XIV lo scorso 2 maggio nella basilica di San Giovanni in Laterano. A San Basilio, nel quartiere omonimo, dove era parroco monsignor Stefano Sparapani (ora ausiliare per il settore Ovest), è giunto don Paolo Maria Vittorio Iacovelli. Monsignor Alessandro Zenobbi (ora ausiliare per il settore Est) era invece a Santa Lucia, al quartiere Della Vittoria, il nuovo parroco è don Simone Carosi. All’Appio Latino, nella parrocchia di San Giovanni Battista de Rossi, il precedente parroco era monsignor Andrea Carlevale (nuovo ausiliare per il settore Sud), del quale ha preso il posto don Emilio Cenani. Infine, nella parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, a Monteverde, c’era monsignor Marco Valenti (attuale ausiliare per il settore Nord), mentre ora il parroco è don Paolo Salvini.

8 maggio 2026

Cristiani e musulmani sulla strada «dell’amicizia e della fraternità»

(foto: diocesi di Roma/Gennari)

Sulla strada, quella «dell’amicizia e della fraternità», ognuno procede al suo passo, portando il proprio vissuto, le proprie convinzioni ed esperienze. Ha parlato di «cammino da percorrere insieme» il vescovo Marco Valenti, neoeletto ausiliare del settore Nord, intervenendo ieri sera, 7 maggio, all’Incontro islamo-cristiano “Cristiani e musulmani in dialogo alla Grande Moschea”, organizzato dall’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti in sinergia con il Centro islamico culturale d’Italia Grande moschea di Roma. «Siamo chiamati a sentirci fratelli e uniti tra noi, consolidando i nostri rapporti che di anno in anno sono maturati», ha detto il presule rivolgendosi ai tanti presenti che gremivano la sala conferenze del Centro islamico e ricordando la visita alla moschea romana dello scorso giugno del cardinale vicario Baldo Reina.

Ancora, Valenti ha auspicato di «essere sostengo gli uni per gli altri», consapevoli di «trovare ciascuno degli amici e alleati nell’offrire a tutti il bene comune, ognuno con la propria specificità», testimoniando «la fraternità e la comunione». Infine, osservando come «in questa città c’è la presenza di tutti i figli di Abramo: ebrei, cristiani e musulmani», il vescovo ha riconosciuto che «talvolta ci possono essere delle difficoltà» e tuttavia «non possiamo sprecare l’opportunità che ci è stata offerta di dialogare, tenendo aperto il canale dell’amicizia», ha affermato con convinzione.

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8 maggio 2026

Un anno di pontificato, parla il cardinale vicario: “Si pone come Gesù davanti al potere”

Di seguito l’intervista rilasciata dal cardinale vicario a Giacomo Galeazzi e pubblicata su La Stampa

La pace è il programma di governo di Leone. «La pace, come la carità, non urla e non attacca, non invade e non uccide», dice il cardinale vicario di Roma Baldo Reina a cui Robert Prevost ha affidato il Pontificio Istituto Teologico per la Famiglia. «Il Papa invoca la necessità di disarmare il linguaggio e i cuori. Oggi assistiamo a un’escalation di violenza e di aggressività a tutti i livelli», aggiunge il porporato che ha tra i suoi incarichi anche la Commissione per la Città del Vaticano e il Dicastero del Clero: «Leone XIV testimonia ovunque in ogni crisi che non esisterà mai una guerra santa perché solo la pace è santa».

Un anno fa è stato eletto Leone XIV, quale fu la sua prima impressione in conclave?
«È difficile raccontare l’emozione provata per l’elezione di Papa Leone. Il primo conclave, la percezione di trovarsi nel cuore della Chiesa e protagonista di un vero appuntamento con la storia. L’esperienza della presenza dello Spirito Santo dentro un collegio cardinalizio chiamato con il suo discernimento ad indicare il successore di Pietro. L’incontro con l’attesa e la preghiera dell’intera Chiesa al momento dell’annuncio dalla loggia vaticana. Stupore, meraviglia, gratitudine con un fortissimo senso di responsabilità sostenuto da una reale umiltà e piccolezza. Leone è uomo di Dio e del Vangelo, la sua storia, le sue origini, la sua vocazione agostiniana, la sua esperienza missionaria, il servizio al Dicastero vaticano dei Vescovi ora sono risorsa e ricchezza per il suo servizio nella Chiesa di Roma e, a partire da essa, in quella universale».

Da subito è stato definito “Papa mite” ma sulle critiche di Trump tiene il punto.
«La mitezza è una beatitudine, non tanto un fatto caratteriale. Lo sguardo e il modo di farsi vicino di Papa Leone è espressione di una profonda ospitalità di coscienza e di una grande capacità di ascolto. La sua storia agostiniana emerge in tutta la sua forza interiore perché percepisci chiaramente che Leone XIV vive veramente la dimensione spirituale dell’habitare secum.
L’interiorità è il luogo spirituale di coscienza dove il discernimento dei segni dei tempi diventa sorgente del suo magistero. In ascolto di Dio e della storia. Lezione universale».

Serviva alla Chiesa un Papa “direttore d’orchestra”?
«La Chiesa ha un solo Papa ma mai un Papa solo. Il concistoro non è semplicemente uno strumento ecclesiale di governo politico, è una struttura di comunione. Cioè si tratta di una realtà dove davvero le relazioni tra i cardinali, il confronto e il discernimento sono rese dall’azione della grazia capaci di assumersi la responsabilità del bene comune e universale, della famiglia umana e della vita della Chiesa».

Qual è lo stile di Prevost?

«La pace, come la carità, non urla e non attacca, non invade e non uccide. Lo stile mite di Leone XIV si lega certamente a Leone XIII, da cui prende il nome, ma ancor di più, nelle sue radici interiori attinge al modo di essere stato di Gesù davanti al potere del mondo, basti pensare alla farsa processuale di Pilato. Il legame di Leone XIV con la verità del Vangelo, con il Vangelo della dignità umana e della pace, della giustizia e della solidarietà, lo rende testimone credibile e coraggioso della ragionevolezza e della mitezza del regno di Dio qui ed ora fra di noi. Il suo “non ho paura di annunciare il Vangelo” è eco profetico del mandato di Gesù “non abbiate paura sono io, andate e portate a tutti il Vangelo”. Sentirci custoditi da Dio, custodire il fratello e prenderci cura del creato con la responsabilità di chi sa che nulla gli appartiene se non l’amore ricevuto e donato. Siamo dentro un contesto sociale in continuo e rapido cambiamento, con lo sfaldarsi costante di solidi punti di riferimento e in una cornice internazionale di conflitti e di tensioni».
In che modo incide il Papa? «Il suo è un magistero di riconciliazione. Basta ripensare al suo ultimo viaggio in Africa o alla sua scelta di recarsi a Lampedusa il prossimo 4 luglio. La grammatica geopolitica parla di multilateralismo e di scacchiera internazionale, tutto ciò nella Chiesa è vissuto come dimensione universale, oltre che locale, della propria identità e della propria missione. A Gaza, in Ucraina come in tutte gli altri scenari di guerra la Chiesa continua a sperare che prevalga la logica dell’incontro e del rispetto di ogni vita umana. La missione universale della Chiesa necessita del discernimento dei segni dei tempi. Si regge sul senso del mondo e della storia.
Messaggio conciliare della costituzione Gaudium et spes».

È un pontificato sociale?

«Il Magistero di Leone, soprattutto quello di dottrina sociale, è interamente (e interiormente) attraversato da questo senso della storia e senso del mondo, e pone nel loro dirsi globale la parola libera e liberante del Vangelo. Le religioni possono svolgere un ruolo fondamentale nella promozione di una pace disarmata e disarmante. Senza un confronto su come impariamo a stare insieme si consumano, anche in nome di Dio, guerre che generano morte. Serve fraternità, non aggressività, arroganza».

Cosa significa per Leone essere vescovo di Roma?
«La Chiesa di Roma ha il compito e la responsabilità di presiedere le altre Chiese nella carità e nell’esemplarità della comunione. La Chiesa di Roma è dunque il confine di Vangelo che segna per tutta la Chiesa e l’umanità la differenza tra il potere e il servizio, tra le logiche imperiali e quelle di prossimità, tra il primato della ricchezza e quello della solidarietà, tra i gesti di prepotenza e quelli di mitezza. Nella concretezza pastorale della quotidianità, il nostro vescovo Leone con il suo magistero di riconciliazione e con i suoi gesti di paternità, pone la carità dentro le piaghe e le pieghe della vita di Roma, facendole sperimentare tenerezza, facendola sentire amata. Il Papa ama profondamente Roma».

Perché il Papa si è offerto di ospitare negoziati di pace?
«La Chiesa ha sempre sostenuto che la pace non è soltanto assenza di guerra ma è rispetto della dignità della vita umana, è presenza di giustizia e di vera fraternità. Questi valori si possono affermare pienamente nella misura in cui sono sostenuti da una cultura che, come linfa, continuamente li sostiene e li nutre. Il disarmo è un indirizzo culturale prima ancora che pratico. Oggi invece si preferisce fare ricorso alle armi per giustificare la necessaria sicurezza dei popoli; in questo modo si innesca un meccanismo vizioso che passa velocemente dalle armi possedute alla violenza alimentata e alla morte procurata. Vediamo tutte le ferite inflitte all’ambiente da uno sviluppo cieco e predatorio. A pagarne le conseguenze sono sempre i più poveri. Nel sud del mondo , nelle periferie ».

 

8 maggio 2026

La presentazione della ricerca sui nuovi italiani

Sono i giovani per i quali «l’esperienza migratoria è mediata» i protagonisti della ricerca “I nuovi italiani nelle diocesi del Lazio”, i cui risultati verranno presentati venerdì 8 maggio, in un incontro nella parrocchia del Santissimo Redentore a Val Melaina (via Monte Ruggero, 63): alle ore 19 ci sarà la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina; quindi la presentazione del lavoro, a cura di Fabrizio Battistelli e Francesca Farruggia dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo – Iriad, che hanno condotto la ricerca. Sono previsti inoltre gli interventi di Massimiliano Maselli, assessore all’Inclusione sociale e Servizi alla persona della Regione Lazio; di Barbara Funari, assessore alle Politiche Sociali e alla Salute del Comune di Roma; del vescovo Stefano Sparapani, presidente della Commissione regionale per le migrazioni della Conferenza episcopale laziale; le conclusioni saranno affidate al cardinale Reina.

La ricerca rappresenta la seconda fase di un lavoro partito già nel 2024, promosso dalla diocesi di Roma, nel quale ci si era concentrati sui giovani con background migratorio residenti nel territorio diocesano, con l’obiettivo di analizzare le loro opinioni, le esperienze di vita e i percorsi biografici, così da contribuire a interventi efficaci per favorire il processo di inclusione nella società ospitante. Questa prima fase aveva assunto «un carattere esplorativo e di tipo qualitativo, conoscitivo – sottolinea don Pietro Guerini, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma –, mentre adesso si è privilegiato un approccio quantitativo e la ricerca si è allargata a tutto il territorio regionale».

L’analisi è stata dunque estesa dal Comune di Roma all’intero territorio regionale, seconda area italiana per presenza di cittadini stranieri dopo la Lombardia. «L’ampliamento territoriale – si legge nella ricerca – ha consentito di includere contesti socio-demografici più eterogenei e di superare una lettura esclusivamente metropolitana dei processi di integrazione: da un lato, una grande area urbana come Roma, caratterizzata da un’elevata complessità sociale, istituzionale e culturale; dall’altro, i Comuni di medie dimensioni corrispondenti ai quattro capoluoghi di provincia della regione – Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti – contraddistinti da assetti socio-economici, opportunità di integrazione e configurazioni dei servizi differenti».

L’indagine ha coinvolto 1.083 giovani residenti in questi territori, di età compresa tra i 12 e i 19 anni. Il campione è composto da 730 rispondenti italiani e 353 nuovi italiani, che hanno risposto a un questionario anonimo.

4 maggio 2026

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