Rocca di Papa – Incontro di studio con i Referenti di Prefettura di Pastorale Giovanile in vista dell’anno pastorale 2026/27
Partecipa alla preghiera della Comunità Sant’Egidio presso la parrocchia Santa Maria in Trastevere
Partecipa alla preghiera della Comunità Sant’Egidio presso la parrocchia Santa Maria in Trastevere
Partecipa al cda dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero
Partecipa al cda dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero
Con “Re-Fusi” una serata a sostegno della Caritas
Una serata di teatro che diventa anche un gesto concreto di solidarietà. Martedì 28 aprile, alle ore 21, il Teatro 7 ospiterà lo spettacolo “Re-Fusi”, un appuntamento speciale pensato per sostenere i progetti di Caritas Roma a favore delle persone che vivono condizioni di vulnerabilità.
Per assistere allo spettacolo è possibile riservare il proprio posto attraverso una donazione. Il ricavato della serata, al netto dei costi organizzativi, sarà destinato alle attività di Caritas Roma, impegnata ogni giorno accanto a chi affronta povertà, solitudine e precarietà. Partecipare significa quindi vivere una serata di teatro e, allo stesso tempo, contribuire a un aiuto concreto.
In scena una commedia brillante e sorprendente, capace di far ridere e pensare. I “refusi”, quegli errori di stampa che sfuggono all’occhio distratto, diventano l’ossessione di Rodolfo Marra, correttore di bozze tormentato dagli strafalcioni che legge sui libri e ascolta nei telegiornali. Ma quando la sua inquietudine si trasforma in un disagio più profondo verso le incoerenze del mondo, l’arrivo di due ignari tecnici dei citofoni scatena un’escalation tragicomica tutta da vivere.
Sul palco Alessandro Salvatori e Andrea Perrozzi, diretti da Vanessa Gasbarri, danno vita a una commedia inedita e divertente che, tra momenti spassosi e lampi di introspezione, ricorda una verità semplice: davanti agli errori, agli abbagli e alle piccole aberrazioni quotidiane, a volte non resta che sorridere.
Per informazioni e prenotazioni: 06 88815120 (dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 16); donazioni@caritasroma.it
22 aprile 2026
Incontro Equipe Diocesana Tutela Minori (Pontificio Seminario Romano Maggiore)
Incontro Equipe Diocesana Tutela Minori (Pontificio Seminario Romano Maggiore)
Rosario e Santa Messa presso Santa Maria Maggiore in occasione del I anniversario della morte del Santo Padre Francesco
Rosario e Santa Messa presso Santa Maria Maggiore in occasione del I anniversario della morte del Santo Padre Francesco
«In Papa Francesco le Beatitudini profezia contro ogni prepotenza»
Di seguito l’intervista al cardinale vicario Baldo Reina firmata da Agnese Palmucci, pubblicata oggi su Avvenire
L’allegria dei pellegrini del Giubileo, che inondavano via della Conciliazione, si è spenta in poche ore in quella mattina di un anno fa. Le dita strette attorno ai rosari, gli sguardi persi verso la facciata della Basilica di San Pietro. L’incredulità e il silenzio, rotto solo dai rintocchi tristi delle campane di Roma. «Le strade erano diventate il luogo dello sgomento, rappresentando il dolore di tutti, come un cratere di lacrime», racconta il cardinale vicario della diocesi di Roma, Baldo Reina, ricordando il giorno della morte di papa Francesco, «dandomi l’evidenza di cosa significasse sentirsi come pecore senza pastore». In quell’atmosfera di profonda tristezza, aggiunge Reina, nominato prima vescovo e poi cardinale dallo stesso Jorge Mario Bergoglio, «ho visto la manifestazione del carattere universale della città di Roma che ha il Papa come suo vescovo».
Stasera alle 18 la Messa nel primo anniversario della morte di Francesco, nella Basilica di Santa Maria Maggiore dove è sepolto, preceduta dalla preghiera del Rosario e aperta a tutti i fedeli. Proprio nella Basilica romana il Papa argentino si era fermato 126 volte in orazione durante il suo Pontificato.
Se dovesse pensare al segno che Francesco ha lasciato nella sua vita, cosa direbbe?
«Direi la paternità. Mi colpiva come fosse capace di farsi trovare, sempre e da tutti. Sia nel contatto diretto, sia attraverso parole e gesti che captavano il bisogno di uno sguardo come quello del Padre misericordioso, del Pastore buono, che sorprendentemente ti raggiunge anche dove ti sei nascosto, quando provi vergogna e ti senti indegno di Dio».
Quindi anche la sua passione per le periferie esistenziali e geografiche?
«Non era retorica la sua insistenza per una Chiesa in uscita, perché la praticava nelle relazioni, nella ricerca di raggiungere i cosiddetti lontani, che diceva, sono i più vicini a Dio. Ed è il mistero dell’incarnazione, così come la spiegava sant’Ireneo, commentando la parabola della pecorella smarrita, in cui trovava manifesto il mistero della redenzione. Il Figlio di Dio scende a cercare l’umanità perduta nel punto più basso in cui è caduta, nella voragine del peccato, e se la carica sulle spalle, così che possa ritrovare il cammino della salvezza sui suoi passi che lasciano impronte profonde per il peso di cui si è caricato. La Chiesa, secondo papa Francesco, sarebbe risultata fedele al Vangelo soltanto mettendo i suoi piedi in quelle impronte, non avendo paura di sporcarsi».
Qual è l’eredità che ha affidato alla Chiesa di Roma?
«Nell’indicare le linee pastorali, papa Francesco ha voluto affidare alla sua diocesi la missione di essere “esemplare”, una riproposizione di quanto la Lumen gentium al numero 1 indicava con le categorie di “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”. Roma deve essere esempio di unità e di unificazione, capace di stabilire relazioni di intima prossimità con Dio, come popolo in sé stesso, e come popolo tra i popoli, nel primato della carità. A partire dai poveri che ha indicato come sacramento di Cristo. Che si tratti di povertà materiale o di povertà esistenziale ».
Come ha voluto far capire sin da subito pubblicando pochi mesi dopo la sua elezione Evangelii gaudium…
«Nell’incredibile vertigine che si prova ancora riguardando Evangelii gaudium, il suo programma pastorale, che Leone XIV ha chiesto ai cardinali di rileggere attentamente in vista del prossimo Concistoro, si deve ancora provare salutare smarrimento quando ci viene chiesto di essere disponibili a farci complicare la vita. Nella sua prima esortazione apostolica il Papa scrive che “a volte sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore”. Ma Gesù, si legge ancora, “vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano, affinché accettiamo veramente di entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e conosciamo la forza della tenerezza. Quando lo facciamo, la vita ci si complica sempre meravigliosamente e viviamo l’intensa esperienza di essere popolo, l’esperienza di appartenere a un popolo”».
In questo tempo di guerre si scopre un’evidente continuità tra papa Francesco e papa Leone XIV. Avverte la domanda di pace come esigenza ecclesiale?
«Non so quanti ricordano ancora il discorso tenuto da papa Francesco a Firenze per il Convegno nazionale ecclesiale a novembre del 2015: io ritrovo lì il magistero di un umanesimo che trasfigura la storia, secondo il Vangelo delle beatitudini. Un umanesimo radicato nella fede in Gesù che disarma il cuore, che muore perdonando chi ha fatto di tutto per ucciderlo o non ha fatto niente per impedirlo. Un umanesimo umile che è profezia contro ogni prepotenza. Un umanesimo che contesta la “globalizzazione dell’indifferenza”. E se n’è accorta la gente, ascoltando Leone XIV, che c’è un passaggio di staffetta, non di solo di temi e parole, ma di convinzione profonda nella speranza che non ci si rassegni al male che incorpora la volontà di potenza. Ed appare ciò che è più disarmante, la libertà che non si incatena alla paura. Questi giorni ci stanno facendo capire quanto siano necessari i profeti».
21 aprile 2026
Convegno Regionale
Convegno Regionale (Uff. per l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti)
Partecipa agli esercizi spirituali degli ordinandi presbiteri a Torricella in Sabina
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