Consiglio Presbiterale
Santa Messa presso la parrocchia Santa Maria Assunta al Tufello
Santa Messa presso la parrocchia Santa Maria Assunta al Tufello
Le veglia di preghiera per le vocazioni a San Giovanni in Laterano
Sarà un intenso momento di preghiera e comunione la veglia di preghiera per le vocazioni, dal tema “La scoperta interiore del dono di Dio”, che si terrà il prossimo venerdì 24 aprile, alle ore 19.30, nella basilica di San Giovanni in Laterano. Promossa dal Dicastero per il clero, in collaborazione con la diocesi di Roma, il Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica e l’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Conferenza episcopale italiana, la veglia rappresenta un segno vivo di comunione e di sinergia ecclesiale al servizio delle vocazioni.
La celebrazione vedrà la presenza del cardinale Lazzaro You Heung Sik, prefetto del Dicastero per il clero, e del cardinale Baldo Reina, vicario generale del Santo Padre per la diocesi di Roma. La liturgia sarà curata dal Seminario Romano Maggiore e animata dal Coro della Diocesi di Roma diretto dal maestro monsignor Marco Frisina. La liturgia sarà scandita da momenti di ascolto della Parola di Dio, testimonianze e segni liturgici, favorendo un clima di raccoglimento e di preghiera. Particolare attenzione sarà riservata al coinvolgimento dei giovani: sono invitati tutti i giovani, gli studenti e le realtà di formazione sacerdotale e religiosa dell’Urbe, chiamati a mettersi in ascolto della voce del Signore e a rispondere con generosità alla Sua chiamata.
Con questo momento di preghiera si desidera aderire all’invito del Papa rivolto a tutti i battezzati, spiegano dal Dicastero per il clero, e in particolare a «famiglie, parrocchie, comunità religiose, vescovi, sacerdoti, diaconi, catechisti, educatori e fedeli laici – a impegnarsi sempre di più nel creare contesti vocazionali favorevoli (…), che splenderanno per fede viva, preghiera costante e accompagnamento fraterno, nei quali la chiamata di Dio potrà sbocciare e maturare, diventando strada di felicità e salvezza per ciascuno e per il mondo». Il Papa, pur non potendo essere presente, assicura la sua paterna vicinanza e accompagnamento.

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19 aprile 2026
Le comunità etniche di Roma in pellegrinaggio al Divino Amore con il cardinale Reina
È ancora buio quando, poco prima delle 5, arrivano al santuario di Castel di Leva ma c’è luce nelle parole, nelle strette di mano e nei sorrisi dei pellegrini che questa notte, 19 aprile, hanno camminato da piazza di Porta Capena, al Circo Massimo, fino al Divino Amore, guidati e accompagnati dal cardinale vicario Baldo Reina. «Anche se a tratti è stato faticoso, ne è valsa la pena», sono le parole di Ryan, della cappellania della comunità filippina a Roma, in sintonia con quelle di Yaralde ed Eduardo, suoi connazionali, che sottolineano come «man mano che ci si allontanava dalla città per arrivare qui, rispondendo alla chiamata del Papa per la pace, si sentiva anche una pace nel cuore».
All’inizio della celebrazione nel Nuovo Santuario, il cardinale Reina ha reso grazie «per questa bella esperienza davvero edificante, che ci ha fatto sperimentare cosa vuol dire essere un’unica famiglia», ringraziando i tanti partecipanti, le diverse cappellanie delle comunità etniche e l’Ufficio Migrantes del Vicariato che con il direttore don Pietro Guerini ha curato l’organizzazione del pellegrinaggio. Nella sua omelia, poi, il porporato ha assimilato «la distanza di poco più di 12 chilometri che separa Roma dal Divino Amore a quella di circa 11 chilometri compresa tra Gerusalemme ed Emmaus» perché, guardando al Vangelo della terza domenica di Pasqua, Reina ha notato come «anche noi, nel buio della notte, gradualmente, come i due discepoli ci siamo aperti alla consolante verità che il Signore si è accostato e ha camminato con noi. Si è fatto pellegrino con noi pellegrini».
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19 apriel 2026
Santa Messa presso la parrocchia Sant’Eligio con il rito della dedicazione della chiesa
Santa Messa presso la parrocchia Sant’Eligio con il rito della dedicazione della chiesa
102° Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore
102° Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore
Santa Messa presso Santuario della Madonna del Divino Amore a conclusione del pellegrinaggio notturno
Santa Messa presso Santuario della Madonna del Divino Amore a conclusione del pellegrinaggio notturno
Il profumo della primavera di Francesco
Di seguito la riflessione del cardinale vicario Baldo Reina a un anno dalla morte di Papa Francesco
Il giorno del funerale di Papa Francesco (26 aprile 2025) è coinciso con il giubileo dei ragazzi e degli adolescenti. Diverse centinaia di migliaia di giovanissimi avevano da giorni invaso Roma con canti, feste e momenti di preghiera che rendevano visibile e contagiosa quella che potremmo definire la “primavera della cristianità”. Ebbene, proprio in quei giorni, la Chiesa viveva un momento di profonda tristezza per la morte del Pontefice che per dodici anni aveva guidato la barca di Pietro (2013-2025) in mezzo a tempeste burrascose e dentro un “cambiamento d’epoca” di difficile interpretazione.
Il giubileo dei ragazzi, forse più di ogni discorso, potrebbe aiutarci a “leggere” il Magistero di Francesco proprio nella linea di una primavera, di un tempo di semina coraggiosa per raccogliere i frutti di un rinnovamento atteso. Il Papa scelto “quasi dalla fine del mondo” si inseriva nella scia del suo predecessore che con pazienza e coraggio aveva governato la Chiesa in un tempo segnato da scandali e da ferite profonde.
Raccogliendo l’esperienza di pastore, Papa Bergoglio pensò bene di puntare sulla forza disarmante del Vangelo, anzi, della gioia del Vangelo. Il testo di Evangelii gaudium rimarrà il faro di tutto il suo pontificato e segnerà le stagioni dell’accoglienza entusiasta di tanti e quelle faticose delle resistenze. “La gioia del Vangelo” poteva risuonare come un’espressione ridondante; ma il Vangelo non è, per sua definizione, “buona notizia”? Eppure quel Tesoro che la Chiesa da due millenni teneva tra le mani e annunciava, forse, per molti credenti non corrispondeva più a un’occasione concreta di gioia, a una proposta di vita buona, a una forza dirompente.
Papa Francesco ha inteso rimettere il Vangelo al centro della vita della Chiesa e della storia degli uomini e delle donne di questo tempo, consapevole che le parole del Maestro hanno ancora molto da dire. La gioia del Vangelo per affrontare i temi scottanti di questo tempo. Tre su tutti: i giovani, la famiglia, il creato. Sfide immense che talvolta scoraggiano e sulle quali si aveva l’impressione che la Chiesa fosse rimasta indietro, come se non avesse più nulla da dire.
Francesco ha valorizzato la Tradizione e il Magistero per aprirsi alle domande di senso degli uomini e delle donne di oggi, alle loro ferite, alle fughe da tutto, anche dalla Chiesa. Ha compreso che la Chiesa non poteva “giocare in difesa” arroccandosi dietro posizioni di forza ritenute da molti distanti; ma doveva porsi in ascolto e in uscita. Anzi, proprio perché in ascolto – di Dio e degli uomini – non poteva che stare in uscita, come il pastore della parabola evangelica che va alla ricerca della pecora che si è perduta.
La gioia del Vangelo porta con sé i caratteri della misericordia perché permette a tutti di assaporare l’amore infinito di un Padre che non si stanca di perdonare (dal Giubileo della misericordia alla Dilexi te). E tutto questo Papa Francesco ci ha chiesto di farlo insieme, con uno stile sinodale, con una comunione che appare il vero antidoto all’egoismo malato che questo tempo ci sta facendo conoscere.
Il Pontefice argentino amava ripetere che non è importante occupare spazi ma avviare processi. Penso che di processi ne abbia avviati parecchi. Papa Leone, nell’ultimo Concistoro, ha chiesto ai cardinali di continuare a riflettere su Evangelii gaudium. La primavera avviata da Francesco fa sentire il suo profumo. Troppo presto per raccogliere i frutti. Gli scatti del funerale del Papa argentino in una piazza gremita di ragazzi rimarranno nella storia, così come il suo tentativo di far sentire la primavera del Vangelo dentro e fuori la Chiesa.
19 aprile 2026
Partecipa al pellegrinaggio notturno al Santuario della Madonna del Divino Amore
Partecipa al pellegrinaggio notturno al Santuario della Madonna del Divino Amore












