10 Maggio 2026

L’incontro della diocesi con Papa Francesco

«Il lavoro sulle malattie spirituali ha avuto due frutti. Primo, una crescita nella verità della nostra condizione di bisognosi, di infermi, emersa in tutte le parrocchie e le realtà che sono state chiamate a confrontarsi sulle malattie spirituali indicate da monsignor De Donatis. Secondo, l’esperienza che da questa adesione alla nostra verità non sono venuti solo scoraggiamento o frustrazione, ma soprattutto la consapevolezza che il Signore non ha smesso di usarci misericordia: in questo cammino Egli ci ha illuminati, ci ha sostenuti, ha avviato un percorso per certi versi inedito di comunione tra di noi, e tutto questo perché noi possiamo riprendere il nostro cammino dietro a Lui». Così Papa Francesco si è rivolto ai sacerdoti e ai fedeli della diocesi di Roma nell’assemblea diocesana di lunedì 14 maggio. L’incontro, nella basilica di San Giovanni in Laterano, è partito con un momento di preghiera a cui è seguito l’intervento di don Paolo Asolan, professore all’Istituto “Redemptor Hominis” della Pontificia Università Lateranense, portavoce della commissione diocesana che ha sintetizzato le relazioni arrivate dalle prefetture sul discernimento svolto in Quaresima. Quindi il Santo Padre ha risposto ad alcune domande poste dall’arcivescovo vicario Angelo De Donatis. Infine, il discorso del Pontefice.

Pubblichiamo, di seguito, i testi integrali degli interventi del Papa e del vicario; don Paolo Asolan ha pronunciato una sintesi della relazione.

La relazione di don Paolo Asolan

Le domande al Santo Padre

Il discorso del Santo Padre

L’incontro della Conferenza episcopale laziale

Si sono svolti questa mattina (giovedì primo settembre) a Greccio, vicino Rieti, i lavori della Conferenza episcopale laziale, presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis.

«Ciò che più ci appartiene, ed è davvero nostro, è proprio il legame a Cristo, l’appartenere a Lui e in questo modo dimorare con Lui e come Lui nel Padre, nel suo amore, nel suo mistero, nella sua pace – ha detto il porporato –. Questa la vera sapienza: nel fondare la nostra vita, la nostra speranza, tutto il nostro essere, in questa comunione esistenziale».

E ancora: «È l’appartenenza a Lui a restituirci ogni cosa, ora trasformata al punto da diventare veramente nostra, perché quella rete piena altro non è che la metafora di una vita che ritrova la pienezza del proprio significato»

1 settembre 2022

L’incontro del Papa con il clero: il testo integrale del discorso

Di seguito l’intervento di Papa Leone XIV nell’incontro con il clero della diocesi di Roma, questa mattina in Aula Paolo VI

Io voglio chiedere un forte applauso per tutti voi che siete qui e per tutti i sacerdoti e i diaconi di Roma!

Carissimi Presbiteri e Diaconi che svolgete il vostro servizio nella Diocesi di Roma, carissimi seminaristi, vi saluto tutti con affetto e amicizia!

Ringrazio Sua Eminenza, il Cardinale Vicario, per le parole di saluto e per la presentazione che ha fatto, raccontando un po’ della vostra presenza in questa città.

Ho desiderato incontrarvi per conoscervi da vicino e per iniziare a camminare insieme a voi. Vi ringrazio per la vostra vita donata a servizio del Regno, per le vostre fatiche quotidiane, per tanta generosità nell’esercizio del ministero, per tutto ciò che vivete nel silenzio e che, a volte, è accompagnato da sofferenza o da incomprensione. Svolgete servizi diversi ma siete tutti preziosi agli occhi di Dio e nella realizzazione del suo progetto.

La Diocesi di Roma presiede nella carità e nella comunione, e può compiere questa missione grazie ad ognuno di voi, nel vincolo di grazia con il Vescovo e nella feconda corresponsabilità con tutto il popolo di Dio. La nostra è una Diocesi davvero particolare, perché tanti sacerdoti arrivano da diverse parti del mondo, specialmente per motivi di studio; e questo implica che anche la vita pastorale – penso soprattutto alle parrocchie – sia segnata da questa universalità e dalla reciproca accoglienza che essa comporta.

Proprio a partire da questo sguardo universale che Roma offre, vorrei condividere cordialmente con voi alcune riflessioni.

La prima nota, che mi sta particolarmente a cuore, è quella dell’unità e della comunione. Nella preghiera detta “sacerdotale”, come sappiamo, Gesù ha chiesto al Padre che i suoi siano una cosa sola (cfr Gv 17,20-23). Il Signore sa bene che solo uniti a Lui e uniti tra di noi possiamo portare frutto e dare al mondo una testimonianza credibile. La comunione presbiterale qui a Roma è favorita dal fatto che per antica tradizione si è soliti vivere insieme, nelle canoniche come nei collegi o in altre residenze. Il presbitero è chiamato ad essere l’uomo della comunione, perché lui per primo la vive e continuamente la alimenta. Sappiamo che questa comunione oggi è ostacolata da un clima culturale che favorisce l’isolamento o l’autoreferenzialità. Nessuno di noi è esente da queste insidie che minacciano la solidità della nostra vita spirituale e la forza del nostro ministero.

Ma dobbiamo vigilare perché, oltre al contesto culturale, la comunione e la fraternità tra di noi incontrano anche alcuni ostacoli per così dire “interni”, che riguardano la vita ecclesiale della Diocesi, le relazioni interpersonali, e anche ciò che abita nel cuore, specialmente quel sentimento di stanchezza che sopraggiunge perché abbiamo vissuto delle fatiche particolari, perché non ci siamo sentiti compresi e ascoltati, o per altri motivi. Io vorrei aiutarvi, camminare con voi, perché ciascuno riacquisti serenità nel proprio ministero; ma proprio per questo vi chiedo uno slancio nella fraternità presbiterale, che affonda le sue radici in una solida vita spirituale, nell’incontro con il Signore e nell’ascolto della sua Parola. Nutriti da questa linfa, riusciamo a vivere relazioni di amicizia, gareggiando nello stimarci a vicenda (cfr Rm 12,10); avvertiamo il bisogno dell’altro per crescere e per alimentare la stessa tensione ecclesiale.

La comunione va tradotta anche nell’impegno in questa Diocesi; con carismi diversi, con percorsi di formazione differenti e anche con servizi differenti, ma unico dev’essere lo sforzo per sostenerla. A tutti chiedo di porre attenzione al cammino pastorale di questa Chiesa che è locale ma, a motivo di chi la guida, è anche universale. Camminare insieme è sempre garanzia di fedeltà al Vangelo; insieme e in armonia, cercando di arricchire la Chiesa con il proprio carisma ma avendo a cuore l’essere l’unico corpo di cui Cristo è il Capo.

La seconda nota che desidero consegnarvi è quella dell’esemplarità. In occasione delle ordinazioni sacerdotali dello scorso 31 maggio, nell’omelia ho richiamato l’importanza della trasparenza della vita, sulla base delle parole di San Paolo che agli anziani di Efeso dice: «Voi sapete come mi sono comportato» (At 20,18). Ve lo chiedo con il cuore di padre e di pastore: impegniamoci tutti ad essere sacerdoti credibili ed esemplari! Siamo consapevoli dei limiti della nostra natura e il Signore ci conosce in profondità; ma abbiamo ricevuto una grazia straordinaria, ci è stato affidato un tesoro prezioso di cui siamo ministri, servitori. E al servo è chiesta la fedeltà. Nessuno di noi è esente dalle suggestioni del mondo e la città, con le sue mille proposte, potrebbe anche allontanarci dal desiderio di una vita santa, inducendo un livellamento verso il basso dove si perdono i valori profondi dell’essere presbiteri. Lasciatevi ancora attrarre dalla chiamata del Maestro, per sentire e vivere l’amore della prima ora, quello che vi ha spinto a fare scelte forti e rinunce coraggiose. Se insieme proveremo ad essere esemplari dentro una vita umile, allora potremo esprimere la forza rinnovatrice del Vangelo per ogni uomo e per ogni donna.

Un’ultima nota che desidero consegnarvi è quella dello sguardo alle sfide del nostro tempo in chiave profetica. Siamo preoccupati e addolorati per tutto quello che succede ogni giorno nel mondo: ci feriscono le violenze che generano morte, ci interpellano le disuguaglianze, le povertà, tante forme di emarginazione sociale, la sofferenza diffusa che assume i tratti di un disagio che ormai non risparmia più nessuno. E queste realtà non accadono solo altrove, lontano da noi, ma interessano anche la nostra città di Roma, segnata da molteplici forme di povertà e da gravi emergenze come quella abitativa. Una città in cui, come notava Papa Francesco, alla “grande bellezza” e al fascino dell’arte deve corrispondere anche «il semplice decoro e la normale funzionalità nei luoghi e nelle situazioni della vita ordinaria, feriale. Perché una città più vivibile per i suoi cittadini è anche più accogliente per tutti» (Omelia nei Vespri con Te Deum, 31 dicembre 2023).

Il Signore ha voluto proprio noi in questo tempo pieno di sfide che, a volte, ci appaiono più grandi delle nostre forze. Queste sfide siamo chiamati ad abbracciarle, a interpretarle evangelicamente, a viverle come occasioni di testimonianza. Non scappiamo di  fronte ad esse! L’impegno pastorale, come quello dello studio, diventino per tutti una scuola per imparare a costruire il Regno di Dio nell’oggi di una storia complessa e stimolante. In tempi recenti abbiamo avuto l’esempio di santi sacerdoti che hanno saputo coniugare la passione per la storia con l’annuncio del Vangelo, come don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, profeti di pace e di giustizia. E qui a Roma abbiamo avuto don Luigi Di Liegro che, di fronte a tante povertà, ha dato la vita per cercare vie di giustizia e di promozione umana. Attingiamo alla forza di questi esempi per continuare a gettare semi di santità nella nostra città.

Carissimi, vi assicuro la mia vicinanza, il mio affetto e la mia disponibilità a camminare con voi. Affidiamo al Signore la nostra vita sacerdotale e chiediamogli di crescere nell’unità, nell’esemplarità e nell’impegno profetico per servire il nostro tempo. Ci accompagni l’accorato appello di Sant’Agostino che disse: «Amate questa Chiesa, restate in questa Chiesa, siate questa Chiesa. Amate il buon Pastore, lo Sposo bellissimo, che non inganna nessuno e non vuole che alcuno perisca. Pregate anche per le pecore sbandate: che anch’esse vengano, anch’esse riconoscano, anch’esse amino, perché vi sia un solo ovile e un solo pastore» (Discorso 138, 10). Grazie!

12 giugno 2025

L’incontro del Papa con il clero: il discorso integrale

Questa mattina, nell’Aula Paolo VI, Papa Leone XIV ha incontrato il clero della diocesi di Roma. Pubblichiamo di seguito il discorso integrale, diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede

Cari fratelli,
vi saluto con grande gioia
e vi ringrazio di essere qui stamattina. Saluto e ringrazio il cardinale vicario per le parole che mi ha rivolto, e saluto cordialmente tutti voi: i membri del Consiglio episcopale, i parroci, tutti i presbiteri presenti.

All’inizio dell’anno pastorale ci siamo lasciati ispirare da ciò che Gesù dice alla donna samaritana presso il pozzo di Giacobbe: «Se tu conoscessi il dono di Dio» (Gv 4,10).
Il dono, come sappiamo, è anche un invito a vivere una responsabilità creativa. Non siamo soltanto inseriti dentro il fiume della tradizione come esecutori passivi di una pastorale già definita ma, al contrario, con la nostra creatività e i nostri carismi, siamo chiamati a collaborare con l’opera di Dio.

A questo proposito, sono illuminanti le parole che l’Apostolo Paolo rivolge a Timoteo: «Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te» (2 Tm 1,6). Queste parole sono rivolte, oltre che al singolo, anche alla comunità, e oggi possiamo sentirle rivolte a noi: Chiesa di Roma, ricordati di ravvivare il dono di Dio! Che cosa significa ravvivare? Paolo rivolge questa esortazione a una comunità che in qualche modo ha perso la freschezza delle origini e lo slancio pastorale; con il contesto che cambia e il tempo che passa, si ravvisa una certa stanchezza, qualche delusione o frustrazione, un certo decadimento spirituale e morale. E allora l’Apostolo dice a Timoteo e a quella comunità: ricordati di ravvivare il dono che hai ricevuto. Questo verbo usato da Paolo – ravvivare – evoca l’immagine della brace sotto la cenere e, come disse Papa Francesco, «suggerisce l’immagine di chi soffia sul fuoco per ravvivarne la fiamma» (Catechesi, 30 ottobre 2024).

Anche per il cammino pastorale della nostra Diocesi possiamo dire: il fuoco è acceso, ma sempre di nuovo bisogna ravvivarlo.

Il fuoco acceso è il dono irrevocabile che il Signore ci ha fatto, è lo Spirito che ha tracciato il cammino della nostra Chiesa, la storia e la tradizione che abbiamo ricevuto e quanto, in modo ordinario, portiamo avanti nelle nostre comunità. Allo stesso tempo, dobbiamo ammettere con umiltà che la fiamma di questo fuoco non conserva sempre la stessa vitalità e ha bisogno di essere riattizzata. Incalzati dai repentini cambiamenti culturali e dagli scenari in cui si svolge la nostra missione, talvolta assaliti dalla stanchezza e dal peso della routine, oppure scoraggiati per la crescente disaffezione nei confronti della fede e della pratica religiosa, avvertiamo il bisogno che questo fuoco sia alimentato e ravvivato.
Ciò vale in particolare per alcuni ambiti della vita pastorale, cui vorrei brevemente accennare.

Il primo riguarda certamente la pastorale ordinaria delle parrocchie. E qui, anzitutto vorrei condividervi un pensiero di gratitudine, richiamando le parole che Papa Francesco vi aveva rivolto in una delle ultime Messe Crismali: «Grazie per il vostro servizio; grazie per tanto bene nascosto che fate […]; grazie per il vostro ministero, che spesso si svolge tra tante fatiche, incomprensioni e pochi riconoscimenti» (Omelia nella Messa del Crisma, 6 aprile 2023). Le fatiche e le incomprensioni, però, possono anche essere occasione di riflessione sulle sfide pastorali da affrontare. In particolare, circa la relazione tra iniziazione cristiana ed evangelizzazione, abbiamo bisogno di una chiara inversione di marcia; infatti, la pastorale ordinaria è strutturata secondo un modello classico che si preoccupa anzitutto di garantire l’amministrazione dei Sacramenti, ma un tale modello presuppone che la fede venga in qualche modo trasmessa anche dall’ambiente circostante, dalla società come dall’ambiente familiare. In realtà, i cambiamenti culturali e antropologici che sono avvenuti negli ultimi decenni ci dicono che non è più così, anzi, assistiamo a una crescente erosione della pratica religiosa.

È urgente perciò ritornare ad annunciare il Vangelo: questa è la priorità. Con umiltà, ma anche senza lasciarci scoraggiare, dobbiamo riconoscere che «parte della nostra gente battezzata non sperimenta la propria appartenenza alla Chiesa», e ciò invita a vigilare anche su una «sacramentalizzazione senza altre forme di evangelizzazione» (Evangelii gaudium, 63). Ricordiamo le domande dell’Apostolo Paolo: «Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?» (Rm 10,14). Come tutti i grandi agglomerati urbani, la città di Roma è segnata dalla permanente mobilità, da un nuovo modo di abitare il territorio e di vivere il tempo, da tessuti relazionali e familiari sempre più plurali e talvolta sfilacciati. Perciò, è necessario che la pastorale parrocchiale rimetta al centro l’annuncio, per cercare vie e modi che aiutino le persone a entrare nuovamente in contatto con la promessa di Gesù. In questo contesto, l’iniziazione cristiana, spesso modulata su ritmi scolastici, ha bisogno di essere rivista: occorre sperimentare altre modalità di trasmissione della fede anche al di fuori dei cammini classici, per cercare di coinvolgere in modo nuovo i ragazzi, i giovani e le famiglie.

Un secondo aspetto è questo: imparare a lavorare insieme, in comunione. Per dare il primato all’evangelizzazione in tutte le sue molteplici forme non possiamo pensare e agire in modo solitario. In passato, la parrocchia era legata più stabilmente al territorio e ad essa appartenevano tutti coloro che vi abitavano; oggi, però, i modelli e gli stili di vita sono passati dalla stabilità alla mobilità e tante persone, oltre che per motivi lavorativi, si muovono per esperienze di vario genere, vivendo anche le relazioni al di là dei confini territoriali e culturali di appartenenza. La sola parrocchia non è sufficiente per avviare qualche percorso di evangelizzazione capace di intercettare chi non può vivere un’adeguata partecipazione. In un territorio di grandi dimensioni come quello romano, occorre vincere la tentazione dell’autoreferenzialità, che genera sovraffaticamento e dispersione, per lavorare sempre più insieme, specialmente tra parrocchie limitrofe, mettendo in comune i carismi e le potenzialità, programmando insieme ed evitando di sovrapporre le iniziative. Serve un coordinamento maggiore che, lungi dall’essere un espediente pastorale, intende esprimere la nostra comunione presbiterale.

Un ultimo aspetto vorrei sottolineare: la vicinanza ai giovani. Molti di loro – lo sappiamo – «vivono senza più alcun riferimento a Dio e alla Chiesa» (Discorso ai partecipanti della sessione Plenaria del Dicastero per la Dottrina della fede, 29 gennaio 2026). Si tratta perciò di cogliere e leggere il profondo disagio esistenziale che li abita, il loro smarrimento, le loro molteplici difficoltà, come pure i fenomeni che li coinvolgono nel mondo virtuale e i sintomi di una preoccupante aggressività, che sfocia a volte nella violenza. So che conoscete questa realtà e vi impegnate per affrontarla. Non abbiamo soluzioni facili che ci assicurino risultati immediati ma, per quanto possibile, possiamo restare in ascolto dei giovani, renderci presenti, accoglierli, condividere un po’ della loro vita. Allo stesso tempo, poiché le problematiche interessano varie dimensioni della vita, cerchiamo anche, come parrocchie, di dialogare e interagire con le istituzioni presenti sul territorio, con la scuola, con gli specialisti nel campo educativo e delle scienze umane e con quanti hanno a cuore il destino e il futuro dei nostri ragazzi.
A proposito di età giovanile, vorrei rivolgere una parola di incoraggiamento ai preti più giovani, che spesso sperimentano sulla loro pelle le potenzialità e le fatiche della loro generazione e di questa epoca. In un contesto sociale ed ecclesiale più difficile e meno gratificante, si può correre il rischio di esaurire in fretta le proprie energie, di accumulare frustrazione e di cadere nella solitudine. Vi esorto alla fedeltà quotidiana nella relazione col Signore e a lavorare con entusiasmo anche se ora non vedete i frutti dell’apostolato. Soprattutto vi invito a non chiudervi mai in voi stessi: non abbiate paura di confrontarvi, anche sulle vostre stanchezze e sulle vostre crisi, specialmente con i confratelli che ritenete possano aiutarvi. A tutti noi, ovviamente, è richiesto un atteggiamento di ascolto e di attenzione, attraverso cui vivere concretamente la fraternità presbiterale. Accompagniamoci e sosteniamoci a vicenda.

Carissimi, sono contento di aver vissuto con voi questo momento di condivisione. Come ho ricordato di recente, il nostro primo impegno è quello di «custodire e far crescere la vocazione in un costante cammino di conversione e di rinnovata fedeltà, che non è mai un percorso solo individuale ma ci impegna a prenderci cura gli uni degli altri» (Lett. ap. Una fedeltà che genera futuro, 13). In questo modo, saremo pastori secondo il cuore di Dio e potremo servire al meglio la nostra diocesi di Roma. Grazie!

19 febbraio 2026

L’inaugurazione dell’anno accademico all’Università Cattolica

«L’inaugurazione dell’anno accademico è un momento importante, nel quale il Signore ci indica un suo stile: l’Università Cattolica prima di essere un luogo è un modo di essere» ha detto il cardinale Baldo Reina, vicario di Sua Santità per la Diocesi di Roma, presiedendo la concelebrazione eucaristica nella chiesa centrale dell’Università Cattolica di Roma, nella mattinata di oggi (giovedì 6 febbraio 2025), in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. «Uno stile che si basa si quattro elementi essenziali: la forza delle relazioni in un tempo in cui tutto sembra interconnesso; la capacità di cogliere l’essenziale che per la Cattolica è la ricerca della verità; l’attenzione alla persona, perché l’Università è il luogo in cui impariamo la pedagogia degli sguardi; l’impegno ad arginare il male, facendo per tutti il bene».

6 febbraio 2025

L’Azione cattolica di Roma si prepara alla Festa dei nonni

L’Azione cattolica di Roma e in particolare il Settore Adulti diocesano parteciperà alla Messa delle ore 10 del 25 luglio, presieduta da Papa Francesco, con una rappresentanza tra soci e simpatizzanti di oltre 75 anziani e nonni insieme alle loro famiglie. Con loro anche il presidente Marco Di Tommasi, il segretario Chiara Sancin e i vice presidenti per il settore adulti Nunzia Mattiello e Gian Carlo Olcuire. Anche alcuni novantenni saranno presenti alla celebrazione, così come una rappresentanza del livello nazionale, vicepresidente e assistente nazionale Adulti e alcuni consiglieri nazionali.

«Vuole essere questo un modo per farsi missionari – sottolinea Chiara Sancin –, rispondendo all’appello della stessa diocesi di Roma di partecipazione a questa Santa Messa portando anziani e nonni ad un momento tutto dedicato a loro nell’anno dedicato alla famiglia. Nonni e anziani che rappresentato un tassello importante per la società e per una cultura di recupero del senso della famiglia».

In occasione della giornata, per una sensibilizzazione delle parrocchie e delle associazioni, l’Ac di Roma in queste settimane ha predisposto alcuni video autoprodotti disponibili sul canale YouTube dell’associazione, nonché una newsletter ad hoc.

20 luglio 2021

L’assemblea diocesana della vita consacrata

Istituti religiosi, istituti secolari, comunità di vita monastica, società di vita apostolica, ordine delle vergini e delle vedove, laici consacrati, eremiti, nuove forme di vita consacrata: è ampio è variegato l’universo della vita consacrata, nella diocesi di Roma. Sabato 28 gennaio, in occasione della Giornata mondiale della vita consacrata – che coincide con la Festa della presentazione del Signore e si celebra il 2 febbraio – torneranno a incontrarsi tutti insieme, nella basilica di San Giovanni in Laterano, per l’assemblea diocesana della vita consacrata dal tema “Ascoltare per servire”.

I lavori prenderanno il via alle ore 9 e saranno aperti dai saluti di monsignor Antonio Panfili, vicario episcopale per la vita consacrata. Quindi, dopo la preghiera curata dal Punto Vocazionale Giovani del Seminario Romano Minore, i due referenti del cammino sinodale diocesano padre Davide Carbonaro e Miriam Fioravanti illustreranno “Il percorso sinodale in diocesi”. Dalle 11, poi, spazio alle testimonianze: sono previste quelle di suor Rosa Caruso, di Chiara D’Onofrio, di padre Emanuele Meloni e di don Robin Weatherill, che illustreranno rispettivamente le forme di ascolto in diocesi, con le donne in carcere, con i giovani e con le famiglie dei malati. Le conclusioni saranno a cura del cardinale vicario Angelo De Donatis.

In occasione dell’assemblea, sarà possibile parcheggiare in piazza San Giovanni Paolo II, nei pressi dell’obelisco. L’assemblea verrà trasmessa in diretta sul canale YouTube della diocesi: @DiocesidiRomaOfficial

20 gennaio 2023

L’assemblea diocesana dei catechisti

Foto di Cristian Gennari

Si terrà sabato 13 settembre, dalle 10 alle 12, nella basilica di San Giovanni in Laterano, l’assemblea diocesana dei catechisti, che vedrà la partecipazione del cardinale vicario Baldo Reina. Dopo un momento dedicato alla lectio divina e alla riflessione personale, infatti, sarà il porporato a presiedere la liturgia della Parola e impartire la benedizione ai catechisti presenti.

A presentare l’appuntamento è don Manrico Accoto, che guida l’Ufficio per la catechesi della diocesi di Roma da pochi giorni. «L’assemblea ha un duplice obiettivo – spiega –. Innanzitutto, si inserisce nel discorso più generale del Giubileo dei catechisti, che verrà celebrato dal 26 al 28 settembre. Come diocesi, ci prepariamo a questo grande evento giubilare con un momento nostro, di riflessione».

Non solo. L’assemblea diocesana, osserva don Accoto, «rappresenta un’occasione per iniziare l’anno pastorale con il cardinale vicario, affinché lui possa dare ai catechisti una benedizione, un’esortazione per il periodo che sta iniziando. Per noi, come Ufficio, è importante ritrovarci tutti insieme con i catechisti, presentare anche la nuova squadra in parte cambiata e gli strumenti che l’Ufficio offre, in linea con il piano pastorale diocesano che verrà presentato da Papa Leone XIV». A questo proposito, osserva ancora il direttore dell’Ufficio diocesano, poiché, per motivi di capienza della basilica, non tutti i catechisti potranno essere presenti all’incontro di venerdì 19 settembre con il Santo Padre, avranno comunque l’opportunità di iniziare l’anno pastorale tutti insieme, nella cattedrale, con il vicario. «Sarà un momento diocesano forte, non solo per i catechisti istituiti, ma per tutti coloro che svolgono questo prezioso servizio nelle parrocchie».

4 settembre 2025

L’assemblea diocesana con Papa Leone XIV

Foto di Cristian Gennari

Sarà Papa Leone XIV ad aprire ufficialmente il nuovo anno pastorale della diocesi di Roma, con l’assemblea diocesana. L’appuntamento è per il pomeriggio di venerdì 19 settembre nella basilica di San Giovanni in Laterano. In particolare, alle ore 17.15 è previsto l’arrivo e l’accoglienza dei partecipanti; alle 17.45 giungerà il Santo Padre che, alle 18, guiderà la liturgia della Parola e consegnerà le linee pastorali. Alle 19.30 le conclusioni.

Trattandosi di un evento diocesano e avendo a disposizione 2.000 posti, oltre ai parroci, ai vicari parrocchiali, ai rettori, ai cappellani, ai diaconi saranno presenti: tre laici per ogni parrocchia, alcuni rappresentanti della Consulta delle aggregazioni laicali e alcuni rappresentanti degli istituti religiosi maschili e femminili. I pass si potranno ritirare in Vicariato, presso l’Ufficio Liturgico, a partire da lunedì 8 settembre (secondo gli orari di apertura degli Uffici).

A dare l’annuncio ufficiale dell’appuntamento è il cardinale vicario Baldo Reina, con una lettera indirizzata a tutti i fedeli della diocesi di Roma. «Abbiamo vissuto giorni di grazia in occasione del Giubileo dei giovani – ricorda il porporato –; ne custodiamo ancora il ricordo e speriamo – soprattutto – di fare tesoro di quello che abbiamo sperimentato con la presenza e le parole del nostro Vescovo e con l’affetto dei giovani arrivati numerosissimi da tutto il mondo». Ancora, una riflessione sul pellegrinaggio diocesano a Lourdes, che si conclude oggi, durante il quale è stato «messo nelle mani di Maria l’anno pastorale che sta per iniziare e affidato a Lei il cammino della nostra Chiesa».

La lettera del cardinale vicario

1 settembre 2025

L’assemblea di inizio anno degli insegnanti di religione

Si tiene domani, sabato 8 settembre, la consueta assemblea di inizio anno per gli insegnanti di religione, che si terrà nell’Aula Magna della Pontificia Università Lateranense (piazza San Giovanni in Laterano 4) dalle 8.30 alle 13.30.

Il via ai lavori con la relazione di Vincenzo Buonomo, rettore della Pontificia Università Lateranense, che interverrà su “Il fenomeno religioso nella realtà internazionale di oggi”. Seguirà la meditazione di padre Massimo Fusarelli, parroco di San Francesco a Ripa, su 2L’esortazione apostolica Guadete et exsultate di Papa Francesco”. Infine, il nuovo direttore dell’Ufficio scuola della diocesi, Rosario Salamone, darà “Indicazioni per il nuovo anno scolastico”.

La mattinata si concluderà con la Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano presieduta da don Giuseppe Castelli, vicedirettore dell’Ufficio scuola.

7 settembre 2018

L’ascolto di tutti da vivere in Quaresima

«L’elemosina più bella è sedersi ad ascoltare le persone. Un colloquio apre il cuore, può rigenerare l’anima. Quando ascolto nella pace, la pace entra nell’intimo di chi mi parla. Un bene fatto bene: nessuno diventa famoso perché ascolta in silenzio qualcuno per mezz’ora, un’ora. Che grande elemosina! Che esercizio di gratuità! Ascoltare senza pensare a cosa dovrò fare dopo, come se tutto si giocasse lì, con quel fratello, in quel momento». Queste parole del cardinale Angelo De Donatis sono di ispirazione per il cammino sinodale di ascolto, in particolare in questo tempo di Quaresima.

Il sussidio e le schede aiuteranno nell’intraprendere questo tipo di ascolto. Il primo passo da compiere è quello di intercettare alcune persone che si incontrano negli ambienti di vita e di lavoro, dai colleghi ai vicini di casa. Quindi, «scegliere alcuni di loro con cui si ha un minimo di conoscenza e di dialogo» e «chiedere in modo informale come stanno, com’è il loro rapporto con Dio, cosa si aspettano dalla Chiesa». Sarà bene poi trascrivere una sintesi del dialogo, ed evidenziarne i punti salienti; lo scritto sarà poi da consegnare ai sacerdoti della parrocchia o all’équipe pastorale.

Un percorso che segue quello delle domeniche di Quaresima, sulla via della conversione e della riscoperta della Misericordia. «Insistiamo nel chiedere al Signore la capacità di metterci in ascolto degli altri – sottolineano dall’équipe sinodale – aprendoci alle sorprese di Dio, con chi vorrà farci incontrare, ma anche provando a pensare ad alcune persone che potremmo avvicinare per domandare loro come stanno, qual è il loro rapporto con Dio e cosa si aspettano dalla Chiesa. Non dobbiamo avere la pretesa di incontrare chissà quante persone, forse saranno quattro o cinque nell’arco della Quaresima, ma vorremmo che siano incontri veri, che noi prepariamo nella preghiera di questa prima settimana. Non sappiamo chi, quanti, come, ma intanto affidiamo a Dio chi Lui vorrà affidarci».

8 marzo 2022

L’arte sotterranea della Roma cristiana – 16-23 marzo (Uff. past. tempo libero, turismo e sport)

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