L’attesa durata ore in piazza San Pietro si è conclusa a mezzogiorno in punto, tra i rintocchi della Campana Valadier e il colpo di cannone del Gianicolo. Un lungo e caloroso applauso ha accompagnato l’apertura delle tende della finestra dello studio, nel Palazzo apostolico vaticano, da cui Papa Leone XIV si è affacciato per la recita dell’Angelus a meno di ventiquattro ore dalla dimissione dal Policlinico Gemelli, dove era stato ricoverato e operato martedì 13 ottobre per l’asportazione di un adenocarcinoma polmonare.
Il pontefice ha salutato i fedeli radunati in piazza San Pietro a una settimana esatta dall’annuncio di un nodulo al polmone che lo ha portato in sala operatoria. Dopo la preghiera mariana ha ringraziato tutti coloro che in questi giorni hanno pregato per la sua salute esprimendo «particolare riconoscenza» nei confronti dei medici, degli infermieri e di tutto il personale sanitario del Policlinico. «Questa esperienza – le parole del vescovo di Roma – mi ha fatto provare in modo particolare la vicinanza a quanti attraversano la malattia e una condizione di infermità. Superata questa fase delicata, adesso riprenderò gradualmente le mie attività, sempre con l’aiuto di Dio e delle vostre preghiere». Commentando il Vangelo odierno, in cui Gesù pronuncia la famosa frase «Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio», Leone ha spiegato che mettere in pratica questo insegnamento significa «essere veritieri, senza soggezione e ipocrisia, liberi per il bene. Preghiamo il Signore che ci aiuti a essere così».
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