18 Giugno 2026

Reina a Primavalle per la presa di possesso del titolo cardinalizio

Accolto sulla soglia della chiesa dalla e nella “sua” comunità con calore dall’abbraccio del parroco. Questo il gesto iniziale, unitamente al bacio del Crocifisso, con cui questa sera, 16 novembre, il cardinale vicario Baldo Reina ha preso possesso del proprio titolo cardinalizio a Primavalle. Percorrendo la navata per raggiungere l’altare, il porporato ha benedetto la comunità di Santa Maria Assunta e San Giuseppe, che Papa Francesco gli aveva appunto assegnato nel Concistoro del 7 dicembre del 2024. Proprio dalle mani di alcuni parrocchiani ha ricevuto prima dell’inizio della solenne celebrazione 3 doni «semplici ma che dicono il nostro affetto, la nostra gratitudine e il desiderio di camminare con te», ha detto il parroco don Luciano Squizzato.

Il primo è stato la casula, «la veste sacerdotale il cui nome indica una “piccola casa” – ha spiegato ancora il parroco -, segno dunque che avvolge il celebrante della carità di Cristo, che è la vera casa in cui deve abitare chi celebra». Ancora, la mitria, «segno della custodia del gregge e della missione apostolica che tu, don Baldo, sei chiamato a esercitare», sono ancora le parole di don Squizzato; infine, il dono del pastorale, «il bastone del pastore, il segno più antico del ministero episcopale», a dire che «ci affidiamo alla tua guida con fiducia e riconoscenza».

Altrettanta riconoscenza ha espresso il cardinale nella sua omelia, manifestando la gioia di «sapere che c’è una comunità, la mia, non in senso possessivo ma di appartenenza, che prega per me», certo che «dobbiamo camminare insieme nella comunione e per dare testimonianza». Richiamando infatti il Vangelo di Luca, Reina ha dapprima notato come «il Maestro, interrogato su questioni che hanno a che fare con l’orizzonte escatologico, fa una fotografia della realtà di ieri che è identica a quella di oggi con guerre ed eventi terribili», laddove «la violenza profonda è un problema del mondo intero, non solo di questa città o di questo quartiere».

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Ad Assisi per la 81a Assemblea Generale della Cei

Ad Assisi per la 81a Assemblea Generale della Cei

«Le radici cristiane dell’Europa non sono una bandiera di parte. Il disarmo sia anche culturale»

Di seguito l’intervista rilasciata dal cardinale vicario a Giacomo Galeazzi e pubblicata su La Stampa

«Il disarmo è un indirizzo culturale prima ancora che pratico. Oggi invece si preferisce fare ricorso alle armi per giustificare la necessaria sicurezza dei popoli; in questo modo si innesca un meccanismo vizioso che passa velocemente dalle armi (possedute) alla violenza (alimentata) e alla morte (procurata)», dice il cardinale vicario di Roma Baldo Reina a cui Leone XIV ha affidato il Pontificio Istituto Teologico per la Famiglia. «A Gaza, in Ucraina come in tutte gli altri scenari di guerra la Chiesa continua a sperare che prevalga la logica dell’incontro e del rispetto di ogni vita umana. Nella preghiera al Colosseo il Papa ha ribadito che non esiste una guerra santa perché solo pace è santa», aggiunge il porporato siciliano che ha tra i suoi incarichi anche la Commissione per la Città del Vaticano e il Dicastero del Clero.

La corsa al riarmo è ora globale. Quali sono le cause?
Leone XIV invoca la necessità di disarmare il linguaggio e i cuori. Oggi assistiamo a un’escalation di violenza e di aggressività a tutti i livelli; c’è una violenza fisica che provoca morte (pensiamo in particolare ai tantissimi casi di femminicidio), ce n’è una ideologica che crea scarto e ce ne sono tante altre che generano disuguaglianze. Le religioni possono svolgere un ruolo fondamentale nella promozione di una pace disarmata e disarmante. Senza un confronto su come impariamo a stare insieme si consumano, anche in nome di Dio, guerre che generano morte. Serve fraternità.

Cosa può fare l’Europa?
Ritorna costantemente il tema delle radici cristiane dell’Europa. Sembra che lo si voglia affermare a tutti i costi, facendone una bandiera di parte. La storia è fatta di evidenze ed è un’evidenza che l’Europa ha sviluppato la propria identità attorno ai valori del cristianesimo ampiamente professati e testimoniati da schiere infinite di santi e di martiri. A partire dall’illuminismo si è preferito cambiare registro e scansare il riferimento alla fede e al trascendente; le radici sono state messe da parte ed è stato dato maggior risalto alle conquiste della scienza e della tecnologia.

Ue senza identità quindi?
Venendo meno il riferimento all’assoluto e alla metafisica, la cultura europea si è lentamente appiattita su un materialismo asfittico che le ha tolto qualsiasi orizzonte di sviluppo. Vale la pena ribadire il concetto delle radici cristiane dell’Europa? A mio avviso serve che chi fa ancora rifermento a quelle radici le testimoni con coraggio, spargendo semi di Vangelo laddove è possibile e come è possibile. Forse nessuno si accorgerà delle radici ma di certo si potranno raccogliere i frutti. La Chiesa ha sempre sostenuto che la pace non è soltanto assenza di guerra ma è rispetto della dignità della vita umana, è presenza di giustizia e di vera fraternità. Questi valori si possono affermare pienamente nella misura in cui sono sostenuti da una cultura che, come linfa, continuamente li sostiene e li nutre. Oggi mancano riferimenti di questo tipo.

La Caritas italiana ha lanciato l’allarme povertà.
La ripresa economica non è omogenea, le disuguaglianze persistono e la povertà assume forme sempre più sottili: educativa, abitativa, relazionale. Ci stiamo affacciando all’ultima parte del Giubileo e il nostro impegno non può ridursi a una celebrazione, ma deve tradursi in un’attenzione concreta alle ferite sociali, al fenomeno della solitudine, all’assenza di servizi, al senso di insicurezza, alla mancanza di vere alternative. Come credenti siamo chiamati a camminare accanto alle persone povere, ascoltandole e condividendo il loro percorso. Non solo rispondere ai bisogni immediati, ma accompagnare, comprendere, creare relazioni. L’itinerario di prossimità è il cuore della missione.

Leone XIV prosegue l’agenda sociale e geopolitica del suo predecessore?
Francesco ha avviato processi, evangelicamente ha gettato dei semi. Leone XIV ha deciso di fare proprio il documento a cui stava lavorando Francesco e di consegnarlo a tutta la Chiesa: l’esortazione apostolica “Dilexi te”. Un segno di continuità apostolica, a conferma di come il cammino dei credenti vada ben oltre il servizio dei singoli Pontefici. La parola-cerniera tra Benedetto e Francesco è stata “luce” (Lumen fidei). Quella tra Francesco a Leone è “amore” (Dilexit). Sta a noi farne efficaci linee guida nella vita individuale e comunitaria.

Accoglienza, ecologia, lotta alla povertà. Le priorità?
Sentirci custoditi da Dio, custodire il fratello e prenderci cura del creato con la responsabilità di chi sa che nulla gli appartiene se non l’amore ricevuto e donato. Siamo dentro un contesto sociale in continuo e rapido cambiamento, con lo sfaldarsi costante di solidi punti di riferimento e in una cornice internazionale di tensioni e conflitti. Restano centrali l’amore per i poveri, la dimensione del dialogo e della fratellanza, l’attenzione alle questioni sociali, lo sguardo sulla famiglia alla luce delle situazioni che via via si vanno creando. L’esigenza di una Chiesa povera per i poveri.

E la linea sui migranti?
La testimonianza è Lampedusa, l’isola del Mediterraneo legata alla diocesi di Agrigento da cui provengo, segnata dall’annoso dramma dei migranti che, dalle coste africane, affrontano il mare in cerca di vita e di speranza. Molti, troppi, perdono la vita in quelle acque che qualcuno chiama “mare monstrum”. Conosco il dolore quotidiano di quella frontiera estrema, il pianto di un popolo e la fatica di chi accoglie. Un lembo di terra in cui c’è solo da pregare e da chiedere perdono per la globalizzazione dell’indifferenza. Serve più che mai il coraggio di andare al vero cuore della questione e cioè la visione sulla persona e quanto la fede in questo può aiutare.

Quali sono le risposte?
Lo slancio missionario, la voglia di ricominciare sempre e di rimettersi in gioco senza preclusioni. Un costante appello a ripartire da Cristo con cuore nuovo, a non lasciarsi rubare la gioia della fede, lasciando alle spalle sterili polemiche e un senso di sfiducia nel mondo ecclesiale favorito da scandali. Risposte di Vangelo a situazioni in cui vivono tanti uomini e tante donne.

Cosa serve oggi alla Cop30?
Una conversione ecologica integrale radicata nella responsabilità. Vediamo tutte le ferite inflitte all’ambiente da uno sviluppo cieco e predatorio. A pagarne le conseguenze sono sempre i più poveri. Dobbiamo riscoprirci custodi e non padroni del creato.

E la crisi della famiglia?
Non si tratta solo di riflettere astrattamente sulla sacralità del matrimonio ma dimettersi in dialogo e di ascoltare le persone nelle situazioni concrete tra gioie e dolori. Non formule precise per ogni cosa, punti fermi da cui discernere e arrivare a scegliere.

16 novembre 2025

Prende possesso del titolo della parrocchia San Giuseppe e Santa Maria Assunta a Primavalle

Prende possesso del titolo della parrocchia San Giuseppe e Santa Maria Assunta a Primavalle

Incontro per i catecumeni del secondo anno

Incontro per i catecumeni del secondo anno candidati a ricevere i sacramenti dell’Iniziazione cristiana nella Veglia Pasquale del 2026 – Sala Conferenze del Pontificio Seminario Romano Maggiore. (Uff. per il Catecumenato).

A Villa Verde l’impegno per l’accoglienza

Camminando verso la parrocchia di Santa Maria Madre dell’Ospitalità, in via del Torraccio, Roma sembra lontana chilometri. Immersa nella campagna, avvolta dal silenzio del mattino, si trova nella zona di Villa Verde, periferia est, al confine con la diocesi di Frascati. Varcando la soglia della chiesa, ultimata nel 2009, si percepisce che il senso del suo nome si riflette già nell’architettura: l’aula liturgica circolare “abbraccia” i fedeli. Su tutto domina una grande croce con il Risorto a braccia aperte, icona di accoglienza e, per l’appunto, di ospitalità. «È una parrocchia umana che si pone l’obiettivo di “fare corpo”». La descrive così il parroco, don Massimiliano Caliandro, che ieri pomeriggio ha accolto il cardinale vicario Baldo Reina in visita pastorale. Per il sacerdote il termine comunità può sembrare «un concetto astratto». Per questo, spiega, si lavora «sull’identità comunitaria partendo dall’incontro, passando all’interazione fino a costruire relazioni autentiche».

Un’altra dimensione molto curata è quella della carità, anche se «resta qualche resistenza da superare». Raggiunge la massima espressione nel Villaggio dell’Ospitalità costruito nello stesso comprensorio della parrocchia. Si tratta di 13 alloggi: in dieci ci sono famiglie con figli, italiane e straniere. Tra loro genitori disoccupati o anziani con pensione minima. Gli altri tre sono occupati da una studentessa iraniana, un detenuto in libertà vigilata e due senza fissa dimora. «Tutte persone che avrebbero diritto a agevolazioni o alloggi – sottolinea il parroco –, ma non abbiamo mai avuto risposte in tal senso». Possono occupare gli alloggi per un massimo di due anni ma a volte i tempi si prolungano. Il centro di ascolto della Caritas parrocchiale si attiva per trovare agli ospiti una occupazione, ma anche quando diventano economicamente autonomi non tutti riescono ad affittare una casa. «Nonostante le garanzie da parte della parrocchia – spiega Massimo, che con la moglie Marina si occupa del Villaggio – c’è diffidenza e si preferisce tenere l’appartamento vuoto piuttosto che affittarlo a stranieri». La Caritas parrocchiale distribuisce pacchi viveri e capi di abbigliamento a 50 famiglie. «La maggior parte delle volte la distribuzione è il “gancio” per conoscere la realtà familiare», afferma Marina.

Lunedì 10 novembre è ripartito anche il servizio di doposcuola. Lo scorso anno coinvolgeva solo i bambini del Villaggio Ospitalità; quest’anno, spiegano Marina e Massimo, si allarga al territorio coinvolgendo anche le maestre per fare rete. Sarà aperto 2 ore al giorno tutti i giorni, sabato compreso, grazie alla disponibilità di alcuni liceali, universitari e scout del gruppo Agesci Roma 170. A fine mese, invece, sarà inaugurato lo sportello sociale per guidare nell’accesso ai servizi pubblici. Francesca si occupa invece delle catechesi ai genitori. «Tra lavoro, impegni, famiglia non hanno tempo per loro – dice –. Una volta al mese, il sabato, ci sono questi tavoli di confronto spirituale dove i genitori, stimolati dalle provocazioni del Vangelo, esternano dubbi e preoccupazioni. È un modo per testimoniare l’accoglienza e far comprendere che la Parola di Dio aiuta in ogni momento». (di Roberta Pumpo da Roma Sette)

16 novembre 2025

Santa Messa a San Giuseppe Cafasso

Santa Messa a San Giuseppe Cafasso

Nella parrocchia di San Giuliano per l’ingresso del nuovo parroco

Nella parrocchia di San Giuliano per l’ingresso del nuovo parroco

Giornata Mondiale delle Vittime della Strada

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Santa Messa e Angelus con il Santo Padre

Santa Messa e Angelus con il Santo Padre (Uff. per la Pastorale della salute).

Festa della Virgen del Quinche

Festa della Virgen del Quinche (Equador), S. Messa al SS. Redentore a Val Melaina (Uff. Migrantes per la pastorale della mobilità umana).

Visita pastorale alla parrocchia Santa Maria dell’Ospitalità

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