7 Maggio 2026

Visita la Falcognana (progetto Dopo di noi)

Visita la Falcognana (progetto Dopo di noi)

La formazione dei sacerdoti oggi: su Città Nuova l’intervista al cardinale Reina

Foto di Cristian Gennari

Di seguito il testo dell’intervista concessa a Città Nuova dal cardinale vicario Baldo Reina

Il cardinale Baldassare Reina, vicario generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, ha ricoperto, per quasi un decennio, il ruolo di rettore del Seminario Maggiore di Agrigento. Nell’intervista Sua Eminenza ricorda gli anni trascorsi nella diocesi, affrontando il tema del sacerdozio, la responsabilità nel percorso di formazione dei seminaristi e dei loro aspetti spirituali e umani. Riflessioni, queste, approfondite in occasione della presentazione del libro di Chiara D’Urbano Vocazioni Felici (San Paolo 2025), tenutasi lo scorso aprile.

Nel corso della sua lunga esperienza di formatore dei futuri sacerdoti, quali sono stati gli obiettivi prioritari fissati e le difficoltà eventualmente incontrate?

Nell’espletamento dell’incarico di formatore, anche alla luce della mia esperienza di seminarista, mi sono subito reso conto che i tempi erano maturi per un cambio di paradigma: l’esperienza seminariale dei ragazzi non poteva essere volta soltanto a verificare la loro effettiva vocazione, ma doveva essere utile anche a incentivare il loro confronto con il mondo esterno. L’obiettivo primario è stato il tentativo di conciliare la concentrazione e il raccoglimento per il discernimento con l’apertura al mondo esterno che nel frattempo assiste a cambiamenti inediti. L’istituzione del Seminario segue lo stesso schema fin dal Concilio di Trento, avviare dunque dei cambiamenti non è stato facile. È stato particolarmente d’aiuto far seguire ai ragazzi esperienze pastorali in contesti ambientali diversi. Quando i ragazzi si aprivano a realtà esterne di missione e di sofferenza, come il carcere, i quartieri disagiati e le diverse forme di povertà, tornavano in Seminario diversi: diversa la qualità della preghiera, diverso lo studio, diverse le relazioni tra loro.

Quanto hanno influito nel suo percorso sacerdotale le origini siciliane? La conoscenza della cultura, delle tradizioni della terra in cui è nato e si è formato hanno favorito l’adempimento dei numerosi incarichi pastorali e apostolici svolti nella Diocesi agrigentina?

C’è sempre un’osmosi, un condizionamento, tra il contesto e le persone che lo vivono. Io ho attinto molto dal contesto di origine. Provengo da un paesino dell’entroterra agrigentino, San Giovanni Gemini. La mia è una famiglia di umili origini, mio papà lavorava in campagna, mamma era casalinga. Entrambi mi hanno fornito da subito l’amore all’essenziale, alla semplicità e alla dimensione del sacrificio. La mia famiglia è stata il mio primo Seminario. Anche il sentimento religioso era ed è particolarmente forte in Sicilia. Fin da piccolo mi sono nutrito di una spiritualità ancora molto sana. Ma ben sappiamo che la Sicilia vive anche un’altra triste realtà data dalla contaminazione di logiche malavitose che condizionano negativamente tutto il contesto territoriale e ti segnano, anche se non ti appartengono. Come formatore, dunque, ho cercato di aiutare i ragazzi a dialogare proprio con il territorio di appartenenza, a far maturare una coscienza critica nei confronti dello stesso, poiché il cambiamento è frutto di conoscenza e consapevolezza. Ho sollecitato i miei seminaristi a considerare l’incarnazione il principio cardine della fede cristiana. Dio si fa carne ed entra pienamente nella storia dell’umanità ed il presbitero è chiamato a rivivere nella sua persona e nel suo ministero il principio dell’incarnazione. Un presbitero che non diventa carne di una comunità, condividendone le gioie e i dolori, ha poco da dire.

Quanto le pregresse esperienze vissute incidono ora nello svolgimento di ministeri di maggiore complessità e responsabilità?

Aver lavorato tanti anni in Seminario mi aiuta nello svolgimento del mio attuale ministero, soprattutto nel rapporto con i sacerdoti. Quando parlo con un sacerdote ascolto attentamente il racconto della sua storia, non solo gli incarichi a lui assegnati, ma anche della sua formazione in Seminario. Inoltre, come già accaduto in Sicilia, sin dal mio arrivo a Roma, come Vescovo ausiliare, ho cercato di conoscere il territorio che mi era stato affidato. Per “territorio” intendo il termine nella sua accezione più ampia, perché non è la parrocchia che deve abbracciare il territorio ma è il territorio che al proprio interno ha anche la parrocchia. Quest’ultima è una parte che compone il territorio e deve necessariamente averne cognizione non per risolvere i problemi di tutti, ma per donare a ognuno una risposta di Vangelo.

Quali sono le dinamiche che caratterizzano la vita comunitaria all’interno di un Seminario per conciliare le opportunità di crescita spirituale e intellettuale di ciascuno con la promozione del senso di condivisione e fratellanza?

Chi entra in Seminario ha già elaborato un suo discernimento vocazionale e desidera diventare sacerdote. Una volta chiesi ai seminaristi di enunciare chi fosse il sacerdote. Diverse furono le riflessioni proposte: «È l’uomo di Dio; è l’uomo della gente; è l’uomo che insegna la verità; è l’uomo di carità». Il denominatore comune di tutte le giuste risposte date era solo uno: «È l’uomo». Spesso dimentichiamo che il sacerdote è in primo luogo un uomo ed è pertanto fondamentale prendersi cura della persona che ha maturato una scelta così importante. Importante è capire lo stato d’animo dei seminaristi e la loro dimensione affettiva e relazionale e solo successivamente valutare l’andamento degli studi e del resto. Prima di accogliere un ragazzo in Seminario parlavo con la sua famiglia per verificare l’eventuale esistenza di traumi. Come potrebbe un ragazzo, diventato sacerdote, farsi chiamare “padre” se con il suo di padre ha vissuto un rapporto conflittuale che non ha saputo o potuto gestire? Occorre valorizzare le scienze umane, la psicoterapia, le dinamiche di gruppo o i colloqui personali per analizzare con la dovuta delicatezza e attenzione le singole dimensioni umane. Questo obiettivo è stato certamente faticoso ma gratificante, poiché un giovane non consegna la propria e più intima sfera emotiva senza un rapporto di fiducia.

Secondo la sua esperienza, la vocazione è il frutto di una chiamata divina o è il risultato di un ambizioso cammino di studio e ricerca interiore? E quanto pesa il contributo personale di un Rettore in tale scelta?

A volte c’è la tentazione dell’ambizione personale che fa intravedere nella vita sacerdotale la possibilità di una vita comoda. Nella realtà il cammino sacerdotale è tutt’altro che agiato. Il seminarista va immerso nella realtà, perché la vita del sacerdote è totalmente donata al prossimo senza concessioni alle ambizioni personali. Personalmente non sento di essere stato un modello per i seminaristi, ma ho sempre cercato di testimoniare ai ragazzi una via di autenticità. L’uomo/sacerdote autentico sa riconoscere i propri limiti: chiede perdono al Signore, al prossimo, alla Chiesa. Ho insegnato ai seminaristi a non farsi un’idea utopistica del sacerdote, dell’uomo immacolato esente da limiti e tentazioni solo perché prega. Egli è semplicemente un uomo comune che ha ricevuto una vocazione altissima. Ed è proprio dentro questo confronto, tra la povertà della propria natura e la ricchezza di Dio, che si scopre il fascino del Ministero. San Paolo, nella seconda lettera ai Corinzi scrive «quando sono debole è allora che sono forte». Il mio obiettivo primario verso i seminaristi non era farli diventare sacerdoti ma renderli “uomini felici”.

Ampliando la prospettiva, la storia dell’umanità non ha mai sperimentato una così veloce evoluzione dello sviluppo tecnologico, dei processi di globalizzazione, degli assetti geo-politici e della percezione di valori. In tale realtà, spesso destabilizzante, quale sfida attende la Chiesa Cattolica e la missione sacerdotale?

La mia visione della sfida che attende la Chiesa e la missione sacerdotale è quella di un ex formatore, perché chi è stato formatore non smette mai di esserlo. Oggi la sfida è conoscere le sfide del mondo. La Chiesa non deve contrapporsi alle altre realtà: la politica, la globalizzazione, la tecnologia, i social… La Chiesa deve analizzare tali realtà e attivarsi per acquisire il buono che esiste in esse. La Chiesa deve inoltre sollecitare le coscienze, perché è nella coscienza che avviene il discernimento e la comprensione di ciò che è bene e di ciò che non lo è. Occorre tentare una forma di conciliazione con le realtà che oggi affollano il nostro mondo. La missione che attende dunque la Chiesa rispetto ai sacerdoti è renderli consapevoli di queste sfide e fare in mondo che dentro queste sfide si entri con l’unico tesoro che abbiamo, che è il Vangelo.

26 settembre 2025

Sant’Antonio, la storia della parrocchia in un libro

Un libro per ricordare sessant’anni di impegno al servizio del quartiere. È l’iniziativa della parrocchia dei Santi Antonio e Annibale Maria a piazza Asti, al Tuscolano, dove questa sera, 26 settembre, sarà presentato il volume “Cara Parrocchia. Un viaggio negli anni della tua giovinezza ed oltre…”, che rievoca appunto i sei decenni di vita della comunità affidata alla congregazione dei Rogazionisti del Cuore di Gesù.

«Un luogo – afferma il parroco padre Pasquale Albisinni – che da 60 anni è un prezioso punto di riferimento per migliaia di uomini e donne, delle più differenti estrazioni sociali. Non solo per le numerose attività pastorali come l’adorazione eucaristica perpetua che durante tutti i mesi dell’anno permette di adorare il Signore giorno e notte, ma anche per le tante iniziative in favore degli ultimi come il Centro di aiuto alla vita e l’accoglienza dei poveri».

L’autore del libro è padre Renato Spallone, sacerdote rogazionista che negli anni ’70-’80 per quindici anni ha ricoperto il ruolo di viceparroco a piazza Asti. Era presente 60 anni fa quando la chiesa venne consacrata e quest’anno compie 60 anni di sacerdozio. Due anniversari con la stessa cifra. Alla presentazione intervengono padre Bruno Rampazzo, superiore della congregazione dei Rogazionisti, il parroco padre Pasquale Albisinni e il vescovo Dario Gervasi, segretario aggiunto del dicastero per i Laici, la famiglia e la vita, che ha maturato la propria vocazione in questa comunità nota per il carisma delle vocazioni. L’incontro sarà moderato dal direttore di Romasette.it Angelo Zema, che era stato impegnato nel gruppo giovani parrocchiale.

26 settembre 2025

Consiglio Episcopale

Consiglio Episcopale

Giubileo dei Catechisti

 

L’ingresso in Piazza S. Pietro, in occasione della S. Messa presieduta dal Santo Padre, è totalmente gratuito e non richiede alcun tipo di biglietto.

I Vescovi e i Presbiteri che desiderano concelebrare, e i Diaconi che vorranno partecipare, dovranno prenotarsi presso l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice tramite il seguente link: https://biglietti.liturgiepontificie.va/ . Le iscrizioni inizieranno solo dopo la pubblicazione ufficiale del calendario delle celebrazioni presiedute dal Santo Padre.

Giubileo dei Catechisti

Giubileo dei Catechisti

Celebra a Santa Maria delle Grazie a Casal Boccone e incontra la comunità parrocchiale

Celebra a Santa Maria delle Grazie a Casal Boccone e incontra la comunità parrocchiale

Alla Pontificia Università Lateranense partecipa al Senato accademico

Alla Pontificia Università Lateranense partecipa al Senato accademico

Incontra alcuni gestori di discoteche romane per discutere del disagio giovanile

Incontra alcuni gestori di discoteche romane per discutere del disagio giovanile

Inclusione sociale e lavoro dignitoso: tre anni del progetto “Officina delle opportunità” promosso da Vicariato di Roma, Regione Lazio e Roma Capitale

Offrire sostegno e accompagnamento socio-lavorativo ai soggetti economicamente più vulnerabili, ancor più nel contesto attuale in cui le persone fragili rischiano di rimanere intrappolate nella spirale della povertà. È l’obiettivo del progetto “Officina delle Opportunità per l’orientamento e l’inserimento lavorativo”, promosso nel 2023 dal Vicariato di Roma, la Regione Lazio e Roma Capitale.

In quasi tre anni di attività, in prossimità del termine della prima fase del progetto, l’attività della Caritas diocesana e delle parrocchie romane ha consentito di prendere in carico circa 2 mila persone e accompagnarle con percorsi specifici.

I risultati del progetto verranno presentati il prossimo 1° ottobre, alle ore 10, nella Sala Cardinale Ugo Poletti del Palazzo Apostolico Lateranense (piazza San Giovanni in Laterano, 6/A). Saranno presenti il cardinale vicario Baldo Reina, il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il direttore della Caritas, Giustino Trincia. Vi saranno testimonianze di operatori e beneficiari del progetto e verrà distribuita una scheda socio-statistica delle attività svolte.

25 settembre 2025

Il 4 ottobre l’assemblea degli operatori Caritas

Foto Caritas Roma

Si terrà sabato 4 ottobre, alle ore 9.30, nella Sala Tiberiade del Seminario Maggiore (piazza San Giovanni in Laterano, 4), l’assemblea di apertura dell’anno pastorale per gli animatori della carità. A presiedere l’incontro sarà il cardinale vicario Baldo Reina; parteciperanno gli operatori delle Caritas parrocchiali, dei Centri di ascolto e dei servizi diocesani, chiamati a un momento di confronto e di rilancio dell’impegno pastorale. In quell’occasione, il cardinale Reina presenterà le linee pastorali affidate alla diocesi da Papa Leone XIV, che lo scorso 19 settembre, nella basilica di San Giovanni in Laterano, ha invitato la Chiesa di Roma a riscoprire la bellezza del «dono di Dio» (Gv 4,10), immagine evangelica che ha guidato la sua riflessione.

25 settembre 2025

Consiglio presbiterale e consiglio dei prefetti in seduta congiunta

Consiglio presbiterale e consiglio dei prefetti in seduta congiunta

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