2 Maggio 2026

Le comunità etniche di Roma in pellegrinaggio al Divino Amore con il cardinale Reina

(foto: diocesi/Gennari)

È ancora buio quando, poco prima delle 5, arrivano al santuario di Castel di Leva ma c’è luce nelle parole, nelle strette di mano e nei sorrisi dei pellegrini che questa notte, 19 aprile, hanno camminato da piazza di Porta Capena, al Circo Massimo, fino al Divino Amore, guidati e accompagnati dal cardinale vicario Baldo Reina. «Anche se a tratti è stato faticoso, ne è valsa la pena», sono le parole di Ryan, della cappellania della comunità filippina a Roma, in sintonia con quelle di Yaralde ed Eduardo, suoi connazionali, che sottolineano come «man mano che ci si allontanava dalla città per arrivare qui, rispondendo alla chiamata del Papa per la pace, si sentiva anche una pace nel cuore».

All’inizio della celebrazione nel Nuovo Santuario, il cardinale Reina ha reso grazie «per questa bella esperienza davvero edificante, che ci ha fatto sperimentare cosa vuol dire essere un’unica famiglia», ringraziando i tanti partecipanti, le diverse cappellanie delle comunità etniche e l’Ufficio Migrantes del Vicariato che con il direttore don Pietro Guerini ha curato l’organizzazione del pellegrinaggio. Nella sua omelia, poi, il porporato ha assimilato «la distanza di poco più di 12 chilometri che separa Roma dal Divino Amore a quella di circa 11 chilometri compresa tra Gerusalemme ed Emmaus» perché, guardando al Vangelo della terza domenica di Pasqua, Reina ha notato come «anche noi, nel buio della notte, gradualmente, come i due discepoli ci siamo aperti alla consolante verità che il Signore si è accostato e ha camminato con noi. Si è fatto pellegrino con noi pellegrini».

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19 apriel 2026

Santa Messa presso la parrocchia Sant’Eligio con il rito della dedicazione della chiesa

Santa Messa presso la parrocchia Sant’Eligio con il rito della dedicazione della chiesa

102° Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore

102° Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore

Santa Messa presso Santuario della Madonna del Divino Amore a conclusione del pellegrinaggio notturno

Santa Messa presso Santuario della Madonna del Divino Amore a conclusione del pellegrinaggio notturno

Il profumo della primavera di Francesco

Foto Vatican Media

Di seguito la riflessione del cardinale vicario Baldo Reina a un anno dalla morte di Papa Francesco

Il giorno del funerale di Papa Francesco (26 aprile 2025) è coinciso con il giubileo dei ragazzi e degli adolescenti. Diverse centinaia di migliaia di giovanissimi avevano da giorni invaso Roma con canti, feste e momenti di preghiera che rendevano visibile e contagiosa quella che potremmo definire la “primavera della cristianità”. Ebbene, proprio in quei giorni, la Chiesa viveva un momento di profonda tristezza per la morte del Pontefice che per dodici anni aveva guidato la barca di Pietro (2013-2025) in mezzo a tempeste burrascose e dentro un “cambiamento d’epoca” di difficile interpretazione.

Il giubileo dei ragazzi, forse più di ogni discorso, potrebbe aiutarci a “leggere” il Magistero di Francesco proprio nella linea di una primavera, di un tempo di semina coraggiosa per raccogliere i frutti di un rinnovamento atteso. Il Papa scelto “quasi dalla fine del mondo” si inseriva nella scia del suo predecessore che con pazienza e coraggio aveva governato la Chiesa in un tempo segnato da scandali e da ferite profonde.

Raccogliendo l’esperienza di pastore, Papa Bergoglio pensò bene di puntare sulla forza disarmante del Vangelo, anzi, della gioia del Vangelo. Il testo di Evangelii gaudium rimarrà il faro di tutto il suo pontificato e segnerà le stagioni dell’accoglienza entusiasta di tanti e quelle faticose delle resistenze. “La gioia del Vangelo” poteva risuonare come un’espressione ridondante; ma il Vangelo non è, per sua definizione, “buona notizia”? Eppure quel Tesoro che la Chiesa da due millenni teneva tra le mani e annunciava, forse, per molti credenti non corrispondeva più a un’occasione concreta di gioia, a una proposta di vita buona, a una forza dirompente.

Papa Francesco ha inteso rimettere il Vangelo al centro della vita della Chiesa e della storia degli uomini e delle donne di questo tempo, consapevole che le parole del Maestro hanno ancora molto da dire. La gioia del Vangelo per affrontare i temi scottanti di questo tempo. Tre su tutti: i giovani, la famiglia, il creato. Sfide immense che talvolta scoraggiano e sulle quali si aveva l’impressione che la Chiesa fosse rimasta indietro, come se non avesse più nulla da dire.

Francesco ha valorizzato la Tradizione e il Magistero per aprirsi alle domande di senso degli uomini e delle donne di oggi, alle loro ferite, alle fughe da tutto, anche dalla Chiesa. Ha compreso che la Chiesa non poteva “giocare in difesa” arroccandosi dietro posizioni di forza ritenute da molti distanti; ma doveva porsi in ascolto e in uscita. Anzi, proprio perché in ascolto – di Dio e degli uomini – non poteva che stare in uscita, come il pastore della parabola evangelica che va alla ricerca della pecora che si è perduta.

La gioia del Vangelo porta con sé i caratteri della misericordia perché permette a tutti di assaporare l’amore infinito di un Padre che non si stanca di perdonare (dal Giubileo della misericordia alla Dilexi te). E tutto questo Papa Francesco ci ha chiesto di farlo insieme, con uno stile sinodale, con una comunione che appare il vero antidoto all’egoismo malato che questo tempo ci sta facendo conoscere.

Il Pontefice argentino amava ripetere che non è importante occupare spazi ma avviare processi. Penso che di processi ne abbia avviati parecchi. Papa Leone, nell’ultimo Concistoro, ha chiesto ai cardinali di continuare a riflettere su Evangelii gaudium. La primavera avviata da Francesco fa sentire il suo profumo. Troppo presto per raccogliere i frutti. Gli scatti del funerale del Papa argentino in una piazza gremita di ragazzi rimarranno nella storia, così come il suo tentativo di far sentire la primavera del Vangelo dentro e fuori la Chiesa.

19 aprile 2026

III DOMENICA DI PASQUA

III DOMENICA DI PASQUA

Partecipa al pellegrinaggio notturno al Santuario della Madonna del Divino Amore

Partecipa al pellegrinaggio notturno al Santuario della Madonna del Divino Amore

Santa Messa presso la parrocchia San Cleto

Santa Messa presso la parrocchia San Cleto

Partecipa all’evento “Villaggio per la terra”

Partecipa all’evento “Villaggio per la terra”

Ores Day – Festa degli Oratori Estivi – presso la parrocchia Santa Marcella

Ores Day – Festa degli Oratori Estivi – presso la parrocchia Santa Marcella

Il cardinale Reina ai nuovi diaconi: vivere «la logica capovolta di Gesù»

Vivere «la logica capovolta di Gesù» che prevede «la disponibilità a essere l’ultimo, colui che sta ai margini, che dona la vita senza che ciò faccia rumore». Questo quanto il cardinale vicario Baldo Reina ha auspicato per «ogni cristiano» e per ciascuno dei 7 nuovi diaconi permanenti della diocesi, da lui ordinati questa mattina, 18 aprile, nella basilica di San Giovanni in Laterano. Tra in concelebranti, il vescovo ausiliare Michele Di Tolve, che ha presentato al porporato la richiesta di ordinazione per Attilio Marco Altamura, Alfredo Arolchi, Roberto Carletti, Mauro Chialastri, Salvatore Cottu, Giuliano Ferraro, Igino Travaglini.

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18 aprile 2026

“In preghiera per i popoli”: il pellegrinaggio notturno al Divino Amore guidato dal cardinale Reina

Foto Gennari

Si parte la sera di sabato 18 aprile alle 23.30, da piazza di Porta Capena, e si conclude nella mattina di domenica 19 aprile, con la Messa celebrata alle 5 al Santuario della Madonna del Divino Amore dal cardinale vicario Baldo Reina. Sarà proprio il porporato a guidare il pellegrinaggio notturno “In preghiera per i popoli”, promosso dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, con il sostegno di Roma Capitale.

Il percorso sarà accompagnato da preghiere e canti in 22 lingue differenti. A raccontarne il senso a Roma Sette è don Pietro Guerini, direttore dell’Ufficio diocesano, che spiega: «Questo evento vuole puntare all’unità dei tanti popoli che vivono a Roma. È il desiderio vivo di unirsi per un’accorata preghiera affinché la pace sia donata a questo mondo turbato dai conflitti». Il pellegrinaggio, racconta ancora il sacerdote, è frutto di una rete estesa in tutta la diocesi: «A Roma abbiamo 118 centri cattolici nei quali si celebra ogni domenica in lingua non italiana, con altrettanti sacerdoti». Grazie a loro si è raccolta questa volontà di portare la sofferenza comune al Signore, per intercessione della Madonna, perché illumini chi guida le nazioni. La scelta del Santuario non è casuale: «È un luogo mariano emblematico, caro a tutte le comunità – precisa il direttore dell’Ufficio Migrantes -. Anche gli ortodossi, penso agli eritrei, vi si recano. Qui si è pregato più volte per la pace, come nel 1944 con Pio XII».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

13 aprile 2026

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