8 Maggio 2026

Le ordinazioni sacerdotali per la diocesi di Roma

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Undici nuovi sacerdoti per la diocesi di Roma: saranno ordinati da Papa Leone XIV nella Messa di sabato 31 maggio, alle ore 10, nella basilica di San Pietro. La diocesi di Roma pregherà per loro nella veglia per le vocazioni sacerdotali e per la vita consacrata, che si terrà giovedì 29 maggio alle ore 21 nella basilica di San Giovanni in Laterano, durante la quale sono previste le catechesi di padre Maurizio Botta e le testimonianze degli ordinandi.

Di questi, in sette si sono formati presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore. Si tratta di Marco Petrolo, destinato alla parrocchia di Santa Maria Causa Nostrae Laetitiae; Enrico Maria Trusiani, che presterà servizio a Santa Maria Consolatrice; Federico Pelosio, che andrà a Santa Teresa di Calcutta; Giuseppe Terranova, destinato alla comunità dei Santi Fabiano e Venanzio; Francesco Melone, destinato a Santa Silvia; Andrea Alessi, che andrà alla Sacra Famiglia del Divino Amore; Hong Hieu Nguyen, impegnato nella parrocchia di Nostra Signora della Visitazione. Hanno invece studiato presso il Seminario Redemptoris Mater: Gabriele Di Menno Di Bucchianico, che andrà alla Gran Madre di Dio; Cody Gerard Merfalen, a San Raimondo Nonnato; Matteo Renzi, a Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca; Simone Troilo, a San Carlo da Sezze.

Osserva il vescovo Michele Di Tolve, responsabile dell’Ambito per la cura del diaconato, del clero e della vita religiosa: «Ogni vocazione proviene dal dono del Battesimo che questi giovani hanno ricevuto dalle loro famiglie e dalla comunità cristiana che lo ha fatto crescere. Hanno voluto seriamente mettersi in cammino per capire qual è la vocazione particolare che il Signore ha dato a ciascuno di loro. C’è chi ha lasciato una professione, chi ha deciso che la propria vita doveva essere completamente dedicata all’annuncio del Vangelo e all’edificazione del Corpo di Cristo che è la Chiesa. È una grande gioia per tutta la diocesi!».

Alcuni degli ordinandi hanno raccontato le origini della propria vocazione a Roma Sette, il settimanale della diocesi di Roma. La vocazione di Matteo, ad esempio, è «nata e maturata con la Scrittura. A 16 anni durante un ritiro lessi la storia di Geremia – dice –, una notte di due anni dopo il dialogo tra Gesù e Pietro. Parole determinanti per la scelta del Seminario». Francesco, invece, faceva attività in Seminario con il gruppo giovani. Gli venne spiegata la preghiera quotidiana con il Vangelo del giorno. «Facevo tante cose – ricorda –. La novità del silenzio nella preghiera ha aperto un’altra strada. All’inizio pochi minuti, poi è diventata una presenza sempre più profonda». Enrico Maria era amministratore d’azienda, è entrato in seminario a 36 anni per discernere se il desiderio che aveva nel cuore «fosse sincero – afferma –. Agli occhi del mondo ho perso tanto ma, pur avendo tutto, il cuore era inquieto, non amavo come Dio mi aveva pensato. Non tornerei indietro, la bellezza sta nel donarsi». Andrea, ex ufficiale militare, ha maturato la vocazione intorno ai quarant’anni, durante un periodo di volontariato su una spiaggia attrezzata per persone con disabilità, a Focene. «Tra preghiera, servizio e condivisione, ho sentito la chiamata forte e chiara al sacerdozio – dice –, suggellata dal canto “Vieni e seguimi”. Voglio essere un sacerdote strumento nelle mani di Dio, “scomparire in Cristo” come Papa Leone ha detto nella Messa con i cardinali».

27 maggio 2025

Santa Maria Regina Mundi, largo ai giovani e alla carità

Radicata nel carisma carmelitano, la parrocchia Santa Maria Regina Mundi, a Torre Spaccata, «è una parrocchia viva, attenta all’oggi, dove la pastorale è un continuo rinnovarsi in base alle esigenze. Non è ferma al “si è sempre fatto così”. Cerca di carpire le necessità di tutti». A presentarla è il parroco padre Juliano Luiz da Silva. Affidata dal 1961 ai carmelitani della provincia italiana, il cui carisma si basa su fraternità, preghiera e servizio, dal 2022 la parrocchia è retta da una comunità di frati provenienti dal Brasile. L’ultima settimana di maggio è dedicata alla patrona, Maria Regina del Mondo. Nei giorni scorsi, in occasione delle celebrazioni, la comunità parrocchiale ha ricevuto la visita del cardinale vicario Baldo Reina che ha anche amministrato il sacramento della cresima ad alcuni ragazzi. Le attività pastorali sono iniziate nel 1961.

La parrocchia, spiega il sacerdote, «è nata insieme al quartiere di Torre Spaccata, tanto da assomigliarci anche dal punto di vista architettonico». Con i suoi mattoni rossi si confonde tra i palazzi del quartiere. La carenza di luoghi di aggregazione e di locali, la rende da sempre «il punto centrale di ritrovo per la comunità anche per coloro che non sono frequentatori assidui». Maggiore partecipazione c’è nell’oratorio. Oltre a quello domenicale e a quello estivo, per andare incontro alle famiglie che lavorano, si organizza anche l’oratorio invernale in occasione delle festività natalizie, e quello pasquale. In vista del Giubileo dei giovani la parrocchia sarà sede delle catechesi e delle celebrazioni riservate ai giovani provenienti dalla Repubblica Ceca, oltre a organizzare l’accoglienza di circa 150 ragazzi dalla Francia e dal Perù.

La carità è esercitata attraverso la disponibilità di dieci operatori del Centro di ascolto dedicato al beato Angelo Paoli. La disabilità è attenzionata dal Circolo Iavazzo, che sta ora riformulando il proprio progetto pastorale perché, «rispetto al passato, c’è molta più inclusione e i ragazzi disabili oggi sono ben inseriti in altri gruppi». Negli ultimi anni, inoltre, si è posta un’attenzione particolare alle famiglie e ai giovani, con percorsi dedicati alle giovani coppie e momenti di condivisione che uniscono formazione spirituale e convivialità. «Il quartiere sta vivendo un cambio generazionale – afferma padre Juliano –. Siamo quindi attenti all’accoglienza delle famiglie giovani e nell’ultimo anno abbiamo avuto una grande risposta».

Santa Maria Regina Mundi è una delle parrocchie di Roma che ha avviato la sperimentazione di una nuova modalità di iniziazione cristiana dei bambini ai quali viene amministrato prima il sacramento della cresima, e poi quello della comunione. «Questo cammino di rinnovamento della metodologia del catechismo punta molto sulle famiglie e sull’evangelizzazione – dichiara il parroco –. La catechesi non è più al singolo bambino ma si organizzano incontri e uscite anche con i genitori».

Per promuovere ulteriori momenti di aggregazione c’è la compagnia “Il teatro del lunedì” che coinvolge adolescenti e adulti, mentre l’Associazione dei piccoli cantori di Torre Spaccata, che ha sede in parrocchia, oltre alla scuola di canto corale offre corsi di chitarra classica, di pianoforte, di flauto, di violino e di violoncello. (di Roberta Pumpo da Roma Sette)

25 maggio 2025

Consiglio Permanente Cei

Consiglio Permanente Cei

Udienze

Udienze

Assemblea per gli insegnanti di religione della scuola dell’infanzia e primaria (Uff. past. scolastica)

Assemblea per gli insegnanti di religione della scuola dell’infanzia e primaria (Uff. past. scolastica)

Incontro online con l’equipe sinodale

Incontro online con l’equipe sinodale

Udienze in Seminario

Udienze in Seminario

Santa Messa in occasione della festa di San Filippo Neri nella parrocchia Santa Maria in Vallicella (Chiesa Nuova)

Santa Messa in occasione della festa di San Filippo Neri nella parrocchia Santa Maria in Vallicella (Chiesa Nuova)

Santa Maria delle Grazie, a Casal Boccone grande apertura al trerritorio

Camminare nella «comunione che si realizza solo seguendo la Sua Parola». Questa la consegna del cardinale vicario Baldo Reina alla comunità parrocchiale di Santa Maria delle Grazie, a Casal Boccone, che ha visitato lunedì pomeriggio. Il porporato ha invitato «a vivere l’unità e ad essere una comunità aperta e in cammino», racconta il parroco don Demetrio Francesco Quattrone, «e noi stiamo facendo del nostro meglio, andando avanti con umiltà». Il sacerdote, che guida la parrocchia della periferia a nord di Roma da 8 anni, mette in luce come «per essere aperti alle esigenze del territorio e accoglienti nei confronti delle persone c’è il bisogno di maturare come realtà ecclesiale», per «costruire una fraternità autentica».

Proprio un segno di apertura verso l’altro ha caratterizzato la visita pastorale del cardinale vicario che «ha incontrato anche gli abitanti del presidio occupato sul nostro territorio – sono ancora le parole del parroco –, toccando con mano la loro povertà ma anche la grande dignità». Gli occupanti, fa sapere don Quattrone, provengono «dai Paesi dell’Africa e dell’America Latina, come cileni e peruviani, ma ci sono anche filippini. Tutti ci insegnano molto perché nonostante la loro condizione cercano un miglioramento».

Apertura e accoglienza rispetto alle esigenze del territorio sono davvero parole-chiave per la parrocchia di Santa Maria delle Grazie, che mette a disposizione i propri spazi della Croce Rossa italiana, dice ancora il parroco, «come grande magazzino e deposito che è stato molto utile e attivo soprattutto durante il tempo della pandemia». Ancora, nei locali parrocchiali trova ospitalità l’associazione Oren che, come illustra don Quattrone, «in sinergia con l’ospedale pediatrico Bambin Gesù segue dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 16, bambini affetti da malattie genetiche rare». I tutor «propongono attività pittoriche, musicali e teatrali in un clima sereno per questi bambini», dice il parroco. Ancora, l’organizzazione di volontariato Scalea 93, «in collaborazione con gli specialisti della Asl e con anche esperti di musica e canto, offre sostegno psichiatrico a persone malate almeno 2 volte alla settimana», aggiunge.

La ricchezza delle proposte e delle iniziative parrocchiali si manifesta pure nella presenza di «tanti carismi diversi – sono ancora le parole di don Quattrone –: dal cammino neocatecumenale al Gam, dalla Comunità di Sant’Egidio ai gruppi di preghiera di Padre Pio e della supplica a Maria che scioglie i nodi. Ci sono poi gli Scout d’Europa e la presenza sul territorio delle suore Maestre Pie Venerini e dell’Istituito salesiano di via della Bufalotta 550».

Per quanto riguarda la catechesi, Oriana, una delle catechiste, spiega che «bambini e ragazzi si ritrovano la domenica dopo la Messa loro dedicata delle 10» e che dopo il momento formativo «rimangono a giocare all’oratorio nei campi da gioco della parrocchia». Con la collega Lorena, Oriana si occupa di un «aiuto nei compiti ai bambini che ne hanno necessità». Da parte sua, Filippo Maria, responsabile con la moglie Anna e con il diacono Luigi del gruppo di preparazione al matrimonio, sottolinea l’importanza di «essere parte dello stesso corpo» e vede in questo il senso di «una Chiesa sinodale». Il referente, medico, cura anche una mostra scultorea che vuole essere «espressione della sacralità di Dio, che si è fatto carne, nella sacralità del corpo dell’uomo». (di Michela Altoviti da Roma Sette)

25 maggio 2025

Udienze

Udienze

Consiglio Episcopale

Consiglio Episcopale

L’insediamento di Leone XIV sulla Cattedra di San Giovanni in Laterano

Questo pomeriggio, 25 maggio, il Papa ha presieduto la Messa in occasione dell’insediamento sulla Cattedra di vescovo di Roma, nella basilica di San Giovanni in Laterano. Hanno concelebrato con lui il cardinale vicario Baldo Reina, i cardinali presenti a Roma, il vicegerente Renato Tarantelli, i vescovi del collegio episcopale e i parroci della diocesi di Roma. Di seguito il testo dell’omelia:

 

Rivolgo un caro saluto ai Signori Cardinali presenti, in particolare al Cardinale Vicario, ai Vescovi Ausiliari e a tutti i Vescovi, ai carissimi Sacerdoti – Parroci, Vice-parroci e tutti coloro che a vario titolo cooperano alla cura pastorale nelle nostre comunità –; come pure ai Diaconi, ai Religiosi, alle Religiose, alle Autorità e a tutti voi, carissimi fedeli.

La Chiesa di Roma è erede di una grande storia, radicata nella testimonianza di Pietro, di Paolo e di innumerevoli martiri, e ha una missione unica, ben indicata da ciò che è scritto sulla facciata di questa Cattedrale: essere Mater omnium Ecclesiarum, Madre di tutte le Chiese. Spesso Papa Francesco ci ha invitato a riflettere sulla dimensione materna della Chiesa (cfr Esort. Ap. Evangelii gaudium, 46-49.139-141; Catechesi, 13 gennaio 2016) e sulle caratteristiche che le sono proprie: la tenerezza, la disponibilità al sacrificio e quella capacità di ascolto che permette non solo di soccorrere, ma spesso di prevenire i bisogni e le attese, prima ancora che siano espresse.

Sono tratti che ci auguriamo crescano ovunque nel popolo di Dio, anche qui, nella nostra grande famiglia diocesana: nei fedeli, nei pastori, in me per primo. Su di essi ci possono aiutare a riflettere le Letture che abbiamo ascoltato. Negli Atti degli Apostoli (cfr 15,1-2.22-29), in particolare, si narra di come la comunità delle origini ha affrontato la sfida dell’apertura al mondo pagano nell’annuncio del Vangelo. Non è stato un processo facile: ha richiesto tanta pazienza e ascolto reciproco; ciò è avvenuto anzitutto all’interno della comunità di Antiochia, dove i fratelli, dialogando – anche discutendo – sono arrivati a definire insieme la questione. Poi però Paolo e Barnaba sono saliti a Gerusalemme. Non hanno deciso per conto loro: hanno cercato la comunione con la Chiesa madre e vi si sono recati con umiltà.

Lì hanno trovato, ad ascoltarli, Pietro e gli Apostoli. Si è così intavolato il dialogo che finalmente ha portato alla giusta decisione: riconoscendo e considerando la fatica dei neofiti, si è concordato di non imporre loro pesi eccessivi, ma di limitarsi a chiedere l’essenziale (cfr At 15,28-29). Così, quello che poteva sembrare un problema è divenuto per tutti un’occasione per riflettere e crescere. Il testo biblico, però, ci dice di più, andando oltre la pur ricca e interessante dinamica umana dell’evento. Ce lo rivelano le parole che i fratelli di Gerusalemme rivolgono, per lettera, a quelli di Antiochia, comunicando loro le decisioni prese. Essi scrivono: «È parso bene […] allo Spirito Santo e a noi» (cfr At 15,28). Sottolineano, cioè, che nell’intera vicenda l’ascolto più importante, che ha reso possibile tutto il resto, è stato quello della voce di Dio. Ci ricordano, così, che la comunione si costruisce prima di tutto “in ginocchio”, nella preghiera e in un continuo impegno di conversione. Solo in tale tensione, infatti, ciascuno può sentire in sé la voce dello Spirito che grida: «Abbà! Padre!» (Gal 4,6) e di conseguenza ascoltare e comprendere gli altri come fratelli.

Anche il Vangelo ci ribadisce questo messaggio (cfr Gv 14,23-29), dicendoci che nelle scelte della vita non siamo soli. Lo Spirito ci sostiene e ci indica la via da seguire, “insegnandoci” e “ricordandoci” tutto ciò che Gesù ha detto (cfr Gv 14,26). In primo luogo lo Spirito ci insegna le parole del Signore imprimendole profondamente in noi, secondo l’immagine biblica della legge scritta non più su tavole di pietra, ma nei nostri cuori (cfr Ger 31,33); dono che ci aiuta a crescere fino a renderci “lettera di Cristo” (cfr 2Cor 3,3) gli uni per gli altri. Ed è proprio così: noi siamo tanto più capaci di annunciare il Vangelo quanto più ce ne lasciamo conquistare e trasformare, permettendo alla potenza dello Spirito di purificarci nell’intimo, di rendere semplici le nostre parole, onesti e limpidi i nostri desideri, generose le nostre azioni.

E qui entra in gioco l’altro verbo: “ricordare”, cioè tornare a rivolgere l’attenzione del cuore a ciò che abbiamo vissuto e appreso, per penetrarne più profondamente il significato e gustarne la bellezza. Penso, in proposito, al cammino impegnativo che la Diocesi di Roma sta percorrendo in questi
anni, articolato su vari livelli di ascolto: verso il mondo circostante, per accoglierne le sfide, e all’interno delle comunità, per comprendere i bisogni e promuovere sapienti e profetiche iniziative di evangelizzazione e di carità. È un cammino difficile, ancora in corso, che cerca di abbracciare una
realtà molto ricca, ma anche molto complessa. È però degno della storia di questa Chiesa, che tante volte ha dimostrato di saper pensare “in grande”, spendendosi senza riserve in progetti coraggiosi, e mettendosi in gioco anche di fronte a scenari nuovi e impegnativi.

Ne è segno il grande lavoro con cui tutta la diocesi, proprio in questi giorni, si sta prodigando per il Giubileo, nell’accoglienza e nella cura dei pellegrini e in innumerevoli altre iniziative. Grazie a tanti sforzi, la città appare a chi vi giunge, a volte da molto lontano, come una grande casa aperta e accogliente, e soprattutto come un focolare di fede. Da parte mia, esprimo il desiderio e l’impegno di entrare in questo cantiere così vasto mettendomi, per quanto mi sarà possibile, in ascolto di tutti, per apprendere, comprendere e decidere insieme: “cristiano con voi e Vescovo per voi”, come diceva Sant’Agostino (cfr Discorso 340, 1). Vi chiedo di aiutarmi a farlo in uno sforzo comune di preghiera e di carità, ricordando le parole di San Leone Magno: «Tutto il bene da noi compiuto nello svolgimento del nostro ministero è opera di Cristo; e non di noi, che non possiamo nulla senza di lui, ma di lui ci gloriamo, lui da cui deriva tutta l’efficacia del nostro operare» (Serm. 5, de natali ipsius, 4).

A tali parole vorrei unire, concludendo, quelle del Beato Giovanni Paolo I, che il 23 settembre 1978, con il volto radioso e sereno che già gli era valso l’appellativo di “Papa del sorriso”, così salutava la sua nuova famiglia diocesana: «San Pio X – diceva – entrando patriarca a Venezia, aveva esclamato in San Marco: “Cosa sarebbe di me, Veneziani, se non vi amassi?”. Io dico ai romani qualcosa di simile: posso assicurarvi che vi amo, che desidero solo entrare al vostro servizio e mettere a disposizione di tutti le mie povere forze, quel poco che ho e che sono» (Omelia in occasione della Presa di Possesso della Cathedra Romana, 23 settembre 1978).

Anch’io vi esprimo tutto il mio affetto, con il desiderio di condividere con voi, nel cammino comune, gioie e dolori, fatiche e speranze. Anch’io vi offro “quel poco che ho e che sono”, e lo affido all’intercessione dei Santi Pietro e Paolo e di tanti altri fratelli e sorelle la cui santità ha illuminato la storia di questa Chiesa e le vie di questa città. La Vergine Maria ci accompagni e interceda per noi.

25 maggio 2025

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